Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Niente di nuovo sul fronte occidentale.

niente di nuovoEgli cadde nell’ottobre 1918, in una giornata così calma e silenziosa su tutto il fronte, che il bollettino del Comando Supremo si limitava a queste parole: “Niente di nuovo sul fronte occidentale”.

E’ la penultima frase di questo possente grido antimilitarista che Erich Maria Remarque pubblicò nel 1929, dopo aver preso parte, diciottenne, alla prima guerra mondiale. Un antimilitarismo che costò all’autore dapprima, nel 1932, il riparo in Svizzera e, nel 1939, l’emigrazione negli Stati Uniti.

Dopo la storia di Roma, mi è venuto lo sghiribizzo di rileggere questo libro, una vecchia edizione Oscar Mondadori del febbraio 1974, costo 750 lire, ricoperta con carta plastificata trasparente (da giovane avevo la mania di ricoprire i libri).

Purtroppo il grido di Remarque pare non aver fatto molta breccia nella testaccia degli uomini, perché il mondo è rimasto prigioniero di guerre combattute in qualsiasi posto.

Ma la follia della guerra rimane tutta quanta e non resiste ai più banali dubbi che possono essere sollevati.

“Noi siamo qui per difendere la patria, nevvero? Ma i francesi stanno di là, anche loro per difendere la patria. Chi ha ragione?” si chiede una dei giovani militari.

“I nostri professori e pastori e giornali dicono che abbiamo ragione noi, ed è sperabile che sia così; mentre dall’altra parte professori e curati e giornali francesi sostengono che hanno ragione loro; come va questa faccenda?” chiosa un altro.

(Notare quali vengono identificati come soggetti principali d’indottrinamento: insegnanti, preti e giornali.)

E quando qualcuno fa notare che le guerre scoppiano perché generalmente un paese ha fatto grave offesa a un altro, subito viene sollevata un’obiezione da tonto: “Un paese? Non capisco. Una montagna tedesca non può offendere una montagna francese: né un fiume, né un bosco, né un campo di grano”.trincea

“E’ un popolo che offende un altro!” brontola un compagno, ma il primo non demorde: “Allora non ho che fare qui; io non mi sento affatto offeso”.

Ma proseguendo la discussione, bastano poche battute per arrivare al nocciolo della questione: “Rifletti un po’ che siamo tutti povera gente. E anche in Francia la gran maggioranza sono operai, manovali, piccoli impiegati. Perché mai un fabbro o un calzolaio francese dovrebbe prendere il gusto di aggredirci? Credi a me, sono soltanto i governi. Prima di venir qui, io non avevo mai visto un francese, e per la maggior parte dei francesi sarà andata allo stesso modo quanto a noi. Nessuno ha chiesto il loro parere, come non hanno chiesto il nostro”.

“E allora a che scopo la guerra?”

Ci deve esser gente a cui la guerra giova“.

Il racconto del giovane soldato tedesco che fa da voce narrante spinge (mi si passi il termine) il lettore dentro le trincee, gli fa sentire il sibilo delle granate e delle schegge, gli fa conoscere il cameratismo tra i soldati, il sangue delle ferite, i corpi straziati, le lente agonie, la fame e la dissenteria.

Uno di quei libri che non si possono non leggere, perché fanno parte delle fondamenta della nostra civiltà occidentale.

Rino Gaetano – Sei ottavi

1 agosto 2015 Posted by | Libri, Storie ordinarie | | 4 commenti