Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Auguri per il 2017

2017Dopo la pausa natalizia (con tanto di scorribanda nel meridione e pranzate di pesce), torniamo alla normalità.

Cioè, non è che la normalità mi piaccia tanto, eh? Mi sono bastati un paio di giorni di “normalità” e già mi sono rotto le palle.

Il fatto è che a gennaio (inizio o fine, vedremo) dovrò tornare a lavorare e io sarei nato per fare il milionario, non per faticare in un ufficio. Se proprio avessi dovuto lavorare, avrei voluto fare lo chef, ma ormai è troppo tardi.

Sfumata la prospettiva della pensione, mi sa che devo mettermi le “gambe in spalla” (come si dice da noi) e fare buon viso a cattiva sorte (oppure la sorte può ancora essere cambiata, in meglio ovviamente?).

Intanto, a febbraio è prevista la pubblicazione del mio libro. Almeno questo è il piano editoriale (uau… rientro in un “piano editoriale”…). Faremo qualche presentazione qua e là e speriamo di movimentare un po’ l’ambiente.

Mi spiace non avere avuto tempo per gli auguri di Buon Natale, per cui adesso auguro BUON 2017 a tutti quanti con questa canzoncina che l’anno prossimo compirà trent’anni (e che mi suscita qualche rimpianto e pure qualche rimorso, ma questo è per l’età).

 

30 dicembre 2016 Posted by | Pensieri disarcionati, Rimpianti, sogni, Storie ordinarie, Un po' di me, Vita lavorativa | , , , , | 12 commenti

Il segno dei quattro

sherlock-2The Sign of Four è il secondo romanzo di Sherlock Holmes; pubblicato nel 1890 in Inghilterra e in America, ne decretò il successo.

La storia si apre con Holmes dedito alla cocaina: “La mia mente si ribella all’inerzia… aborrisco  la monotona routine dell’esistenza. Ho un desiderio inestinguibile di esaltazione mentale“.

E l’esaltazione mentale arriva con un omicidio apparentemente incomprensibile. E qui si consolida il metodo d’indagine di Holmes: quando arriva sul luogo del delitto, inizia a osservare e raccogliere elementi che si riveleranno utilissimi nelle indagini e inizia da subito a farsi un’idea di come potrebbero essersi svolti i fatti.

E alla fine il colpevole, catturato dopo un rocambolesco inseguimento in barca, racconta la storia che lo ha condotto a commettere quell’omicidio: la sua non è solo una confessione, ma il racconto di un’altra storia. Come se fosse il destino ad averlo portato a quel comportamento.

Fanno tenerezza in questi romanzi gli spostamenti in carrozza, le comunicazioni tramite telegrammi, la conoscenza dei fatti attraverso i giornali, del mattino e della sera. Altri tempi, di quando non c’erano gli smartphone e tante altre cose che adesso riempiono la nostra vita; cose utili e cose inutili.

Ammetto che sto diventando sempre più nostalgico.

Volta la carta

21 dicembre 2016 Posted by | Libri, Ricordi, Storie ordinarie | , | 13 commenti

Uno studio in rosso

sherlock-1Pubblicato nel 1887, A Study in Scarlet è il primo romanzo in cui appare Sherlock Holmes.

Rileggere le avventure di Sherlock Holmes mi fa tornare indietro nel tempo, agli anni della mia adolescenza liceale, quando il romanzo “giallo” era uno dei miei preferiti (e gialle erano anche le copertine dei libri).

Sherlock Holmes per me era inarrivabile, perché le sue avventure non erano pubblicate in edizione economica alla metà degli anni settanta. E allora dovevo accontentarmi dei telefilm con Basil Ratbhone nei panni di Holmes e Nigel Bruce in quelli del Dottor Watson. Soltanto verso la fine degli anni settanta iniziarono a comparire le prime edizioni negli Oscar Mondadori. Oggi bastano pochi euro per comprarsi tutte le avventure dell’investigatore londinese.

Uno studio in rosso, come tutti gli altri romanzi, viene raccontato dal Dottor John H. Watson, il quale nei primi capitoli ci descrive la figura di quello che parte come semplice coinquilino e diventa in poco tempo compagno di emozionanti e pericolose avventure. Nella prima metà del libro si dipana il caso, fino alla sua risoluzione (un duplice omicidio). Nella seconda metà vi è una digressione, una storia che risale a molto tempo prima e spiega il motivo per cui il suo protagonista è giunto a compiere il duplice omicidio (anche da qui si vede che Conan Doyle aveva la fissa del romanzo storico). E’ presente anche una caratteristica che si ritrova in altre storie: il colpevole viene sì scoperto, ma non processato, perché muore prima, per cause naturali (o per una forma di giustizia superiore a quella umana).

Alla fine, c’è anche spazio per una breve spiegazione del metodo utilizzato da Holmes: “Per risolvere un problema di questo genere, la cosa essenziale è di riuscire a ragionare a ritroso. La maggior parte delle persone, se gli descrivete una successione di eventi, vi diranno quali saranno i risultati. Esistono però altre persone, poche, che, se gli raccontate un risultato, sono in grado di evolvere dalla propria consapevolezza interiore i vari passi che hanno condotto a quel risultato“.

E’ uno schema che oggi non va più di moda, ma che mantiene un suo fascino, soprattutto se consideriamo che all’epoca eravamo agli esordi del romanzo poliziesco.

Un romanzo facile da leggere e, per me, anche un tuffo nel passato.

Il pescatore

20 dicembre 2016 Posted by | Libri, Ricordi | , | 4 commenti

Due fatti tra tanti…

snoopy5Ce ne sarebbero di cose accadute in questa settimana delle quali parlare. Nazionali e internazionali.

La guerra in Siria che continua a macinare morti. Il terrorismo che continua a mietere vittime, anche utilizzando bambini come kamikaze. Il nuovo governo Gentiloni. Le due città più importanti d’Italia allo sbaraglio, con sindaci che non si sa se ci sono o ci fanno.

Quello di cui voglio parlare brevemente sono invece due fatti che hanno interessato la Regione del Friuli Venezia Giulia.

Il primo è il pianto di Debora Serracchiani in Consiglio regionale. Il secondo è il caso della bambina di Udine svenuta in classe per colpa della fame.

Ci faccio su un ragionamento unico perché penso che, al di là del fattore geografico, i due fatti rappresentino le due facce di una stessa medaglia.

Dunque, la Serracchiani non è riuscita a contenere l’emozione per essere continuamente attaccata sul piano personale. Vittima – non la sola – non solo di commenti sui social, ma anche di una politica che è diventata, soprattutto in questi ultimi anni, sempre più feroce. Come sempre più feroce è diventato il nostro modo di vivere.

Ho vissuto gran parte della mia attività politica nella cosiddetta “prima Repubblica”, quando c’erano i partiti storici: DC, PCI, PSI, MSI, ecc. Le critiche e anche le accuse che ci si lanciava erano a volte pesanti, ma, a parte alcuni casi sporadici, non c’era né ferocia né odio. E non c’era nemmeno disprezzo, che io ricordi. Ricordo che una volta nel nostro Comune cambiò il sindaco e la maggioranza che lo sosteneva, ma un assessore, approfittando della vecchia legge comunale di inizio secolo, si rifiutò di dimettersi. Rimase in carica per alcuni mesi in una giunta che era di colore politico opposto al suo. Lo chiamammo “l’assessore sempreverde” e lo criticammo aspramente ma sul piano politico, lui e il suo partito. Nessuno avanzò il dubbio che rimanesse in giunta per continuare a percepire l’indennità da amministratore.

Altri tempi… Forse perché le critiche erano ideologiche e poi ci hanno detto che le ideologie erano una brutta cosa. Ma se non critico il mio avversario per le sue idee, per cosa lo critico? Per le sue abitudini personali? Qualcuno ricorda le critiche feroci a Marianna Madia qualche anno fa quando fu nominata ministro della funzione pubblica, tanto per fare un esempio? E spesso proprio dalle donne.

I politici spesso fanno a gara per distruggere. L’avversario diventa il nemico, proprio e dell’umanità intera. Non esiste più la presunzione di buona fede. Il sospetto diventa certezza e condanna.snoopy6

Ovviamente, visto che le persone non possono vivere più di 24 ore al giorno e qualche ora bisogna pur dedicarla al sonno (oltre che a mangiare ed espletare alcune funzioni fisiologiche), se concentro tutte le mie energie contro il mio nemico, come posso accorgermi di quello che accade intorno a me?

E così capita che una ragazzina che frequenta le scuole medie nella ricca città di Udine sia svenuta in classe perché, in una casa senza riscaldamento, non aveva nemmeno mangiato, pare da un paio di giorni.

Ho guglato ma la notizia non mi pare abbia avuto molta risonanza sui cosiddetti mass media. Forse perché non è una notizia? Fa ancora notizia la povertà? Si è scritto che la sua famiglia non avrebbe voluto accedere all’aiuto dei servizi sociali, forse per vergogna, forse per ignoranza. Non posso dare loro torto: nell’Italia della privacy sbandierata, per conoscere un dato che ti riguarda devi mettere mezza dozzina di firme (se ti va bene), mentre poi vedi diffondere liberamente i tuoi dati dagli altri: quelli che riguardano la tua salute, il tuo reddito, i tuoi affari sentimentali, ecc.

Ma i poveri devono proprio uscire dalle loro tane e mostrarsi al mondo? Con tutta l’informatizzazione che c’è oggi, possibile che un Comune non sappia quali sono i suoi nuclei familiari realmente senza reddito? E possibile che non ci siano più le antenne sul territorio che una volta erano rappresentate proprio dai politici, dai consiglieri comunali, di quartiere, di frazione, che la loro zona la conoscevano palmo a palmo e ci mettevano la faccia?

Sì, è possibile, perché una politica cialtrona ci ha rotto le palle per anni e ancora oggi ce le rompe, facendo opera di convincimento che occorre diminuire i costi della politica.

Occorre diminuire i guasti della politica! Occorre eliminare i privilegi assurdi e inutili!

I politici che fanno il loro dovere servono anche per presidiare il territorio, perché sono i terminali primi che devono capire quello che succede, non leggerlo il giorno dopo sul giornale.

La politica deve anticipare i problemi; non è la croce rossa che interviene quando il patatrac è già avvenuto.

Vabbe’, per il momento basta. Si avvicina il Natale e dobbiamo essere tutti più buoni. Ora scongelo le lasagne per domani.

Alla prossima.

18 dicembre 2016 Posted by | Politica | | 11 commenti

Non c’è più religione

non-ce-piu-religioneVa bene che Alessandro Gassmann, Claudio Bisio e Angela Finocchiaro sono bravi (e Nabiha Akkari è molto bella), ma se il film è brutto, rimane brutto, e questo non mi è piaciuto.

L’idea di partenza è buona: in paese, tra gli italiani, non nascono più bambini, quello più giovane c’ha quasi la barba e allora chi si mette come Gesù bambino nel presepe vivente? Il figlio di uno della comunità araba, ovvio, perché da loro c’è pieno di bambini. E pazienza se quelli sono musulmani…

Però la trama si perde in banalità, frasi fatte, episodi scontati. Figurarsi che nel primo tempo ho pure pisolato per qualche minuto!

Concordo con il giudizio di Mymovies, non con quello di Comingsoon.

Sconsigliato.

A proposito, lo sapete che i turchi stanno scomparendo?

I turchi di Turchia hanno un tasso di natalità basso, per cui il saldo tra nati e morti è negativo. Viceversa i curdi hanno un tasso di natalità più alto e il loro saldo è positivo. E’ positivo anche il saldo degli immigrati arabi in Turchia.

Per questo Erdogan qualche anno fa ha invitato le donne turche a fare più figli e noi in occidente abbiamo preso queste affermazioni come il tentativo di fare regredire le turche al ruolo di sfornafigli. In realtà c’era sotto ben altro: il tentativo di arginare questo tracollo demografico.

