Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Dieci cose da sapere sull’economia italiana

Prima che sia troppo tardi, recita il sottotitolo del libro (ma forse è già troppo tardi).

Alan Friedman mi è simpatico, con il suo faccione e il suo vocione con uno spiccatissimo accento yankee.

E questo suo libretto divulgativo, dal costo inferiore ai 10 euro, rappresenta un po’ l’occasione per riflettere su alcuni temi legati all’economia, sempre al centro dell’attenzione: la crescita, le banche, la pensione, i mercati, l’Europa, ecc.

Certo, quando leggiamo che il nostro PIL ammonta a 1.700 miliardi di euro e il debito pubblico a 2.300 miliardi, qualche dubbio sul futuro dell’Italia viene.

Quando leggiamo che ci sono oltre due milioni di italiani all’estero sotto i 40 anni, i dubbi sul futuro del Bel Paese (formaggio a parte) si fanno più solidi: tutta gente che dovrebbe/potrebbe lavorare qui e andarsene all’estero per scelta, non per forza.

Quando leggiamo che in Germania ci sono 14 filiali di banca ogni 100 mila persone, la media europea è di 27 e nel nostro Paese ce ne sono 49, i dubbi si abbarbicano nel nostro conscio/inconscio come ipomee su un muro (metafora che mi è venuta così, che è troppo tempo che sono in astinenza da lasagne…).

E potrei proseguire eccetera eccetera, ma la gente si divide in  due categorie: quelli che questi problemi li conoscono già (e se ne preoccupano) e quelli che non gliene frega una beata cippa. Ovviamente i secondi sono in numero mooooolto maggiore rispetto ai primi, per cui il consiglio (non tanto velato) che viene fuori dal libro è semplice: emigrare.

E io concordo.

28 aprile 2018 Posted by | Politica | , | 10 commenti

Una settimana da dimenticare…

Quella appena trascorsa (per lo meno dal punto di vista lavorativo) è stata una settimana durissima.

Ma che dico durissima? Peggio: di diamante!

Lo è stata anzitutto sul piano lavorativo, per via di uno scontro che ho avuto con l’amministratore della mia azienda.

E lo scontro è iniziato con una mossa da parte sua che non mi aspettavo e che mi ha spiazzato: mi ha minacciato.

La mia reazione c’è stata, ma a posteriori ritengo che non sia stata sufficientemente decisa.

E così, anche se lui è andato a dire con altri colleghi che ha passato alcune notti insonni, io ho rimuginato sulla cosa e sono giunto alla conclusione che la cosa non può certo finire qui.

Durante tutta la settimana l’amministratore non mi ha contattato (solo una breve mail oggi), ma io sto prendendo le mie contromisure.

Anzitutto desidero tutelare me stesso: un vecchio proverbio recita “verba volant, scripta manent“, ma anche i “verba” possono rimanere… (chi vuole intendere, intenda…).

Ma rimane il mio sconcerto per un comportamento inconcepibile: mai mi era accaduto in oltre trent’anni di lavoro. Forse l’arroganza, l’impudenza e la faccia di tolla di certi personaggi hanno ormai raggiunto livelli stratosferici, autoalimentandosi e autogiustificandosi.

La vita familiare non aiuta e a peggiorare ulteriormente la situazione c’è lo scoppio improvviso della mia allergia: respirare alla sera diventa un’impresa, anche se sono imbottito di antistaminici.

L’unica cosa positiva della settimana appena trascorsa è stata che ho ripreso ad andare in bicicletta: solo 52 chilometri per ora, perché le gambe si devono riprendere dall’ozio invernale (e anche la panza dovrebbe scendere un po’), ma tanto è bastato per farmi riprendere confidenza con i pedali.

Speriamo che in questi giorni non piova, così posso affrontare nuovamente le salite/pianure/discese delle nostre valli e liberare la mente da tutti i pensieri malsani che si sono accumulati in questi giorni. Perché, come dicevasi qui, l’importante è continuare il viaggio (finché ci è consentito).

Buon fine settimana a tutte/i!

Musica

 

 

27 aprile 2018 Posted by | Questa poi..., Storie ordinarie, Vita lavorativa | , , | 12 commenti

Idiosincrasia

Cos’è l’idiosincrasia (da non confondersi con l’indiosincrasia, che è ‘na roba orientale)?

Lasciando perdere l’accademia del cruscotto, è quando uno veramente non ne può più di una cosa, cioè s’è rotto definitivamente le palle!

Ecco, io sono idio(ta?)sincratico praticamente verso il mondo intero.

Stamattina sono partito alle otto perché dovevo andare in un certo posto (dove? praticamente sarebbero anche un po’ cazzi miei).

Mi dirigo al casello autostradale e noto che il traffico aumenta stranamente e improvvisamente.

Davanti al polo logistico stava un picchetto del sindacato RDB che ce l’aveva con qualche multinazionale “che vive sullo sfruttamento dei lavoratori“. Questi quattro coglioni bastava che attraversassero la strada e andassero in una qualunque delle tante aziendine padane per accorgersi che gli industriali nostrani sono decenni che vivono sfruttando la manodopera, che la fanno timbrare il cartellino anche per andare al cesso.

Ma tant’è.

Questi quattro coglioni hanno bloccato il traffico di auto e camion lungo la provinciale e quello in uscita dal casello autostradale; per fortuna sono riuscito a intrufolarmi nel casello prima che fosse bloccato pure l’ingresso.

Dopo avere percorso una cinquantina di chilometri mi sono accorto di avere dimenticato di fare gasolio e che non sarei riuscito ad arrivare alla meta. Così mi sono fermato al distributore di un autogrill e ho pagato il carburante così caro che se avessi messo del dom perignon nel serbatoio avrei sicuramente speso di meno.

Giunto all’altezza di quel di Campegine-Terre di Canossa, un tabellone autostradale mi avvisava che tra Reggio Emilia e Modena ci stava una coda di tre chilometri in aumento, causa incidente.

Allora ho preso l’uscita di Reggio Emilia e ovviamente mi sono accorto che non ero il solo ad avere avuto quella pensata: il traffico era cospicuo (notare la finezza dell’aggettivo, praticamente alla Di Maio). Arrivato in un certo paese del quale non ricordo il nome, il navigatore che avevo prudentemente acceso mi ha fatto deviare dalla retta via (…), forse per prendere una scorciatoia, ma io essendo sospettoso nei confronti delle scorciatoie dei navigatori gratuiti, sono tornato indietro, e bene ho fatto.

Giunto alla meta appena in tempo, ho parcheggiato in via Puccini e mi sono recato dove dovevo recarmi (che sono sempre cazzi miei). Dopo tre ore sono uscito, un po’ rincoglionito e ho percorso la strada a ritroso, in cerca di via Puccini, ma niente: ho incrociato via Bellini, via Rossini, via Monteverdi, via Chopin e un’altra decina di musicisti di tutte le razze, ma dell’autore della Manon Lescaut nemmeno l’ombra. Ho fatto il percorso per due volte prima di accorgermi che il cartello con il nome della via c’era soltanto dall’altra parte, dove avevo parcheggiato, ma non da questa dov’ero io.

Incazzato e sudato, sono salito in auto e ho ripreso la strada del ritorno, non prima di essermi fermato in un autogrill ed essermi sparato una razione di gnocchi al pesto e funghi e un tiramisù formato gigante.

Alla fine di questa via crucis sono arrivato a casa e ho proseguito la giornata con il mio programma programmato, non senza essermi detto prima: io non ce la faccio più.

E domani c’ho pure la psicologa.

Ma secondo me sono gli altri a dover andare dallo psicologo, mica io…

Alizee (che è sempre un bel vedere…)

17 aprile 2018 Posted by | Questa poi..., Storie ordinarie, Un po' di me | , | 12 commenti

Non ho smesso di pensarti

Questa poesia, attribuita a Charles Bukowski, l’ho scoperta casualmente stasera in rete.

Non sono sicuro che si intitoli effettivamente così.

Non sono neanche sicuro che appartenga proprio a Bukowski.

So soltanto che è bellissima.

Non ho smesso di pensarti,
vorrei tanto dirtelo.
Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare,
che mi manchi
e che ti penso.
Ma non ti cerco.
Non ti scrivo neppure ciao.
Non so come stai.
E mi manca saperlo.
Hai progetti?
Hai sorriso oggi?
Cos’hai sognato?
Esci?
Dove vai?
Hai dei sogni?
Hai mangiato?
Mi piacerebbe riuscire a cercarti.
Ma non ne ho la forza.
E neanche tu ne hai.
Ed allora restiamo ad aspettarci invano.
E pensiamoci.
E ricordami.
E ricordati che ti penso,
che non lo sai ma ti vivo ogni giorno,
che scrivo di te.
E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse.
Ed io ti penso
ma non ti cerco.

16 aprile 2018 Posted by | Ricordi, Rimpianti, Smancerie pseudo-sentimentali | , | 15 commenti

Io sono Tempesta

Marco Giallini è bravo (molto) e anche gli altri attori del film, ma non riescono comunque a fargli fare un salto di qualità, svincolandolo da una mediocre parodia di alcuni atavici difetti italiani.

Eppure di materiale ce n’era…

L’evasione fiscale, gli oscuri rapporti affari-politica, il cinismo dei ricchi e (anche) dei poveri. Hai voglia…

Comunque due ore di “stacco” ci volevano, perché la prossima sarà una settimana impegnativa.

Per me e anche per il povero Presidente Mattarella.

Vedremo finalmente se e a chi darà un incarico, o un preincarico, o un sottoincarico.

L’importante è che si sbrighino a eliminare la legge Fornero, a introdurre il reddito di cittadinanza e a espellere diecimila immigrati al mese (hanno già accumulato un mese di arretrato).

