Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

E statevene zitti, no?

 

Stasera ho visto buona parte della trasmissione Otto e mezzo su La7, presentata da Lilli Gruber.

Erano presenti in studio Massimo Franco (giornalista del Corsera), Alessandro Sallusti (direttore de il Giornale) e Giovanni Salvi, procuratore generale di Roma. Il tema della trasmissione era il terrorismo.

Ovviamente le domande erano soprattutto per Salvi, che con molta calma, equilibrio e senso della misura rispondeva, facendo sembrare intelligenti perfino quelle di Sallusti.

Era un piacere ascoltarlo, sentire parlare di un problema complesso da parte di una persona che ci lavora tutti i giorni, al massimo livello. Ed era un piacere soprattutto ascoltare parole pacate, comprensibili da tutti, senza sovrapporsi agli altri interlocutori. Addirittura a un certo momento, essendo stato interrotto dalla conduttrice, è stato lui a chiedere scusa!

Qualche minuto dopo la fine della trasmissione ho iniziato ad ascoltare Dimartedì, sempre su La7, condotto da Giovanni Floris. Tempo cinque minuti e stavano parlando in quattro contemporaneamente, ognuno urlando per non fare sentire gli altri, con il conduttore che ci metteva del suo.

Il tema era interessante (le pensioni), ma ho spento, per non incazzarmi.

Veniva voglia di dire: e statevene zitti, no?

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29 marzo 2016 Posted by | Guerra al terrore, Storie ordinarie | | 6 commenti

Il trucco delle “scelte tecniche”

pediatraVi sono settori della nostra società nei quali non si ha il coraggio di dichiarare chiaramente che si vogliono ridurre i servizi. Così, la loro riduzione viene mascherata da “scelta tecnica“.

Scelta tecnica ovviamente lasciata ai tecnici, che in realtà tecnici non sono, ma sono o politici mascherati (e quindi non sottoposti al voto popolare), oppure tecnici sì, ma al soldo dei politici.

Uno di questi settori è la sanità.

Voglio raccontare un fatto che accadde nel mio paese circa 12-13 anni fa, quando stavo in Comune come vicesindaco.

Nell’ospedale del mio paese negli anni novanta chiusero i reparti maternità, ginecologia e pediatria (troppo pochi parti, dissero). Rimase aperto un ambulatorio di pediatria, con alcune stanze di degenza per le urgenze.

L’ambulatorio era tenuto da un pediatra “storico” per il paese, un medico “alla vecchia maniera”, dipendente dell’USL. Tutti lo volevano come pediatra per il proprio figlio, ma i posti erano sempre occupati. L’ambulatorio era aperto al mattino e al pomeriggio, sabato mattina compreso. Potevano accedervi tutti, gratuitamente. Il medico visitava anche a casa, a tutte le ore e tutti i giorni, a prezzi modici, a volte addirittura gratuitamente. Io stesso vi feci ricorso alcune volte.

A quel tempo, i pediatri convenzionati avevano orari molto ristretti, sia per gli ambulatori, sia per le visite e si lamentavano della concorrenza “sleale” di questo medico dell’USL.

Nei primi anni duemila l’attività di questo pediatra iniziò a urtare la sensibilità dei vertici dell’USL: non era conforme agli standard, non era controllabile, ma non potevano eliminarla, così decisero di ridurre l’orario di apertura dell’ambulatorio, trasferendo nelle altre ore il medico in un altro ospedale.

Il sindaco e il sottoscritto si recarono allora dai vertici dell’USL per chiedere chiarimenti.

E qui avvenne la presa per il culo.fiore

Non dovete preoccuparvi. – ci dissero in tono affabile (i vertici sono sempre affabili) – Non ci sarà alcuna riduzione del servizio di pediatria presso il vostro ospedale. Vedete, noi abbiamo visto che in otto ore di apertura dell’ambulatorio, vengono effettuate in media 15 visite. Una media di 15-20 minuti a visita, significa che in 4-5 ore possono essere effettuate tranquillamente tutte quante. Quindi, anche se l’ambulatorio rimarrà aperto soltanto al mattino, potrà benissimo fare fronte alle esigenze dell’utenza.

Il sindaco e il sottoscritto si guardarono in faccia. Mi accorsi che lui si stava facendo infinocchiare e allora decisi di parlare.

Io non so se voi vi siete laureati con CEPU oppure se ritenete che noi che veniamo dalla provincia siamo dei perfetti imbecilli.”

I nostri interlocutori si irrigidirono e il sindaco impallidì.

