Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Se questo è un uomo

Questo libro è un antidoto.

Un antidoto al razzismo che avanza, all’intolleranza, al disprezzo per gli altri, per i “diversi“. Soprattutto in questa giornata, nella quale si ricorda la strage alla stazione di Bologna.

A leggerlo – o rileggerlo – si sente il freddo di Auschwitz entrare nelle ossa; si sente la puzza delle latrine da svuotare al mattino; si sente il peso degli zoccoli di legno che affondano nel fango. E  soprattutto si sente la malvagità, la barbarie, in una parola il male che ci circonda e che non riposa mai, ma proprio mai.

A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager.

Quali parole più chiare e più efficaci si possono pronunciare?

Primo Levi non era religioso. Forse per questo riesce a descrivere la sua esperienza nel Lager con tanta semplicità e al contempo con tanta efficacia. Perché non cerca spiegazioni soprannaturali al male, anzi, di spiegazioni non ne cerca proprio, almeno non in questo libro. Lo descrive semplicemente, raccontando i tentativi disperati di resistervi, pur senza alcuna speranza nel domani.

E se pensiamo che Einaudi ha rifiutato di pubblicarlo un  paio di volte (lo farà soltanto nel 1958, oltre dieci anni dopo la prima uscita), si capisce quanto gli editori e i loro consulenti a volte prendano cantonate pazzesche.

 

2 agosto 2017 Posted by | Libri | | 3 commenti