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Io, morto per dovere

morto per dovereQuesta è la storia di Roberto Mancini, il poliziotto – sostituto commissario – che, con un’informativa dei primi anni novanta, tentò di fare luce sul traffico illecito di rifiuti, sull’ecomafia e su quella che sarebbe tristemente diventata la cosiddetta “terra dei fuochi“.

Roberto Mancini era detto il “poliziotto comunista”, perché da giovane aveva avuto esperienze politiche nella cosiddetta sinistra extraparlamentare. Un poliziotto poco amante della divisa, con la fondina a destra e Il manifesto sotto braccio.

Di questi anni Mancini impara che c’è una differenza enorme tra legalità e giustizia: non sempre ciò che è legale è anche giusto.

Indagando negli anni della Criminalpol si imbatte in qualcosa di grosso: la criminalità organizzata sul traffico illecito dei rifiuti, con gli smaltimenti abusivi di sostanze tossiche. Scarichi illeciti delle piccole imprese, che si fondano sull’evasione fiscale: producono in nero e smaltiscono in nero. E poi lo sversamento illegale di rifiuti industriali e quello dei rifiuti urbani.

Il processo all’organigramma criminale che ha devastato diverse aree della Campania è iniziato nel 2011 ed è ancora in corso. Peccato che l’informativa di Mancini fosse di quasi vent’anni prima e che sia rimasta sepolta in un cassetto, perché valutata come “insufficiente”, anche se poi alla sbarra ci sono le stesse persone già allora indicate come responsabili (quando i magistrati saranno effettivamente controllati sarà sempre troppo tardi).

Roberto Mancini scopre di avere un linfoma non-Hodgkin nel 2001, un “regalo” lasciatogli dalla sua attività investigativa in mezzo ai veleni.Roberto Mancini

“Riuscirò a vedere i dieci anni di mia figlia?” chiede al medico (la figlia era nata in quello stesso anno) e lui, dopo un breve periodo passato nell’archivio del Ministero della Sanità, era stato dirottato alla polizia ferroviaria. Inizia la chemioterapia, si sente frustrato, litiga con il capo che definisce un cialtrone incapace, che cercava di obbligarlo a mettere la divisa. Lavorare è duro, ma lui non molla.

Nel 2005 viene sottoposto a un autotrapianto del midollo spinale, ma nel 2010 il male ricompare e nel 2014 ha la meglio su di lui. E’ morto all’età di 53 anni.

Molti si lamentano del loro padre, molti dicono “Mio padre è stupido” o “Lo odio”. Be’, io oggi ho perso il mio papà, e non avete idea di quello che farei per dirgli un’altra volta che gli voglio bene… La prima cosa che ho pensato quando ho saputo che stava in coma è stata: “Papà, svegliati, torniamo a casa insieme, ti prego… Apri gli occhi, non puoi mollare ora, mi devi accompagnare all’altare quando mi sposerò, dobbiamo litigare per la televisione, devi fare  il discorso ai ragazzi con cui mi fidanzerò…” Mio padre è morto, e io stavo aspettando lui per festeggiare il mio compleanno. Non arriverà mai. Mi manchi, papà. (Alessia Mancini – 1° maggio 2014)

12 giugno 2016 Posted by | Libri, Storie ordinarie | , | 6 commenti