Se l’ambulatorio effettua in media 15 visite al giorno, è proprio perché è aperto mattina e pomeriggio. Se riducete l’orario di apertura al solo mattino, è poco probabile che gli utenti rimangano 15. Probabilmente si ridurranno, forse della metà. Così tra qualche mese, di fronte al calo drastico dell’utenza, potrete chiuderlo definitivamente. Ovviamente come scelta tecnica. Dovete adottare misure per incrementarne l’attività, non per ridurla.

Volete sapere come andò a finire?

L’orario di funzionamento dell’ambulatorio venne ridotto; il pediatra un anno dopo andò in pensione e quindi fu chiuso definitivamente.

Il sottoscritto non venne mai più chiamato a incontri e/o riunioni con i vertici dell’USL.

CEPU è fallito.

27 marzo 2016 Posted by | Sani principi, Storie ordinarie | , | 13 commenti

Comunque vada, Buona Pasqua

 

begoniaDa un po’ di tempo, il… tempo sembra sempre insufficiente per fare tutte le cose che vorrei… fare.

Anche il blog ne risente, ovviamente. Stamattina ho approfittato della bella giornata per farmi qualche chilometro in bicicletta. L’ho già detto che io sulla bici mi sento a mio agio come… un procione in Canada, vero? Sì, l’ho già detto…

Nel pomeriggio, dopo la spesa settimanale, mi sono dedicato al giardinaggio da balcone, piantando un po’ di begonie.

A dire la verità, a me la begonia è un fiore che non è mai piaciuto.

Allora perché l’hai comprata? potreste chiedermi. Per i colori, perché avevo voglia di dare un po’ di colore al balcone e le begonie stavano lì, in offerta speciale.

Poi ho saputo che la mia amica, quella malata, è tornata a casa in questi giorni. Dopo Pasqua dovrà tornare in ospedale, ma le sue condizioni di salute non sono così gravi come sembrava: trattasi di malattia cronica.

Per una buona notizia che arriva, due cattive: un’altra cara amica ha il padre con un tumore incurabile e un mio parente si sente male un po’ troppo di frequente.

Mia figlia sostiene che bisogna cacciare tutti i profughi, perché sono terroristi, come ha detto la professoressa a scuola, e noi italiani soccomberemo sotto le insegne degli islamici. Poi oggi durante il pranzo se n’è uscita con questa affermazione: “Meno male che da noi non c’è una dittatura!

E se ci fosse, tu che faresti?” ho chiesto io.buona pasqua

Scapperei” la risposta pronta.

Ah! Vedi? Diventeresti profuga pure tu. E saresti contenta se gli altri ti cacciassero in malo modo?

Mi ha guardato poco convinta.

Starà mica diventando leghista, eh?

Comunque vada, Buona Pasqua a tutte/i.

Wonderful life

 

26 marzo 2016 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | , | 12 commenti

Macchebbellaggiornata!

albaStamattina alle sette, quando ho alzato la tapparella della camera da letto, la prima cosa che ho pensato è stata: “Ma che bella giornata!

Il sole splendeva, il cielo era limpido, l’aria tiepida.

Che volere di più?

Ho fatto colazione, mi sono lavato, vestito, ho infilato le scarpe da camminata e via! per una buona ora e mezza.

Camminare mi rilassa, anche se non tanto quanto andare in bicicletta. Ieri sono andato in ufficio in bici e, per quanto il tragitto sia stato breve, mi è sembrato di rinascere. Io mi sento tutt’uno con la bici; quando pedalo sono nel mio ambiente naturale, come un salmone nell’oceano.

Sono tornato a casa e sono ri-uscito per andare a fare la spesa, portando a casa, da mettere sotto ai denti, crespelle alle erbette, arancine di riso e supplì.

Ma la bella giornata è durata poco.

Durante il pranzo la tensione si tagliava con il coltello.

Le donne di casa mia ne hanno sempre una: chi per un verso, chi per l’altro, ma sempre versi trascurabili sono, sempre inezie, baggianate, cose da niente.

“Voi non capite che fortuna avete!” ho esclamato a un certo punto.

Intendevo la salute, ma non credo che abbiano capito, visto che il clima è rimasto lo stesso per tutta la giornata (che poi, detto tra noi, che i bambini abbiano atteggiamenti da bambini, può essere normale; sono gli adulti che dovrebbero tenere atteggiamenti da adulti).

Comunque questa situazione mi sta esasperando.

Insomma, in parole povere mi hanno rovinato la giornata.

Eppure oggi doveva essere la festa del papà, no?

Sono passato a salutarlo stamattina, mio padre. E anche mia madre.

Almeno loro stanno tranquilli…

Ma che bella giornata!

19 marzo 2016 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | , | 10 commenti

Ce ne sono di deficienti…

campo profughi idomeniLo so che il mondo è pieno di deficienti, coglioni, pirla e chi più ne ha più ne metta, ma la visione di questo filmato, con il lancio delle monetine ai mendicanti a opera dei tifosi del Psv a Madrid, fa proprio venire l’orticaria.

Intendiamoci, accade ben di peggio nel mondo al giorno d’oggi, ma questa mi è sembrata una inutile manifestazione di “superiorità” da parte di quei quattro coglioni seduti ai tavolini. Che poi, ne sono sicuro, se fossero nel campo profughi di Idomeni, questi qui si cagherebbero sotto dalla mattina alla sera.

Al di là dell’episodio, posso dire che non è questo il mondo che volevamo quando eravamo giovani?

Ma chi l’ha fatto diventare così brutto?

Parlavo con una mia amica oggi, e lei mi diceva: “Io dico sempre a mio figlio che bisogna lottare, bisogna sbatterci contro la testa, bisogna tener duro“.

Eh sì, avrà pure ragione, ma forse che noi da giovani non abbiamo lottato a sufficienza?

Cosa abbiamo sbagliato?

Chi ci ha fregati?

O ci siamo fatti fregare volontariamente?

Non lo so, ma proprio oggi a pranzo redarguivo mia figlia, che pensa di cambiare il cellulare: “Ma non vedi la tv? Non ti accorgi che nel mondo c’è gente che non c’ha nemmeno da mangiare e tu pensi al cellulare nuovo, quando quello che hai funziona ancora? Ma cosa cacchio vi insegnano a scuola?

Beh, il redarguimento ha fatto il suo effetto per una decina di minuti, poi: “Papà, ma secondo te è meglio se per la fine della scuola mi faccio regalare l’iphone6s o aspetto quando esce il 7?

Esticazzi…

17 marzo 2016 Posted by | Questa poi..., Storie ordinarie | | 5 commenti

Forever young

forever youngMa è proprio vero che oggi tutti sono presi dalla brama di essere o rimanere giovani?

Un tempo, la brama di giovinezza era relegata nello spazio dei ricordi.

Ma oggi?

Questo film di Fausto Brizzi si sforza di ironizzare su questa abitudine, mettendo in scena una serie di situazioni e di protagonisti che in parte si intrecciano tra loro.

Ecco, quello che manca, secondo me, è proprio l’intreccio: alcune situazioni sono collegate tra di loro, altre no.

Ma il risultato finale è comunque piacevole; fa parte dei quelle due ore settimanali nelle quali si possono dimenticare i fasti e i nefasti della vita.

Bravi tutti gli attori, ma una menzione particolare mi sento di farla per Lorenza Indovina e la fugace ma particolarmente indovinata apparizione di Nino Frassica.

Ad maiora!

P.S.: oggi a pranzo pisarei e fasò, piatto tipico della cucina piacentina. Ovviamente la pasta l’ho comprata già fatta e ho omesso lardo e salsiccia, che secondo i miei gusti poco c’azzeccano in questo piatto (soprattutto la seconda). Si tratta, a mio modesto parere, di una variante “povera” della tipica pasta e fagioli, che nelle nostre feste di paese va alla grande, forse per la facilità di preparazione (e di ingurgitamento).

PP.SS.: qualche giorno fa è venuta da me una dipendente (a tempo determinato) accompagnata dalla sua capo reparto, chiedendomi se poteva essere esentata dallo svolgere lavoro notturno per un paio di mesi, perché il marito aveva appena avuto il secondo ictus in pochi mesi, dopo aver avuto già un infarto in passato. La signora si era fatta fare anche un certificato da parte del suo medico di famiglia. Le ho detto di parlarne al suo responsabile. So che dal punto di vista strettamente giuridico non ne ha diritto, ma, come dice il proverbio turco (o era mongolo?), summa lex summa iniuria e domani devo ricordarmi di controllare come si è comportato il destinatario della sua richiesta: in parole povere, se si è comportato da uomo o da caporale. Poi saprò regolarmi nei suoi confronti…

Forever young

13 marzo 2016 Posted by | Cucina, Film, Storie ordinarie | , | 24 commenti

Le ferite perpetue

faccina2Stasera ne ho avuto l’ennesima prova.

Forse dipende da me. Dal mio carattere. Dalla mia incapacità di perdonare. Non lo so.

Ma vi sono ferite che non si sono mai rimarginate e forse non lo faranno mai.

E più sono provocate da persone a noi vicine, meno si sistemano.

E creano barriere insormontabili, indistruttibili, incancellabili.

