Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Saper morire (4^)

saper morireAbbiamo detto prima che quasi tutti vorrebbero morire a casa. Il desiderio di poter controllare il proprio fine vita è una delle molle principali dell’intero dibattito sulle decisioni di fine vita.

Aumentano le persone che chiedono di poter stabilire quali cure debbano essere adottate nella fase finale della loro esistenza. Chi è contrario al testamento biologico sostiene che un individuo in salute non è nemmeno lontanamente in grado di sapere come si comporterebbe in una condizione di grave malattia e che tante persone in simili circostanze prendono decisioni diverse da quelle che avevano immaginato in precedenza.

Ma il testamento biologico viene redatto proprio per le situazioni in cui la persona interessata non è più in condizioni di esprimersi autonomamente. In queste situazioni si è costretti a scegliere tra la volontà che il paziente aveva manifestato in precedenza e la decisione di terze persone (medici o famigliari). E quest’ultima è l’opzione peggiore, soprattutto se a decidere sono i medici o i giudici.

In Germania esiste lo strumento della procura sanitaria, cioè la possibilità di designare un rappresentante fiduciario, perché lì i famigliari non sono automaticamente i rappresentanti legali del malato. Mediante la procusa sanitaria si designa in anticipo la persona che potrà decidere al posto di un’altra, nel caso in cui quest’ultima non fosse più in condizioni di farlo. Il fiduciario deve conoscere bene chi rappresenta, deve accettare esplicitamente l’incarico e può rinunciare in qualsiasi momento.

Il testamento biologico, invece, sono le indicazioni che un paziente dà al suo futuro medico. Introdotto in Germania con una legge del 2009, il paziente può indicare il desiderio di ricevere determinate terapie (in questo caso l’ultima parola spetta al medico) e può anche indicare il rifiuto a sottoporsi a determinate cure, e in questo caso il rifiuto deve essere obbligatoriamente rispettato, anche se dovesse portare alla morte. Il testamento biologico viene firmato anche dal medico, che attesta le capacità mentali del paziente e diventa l’interlocutore degli altri medici che dovessero occuparsi di quel paziente in condizioni critiche.sfondo_tramonto

Il concetto di eutanasia in Germania è controverso. La cosiddetta eutanasia attiva, cioè l’azione diretta e attiva di uccisione di un individuo, è considerata reato. Mentre esiste un concetto giuridico di eutanasia passiva che è la rinuncia ai trattamenti medici finalizzati al prolungamento della vita: se sono inefficaci e dannosi, non è eutanasia, ma buona medicina.

La medicina palliativa non è una branca né dell’anestesia né dell’oncologia, ma è una medicina generale altamente specializzata nel fine vita. Le grandi industrie farmaceutiche che controllano l’anestesia e l’oncologia non hanno alcun interesse a sviluppare un approccio olistico alla cura della persona, cioè a considerare il paziente in tutte le sue componenti, non solo fisiche, ma anche sociali e spirituali; per loro l’importante è produrre e vendere farmaci.

La grande differenza sta tra una medicina tecnocratica e focalizzata sui singoli organi e una medicina centrata sulla cura dell’intera persona. Nel primo caso si parla di guarigione, di remissione in salute; nel secondo caso si parla di cura e di assistenza amorevole.

E tra le due cose c’è una grande differenza, perché moltissime persone che hanno avuto problemi seri di salute si lamentano che i medici hanno un approccio al paziente limitato alla sua malattia e non si confrontano e coordinano con gli altri medici, figuriamoci poi con le figure non sanitarie.

Ho voluto dedicare forse più tempo del dovuto a questo libretto non per una sorta di mania “mortale”, come qualcuno ha insinuato, ma perché finora io, come tanti altri, ho dovuto occuparmi del fine vita dei miei genitori. Ma in occasione della mia sventurata avventura dell’anno scorso, ho imparato che mi devo occupare anche del mio fine vita. C’è chi sostiene che è meglio non parlare della propria morte ed è meglio dimenticare le morti dei propri cari. Rispetto queste opinioni, ma io la penso diversamente.

Occuparsi della propria morte non vuol dire pensarci tutti i giorni, ma potrebbe voler dire lasciare debite istruzioni per il proprio fine vita; nel mio caso, non vorrei sicuramente trattamenti degradanti e inutili come ho visto troppe volte effettuare nelle case di cura. Dimenticare le morti dei propri cari, invece, vuol dire non averle ancora elaborate.

Buona settimana a tutte/i.

 

24 luglio 2016 - Posted by | Libri, Salute | ,

3 commenti »

  1. Nè la tua capacità di scrivere con puntigliosa ed efficace chiarezza, nè quel tuo dialogare con la morte ( che ebbe inizio con il più bel post che io abbia mai letto in questi 7 anni in cui frequento la blogsfera, e mi riferisco all’ indimenticabile, struggente TECNICAMENTE, un piccolo-grande, sincero capolavoro sull’ improntitudine dei figli presi dal loro correr vano e la presenza dei vecchi genitori, che avrebbero invece bisogno dell’ aiuto dei figli, non fosse altro che per compensare l’ aiuto che essi gli diedero quando erano piccoli ), e nemmeno il tuo stile ineguagliabile, da Ingegnere che nacque col DNA di Scrittore !
    Aspetto quindi, deposti gli abiti logori del pagliaccio d’ antàn, con ansiosa cura i tuoi aggiornamenti, @Aquilanonvedente, felice se sarai felice, triste se sarai triste !
    LUNGA VITA A TE, amico mio …. io/noi siamo qui, pur ombre impotenti, per soddisfare ogni tua eventuale necessità !!!!
    @Bruno

    Commento di cavaliereerrante | 24 luglio 2016 | Rispondi

  2. Beh, che dire? Al di là dei commenti strampalati, sicuramente è stata una lettura interessante e istruttiva. Non lo metto in dubbio, ma io non avrei speso un cent per averlo e leggerlo.
    Forse, come dici tu, non ho ancora elaborato il lutto per la perdita dei miei genitori in meno di due anni ( nessuno credo possa biasimarmi per questo! ), ma penso e continuo ad affermare quello che ho già scritto nei post precedenti. E non si tratta di un semplicistico “non parliamo né della morte propria, né di quella altrui, quello che continuo a sostenere è che in quel momento chissà come andrà. Non puoi prevedere le cose banali della vita, figuriamoci la morte! L’idea che mi sono fattadi questo libro è che sia in ttesto puramente informativo, ma i sentimenti sono trascurati. Ma sono quelli ad avere una parte fondamentale.

    Commento di anto1977 | 25 luglio 2016 | Rispondi

  3. La penso come te, visto le esperienze personali che tutti, più o meno abbiamo fatto, è bene essere informati di ogni eventualità per sapere cosa fare in caso si venisse coinvolti, il che non vuol dire pensare sempre alla morte o portarsi sfiga, ma solamente essere preparati e poter decidere, come ritengo sia giusto, oltre della propria vita, anche della propria morte, al fine di evitare non la morte, che purtroppo a volte è enivitabile, ma la perdita de dignità di persona e di essere umano. Grazie per questi tuoi post, buona settimana!

    Date: Sun, 24 Jul 2016 21:14:49 +0000 To: silvia-1959@live.it

    Commento di Silvia | 25 luglio 2016 | Rispondi


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