Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

La famiglia del Mulino Bianco

famiglia-mulino-biancoLa famiglia del Mulino Bianco, lo sappiamo, è diventata il simbolo della famiglia perfetta e, proprio per questo, perfettamente irrealizzabile.

I genitori giovani e già simil-manager, i figli belli, bravi, educati, il nonno in perfetta salute; tutti che fanno colazione nella natura, svegliandosi di buon umore già lavati e pettinati; che vanno al lavoro o a scuola in bicicletta; e se questo è l’inizio della giornata, figuriamoci la fine…

Il sito del Mulino Bianco ripercorre tutta la storia degli spot e quindi anche dell’omonima famiglia.

Io non ho mai puntato alla famiglia del Mulino Bianco (che peraltro mi sembra abbia una funzione pubblicitaria e non un intento educativo), ma alcune buone abitudini secondo me andrebbero perseguite.

Se possibile, al mattino è bello fare la colazione insieme. Questo presuppone che i componenti della famiglia abbiano tutti gli stessi tempi, ovviamente. Una colazione anche breve, ma nella quale ci si dia la carica per il resto della giornata (e non soltanto in senso calorico). E se uno dei componenti svolge un lavoro per il quale si alza due ore prima di tutti gli altri ed esce di casa quando tutti ancora dormono? Ovvio che in questo caso non sarà presente e che vi saranno altri momenti nella giornata o nella settimana nei quali si recupererà (N.B.: per svegliarsi di buon umore è necessario coricarsi di buon umore…).

A mezzogiorno, è difficile che tutti i componenti della famiglia possano pranzare insieme, al giorno d’oggi. Se avviene, tanto meglio, ma se non avviene, secondo me è opportuno scambiarsi una breve telefonata (niente messaggi, per favore) per sapere se va tutto bene.

La cena della sera è il momento clou per ritrovarsi. Occorre che qualcuno si sia dato la briga di cucinare, ovviamente, perché anche la qualità del cibo è importante. E parlo di qualità nel senso ampio del termine, intendendo anche l’impegno che ci ha messo chi lo ha preparato: meglio un semplice piatto di pasta cucinato con impegno (magari tenendo conto dei gusti delle persone) piuttosto che un’aragosta cucinata “un tanto al chilo”.

Si dovrebbe quindi cenare a televisore spento e scambiandosi le informazioni non soltanto sulla giornata appena trascorsa (che, in teoria, potrebbe anche avere una prosecuzione nel dopo cena), ma anche su tutte quelle altre cose delle quali si reputa opportuno parlare.

E per finire, si va a letto non da incazzati, ma sereni e tranquilli. Se si è incazzati (capita) ci si disincazza prima di coricarsi.

Ho condensato la mia teoria su alcune abitudini di vita familiare, che non devono essere imposte ma dovrebbero discendere naturalmente dal cuore della famiglia, e cioè da quella comunanza di obiettivi che ne formano il nucleo. E cos’è la famiglia se non condivisione di obiettivi di vita? Mi si potrebbe obiettare che la mia è utopia, è una favola, e forse è vero, ma io non ho detto che occorre fare così. Ho detto che bisogna cercare di fare così, bisogna provarci. Bisogna fare in modo che ogni componente della famiglia sappia di trovare negli altri comprensione e appoggio per risolvere i problemi (tradotto: empatia, cosa molto difficile da mettere in pratica).

La famiglia deve essere il luogo nel quale una persona trova la forza per andare avanti; un rifugio, ma anche un punto di ripartenza.

Non mi dimentico che ci sono anche le persone sole, per scelta o per obbligo.

Il discorso sulle persone sole. E’ più complesso e si svolge su un altro piano. Non rientra nel mio obiettivo di oggi, ma è alle persone sole che va la mia simpatia. Anche a quelle persone che si sentono sole in mezzo agli altri; a chi è solo e a chi si sente solo (anche in famiglia).

11 gennaio 2017 Posted by | Un po' di me | | 25 commenti