Mentre ero in bagno (il luogo migliore per pensare) mi è venuta l’idea di andare dalla psicologa. Di approfittare del servizio gratuito che c’è per quelli “come me”, insomma.

Non si sa mai che mi possa dare qualche spunto.

O forse qualche svirgola… 

Bella signora

7 marzo 2016 Posted by | Un po' di me | | 12 commenti

Nato due volte?

nuovo benessereLi chiamano lungoviventi o lungosopravviventi. O ancora, nati due volte.

In italia, nel 2006, le persone che vivevano dopo una diagnosi di tumore erano oltre 2.200.000 e rappresentavano oltre il 4% della popolazione residente. Si stima che nel 2013 abbiano superato i due milioni e mezzo.

L’incidenza delle malattie tumorali aumenta, vengono scoperte prima e i trattamenti sono più efficaci.

Si considerano guariti i pazienti che raggiungono un’attesa di vita simile a quella delle persone non ammalate, il che avviene in media tra 10 e 15 anni dalla diagnosi. Circa 700.000 italiani, si possono definire guariti.

Si considerano guariti perché da molti anni non sono più evidenti i segni della malattia, ovvero sono in una “condizione cronica”, cioè convivono con il male.

Dal momento della diagnosi e per il resto della vita, un individuo con diagnosi di cancro è un sopravvissuto.

La vita di questi lungosopravviventi non è facile: lo stress spesso permane fino a oltre 10 anni dal trattamento. Vivono come se sulla loro testa pendesse costantemente una spada di Damocle. Il tumore cambia la vita; rende consapevoli del limite.

L’uscita dalla fase acuta della malattia porta i pazienti verso una situazione paradossale: da un certo punto di vista sono guariti e malati allo stesso tempo. Devono confrontarsi con una “nuova normalità” e vi è un rischio di scissione mentale tra chi ero prima della malattia e chi sarò dopo.

Di fronte alle numerose problematiche che influiscono sulla qualità di vita di queste persone, occorre lasciare entrare nella mente una qualsiasi idea di futuro. Per fare questo, è necessario accrescere lo stato di benessere, inteso non soltanto da un punto di vista medico, ma anche sociale, organico e psicologico.tramonto1

Alimentazione corretta ed esercizio fisico sono due aspetti fondamentali per migliorare lo stile di vita, di tutti, ma soprattutto dei sopravvissuti.

Superstiti secondari vengono definiti i familiari del paziente, perché il cancro devasta anche la vita familiare.

Ho letto con interesse questo libretto, inframmezzato da una racconto grafico (graphic novel, come dicono i poliglotti) di Sergio Staino, ma, come dire, non mi ci sono riconosciuto completamente.

Riconosco lo stress e il cosiddetto distress, la paura di recidive, la diversa percezione di me stesso, ma al di là di questo vi è un altro aspetto peculiare della mia situazione.

E’ come se io mi sentissi su un piano diverso rispetto al resto della gente (parlo della cosiddetta gente “sana”, ovviamente). Non mi sento né migliore né peggiore degli altri: mi sento diverso.

E’ come se nella mia mente si fosse aperta una porta verso un’altra dimensione, forse verso quel limite che alle persone normali appare di là da venire e che invece a noi appare dietro l’angolo. Anzi, non ci appare dietro l’angolo, ma abbiamo forti sospetti che stia proprio lì, dietro quell’angolo che ci attende fra pochi passi: tireremo dritto oppure svolteremo verso l’ignoto?

Il cancro non rende né migliori né peggiori di altri; sono gli altri che svelano la loro natura. E spesso è una natura poco piacevole.

Nomadi – Io voglio vivere

7 marzo 2016 Posted by | Musica, Salute | , | 16 commenti

Mi sposo la badante

badanteMaschio, sessantacinquenne, pensionato, benestante, scapolo e misogino.

Ha vissuto negli ultimi vent’anni con la madre, negli ultimi anni malata di alzheimer.

Dal momento in cui è andato in pensione, se ne è occupato direttamente, giorno e notte, finché negli ultimi mesi, spossato, ha assunto una badante.

Dopo la morte della madre, qualche mese fa, la badante ha continuato a soggiornare nella sua casa.

Sai Aquila, domani vado in Comune. Faccio le pubblicazioni di matrimonio. Mi sposo con Nadia.

Esticazzi!

“Ma come fanno queste ucraine, russe o vattelapesca a venire in Italia e a farsi sposare in quattro e quattr’otto?” si chiede la consorte (mia) durante la cena.

“Come fanno? Fanno! Fanno quello che voi donne occidentali non sapete o non volete più fare: le donne.

E ho detto tutto.

 

4 marzo 2016 Posted by | Storie ordinarie | | 18 commenti