Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Walter e Anna

cimiteroDal 1971 al 1982 ho vissuto nell’appartamento di una palazzina appena costruita, situata nella via che il mio paese ha deciso di dedicare a Gian Domenico Romagnosi.

Era (ed è tuttora) una stretta strada del centro storico, che a un certo punto incrocia un vicolo che sbuca nella via centrale. Se invece si va avanti, si raggiunge una piazzetta, dalla quale si può proseguire soltanto a piedi, perché dopo qualche decina di metri passa un rio – in quella zona ancora scoperto – che si attraversa su un ponte pedonale: la conformazione delle vecchie abitazioni della zona non consente sbocchi più larghi.

Dalla piazzetta si entrava nel cortile del mio palazzo: tre piani per quattro appartamenti. Al piano terra stavano l’ingresso, le cantine e un locale di deposito per le biciclette; al primo piano due appartamenti, così come al secondo. La porzione di terreno tra il palazzo e il rio era occupata dagli orti: ogni condomino aveva a disposizione la propria striscia di terra. Tutta la zona rappresentava una sorta di scorcio di campagna all’interno del paese, sia per le abitazioni in stile rurale, sia per le aree verdi e la vegetazione disseminate lungo il rio.

La mia famiglia abitava al secondo piano (i miei genitori avevano la fissa di abitare “senza avere nessuno che ti cammini sulla testa”) e i nostri dirimpettai erano una famiglia composta dal papà operaio (Walter), la mamma casalinga (non ricordo il nome) e la figlia Anna, di un anno più giovane di me.

Anna era bellissima. Una bellezza che definirei paradisiaca, eterea, quasi d’altri tempi. Di carattere era timida, taciturna, forse un po’ malinconica. Era talmente bella che mi metteva soggezione e non riuscii mai a entrare in confidenza con lei; quasi facevo fatica a parlarle.

Verso la fine degli anni settanta, quando il papà andò in pensione, la famiglia si trasferì e aprirono una piccola lavanderia in paese. La mamma lavava e stirava e il papà faceva le consegne. E io persi i (pochi) contatti con Anna. Seppi in seguito che si era laureata e dopo alcuni anni prese a insegnare lingue alle scuole medie del paese.

Il papà Walter morì nel 2013, ultraottantenne, e nel 2007, a soli 46 anni, un cancro alla testa si portò via anche Anna. La mamma non l’ho più vista.

La loro tomba sta in un campo all’entrata del nostro cimitero. Tutte le volte che vado a trovare i miei genitori, i miei parenti e quegli amici che sento il bisogno di rivedere, mi fermo anche da Walter e Anna. In pratica mi sono preso cura della loro dimora, perché ho notato che le visite che ricevono devono essere abbastanza rare. Osservo le foto dei due e immagino che ora Anna stia con il suo papà Walter. Mi tornano in mente quegli anni spensierati (a confronto di oggi) e felici; gli anni della mia adolescenza e della mia giovinezza. Mi fermo sempre da loro e mi sale il magone, anche adesso.

Quanto pagherei per poter rivivere un attimo solo di quei momenti e rivedere mio padre, mia madre, Anna e la sua famiglia.

In questa brutta giornata, sarebbe meglio di un raggio di sole.

Malinconia

12 gennaio 2017 - Posted by | Ricordi, Rimpianti, Storie ordinarie, Un po' di me | , ,

9 commenti »

  1. Coltivare la malinconia in certi momenti, può essere carburante per riprendere con maggior serenità e dolcezza la propria vita…

