Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Un intervento spiazzante

tranquillità1In questo periodo sono costretto, nella pausa pranzo, a tornare a casa, quindi il tempo di “stacco” è passato da mezz’ora a un’ora/un’ora e un quarto. Di conseguenza, la sera torno a casa circa un’ora dopo rispetto a prima.

Quando torno devo pensare a cosa cucinarmi di “mangiabile”, per affrontare nel miglior modo possibile quello che rappresenta il pasto più importante della giornata. Certo, la situazione è migliorata, ma non sono ancora tornato alla normalità completa.

Per farla breve, insomma, la sera esigo tranquillità, per lo meno durante la cena. Non nego che questo abbia anche a che vedere con una certa visione della vita che, da quando sono stato colpito dal cancro, mi ha portato a riconsiderare le cosiddette “priorità”.

Qualche sera fa, durante la cena, mia figlia e mia moglie hanno iniziato a litigare. Non ricordo come sia partito, ma il litigio è cresciuto in intensità. Come tutti i litigi, si è auto alimentato e a un certo punto mia figlia ha rimproverato la mamma per una serie di comportamenti da lei tenuti durante il periodo della nostra separazione. In particolare, ha citato un episodio (che già conoscevo), citandolo come esempio dei torti e dei supplizi che aveva dovuto subire e che non si sarebbe mai più dimenticata.

La mamma ha risposto che aveva sbagliato, che anche gli adulti sbagliano, ma che ora le cose erano cambiate.

Troppo comodo. – ha risposto la “piccola” – Meno male che adesso c’è il papà.litigio

A quel punto ho pensato che fosse il caso di intervenire.

Questo episodio te lo ricorderai probabilmente per tutta la vita, – le ho detto – come tanti altri, ma non devi fartene condizionare. Sono tante le cose che si fissano nella nostra memoria; purtroppo spesso proprio le cose negative, ma non dobbiamo lasciare che la nostra vita sia condizionata da questi ricordi, perché altrimenti l’avrebbero vinta loro.

Ma la discussione tra le due era ormai finita e una è andata in cucina a lavare i piatti e l’altra nella sua stanza a smartfonizzare.

Io sono rimasto a tavola, visto che non avevo ancora finito di rimpinzarmi, ma soprattutto colpito – anzi proprio spiazzato – non tanto dal ragionamento di mia figlia, quanto dal tono tenuto, da adulta.

E mentre stavo a rimembrare, la “piccola” ha fatto capolino dalla sua stanza e tra noi si è svolto questo dialogo.

Papà, tu sei stato operato per un tumore, vero?

Sì.

E non l’hanno trovato, vero?

No, non l’hanno trovato.

E adesso cosa fanno i medici?

Adesso, come vedi, regolarmente devo sottopormi a visite ed esami, per verificare che tutto sia a posto.

E se lo trovassero, cosa succede?

Non lo so. – ho risposto, ma a questo punto ho capito che dovevo introdurre nel ragionamento dei forti elementi di rassicurazione – Secondo i medici, l’operazione alla quale mi hanno sottoposto e le cure che ho dovuto fare questa primavera, la radioterapia e la chemioterapia, che come hai visto sono state pesanti, sono state risolutive, cioè hanno debellato il male. Infatti in questi mesi ho fatto esami importanti e tutti sono risultati negativi. Come vedi, io non sono preoccupato e non devi esserlo nemmeno tu.

Convinta della cosa (almeno spero), è tornata a smartfonizzare nella sua stanza.

E io mi sono pappato le ultime fette di salame rimaste…

4 dicembre 2015 Posted by | Salute, Sani principi, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , | 6 commenti