Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Ma sarà un buon 2018?

Questa fine giornata di fine settimana di fine anno mi giunge nuova e mi stimola quelle riflessioni che, se dovessi andare a lavorare, non avrei certamente tempo di fare.

Forse è meglio così, due giorni di relax a fine anno, mentre tutt’intorno fioccano i malanni da influenza e tu ti godi la tua immunità vaccinale (almeno quella funziona…).

Pensavo: ma che anno sarà il 2018?

Sarà l’anno delle elezioni, in cui avremo un bel governo di centro destra o grillino (che non so cosa sia peggio)?

Sarà l’anno che gli americani (del nord) capiranno di avere eletto un Presidente coglione e gli daranno un calcio in culo?

Sarò l’anno in cui diminuiranno le guerre nel mondo? Oppure aumenteranno, con inevitabile corollario di morti, distruzioni ed esodi?

E per me, che anno sarà?

Ecco, qui sta il punto (e virgola).

Da quello stramaledetto agosto 2014 io cerco di evitare che la mia vita sia condizionata dalla mia malattia, cercando di comportarmi normalmente, ma inevitabilmente ho a che fare con questa brutta bestia.

E il 2018 sarà un altro anno di passaggio, insieme al 2019 (sperando di arrivarci).

E nel 2020 compirò sessant’anni.

Vabbe’, meglio non pensarci.

Buon anno a tutte/i

Io vagabondo

 

 

30 dicembre 2017 Posted by | Salute, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , | 13 commenti

L’eterno dilemma…

Meglio la bionda o la bruna?

Bonanotte!

27 dicembre 2017 Posted by | Musica, Questa poi... | , , | 16 commenti

Buon Natale

Domani si parte, destinazione Sud.

Ma il 27 sono di nuovo qui, al lavoro.

Nell’attesa, auguri a tutte/i.

22 dicembre 2017 Posted by | Un po' di me | | 13 commenti

Cane?

E’ tornata la voglia di cane.

Un’amica che frequenta il canile di zona mi ha segnalato una segugina istriana timida e docile, che lei porta in giro regolarmente (lei ne ha già adottato uno).

Si chiama Ms. Foster.

Mi ero già informato un po’ sulla razza, perché in passato mi era capitato per le mani (in senso figurato) un altro segugio istriano.

Pare che abbiano un ottimo carattere. Sono anche abili cacciatori, ma questo a me poco importa.

Non è facile in questo momento fare entrare in famiglia un nuovo componente.

Però non è neanche facile rinunciare a delle belle scondinzolate o delle belle passeggiate.

Vedremo…

13 dicembre 2017 Posted by | Storie ordinarie | | 11 commenti

L’avventura d’un povero cristiano

Questo libro è stato una piacevole, ma che dico piacevole, piacevolissima riscoperta.

Ristampa Oscar Mondadori del 1975 (quando la Mondadori era la Mondadori), ricoperto con una sottile carta plastificata (da giovane ero solito ricoprire alcuni libri, ma ora mi chiedo: dove andavo a prendere quella carta? mah…), questo libro rappresenta una pietra miliare nella letteratura italiana della seconda metà del novecento, così come lo era il suo autore.

L’avventura d’un povero cristiano, si sa, racconta la storia di fra Pietro Angelerio da Morrone, eletto Papa nel 1294 e dimessosi dopo qualche mese di pontificato, il famoso Celestino V.

Il libro è redatto sotto la forma di testo teatrale e contiene, all’inizio, un breve saggio nel quale Ignazio Silone spiega le ragioni della sua ricerca e della sua opera.

Ricordiamo che siamo nel 1968 e si sente ancora nell’aria il profumo del pontificato di Giovanni XXIII e nella parte finale di questo saggio d’apertura, Silone si propone di spiegare la propria posizione “nei confronti della Chiesa d’oggi“.

La collocazione di Silone è simile a quella di coloro che, dopo aver ricevuto la consueta educazione religiosa, si sono poi allontanati dalla Chiesa “spinti da insofferenza contro l’arretratezza, la passività o il conformismo dell’apparato clericale di fronte alle scelte serie imposte dall’epoca“.