    Commento di figlia dei fiori | 12 gennaio 2017 | Rispondi

  2. Tanta malinconia, vero. Ma la gioia di poterla raccontare.

    Commento di Bia | 12 gennaio 2017 | Rispondi

  3. A volte è buona cosa lasciarsi andare nella malinconia. Significa che abbiamo dei bei ricordi.

    Commento di Mapy | 12 gennaio 2017 | Rispondi

  4. Delicato, dettagliato … struggente racconto che attinge alla Memoria ! Le vite degli altri, che non ci appartengono, talvolta incrociano la nostra vita e, arcanamente, con essa si fondono … almeno per qualche attimo dell’ infinito del tempo ! Così successe a te con Anna … in quel tuo straziante ricordo ! 😐
    L’ ho sempre detto e scritto, qui e in altri blog, che Tu, @Aquilanonvedente caro, scrivi con quella dolcezza, quella lievità e proprietà di linguaggio e in quello stile che non possono che provenirti dal tuo DNA ! 🙂
    °°°
    Un giorno di settembre, il mese azzurro,
    tranquillo sotto un giovane susino
    io tenni l’amor mio pallido e quieto
    tra le mie braccia come un dolce sogno.
    E su di noi nel bel cielo d’estate
    c’era una nube ch’io mirai a lungo:
    bianchissima nell’alto si perdeva
    e quando riguardai era sparita.

    E da quel giorno molte molte lune
    trascorsero nuotando per il cielo.
    Forse i susini ormai sono abbattuti:
    Tu chiedi che ne è di quell’amore?
    Questo ti dico: più non lo ricordo.
    E pure certo, so cosa intendi.
    Pure il suo volto più non lo rammento,
    questo rammento: l’ho baciato un giorno.

    Ed anche il bacio avrei dimenticato
    senza la nube apparsa su nel cielo.
    Questa ricordo e non potrò scordare:
    era molto bianca e veniva giù dall’alto.
    Forse i susini fioriscono ancora
    e quella donna ha forse sette figli,
    ma quella nuvola fiorì solo un istante
    e quando riguardai sparì nel vento.
    @Bertolt Brecht

    Commento di cavaliereerrante | 13 gennaio 2017 | Rispondi

  5. sono ricordi, il bene più prezioso che possediamo.

    Commento di itacchiaspillo | 13 gennaio 2017 | Rispondi

    • Che sarebbe mai la nostra esistenza, ove fossimo privati, per cause naturali ( una malattia … un rincoglionimento dovuto all’ età ) o forzose ( un medicinale che non dovevamo prendere, un operazione andata a male … ), della nostra Memoria ??? 😯
      Noooo amici miei, meglio morire che brancolare sulla Terra non più come creature dotate di un preciso e personale black-ground, bensì come esseri senza “più il dolce, il caro … il pio Passato” !
      😦
      °°°

      Commento di cavaliereerrante | 13 gennaio 2017 | Rispondi

      • sì, sono d’accordo. sono la nostra storia e in fondo siamo noi stessi

        Commento di itacchiaspillo | 13 gennaio 2017 | Rispondi

  6. Ora mi domando : ma nessuno/nessuna ha lasciato qui un suo parere, non già sulla malinconia in sè ( che è cosa nora e arcicondivisa … ), bensì sullo stile meraviglioso di @Aquilanonvedente, uno Scrittore di razza che tradì la sua vocazione di Narratore per farsi Ingegnere ??? 😯
    Possibile mai ???
    Eppure, anche un cieco si accorgerebbe di come scrive il nostro Ospite, e con quanta sofferta dolcezza ( ma senza scadère nella retorica del pianto dine a sè stesso ) Egli ha composto questo splendido racconto ??? 😯

    Commento di cavaliereerrante | 14 gennaio 2017 | Rispondi

  7. Pardòn … il mio commento era questo :
    “Ora mi domando : ma nessuno/nessuna ha lasciato qui un suo parere, non già sulla malinconia in sè ( che è cosa nota e arcicondivisa … ), bensì sullo stile meraviglioso di @Aquilanonvedente, uno Scrittore di razza che tradì la sua vocazione di Narratore per farsi Ingegnere ??? 😯
    Possibile mai ???
    Eppure, anche un cieco si accorgerebbe di come scrive il nostro Ospite, e con quanta sofferta dolcezza ( ma senza scadère nella retorica del pianto fine a sè stesso ) Egli ha composto questo splendido racconto che appartiene alla pura Poesia ??? 😯

    Commento di cavaliereerrante | 14 gennaio 2017 | Rispondi


Se proprio vi prudono i tasti del pc, potete scrivere qualcosa... (ma niente parolacce, finirete nello spam)

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: