Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

David Copperfield

david-copperfieldIn genere, quando i problemi di lavoro si infittiscono, mi viene voglia di leggere libri “pesanti”. E’ come se sentissi il bisogno, una volta chiusa la porta dell’ufficio, di immergere la mente in altri mondi, per evitare di continuare a pensare a questo (questa cosa purtroppo funziona solo per il lavoro, non per la salute).

Così all’inizio dell’estate ho acquistato due “mattoni”: Anna Karenina di Tolstoj e David Copperfield di Dickens. Indeciso su quale iniziare prima, alla fine ho optato per quest’ultimo e, iniziato il 30 luglio, l’ho terminato il 26 agosto, giorno del mio compleanno.

Che dire? 1.100 pagine non sono mica bruscolini, ma io sono uscito da questa avventura assolutamente entusiasta.

Non avevo mai letto Dickens prima d’ora, se non un racconto alcuni anni fa. Sono sempre stato tentato dall’acquisto de Il Circolo Pickwick, ma poi alla fine ho optato per questo.

Pubblicato nel 1849-1850, i suoi quasi 170 anni non li dimostra.

Anzitutto io sono entrato subito in empatia con David, il protagonista: ho partecipato alle sue vicissitudini, gioendo o rattristandomi a seconda dei casi. Poi mi sono innamorato di Agnes e se non fossi già stato sposato… Ho provato un’innata simpatia per la zia Betsey, per Peggotty e per quello strambo del signor Dick, per non parlare poi del signor Micawber.

Ho sofferto per David maltrattato dal patrigno e dalla sua perfida sorella; per i maltrattamenti alla scuola di Salem House; per la sua angoscia durante il lavoro al deposito. Ho gioito quando ha ritrovato la zia Betsey, che l’ha adottato, fatto studiare e avviato al lavoro; quando ha ritrovato la sua tata Pegotty e ha conosciuto i suoi parenti; quando si è innamorato di Dora; quando…

Sarebbe troppo lungo e inutile raccontare tutte le peripezie del protagonista, basti dire che la storia è a lieto, lietissimo fine.

Virginia Woolf nella postfazione del libro scrive che Dickens manca di fascino e di profondità quando deve scrivere di emozioni e sentimenti, esaltando invece la sua capacità di creare una marea di personaggi , che si affollano uno dietro l’altro nello scorrere della vita. Devo dire che io questa carenza non l’ho sentita eccessivamente, forse proprio perché, entrando dentro la storia, più che leggere di emozioni e sentimenti, li ho provati direttamente. Del resto, è noto che ogni lettore legge le storie a modo suo, anzi legge la propria storia (o perlomeno quella che vorrebbe lo fosse).

Matia Bazar – C’è tutto un mondo intorno

28 settembre 2016 Posted by | Libri, Salute | , | 33 commenti