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Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

I miserabili

i-miserabili… ma sono rari quelli che cadono senza degradarsi; c’è un punto in cui gli sfortunati e gli infami si mescolano e si confondono in una sola parola fatale, i miserabili“.

E’ un romanzo mastodontico questo di Victor Hugo, comparso al pubblico centocinquant’anni fa, consacrando a un ennesimo successo il suo autore, che si trovava in esilio dal 1851 e vi rimarrà fino al 1870, cioè dal colpo di stato di Luigi Napoleone Bonaparte e fino alla sua disfatta con la battaglia di Sedan.

Nella mia edizione, quella raffigurata nella foto, sono 940 pagine, che corrisponderebbero – più o meno – a circa 1.500 e forse più pagine di un oscar mondadori (in alcune edizioni ho visto che l’opera si compone di due volumi).

La storia ruota attorno a un personaggio principale, Jean Valjean, un ex galeotto che diventa una specie di “genio del bene”, e a pochi altri. Tutti questi personaggi percorrono verso il basso la scala sociale, degradandosi; qualcuno volontariamente, altri a dispetto della loro volontà. Qualcuno risale, qualcuno sprofonda sempre di più, qualcun altro muore.

La struttura narrativa del romanzo non è, a mio parere, eccessivamente complessa e i pochi personaggi evitano che il lettore si “perda” all’interno della trama. Però la storia viene spesso sospesa dalle descrizioni di luoghi, vicende, personaggi che in alcuni casi sono un po’ pesanti. Tanto per fare un esempio, nella parte finale vi sono alcune decine di pagine di descrizione delle fognature di Parigi che, oggettivamente, ho faticato un poco a superare. E’ come se l’autore avesse voluto fornire una descrizione quanto più dettagliata possibile della cornice all’interno della quale collocare gli avvenimenti.

Malgrado questo, la storia mi ha catturato fino alla fine, in alcuni casi con una suspence degna del miglior poliziesco.

Bersaglio dell’autore è la “dannazione sociale che crea artificialmente inferni e complica con una fatalità il destino” e in particolare la degradazione dell’uomo, della donna e dei fanciulli. E i suoi personaggi principali, come dicevo, hanno tutti vissuto questa degradazione. E’ un romanzo che contiene quindi anche una forte carica di denuncia sociale e politica, con numerosi riferimenti a fatti e personaggi dell’epoca, molti dei quali oggi sconosciuti.

Un libro acquistato alcuni anni fa che ho approfittato di questa “pausa” per leggere. L’edizione mia (quella della foto) è poco leggibile e troppo pesante. Probabilmente è meglio una edizione in due volumi o addirittura un e-book.

Numerose le trasposizioni cinematografiche, dal 1925 fino al 2012. Nella versione italiana del 1948 Gino Cervi interpreta Jean Valjean e tra gli interpreti vi è anche un giovanissimo Marcello Mastroianni. E poi c’è lo sceneggiato televisivo del 1964, regia di Sandro Bolchi, con Gastone Moschin nei panni del protagonista.

I miserabil (una puntata)

1 dicembre 2016 Posted by | Libri | | 13 commenti