Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Mail

eMail Fotolia 4zu3

Quest’estate, quando ho comprato il cellulare nuovo, ho impostato la mia mail sull’aggeggio.

Inaspettatamente, il fetentone ha scaricato tutte la mail dal sito, dal 2009 fino a oggi.

Mi sono così ritrovato migliaia di mail sul telefono, che ho iniziato pazientemente a cancellare.

Facendolo, mi sono accorto di quanto tempo sia trascorso nel frattempo.

Ho ritrovato mail a suo tempo lette ma lasciate lì.

Ho ritrovato dei “per sempre“, dei “mai più“, degli “addii“.

Implacabilmente, sto cancellando tutto.

Ma ho ritrovato una mail della quale mi ero completamente dimenticato.

Ho impostato la risposta ma non ho avuto il coraggio di inviarla.

Riprendere alcune cose del passato non è così facile.

E poi, ne vale la pena?

L’ho lasciata lì nelle bozze.

Vedremo…

Pescatore

29 ottobre 2017 Posted by | Storie ordinarie | | 7 commenti

Il ritratto

Ho deciso che lunedì appenderò in ufficio un ritratto di Anna Frank.

La cornice me la compro con i miei soldi.

Non per moda, ma tanto per fare sapere subito a chi entra da che parte sto.

Non sto dalla parte della violenza e dell’arroganza.

Non sto nemmeno dalla parte della “supremazia” (così nella vita come nel lavoro).

Preferisco ragionare e raggiungere un accordo, piuttosto che fare  valere il mio “potere”, come vorrebbe il mio amministratore.

Preferisco convincere piuttosto che ordinare.

Sto dalla parte che ritengo giusta.

Direte: e che c’entra tutto questo con Anna Frank?

C’entra, c’entra,,,

E il primo che mi chiede “ma quella è tua parente?” lo mando a quel paese.

P.S.: ieri sera ho litigato con mia figlia. A un certo punto lei mi ha detto “vai a cagare”. Lei ha negato di avere pronunciato queste parole, ma le ho sentite io e anche la mamma. Io non mi sono mai permesso di mandare a cagare i miei genitori. Ora i rapporti sono interrotti.

28 ottobre 2017 Posted by | Un po' di me | | 11 commenti

Un sogno

Stanotte ho fatto un sogno.

O per meglio dire, stamattina mi sono ricordato di un sogno fatto stanotte.

Stavo passeggiando in campagna, in una piatta campagna della bassa. C’era il sole, ma non faceva caldo torrido.

Camminavo su una strada di terra battuta, su un terreno leggermente in salita.

A un certo punto ho visto davanti a me spuntare come dal nulla un paese, o per meglio dire un borgo.

Incuriosito e attirato da tale visione, ho deciso di raggiungerlo, ma improvvisamente la strada davanti a me ha presentato una biforcazione.

A sinistra, la strada diventava un viottolo sassoso, curvo, un po’ più stretto della via maestra, ma sembrava prendere la direzione del borgo.

A destra, la strada rimaneva in terra battuta, lineare, ma sembrava prendere una direzione opposta al borgo.

Io rimanevo di fronte a questo bivio, incerto sul da farsi, quando mi sono svegliato.

P.S.: non è vero che gli imbecilli, i deficienti, i cretini, i coglioni e i razzisti sono inutili. A volte ci fanno riscoprire figure, libri, situazioni delle quali ci eravamo un po’ dimenticati.

Perché come ha scritto giustamente qualcuno, gli imbecilli verranno dimenticati presto, ma di lei ci ricorderemo ancora per decenni e decenni.

26 ottobre 2017 Posted by | sogni | | 5 commenti

Germinale

Ma è mai possibile che per leggere un buon libro occorre andare indietro fino all’ottocento?

E poi magari si trovano capolavori come questo di Emile Zola, che lasciano quasi sensa fiato.

