Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

La dirimpettaia rompicoglioni

La mia dirimpettaia è una rompicoglioni di prima categoria.

A me, a dire la verità, non è che li abbia mai fracassati, forse perché le ho dato poca confidenza fin da principio, e ciò mi convince sempre di più che starsene sulle proprie è una regola aurea che è sempre bene applicare in tutte le circostanze.

Piccola, bruttina, starnazzante, quando incita la figlia di quattro anni a salire le scale più velocemente pare una cornacchia scalmanata.

Nelle case di fronte al nostro palazzo ci sta una famiglia che ha un figlio handicappato. Il poverino passa le sue giornate a ciondolare su una sedia di fronte alla porta di casa; ogni tanto lancia un urlo, oppure parla con sé stesso, poi riprende a ciondolare (l’attività educativa dei genitori non è un gran che).

La rompicoglioni vuole andare dai vigili per fare smettere il ciondolamento, perché sostiene che la figlia viene traumatizzata (se non è stata traumatizzata da cotanta madre, vuol dire che ormai è immune).

Poi vuole andare dal sindaco perché sulla statale che passa di fronte a noi transitano troppi automezzi rumorosi e le impediscono di dormire. Quindi il Comune dovrebbe installare dossi e cunette su una strada statale per consentire alla babbiona di dormire. E meno male che non chiede direttamente una circonvallazione nuova…

Qualche anno fa il marito ha installato il climatizzatore. Ha trascorso due ore sul balcone a prendere misure per posizionare l’unità esterna, con la buzzicona che controllava che l’appendesse dove non dava fastidio alla bambina. Alla fine il novello Einstein ha deciso di appenderla in alto, ma lo ha affisso nel raggio di apertura della porta esterna.

Quando la tamarra ha spalancato la porta e si è accorta che non poteva agganciarla al muro, perché sbatteva contro il climatizzatore, ormai definitivamente fissato, avvitato e imbullonato, s’è messa a lanciare improperi a tutto spiano e io che me ne stavo sul balcone ho dovuto rientrare in casa perché mi stavo scompisciando dalle risate.

Oggi pomeriggio ho visto il marito scendere in garage e prendere l’auto. Prima che potesse allontanarsi, l’anatrona si è affacciata al balcone e ha urlato: “Amo’, amo’!” (già una che chiama Amo’ il marito si meriterebbe una sana dose di randellate sul groppone) “Hai dimenticato il cellulare a casa!

Il poverino è risalito in casa a riprendersi l’aggeggio, con l’aria di chi non se lo era dimenticato, ma aveva tentato di rendersi irreperibile per qualche ora dalla frascicona, senza riuscirci.

E’ in questi casi che uno pensa: c’è chi sta peggio di me…

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29 luglio 2017 Posted by | Storie ordinarie | , | 11 commenti