Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

L’abbiamo fatta grossa

labbiamo-fatta-grossaPersonalmente mi è sempre piaciuto Carlo Verdone, ma stavolta ero curioso di vederlo in accoppiata con Antonio Albanese.

Verdone è Arturo, ex carabiniere e investigatore privato alquanto sfigato, la cui vita si intreccia con quella di Yuri (Albanese), attore reso smemorato dalla separazione dalla moglie. Yuri “assume” Antonio per trovare le prove che la moglie ha una relazione con un altro uomo, ma durante le indagini accade il patatrac che darà il via a tutta la storia

Devo dire che il film non è niente male, ma i tempi sono un po’ “dilatati”: quasi due ore di film, che non annoiano, ma che in alcuni momenti ho percepito come eccessivamente lenti.

Ricordo Verdone in coppia con Pozzetto ne Sette chili in sette giorni (uno dei primi film che ho registrato con il mio primo videoregistratore: anno 1992): in quel caso Pozzetto era un vero coprotagonista. In questo caso invece la presenza di Albanese è più tenue, più soffusa. E poi in alcune scene ho avuto la percezione che il personaggio di Verdone fosse troppo sottomesso, quasi un moderno Fracchia.

La trama è ben architettata, con le giuste coincidenze al posto giusto e il colpo di scena finale, che non guasta mai.

Brave le tre attrici Anna Kasyan (la barista dell’est con la passione della lirica), Francesca Fiume (la studentessa cinese che fa lavoretti in nero per Arturo, suo vicino di casa) e Clotilde Sabatino (l’ex moglie di Yuri).

E poi il bello del cinema sta proprio nel cinema, no?

31 gennaio 2016 Posted by | Film, Storie ordinarie | | 14 commenti

L’anticamera dell’inferno

infernoVenerdì 6 febbraio 2015, due giorni prima del ricovero e tre giorni prima dell’intervento chirurgico grazie al quale sono stato sgozzato come una vittima dell’Isis, mi sono dovuto recare all’ospedale per mettere il Picc.

Dovevo recarmi al reparto di oncologia dell’ospedale di Piacenza, dove c’è un’unità specializzata nel posizionamento di questi cateteri, che fa queste operazioni anche a domicilio. Sono molto bravi in questo lavoro; io non ho sentito assolutamente niente, eppure mi hanno inserito un catetere di 39 centimetri, collegato a un rubinetto esterno posizionato nella parte interna del braccio destro.

Avevo terminato di lavorare il giorno prima, a mezzogiorno, salutando i colleghi. La voce in azienda si era diffusa: ero uno dei malati di cancro. Vivevo in una specie di trance, non volevo credere a quello che mi era capitato (perché proprio a me? si chiedono tutti i malati di cancro).

Ricordo che quella mattina nevicava a più non posso. Arrivai all’appuntamento con oltre un’ora di ritardo, perché la via Emilia era bloccata per chilometri. In altre occasioni mi sarei messo a giocare a palle di neve…

Arrivato all’ospedale di Piacenza, mi diressi verso il reparto di oncologia, che ha sede nell’ospedale vecchio. La palazzina dell’oncologia è colorata di arancione; ci sono le tende a cappottina alle finestre; visto dall’esterno sembra quasi una SPA, dove trascorrere le ferie tra un massaggio e una nuotata.

Attraversai corridoi vuoti e desolati verso l’ambulatorio di destinazione e a un certo punto passai davanti al corridoio di un reparto di degenza.

Non mi scorderò mai quell’immagine, che si è conficcata nella mia mente più di Excalibur.

Se voi osservate un normale reparto di degenza in un ospedale, vedrete che nel corridoio vi sono persone chi girano, personale sanitario e degenti; vedrete che il corridoio è occupato da carrelli, sedie e altro; vedrete, insomma, che al suo interno c’è vita, anche se per qualcuno appesa a un filo.

Lì non c’era niente di tutto questo.ospedale

Il corridoio era illuminato ma completamente deserto. Le porte delle stanze di degenza sembravano aperture verso il nulla. Una sola persona, appoggiata al muro e vestita normalmente, stava telefonando.

Quell’immagine è rimasta fissata nella mia memoria come l’anticamera dell’inferno.

Ma non l’inferno dell’aldilà, quello nel quale mi auguro che stiano tutti quei milioni di persone che nella loro vita si sono dedicati con passione e perseveranza a fare dal male agli altri. Parlo dell’inferno dell’al di qua, nel quale piombano i malati di cancro.

Allora io non sapevo cosa sarebbe stato questo inferno. Non sapevo nemmeno se la mia prognosi sarebbe stata sfavorevole (nel qual caso avrei avuto davanti circa otto o nove mesi di vita), oppure favorevole (che non vuol dire che si sopravvive, ma che si hanno alcune probabilità di sopravvivere). Io non uso il termine guarigione, perché condivido l’opinione di chi sostiene che dal cancro non si guarisce. Il cancro regredisce; si possono non avere recidive, ma la guarigione è tutta un’altra cosa.

Allora non sapevo cosa dovevo aspettarmi nei mesi a venire, e in un certo senso sono anche stato fortunato. L’intervento chirurgico e le terapie successive (per le quali porto ancora le conseguenze) sono state tutto sommato leggere, in confronto ad altre.

Ho visto persone che facevano iniezioni di chemioterapici che erano il doppio delle mie e le facevano non una volta alla settimana come il sottoscritto, ma due o tre volte. Ho visto persone alle quali al venerdì applicavano al torace un marsupio con una bomboletta attaccata al Picc che per tutto il fine settimana sparava nel loro sangue la chemio. Ho visto persone che hanno effettuato radioterapie molto più dolorose e devastanti della mia. E forse alcune di queste persone non ce l’hanno nemmeno fatta.

Io ho smesso di mangiare; sono stato ricoverato in ospedale; ho vomitato; ho avuto la pressione così bassa che non mi reggevo in piedi, ma grazie a Dio, ai medici, alla natura o a chissà cos’altro sono ancora qui, e spero di restarci per altri trenta o quarant’anni (…).

Ma il mio pensiero va a quelle persone che non ce l’hanno fatta. A quella signora giovane, che sembrava quasi una ragazzina, minuta, che era coricata su una barella nel corridoio dell’unità di radioterapia il giorno della mia prima seduta e che se ne stava tutta rannicchiata, come se cercasse di ritrovare quella posizione che tutti noi teniamo prima di nascere e che forse ricerchiamo anche quando ce ne stiamo andando.un-rotolo-di-cinquanta-euro-banconote

Per questo, a costo di sembrare cinico, ho detto e ripeto che da parte di altre persone al di fuori del mio nucleo familiare, non accetto e non ascolto lamentele per malanni che siano inferiori all’infarto.

Che ognuno si tenga i malanni suoi. Io ne ho abbastanza dei miei.

E oggi pomeriggio me ne vado con la “piccola” e una sua amica in un centro commerciale, perché lei vuole vedere i saldi, e le sgancerò anche un cinquantino, perché chi cacchio se ne frega dei soldi (mi piange il cuore… un cinquantino… non sarebbe forse meglio un ventino? No, non ditemi un centone, per favore…).

E al diavolo l’inferno.

Viva la vida!

 

30 gennaio 2016 Posted by | Ricordi, Salute, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 21 commenti

E’ tutta vita

e' tutta vitaL’ho detto e l’ho fatto.

Ho letto l’ultimo libro di Fabio Volo.

L’ho trovato in biblioteca, era esposto tra le novità; era stranamente disponibile.

Mi sono sincerato che non ci fosse nessuno vicino. Ho chiesto al mio amico bibliotecario se questo libro fosse poi rimasto nel mio curriculum di lettore. Si è messo a ridere. Poi, cercando di registrare il prestito, gli si è impallato il computer. Ha sbuffato, mi ha guardato e ha detto: “Beh, senti, prendilo lo stesso”. Allora ho riso io.

Che dire? Storia banale: una coppia che scoppia dopo la nascita di un figlio. L’incapacità dei due, ma soprattutto di lui, di accettare la nuova vita con i suoi ritmi, impegni, incomprensioni, ecc.

Lo stile di scrittura? Piano. Frasi brevi. Paragrafi come spot. Stereotipi a non finire. E’ un libro senza punti e virgola, che connotano un minimo di complessità lessicale. Di due punti poi ne ho contati due, forse tre.

I personaggi? Beh, l’approfondimento psicologico è un optional.statue coperte

Il prezzo? 19 euro. Non ne vale la pena.

L’ho letto in due sere. Scorre via come l’acqua fresca. Non c’è bisogno di soffermarsi su frasi o concetti particolari. Non c’è bisogno di tornare indietro a rileggere qualche passaggio.

E’ da settimane il libro più venduto? E che c’è da aspettarsi da un popolo che impacchetta le statue? E da industriali che pur di fare affari avrebbero impacchettato tutta Roma.

Ma per favore…

 

27 gennaio 2016 Posted by | Libri, Storie ordinarie | | 23 commenti

Una mamma con le ali

una mamma con le aliQuesto è il libro della nostra amica.

Una bella testimonianza di come ci si può rialzare, anche in condizioni difficili.

Mi ha colpito (e ho sottolineato, perché io i libri li “uso”) una frase nelle prime pagine, quando Sara decide di “staccare la spina” alla madre, liberandola da quelle “cure” che spesso altro non sono che torture (definirle accanimento terapeutico è un  gioco di parole): “Mamma… questa parola non l’avrebbe potuta pronunciare più“.

E’ quello che mi sono detto per tanto tempo dopo la morte di mio padre, consapevole che la parola papà non avrei più potuto rivolgerla a una persona viva.

E’ la storia di una vittoria, dopo le incomprensioni, le sofferenze, le botte. Nella semplicità e genuinità del linguaggio si sentono, si toccano quasi con mano le debolezze, le difficoltà ma anche la forza di questa donna.

Ringrazio Rosaria per avermi fatto conoscere la sua storia.

25 gennaio 2016 Posted by | Libri | | 3 commenti

La meravigliosa storia di Peter Schlemihl

peterQuesto è un libro che ho trovato per puro caso (ma il caso, le coincidenze, esistono veramente? Oppure sono tracce di percorsi che ci vengono suggeriti e che noi invece il più delle volte ignoriamo? Vi sarebbe una letteratura al riguardo, quanto vasta non lo so).

Adelbert von Chamisso è stato uno scrittore e botanico tedesco di origini francesi, vissuto a cavallo tra il settecento e l’ottocento.

Nel 1813 ha scritto questa novella, tradotta in diverse lingue e che pare abbia avuto un discreto successo.

Narra di un uomo che vende la propria ombra al diavolo, in cambio di ricchezza.

Ma un uomo senza ombra viene dapprima deriso, poi cacciato da tutti; non viene accettato ed è costretto a nascondersi. Tenta di riaverla indietro, ma il diavolo gli propone di riacquistarsela, in cambio della sua anima.

Il povero Peter non accetta e dopo varie sofferenze, troverà finalmente la pace e la tranquillità.

Evidenti sono gli spunti autobiografici nel libro, che mi ha incuriosito perché quello dell’ombra è il tema di un racconto che pubblicai anni fa in una raccolta uscita presso un editore capitolino. Nel mio caso l’ombra però era…

24 gennaio 2016 Posted by | Libri, Racconti | , | 9 commenti

Se mi lasci non vale

se mi lasci non valeNon è che sia mai andato pazzo per Vincenzo Salemme, però devo dire che oggi pomeriggio con il suo ultimo film mi fa fatto trascorrere una bella ora e mezza.

La storia non sarà originalissima, però gli attori la interpretano con garbo e grazia.

Vincenzo Salemme non cannibalizza gli altri protagonisti. Forse è vero che ha cambiato registro, come ha scritto qualcuno, perché in questo caso fa quasi da collante tra i protagonisti della storia, senza oscurarli. Carlo Buccirosso dà prova di grande versatilità e vi sono momenti nei quali appare il vero protagonista del film. Paolo Calabresi dà quel tocco di umana sfiga che ci sta alla perfezione e la sua figura ispira tenerezza. Tosca D’Aquino è sempre godevole e nell’interpretare il ruolo della professionista in carriera non scade nella banalità. Infine, Carlo Giuffrè, da grande attore qual è, nel ruolo del padre rincoglionito dà quel tocco di realismo comico che ci sta bene, senza mai scadere nel triviale.

E poi c’è lei, l’attrice della quale io sono segretamente innamorato da sempre: Serena Autieri.AutieriSerena

Non saprei dire quando sia iniziata questa mia relazione segreta (che tale deve rimanere, soprattutto ora che sto diventando un manager), ma ne sono rimasto folgorato sin dalla prima volta che l’ho vista ed è una cosa che dura da tempo.

Cioè, se io penso alla mia donna ideale, ecco, ho in mente lei, a iniziare dagli occhi, dallo sguardo, che è la cosa più importante in una donna (poi vabbè, c’è tutto il resto…).

Ora che ho spiattellato al web il mio segreto, vado a vedermi un po’ di ricette per decidere cosa cucinare domani a pranzo.

Buonanotte.

You can do magic

23 gennaio 2016 Posted by | Film | | 16 commenti

Ettore Scola

ETTORE-SCOLAC’è da dire che il mondo di là deve essere più interessante di quello di qua, perché se ne stanno andando tutti.

L’ultimo in ordine di tempo è un grande, grandissimo regista, uomo di cultura, di grande sensibilità, intelligenza e ironia.

Io sono letteralmente innamorato di alcuni suoi film, in primis de Il viaggio di Capitan Fracassa che, accanto a Il pranzo di Babette, sta sul podio dei miei film preferiti.

Ma come non ricordare lo splendido Una giornata particolare oppure La famiglia?

Faceva film profondi, ma che piacevano anche alla gente semplice, perché sono i grandi che sanno parlare ai semplici (Gesù docet).

Il nostro mondo si sta impoverendo sempre più. E anche imbarbarendo.

Un piccolo ricordo…

22 gennaio 2016 Posted by | Film | | 5 commenti

Si chiude una porta, si apre un portone

PrintOggi ho detto ufficialmente di sì a una proposta in ambito lavorativo, che mi è stata fatta la settimana scorsa.

Quale?

Quella di diventare il prossimo direttore dell’azienda per la quale lavoro.

Perché proprio io?

Perché tutti gli altri papabili sono delle teste di cazzo, che se fossero state nominate a questo incarico avrebbero provocato una sollevazione dei lavoratori. E poi perché sono equilibrato. Io aggiungerei anche giusto e saggio.

E modesto, soprattutto modesto.

Inaugurerò l’era dei capi non stronzi? Mi faranno fuori subito…

Da giovane ero quasi uguale a John…

19 gennaio 2016 Posted by | Questa poi... | | 9 commenti

Eco (grafia)

uomo feliceOggi ecografia di controllo.

Risultato: negativa.

A volte ho quasi l’impressione che potrei anche cavarmela (a volte)…

P.S.: perché quando vai a fare un esame in una struttura privata (convenzionata) fissato per le 8.30, ti chiamano per farti firmare l’impegnativa alle 8.15 e poi ti fanno entrare nello studio medico alle 8.32, mentre quando vai in una struttura pubblica, se hai l’esame prenotato per le 8.30 entri alle 10.15 (se va bene)?

Musica!

18 gennaio 2016 Posted by | Salute | | 15 commenti

Revenant

revenantIndeciso se tuffarmi nell’ultimo Stallone, Creed, ne La grande scommessa oppure in Revenant, alla fine ho scelto quest’ultimo.

Devo dire che mi aspettavo qualcosina in più.

Indubbiamente la prestazione di Di Caprio è molto intensa, considerando che per gran parte del film non parla (forse è meglio). La fotografia è spettacolare e gli effetti speciali non mancano (ma del resto dov’è che mancano effetti speciali nei film di oggi?).

Ma in fondo in fondo, di cosa si tratta? Dell’eterna lotta tra il buono e il cattivo, tra il bene e il male. La lotta per la sopravvivenza e per la vendetta da parte di un uomo al quale hanno ucciso il figlio, dopo la moglie.

Tanti tani anni fa fu girato un film western (del quale non ricordo il titolo) che prevedeva un soggetto simile: un uomo in fin di vita che lottava per sopravvivere in mezzo alla natura selvaggia. Sarebbe interessante fare il confronto tra i due.

Comunque sono due ore e mezza di film che non lasciano spazio alla noia.

La tensione non manca. Nel mio caso era doppia, perché temevo che mi chiudesse il parcheggio dove avevo l’auto.

E allora sì che avrei dovuto sfidare anch’io la natura fera.

Meglio così…

17 gennaio 2016 Posted by | Film | | 11 commenti