Germinale è stato pubblicato nel 1885 ma è più attuale di tante ciofeche che riempiono le classifiche letterarie dei giornali. Racconta la vita e la storia di un villaggio di minatori nella secondo metà dell’ottocento in Francia, le loro condizioni di vita, le loro sofferenze, i loro desideri e lo sciopero con  il quale cercano disperatamente di migliorare la vita loro e dei loro figli.

Ma siamo agli inizi della diffusione delle idee socialiste e comuniste e la lotta dei minatori si scontra con la durezza delle posizioni della società mineraria, dei padroni.

Non esito a dire che nelle ultime duecento pagine (su un totale di cinquecento) diventa difficile staccarsi dalla lettura.

Zola non compie particolari sforzi per farci simpatizzare con i minatori, ma il suo stile narrativo ci porta inevitabilmente dalla loro parte. E quando descrive le condizioni di vita dei borghesi, dei padroni della miniera, si capisce quanto il romanzo sia attuale ancora oggi: “Bastano i primi 8 ‘Paperoni’ del pianeta per fare la ricchezza dei 3,6 miliardi più poveri. E’ quanto calcola il rapporto Oxfam – la ong britannica attenta all’economia sociale – che conferma il dato che emerge dal 2015: l’1% dei più facoltosi al mondo possiede quanto il restante 99%“.

Forse per la prima volta i poveri, gli straccioni sono i protagonisti di un romanzo e al loro interno le donne occupano un posto fondamentale: doppiamente sfruttate, dai padroni e dagli uomini, dai mariti e dagli amanti.

Ma se i minatori di Zola vengono sconfitti, la loro speranza di un mondo migliore riesce comunque a camminare, anche incespicando, compiendo errori, arretrando sotto i colpi dell’avversario.

Insomma, un libro da leggere assolutamente.

Ennio Morricone – Cinema Paradiso

22 ottobre 2017 Posted by | Libri | | 10 commenti

Una brutta faccenda…

Oggi sono stato protagonista, mio malgrado, di una brutta faccenda.

Anzi, a dirla tutta, di un vero e proprio tentativo di truffa ai miei danni.

E la cosa mi ha fatto pensare a quanto siamo – senza generalizzare – un popolo di grandissime teste di cazzo.

Per farla breve, sono sei mesi che sto tribolando per riuscire ad avere gratuitamente dal SSN la mia protesi nasale.

A dire la verità, la mia ASL è disponibile ad autorizzare la fornitura, purché vi fosse la prescrizione da parte della struttura ospedaliera che ha effettuato l’intervento chirurgico sul mio nasino.

E qui sono iniziate le difficoltà.

Da un lato, l’ospedale continuava a frapporre sempre nuovi ostacoli alla prescrizione (non sappiamo… è una cosa nuova… attendiamo disposizioni dall’azienda…), dall’altro lato un medico – ex dipendente della stessa struttura ospedaliera – si dichiarava disponibile a fornirmi la protesi, ovviamente a pagamento.

Esasperato, ho scritto una mail di protesta al direttore generale e al direttore sanitario dell’ospedale, esponendo la mia situazione.

Improvvisamente la situazione si è sbloccata, e il medico prescrittore mi ha fissato un appuntamento per oggi, dopo che io gli ho indicato la strada che doveva seguire per la prescrizione.

Ma…

Un’ora prima dell’appuntamento ha iniziato a chiamarmi il medico privato, mandandomi anche un messaggio nel quale diceva di essere a conoscenza del mio appuntamento di oggi.

La cosa mi ha fatto imbestialire.

Ho capito che doveva esserci sotto un accordo truffaldino tra ospedale e medico privato: il primo tentava di portarmi all’esasperazione, in modo tale che mi rivolgessi al secondo, pagando di tasca mia quello che potevo ottenere gratuitamente dalla mia ASL.

E così mi sono recato all’appuntamento e ho capito perché la procedura si era improvvisamente sbloccata: il medico – chiaramente infastidito – mi ha informato che era stato aperto un procedimento disciplinare nei confronti suoi e di altri tre medici perché qualcuno aveva scritto al direttore generale lamentando ritardi nella procedura.