Silone era nato nel 1900 e tra i diciassette e i vent’anni, in un periodo di miseria e disordini sociali, di violenze e d’illegalità d’ogni specie, i vescovi trattavano “dell’abbigliamento licenzioso delle donne, dei bagni promiscui sulle spiagge, dei nuovi balli d’origine esotica e del tradizionale turpiloquio“.

Scandalo insopportabile lo definisce: “Come si poteva rimanere in una simile Chiesa?

Parole chiare e nette; linguaggio nitido e semplice. Perché una caratteristica che colpisce in Silone è la semplicità del suo linguaggio, e al contempo la profondità delle sue parole e dei suoi concetti.

Ora la Chiesa si è mossa, scrive, e tanto meglio, ma il suo distacco persiste.

Perché?

Perché standone fuori, i dogmi perdono il loro prestigio e finiscono per manifestarsi per quello che sono: le verità esclusive della Chiesa… la sua ideologia. Non più la parola del Padre ai suoi figli, ma prodotto storico di una determinata cultura, una sovrastruttura. “Ma che diventa il povero Cristo in una sovrastruttura?

Fortunatamente – conclude – Cristo è più grande della Chiesa“.

Leggendo questo libro, s’ha da pensare: non dico tutti, ma se almeno un Papa su dieci fossero stati come Celestino V, forse la storia del mondo sarebbe stata diversa.

Lando Fiorini “La società dei magnaccioni”

9 dicembre 2017 Posted by | Libri, Un po' di me | , | 9 commenti

E allora, già che ci sono, vi racconto il mio sogno di stanotte

Perché mi sono svegliato ed ero tutto agitato, come quando vi capita di avere vissuto veramente un sogno.

Ricordo che dovevo prendere il treno, io e la mia famiglia.

Stavamo tornando a casa non ricordo da dove. Nel sogno ce l’avevo presente dove eravamo andati, ma al risveglio ne avevo un ricordo molto vago: forse Venezia o giù di lì.

Il treno era molto bello, pulito e veloce, una specie di metropolitana di superficie, comodo e luminoso.

Mia moglie e mia figlia prendevano posto in una carrozza; non vi erano scompartimenti chiusi ma poltrone di velluto a vista. Per me non c’era posto accanto a loro e allora mi andavo a sedere più avanti, vicino alla porta d’uscita. Accanto a me c’erano altre poltrone, ma erano vuote.

Il treno filava via veloce e io mi ero tolto il giaccone, mi ero messo comodo; portavo pure le borse di qualcosa che avevamo comprato. Ero in una posizione leggermente sopraelevata rispetto alla porta d’uscita e vedevo scorrere veloce il panorama.

Mi ero messo talmente comodo che l’arrivo mi colse impreparato.

Tutto ad un tratto la gente si riversò vicino alla porta d’uscita. Io allora mi alzai, ma fu a quel punto che accadde il patatrac.

Non riuscivo a infilarmi il giaccone. Mi cadeva il portafoglio. Nel raccoglierlo mi si svuotavano le borse e il qualcosa che c’era dentro si spargeva a terra.

E nessuno mi aiutava.

Rischiavo di rimanere sul treno, di non uscire in tempo.

La gente scendeva veloce, anche mia moglie e mia figlia, ma io ero indaffarato a cercare di prendere il giaccone, le borse, il portafoglio e non so che altro.

Alla fine, quando tutte le persone erano uscite e le porte si stavano ormai chiudendo, riuscii a infilarmi in mezzo a loro, ma… perdendo il portafogli. E quello che mi preoccupava non erano tanto i soldi e neppure la carte di credito, ma i documenti, perché senza di essi non sapevo più che ero, con chi ero, da dove venivo e dove dovevo andare.

Un incubo.

Mi sono svegliato tutto agitato.

Domani mattina chiamo la psicoanalista della ASL. Noi abbiamo la consulenza psicologica gratuita (che culo!). Credo proprio che sia il caso di approfittarne, anche perché l’ultima volta che mi ha telefonato mi ha chiesto: “Da 1 a 10, qual è ora il suo livello di stress?