Anche in Italia il saldo è negativo, ma noi non abbiamo i curdi…

Sanremo 1997 – Alex Baroni – Cambiare

18 dicembre 2016 Posted by | Film | | 11 commenti

Evviva!

snoopy-feliceOggi, nel primo pomeriggio è arrivata l’ultima telefonata dall’IRST di Forlì (anzi, per la precisione di Meldola): la conferma della diagnosi dell’ultima visita specialistica effettuata e sottoposta a ulteriore valutazione.

Nessuna radioterapia e nessuna chemioterapia.

L’intervento è stato radicale e si può proseguire con i controlli di rito.

Non posso negare che la cosa mi rende estremamente felice, anche perché solo un paio di mesi fa, prima dell’intervento chirurgico, avevo messo in conto mesi di terapie non facili, come accaduto l’anno scorso, con le conseguenti ricadute fisiche e quindi un lungo periodo di ripresa.

Ebbene, tutto questo è scongiurato. Riprendiamo con la solita ansia da controlli periodici, alla quale ero in gran parte ormai già abituato.

Devo dire che sono stato soddisfatto del trattamento che ho ricevuto all’IRST di Meldola. Non auguro a nessuno di averne bisogno, ma se capitasse…

Inoltre, se capitate dalle parti di Meldola, vi consiglio caldamente il ristorante Rustichello. Tipica cucina romagnola, eccellente; personale cortese e prezzi buoni.

P.S.: e riprendiamo presto, mi sa, anche con il lavoro… Ma la pensione anticipata (solo di una decina d’anni in fondo) non mi spetterà?

Domenico Modugno – Meraviglioso

12 dicembre 2016 Posted by | Cucina, Salute | , | 39 commenti

La guerriera dagli occhi verdi

guerrieraOserei definire questo libro un’occasione perduta.

Quale sarebbe l’occasione perduta?

L’occasione sarebbe quella di raccontare la storia di Avesta Harun, una guerrigliera dell’HPG, braccio armato del PKK, il partito dei lavoratori del Kurdistan e contemporaneamente fornire qualche informazione al lettore occidentale sulla storia e sulla situazione attuale del popolo curdo.

Un popolo smembrato tra quattro stati diversi (Turchia, Iraq, Iran e Siria), perseguitato e annientato: nei luoghi, nella lingua, nelle tradizioni. Un popolo che non può parlare la propria lingua, leggere i propri libri, dare il nome ai propri paesi.

Se il Kurdistan fosse unito politicamente potrebbe essere lo Stato più ricco del Medio Oriente, considerate le materie prime di cui dispone: per questo non esiste e viene definito “lo Stato introvabile”.

Ma questa storia ha bisogno di essere spiegata, e invece il libro già fa confusione nel racconto delle imprese di Avesta e dei suoi compagni di guerriglia, mentre sulla altre questioni glissa.

Quali sono i termini del rapporto dei curdi con la Turchia?

Cos’è il PKK, un partito di resistenti o di terroristi?

Perché i famosi peshmerga non aiutano i guerriglieri dell’HPG?avesta_harun

Insomma, ci sarebbero state tante cose da dire su questo popolo che, come altri, ha subito e subisce tuttora la malasorte della storia e invece l’autore si perde (e mi sono perso anch’io a volte) e riempie il racconto di improbabili dialoghi.

Non ci siamo. Sconsigliato. Mi ricorda molto quest’altro libro, tanto osannato ma secondo me abbastanza mediocre.

P.S.: quella nella foto a destra è Avesta, la guerrigliera dagli occhi verdi, guerrigliera di prima linea e uccisa durante il tentativo di scacciare i tagliagole dell’ISIS da un villaggio che avevano da poco occupato.

8 dicembre 2016 Posted by | Libri | | 5 commenti

E ora? (parte seconda)

elezioniIeri sera su La7 Massimo Cacciari ha speso ancora una volta parole sensate sulla nostra situazione politica.

Il problema – ha detto in sostanza – non è tanto se si voterà fra un mese, due mesi o un anno. Il problema è la crisi di rappresentanza che colpisce la politica, chiunque governi.

La crisi di rappresentanza è dettata e aggravata dal fatto che la politica non sa risolvere i problemi della gente: il lavoro, la salute, la sicurezza, il risparmio, la pensione, e si avvita su se stessa.

