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La strana morte del signor Benson

bensonLa strana morte del signor Benson è la prima avventura di Philo Vance, l’investigatore creato da S.S. Van Dine, pseudonimo di Willard Huntington Wright.

Pubblicato nel 1926, segna l’ingresso nella letteratura poliziesca di quello che Augias definisce “il più raffinato e colto degli investigatori”.

Ma Philo Vance non è solo questo; è anche e soprattutto insopportabilmente vanitoso, egocentrico, spocchioso e chi più ne ha più ne metta.

Intuisce chi può essere l’assassino dopo aver visto per cinque minuti la scena del delitto, ma ci mena per il naso per sei giorni e 220 pagine, tanto che il suo amico procuratore Markham, a tre quarti della storia, a un certo punto sbotta: “Sono dannatamente stanco di questo vostro atteggiamento di superiorità. O sapete qualcosa oppure no. Se non sapete niente, fatemi il favore di rinunciare a questi toni saccenti. Se sapete qualcosa, dovete dirmelo.

Ma il metodo d’indagine di Vance è completamente diverso da quello della polizia. Lo spiega lui stesso chiaramente: “La verità può essere raggiunta solo attraverso un’analisi dei fattori psicologici implicati in un crimine e riferiti al singolo individuo. Le sole vere prove sono psicologiche, non materiali.

Obiettivamente, questo libro di S.S. Van Dine mi sembra però un po’ più “datato” delle storie di Sherlock Holmes. Forse sarà perché io ho un debole per quest’ultimo, ma mi sembra che la sua figura sia più “umana” (Augias scrive che il divertimento delle avventure di Vance è assicurato proprio dalla loro scarsa credibilità).

Vorrei proprio vedere Philo Vance a Garlasco; potrebbe anche fare meglio dei RIS.

16 gennaio 2017 Posted by | Libri | | 4 commenti