Sette” ho risposto e stavo pure in un periodo di tranquillitaà.

Quella si è meravigliata: “Lei lo sa vero che può venire da me, se ritiene?

E sì che lo so…

3 dicembre 2017 Posted by | sogni, Un po' di me | , | 10 commenti

Una generazione senza storia

Oggi, dopo aver parlato un po’ con mia figlia (discussione, discussione animata, litigio), ho pensato una cosa.

Quella degli adolescenti di oggi è una generazione senza storia.

Io avevo l’età di mia figlia circa quarant’anni fa, alla metà degli anni settanta.

I miei genitori avevano la mia età circa quarant’anni prima, cioè alla metà degli anni trenta.

Dalla metà degli anni trenta alla metà degli anni settanta sono successe tante cose in Italia, che io conoscevo, seppure a grandi linee.

Sapevo che alla metà degli anni trenta in Italia c’era il fascismo, che dopo alcuni anni è scoppiata una guerra mondiale che è durata cinque anni e che – per fortuna – si è conclusa con la sconfitta dei nazifascisti. Sapevo che dopo la guerra l’Italia si è ritrovata povera e semi distrutta, presa in mezzo alle tenaglie della guerra fredda e che poi dalla fine degli anni cinquanta c’è stato un periodo di boom economico e che poi alla fine degli anni sessanta ci sono state tutta una serie di contestazioni, fino ad arrivare negli anni settanta, con l’austerity e poi le nuove speranze, a breve smorzate sotto il fuoco del terrorismo.

Insomma, io e la mia generazione eravamo il prodotto di questa storia, che sentivo raccontare dai miei genitori e dai miei parenti oppure che leggevo sui libri.

Oggi non è più così.

Mia figlia non vuole sapere com’era la vita non dico quaranta, ma neppure vent’anni fa. Non le interessa, non esiste la vita senza internet e senza cellulari. Non esistono i libri, se non quelli scolastici.

Ma non conoscere la storia di quelle persone che ti vivono accanto e che è la storia del tuo Paese ti rende una generazione monca, senza storia.

Il futuro non promette nulla di buono per la nostra disastrata Italia…

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2 dicembre 2017 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Un po' di me | , | 12 commenti

Traguardi

Sto raggiungendo significativi traguardi nel lavoro.

Che poi la cosa sia poco o per niente riconosciuta, poco me ne cale. L’importante è che porti benefici alle persone che ne sono destinatarie.

Dall’altro canto, sto raggiungendo siginificativi tracolli sul piano familiare (io lo preferisco senza “g”).

Sempre di “tra” si tratta, in fondo…

Comunque volevo dire un’altra cosa.

Grande è la tentazione di acquistare il telefono della foto.

E’ una riedizione della Nokia del mitico 3310. Costa quasi 60 euro (sessanta), serve per telefonare e mandare e ricevere sms. Niente internet. Niente mail. Facebook e twitter, ma non funzioneranno, perché è un 3G.

Tentazione di tornare ai bei tempi, perché mi hanno veramente rotto le palle gli smartfon con annessi e connessi e tutti con gli occhi appiccicati agli schermi e un beep ogni 5 minuti (cinque) da una tavoletta che pare un cioccolato fondente e tutti ‘sti messaggi che se non li leggi poi ti fanno un culo così perché li dovevi leggere e poi le mail che ti arrivano in tempo reale e su iutub ci sono 27 nuovi video (ventisette) e poi li devi ricaricare tre volte in una giornata mentre prima con una ricarica andavi avanti minimo una settimana, se eri in stendbai anche un mese, e non dovevi fotografare tutte le minchiate che fai e poi farle conoscere al mondo intero, e non dovevi sempre guardare lo schermo, perché sullo schermo c’era soltanto la data e l’ora, mica 85 icone (ottantacinque).

Ebbasta!!!

(Stasera sto incazzato, forse s’è capito…)

La voce del silenzio

 

1 dicembre 2017 Posted by | Un po' di me | | 13 commenti