E lui sapeva che ero stato io a scrivere.

Io ho incassato, ho lasciato che terminasse la prescrizione e poi l’ho informato che avevo ricevuto cinque telefonate dal medico che voleva fornirmi la protesi a pagamento, il quale sapeva del nostro appuntamento di oggi, del  quale eravamo a conoscenza solo in due e visto che non ero stato certamente io a dirglielo, che facesse lui 2+2…

Dalla faccia che ha fatto ho capito che era parte del tentativo di truffa.

Mi ha detto che il direttore sanitario era stato da lui e aveva smosso tutto il reparto per capire cos’era successo, che adesso lui avrebbe dovuto difendersi, che aveva tutte la mail inviate ai suoi colleghi, che di questi tempi basta che uno scriva e subito le cose si smuovono, ecc…

E per fortuna per noi pazienti!” ho risposto io, anche se avrei voluto dirgli brutta testa di cazzo che non sei altro, se avessi fatto il tuo dovere, per il quale peraltro sei lautamente pagato da noialtri, non saremmo arrivati a questo punto!

E magari anche un bel vaffanculo finale (o sa troppo di grillino?).

Pregherei (qui ci vuole…)

20 ottobre 2017 Posted by | Salute, Sani principi, Storie ordinarie | , , | 18 commenti

Jane Goodall

Orphan chimpanzee at Tchimpounga Sanctuary grooms Dr. Jane Goodall

National Geographic mi aiuta a svicolare un po’ dalle frenesie delle notizie quotidiane sui Gentiloni, Berlusconi, Dalemoni, Meloni e compagnia bella. Almeno una volta al mese leggere qualcosa di veramente importante (come lo è questo nostro povero e bistrattato pianeta) fa piacere.

Questo mese il servizio di copertina è dedicato a Jane Goodall, che – lo confesso – prima di tre giorni fa non sapevo manco che esistesse (però sapevo dell’esistenza dei Salvini, dei Franceschini, dei grillini, dei Renzini).

Era un bel pomeriggio di metà maggio quando è scesa dall’auto davanti all’Auditorium di Roma per il suo primo incontro del Festival delle scienze organizzato da National Geographic. – scrive il direttore nell’editoriale – Ma anziché recarsi verso l’ingresso, dove la attendeva una piccola folla emozionata, è andata a sorpresa nella direzione opposta, rincorsa dai fotografi. E si è soffermata a lungo ad accarezzare due splendidi cavalli dei carabinieri che stazionavano di là della strada. E loro, docili, hanno chinato la testa. Sono stati pochi istanti, che tuttavia dicono molto di lei e del suo amore per gli animali. Tutti gli animali, non solo i suoi scimpanzé di Gombi Stream.

Per chi volesse saperne di più di questa “biondina slanciata che dedica più tempo alle scimmie che agli uomini” (come la definì un  comunicato della Associated Press del 1962), che ha dovuto superare lo scetticismo dell’establishment scientifico composto in maggioranza da uomini, che ha completato un dottorato alla Cambridge University (tra i pochi ammessi senza laurea), che ha formato generazioni di scienziati e ha scritto decine di libri, può consultare il sito della Jane Goodall Institute Italia.

Quella di Jane è una straordinaria storia di passione per la natura e gli animali, soprattutto gli scimpanzé, dei quali scoprì caratteristiche fondamentali e fino a quel momento sconosciute. E’ una storia di determinazione e di serenità contagiosa, che trasmette ai giovani che incontra.

E’ una storia, insomma, che merita di essere conosciuta (al posto di quella di Brunetta, Di Maio e La Russa).

L’ abbraccio dello scimpanzé Wounda a Jane Goodall

8 ottobre 2017 Posted by | Storie ordinarie | | 9 commenti

L’ambulanza

Qualche giorno fa, tornando dalla città, mi sono trovato ad avere davanti un’ambulanza della Pubblica Assistenza che percorreva la mia stessa strada, diretta al mio stesso paese.

Mi è tornato in mente quel giorno di maggio 2015 (era lunedì 25, se non sbaglio). La settimana precedente ero stato ricoverato nell’ospedale del mio paese perché avevo smesso completamente di mangiare e di bere, a causa della terapia radio-chemio. Dopo una settimana di sospensione delle cure, mi ero un po’ ripreso e quel lunedì proprio un’ambulanza della Pubblica Assistenza mi portò all’ospedale in città, a riprendere le sedute di radioterapia.

Il giorno dopo mi dimisero dall’ospedale e avrei affrontato le ultime settimane di terapie, le più pesanti.

Mentre osservavo quell’ambulanza che, tranquillamente, percorreva la provinciale, mi tornavano in mente le parole dell’ultimo medico che mi ha visitato: “Lei è quello che si può definire un paziente tecnicamente guarito, ma si ricordi che il pericolo di una recidiva è sempre dietro l’angolo“.

Pensavo a quella collega che, a un mese dalla pensione, le hanno diagnosticato un cancro al seno. Piccola e minuta com’è, spero che abbia la forza di affrontare le terapie successive all’intervento chirurgico.

E pensavo a quell’altra collega che, dopo un anno dalla pensione, le hanno diagnosticato cellule iperplastiche che forse – molto probabilmente, quasi sicuramente – evolveranno in un cancro. Quella che anni fa si era messa a piangere perché aveva una “macchia” sulla tiroide, poi rivelatasi innocua.

Cose della vita. Fatti. Esperienze che la vita la cambiano. Che lasciano il segno.

Un segno profondo.

P.S.: che cucino stasera per cena? Polenta e merluzzo? Ci starebbe in frigo una confezione di minestrone di verdure fresco fresco, ma mi attizza di più la polenta. Magari il minestrone lo appioppo alle mie donne, che sono andate dal medico, causa influenza. Saprovvi dire…

Alan Parsons – Sirius / Eye In The Sky (Live)

3 ottobre 2017 Posted by | Salute, Un po' di me | , | 9 commenti

Siamo uomini o caporali?

E’ facile ricordare la famosa “suddivisione dell’umanità” del grande Totò, nel film Siamo uomini o caporali:

« L’umanità, io l’ho divisa in due categorie di persone: Uomini e caporali.

La categoria degli uomini è la maggioranza, quella dei caporali, per fortuna, è la minoranza.

Gli uomini sono quegli esseri costretti a lavorare per tutta la vita, come bestie, senza vedere mai un raggio di sole, senza mai la minima soddisfazione, sempre nell’ombra grigia di un’esistenza grama.

I caporali sono appunto coloro che sfruttano, che tiranneggiano, che maltrattano, che umiliano. Questi esseri invasati dalla loro bramosia di guadagno li troviamo sempre a galla, sempre al posto di comando, spesso senza averne l’autorità, l’abilità o l’intelligenza ma con la sola bravura delle loro facce toste, della loro prepotenza, pronti a vessare il povero uomo qualunque.

Dunque dottore ha capito? Caporale si nasce, non si diventa! A qualunque ceto essi appartengano, di qualunque nazione essi siano, ci faccia caso, hanno tutti la stessa faccia, le stesse espressioni, gli stessi modi. Pensano tutti alla stessa maniera! »

Poi c’è la suddivisione più articolata che fa dell’umanità Leonardo Sciascia ne Il giorno della civettagli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i pigliainculo e i quaquaraquà.

Qualsiasi delle due suddivisioni si adotti, chi ha licenziato la lavoratrice della CIDIU di Torino per avere preso un monopattino destinato alla rottamazione, non appartiene alla categoria degli uomini.

Sia chiaro: dal punto di vista strettamente giuridico può anche darsi che il licenziamento sia giustificato. Può anche darsi che ci possa essere un risvolto penale.

Ma nella vita a volte occorre anche applicare il buon senso. Occorre assumersi la responsabilità di essere dignitosi.

Occorre – in una parola – essere uomini.

Io ho carta bianca!

1 ottobre 2017 Posted by | Vita lavorativa | , | 8 commenti