Rappresentare e risolvere, questi sono i compiti della politica. Rappresentare interessi, costruire alleanze, elaborare e attuare risposte ai problemi.

Io tento di andare più in là.

Si è diffusa tra la gente la tendenza a considerare l’avversario politico un malfattore, un disonesto, a negare o ribaltare anche le cose positive fatte.

Anni fa lessi che Bill Clinton, nella sua prima campagna elettorale presidenziale, venne consigliato di non negare le cose positive realizzate dall’avversario, ma di rispondere: “Io l’avrei fatta meglio“. Ma per fare questo bisogna tornare a una concezione della politica dei tempi miei (cioè del secolo scorso), dove l’avversario viene considerato uno che la pensa diversamente da te, che rappresenta interessi diversi e porta avanti soluzioni diverse ai problemi, senza mettere in discussione obbligatoriamente la sua buona fede e anzi con la possibilità di fare alleanze con lui, perché la capacità di fare alleanze è una delle prerogative fondamentali della politica (il fatto che il Movimento 5 stelle neghi questa possibilità lo colloca in una dimensione anti politica, checché ne dicano loro).

Ma questo non è fattibile in Italia, dove gli elettori sono peggio dei politici che eleggono. E’ ovvio: se gli elettori fossero migliori, non li eleggerebbero.

6 dicembre 2016 Posted by | Politica | | 21 commenti

E ora?

 

referendumScrivo che non è ancora mezzanotte e gli exit pool danno una schiacciante vittoria del No al referendum.

Mi sembra inutile ormai commentare le ragioni dell’uno o dell’altro, e tanto meno una brutta, bruttissima campagna elettorale.

Mi chiedo: e ora che succede?

Succede che ha vinto un’accozzaglia (parlo dei leader di partito, ovviamente, non degli elettori) che ha un unico obiettivo: andare a votare con una legge elettorale proporzionale, con l’aggiunta di quante più preferenze possibile, in modo tale che ognuno possa dire di avere vinto e quindi che ogni partito possa salvaguardare i propri posti. L’ideale per affossare ancora di più questo povero, sciagurato Paese.

Tutta questa vicenda conferma ancora di più – ammesso che ce ne sia bisogno – che l’unica via d’uscita, per chi può, è andarsene all’estero, ma il più lontano possibile, mi raccomando.

P.S.: spero che il nuovo governo chieda indietro tutti gli ottanta euro distribuiti in questi anni.

 

5 dicembre 2016 Posted by | Politica | | 23 commenti

Pocket coffee

pocket-coffeeFino a febbraio dell’anno scorso (cioè fino al mio primo intervento chirurgico), io non potevo mangiare i pocket coffee.

Non c ‘è bisogno che spieghi cosa sono, perché penso che tutti li conoscano (ma come faranno a metterci dentro il caffè? mah…).

Io non potevo mangiare i pocket coffee perché tra la fine dello sgargarozzamento del cioccolatino e l’ingresso in bagno passava un periodo di tempo di un paio di minuti al massimo. Insomma, per me il pocket coffee aveva lo stesso effetto di una purga a effetto ultrarapido.

Dopo l’intervento chirurgico, dalla mia alimentazione per lungo tempo sono stati banditi – tra gli altri alimenti – il caffè e il cioccolato. Il caffè perché è uno dei primi alimenti che con la chemioterapia diventano disgustosi. Il cioccolato invece lascia in bocca un sapore quantomeno stravagante, che con il cioccolato non c’entra proprio una mazza.

Orbene, da qualche settimana, complice un deciso miglioramento nel gusto e nella salivazione, ho ripreso a bere il caffè (2-3 la settimana, non di più) e a mangiare il cioccolato e – udite udite! – a mangiare i pocket coffee senza correre più in bagno!

Eh… il ritorno alla normalità passa anche per queste cose…

Vabbe’, buon week end, eh?

P.S.: non ho controllato se nel pocket coffee c’è l’olio di palma. No, vero?

Abba – Mamma mia

2 dicembre 2016 Posted by | Salute, Storie ordinarie | , | 13 commenti