Su, forza…

Ancora ancora ancora

15 aprile 2018 Posted by | Film, Politica | , | 1 commento

Parole santissime…

Effettivamente Ellekappa, con poche parole, sa esprimere più di un testo di politica.

Ieri, a Piacenza, è scomparsa una ragazza di diciotto anni.

Stamattina mia figlia mi ha detto: “Visto? Sarà stato il solito albanese… Così imparate a farmi uscire da sola, che in giro c’è pieno di pedofili.

Il disastro che hanno provocato e stanno tuttora provocando questi delinquenti di politici che vivono sulle paure della gente è incommensurabile.

Io in questo mondo non mi ci trovo mica più…

La psicologa dice che io c’ho la sindrome da stress post traumatico e ha messo in atto tutta una terapia particolare per farmi ritornare una persona normale. Ma secondo me quelli mica normali sono gli altri…

E va…

11 aprile 2018 Posted by | Politica | | 8 commenti

Contromano

Oggi sono andato a vedere l’ultimo film di Antonio Albanese, Contromano.

Premesso che non sono mai stato un fan di Albanese, ho avuto modo di apprezzarlo nel film L’abbiamo fatta grossa con Carlo Verdone.

Considerato che non vi erano molte alternative che mi ispiravano, ho deciso di vedermi questo, anche perché il tema del film è quello dell’immigrazione, che oggi rappresenta una questione quasi universale con la quale misurarsi.

Il film è gradevole; alcune scene sono esilaranti (come quella con Davide Anzalone, che interpreta un disabile).

Albanese interpreta Mario Cavallaro, un cinquantenne proprietario single di un negozio di calze, metodico e cavilloso, quasi bizantino, il cui unico hobby è coltivare un orto sul terrazzo di casa.

Ma il suo mondo, che vorrebbe immobile nelle sue abitudini ultradecennali, sta cambiando vorticosamente e in peggio: gli stranieri imperversano ovunque, anche davanti al suo negozio, dove si piazza un venditore ambulante senegalese di calze che gli ruba tutti i clienti.

Allora a Mario balza in testa un’idea geniale: riportare il fedifrago nel suo paese, perché se tutti facessero così, il problema dell’immigrazione sarebbe automaticamente risolto.

In un travagliato viaggio verso il Senegal, Mario impara a essere un po’ più tollerante, finché alla fine le parti si ribalteranno (non dico di più per non togliere il gusto della sorpresa).

Tornato a casa, mentre mi gustavo un cono alla stracciatella e croccantino, pensavo che è già passato più di un mese dalle elezioni e il centro destra aveva promesso di rispedire a casa loro seicentomila immigrati irregolari, diecimila al mese per cinque anni: hanno già un mese di arretrato.

Ma pensavo anche che c’è chi dice che il flusso di immigrati attuale è niente rispetto a quello che avverrà nei prossimi decenni: di fronte all’inaridimento delle terre, milioni di persone emigreranno verso le zone ricche del pianeta. E allora non ci saranno muri capaci di contenerli.

Ma tant’è: c’è chi pensa di risolvere tutto con le ruspe…

Nord sud ovest est

8 aprile 2018 Posted by | Film | | 6 commenti

Oggi…

Questa mi sembra adatta alla giornata…

P.S.: c’è Di Maio in tv. Supponente come al solito. “Per la prima volta nella storia mettiamo al centro i problemi degli italiani”. Ma vai a cagare…

5 aprile 2018 Posted by | Politica | | 2 commenti

Partenza (con litigio) e ritorno

Torno or ora da tre giorni in terra di Puglia.

L’accoglienza della terra pugliese è sempre calorosa, per non parlare poi del cibo.

Un breve ristoro in un periodo denso di impegni lavorativi che sono sfociati, purtroppo, in uno scontro con uno dei responsabili di servizio della mia azienda, proprio venerdì, un’ora prima di lasciare il lavoro.

Ora, tanto per fare una puntualizzazione, questa è la terza volta che m’incazzo sul lavoro. Tre volte in trentuno anni non mi sembrano poi tante, no? Un’incazzatura al decennio.

Vabbe’.

Il tipo in questione che mi ha fatto incazzare il venerdì santo è uno dei responsabili di produzione.

Non fa lo stronzo, lui è stronzo.

Quindi, l’ultima che mi ha combinato non gliel’ho passata liscia.

Quello che mi ha stupito è che mentre stavamo litigando, lui ha imbroccato le scale ed è corso dall’amministratore (in quel momento presente in azienda).

Cioè, come i bambini che scappano dalla mamma perché non sanno reggere lo scontro con un coetaneo.

Evidentemente l’amministratore non lo ha soddisfatto e quindi dopo mezz’ora è tornato da me per “fare la pace di Pasqua“.

Ma dal mio punto di vista la faccenda non è finita qui.

Se fai l’arrogante con quelli che definisci i tuoi “subordinati” e metti in discussione le scelte del tuo superiore (cioè del sottoscritto), allora per te sono volatili per diabetici…

Musica

2 aprile 2018 Posted by | Un po' di me, Vita lavorativa | , | 5 commenti