Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Saper morire (2^)

saper morireLe cure palliative sono un approccio atto a migliorare la qualità di vita dei malati e delle loro famiglie che si trovano di fronte a una malattia inguaribile, attraverso la prevenzione e il sollievo delle sofferenze, attraverso il trattamento del dolore e degli altri problemi fisici, psicosociali e spirituali.

La cosa importante è che per la prima volta nella storia della medicina i problemi fisici, psicosociali e spirituali vengono messi tutti sullo stesso piano.

Spesso i medici difettano in comunicazione, lasciando i pazienti insoddisfatti, quando invece il loro compito è quello di assistere informando. Nel fine vita, questo significa aiutare le persone a prendere autonomamente le decisioni di volta in volta più adatte alle loro condizioni.

Nel fine vita, la terapia medica si concentra sulla sofferenza fisica, che non è soltanto dolore, ma anche sintomi internistici (dispnea, nausea, ecc.) e sintomi neuropsichiatrici (confusione mentale, depressione, ecc.).

La terapia del dolore è l’aspetto più noto delle cure palliative, ma non vi è solo quello. Pensiamo per esempio alla dispnea (cioè l’insufficienza respiratoria), che è considerata dai pazienti il sintomo peggiore. Molti pazienti sono costretti a soffrire di dispnea perché i farmaci più sicuri ed efficaci per combatterla non vengono usati dai medici e questo – possiamo ben immaginarlo – provoca conseguenze terribili, che possono arrivare anche al suicidio. Poi vi sono anche i sintomi neuropsichiatrici che vanno curati, per esempio stati di delirio. Spesso questi sono un sottoprodotto delle nuove chemioterapie: allungano la vita, ma aumentano i pazienti con metastasi al cervello o al midollo spinale. Curare tutti questi sintomi ha un valore non solo per il paziente, ma anche per i suoi familiari: un fine vita dignitoso influenza l’atteggiamento dei familiari verso la morte per tutta la loro vita e questo, soprattutto nel caso dei bambini, è molto importante.

Se questi sintomi non rispondono ad alcun trattamento, si può ricorrere alla sedazione palliativa. Il paziente (o chi lo assiste), dopo essere stato dettagliatamente informato, viene indotto in uno stato simile all’anestesia operatoria, eliminando così il dolore.

Ma la medicina palliativa si occupa anche dell’accompagnamento psicologico del paziente, nonché di assistenza sociale, anche nei confronti dei familiari, come accompagnamento durante la fase del lutto, che inizia nel momento in cui viene diagnosticata una malattia inguaribile (ricordiamo che elaborare un lutto non significa riempire un vuoto, ma convivere con esso). Senza dimenticare l’assistenza spirituale, che non significa necessariamente religiosa, perché la spiritualità è un fatto molto personale, che ha a che vedere con il senso della vita.

E allora com’è possibile che, con tutte queste risorse (che costano, non solo in termini economici, ma soprattutto culturali) ci sia ancora chi muore di fame e di sete, o magari soffocato?

Alla prossima…

21 luglio 2016 - Posted by | Libri, Salute | ,

7 commenti »

  1. Sono programmate ancora molte puntate? :mrgreen:

    Commento di anto1977 | 22 luglio 2016 | Rispondi

  2. ALLEGRIA … direbbe @Michele Bongiorno, ed è anche poco, essendo Tu, messieur @Aquilòt, l’ orgoglio di tutti i cassamortari e pompe funebri del Mondo ! :mrgreen:

    Commento di cavaliereerrante | 22 luglio 2016 | Rispondi

  3. Il fatto è che ci viene chiesto di saper morire senza poter fare alcun allenamento: andiamo direttamente all’esame senza aver studiato! 😛

    (dicono che io sia una donna con le palle, ma quelle fisiche da usare per gli scongiuri mi mancano 😉 ).

    Commento di Diemme | 22 luglio 2016 | Rispondi

  4. La cosa buona o cattiva (secondo il punto di vista) è che quando arriverà quel momento è improbabile che saremo noi a scegliere per noi stessi, lo faranno i familiari.
    Siccome non si tratta solo su una scelta basata sulla razionalità, ma sarà influenzata quasi esclusivamente dai sentimenti nei confronti del congiunto, è abbastanza plausibile che non andrà come noi vorremmo. Quindi perché crearci questo problema adesso? Perché angustiarci per il momento del trapasso? Non è già abbastanza amara la vita di ogni giorno? Quindi io sono dell’idea di pensare ala vita che abbiamo davanti e rifornirsi di zuccheri abbondanti per superare la tristezza e l’amarezza.

    Commento di anto1977 | 22 luglio 2016 | Rispondi

  5. @Anto … parlasti come @Socrate nel Fedone, in cui il Maestro di Atene raccomandava ai suoi discepoli le identiche cose che Tu hai scritto or ora ! 😀
    Servirà a rasserenare il nostro rapax padaniae coeli ???
    Mah … ho i miei dubbi, visto che @Aquilanonvedente ha intrapreso a percorrere la chiana del “DI MALE IN PEGGIO” ! :mrgreen:

    Commento di cavaliereerrante | 22 luglio 2016 | Rispondi

    • A me sembra che si sia fissato un po ‘ troppo sull’ argomento

      Commento di anto1977 | 22 luglio 2016 | Rispondi

      • E’ così … e temo assai che presto l’ Amigo padagnuolo ci farà leggere una terza puntata, magari intitolata “Lacrime & Pompe funebri” …. “L’ infelice Storia di un @Cassamortaro” ! 😦

        Commento di cavaliereerrante | 22 luglio 2016 | Rispondi


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