Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

La ragazza del treno

ragazza trenoLibro super pompato nelle librerie, non vale i 19 euro e 50 del prezzo d’acquisto, nemmeno se è scontato.

Non guarderete mai più da un finestrino con gli stessi occhi“, occhieggia l’occhiello misterioso sopra il titolo, lasciando presagire un’avventura alla Hitchcock, ma niente di che.

Forse alcuni lettori entreranno in empatia con la protagonista, per quanto sia possibile farlo attraverso un libro.

Io manco quello.

Due sole cose positive vi ho trovato: si legge velocemente (tipica lettura da ombrellone) e la descrizione della periferia di Londra nella quale si sviluppa la storia.

Mi sembra di avere letto da qualche parte che vi faranno un film, che sicuramente non vedrò.

30 agosto 2015 Posted by | Libri | | 7 commenti

50… 70… 200… 500…

bambini-soldato-2Ormai sono numeri di una gigantesca ruota del lotto nella quale quelli “dall’altra parte” perdono sempre, pur puntandovi sopra un sacco di soldi: o annegano, o soffocano, o bruciano, oppure gli sparano contro.

Nei giorni scorsi sentivo i dibattiti in tv e inorridivo.

“Dobbiamo creare campi profughi in Africa”

E a che titolo? E con quale diritto?

“L’Europa deve essere solidale. Vanno redistribuiti”

Come i pacchi, insomma.

“Non ne possiamo prendere più. Qui c’è a malapena posto per noi”

In Libano hanno accolto più di un milione di profughi siriani, con una popolazione di 4-5 milioni di persone.

Mai nessuno che dicesse:

Dobbiamo fare cessare la guerra in Siria e dire a quelle teste di cazzo degli americani che se ne stiano a casa loro, dopo i disastri che già hanno provocato in Medio Oriente.

Dobbiamo andare nei Paesi sub sahariani e spazzare via quei governi formati da macellai che arruolano bambini-soldato e massacrano la gente inerme.

Dobbiamo pacificare la Libia, prima di tutto dicendo a quelle teste di cazzo inglesi a francesi che ora ci vanno loro a rimettere insieme i cocci di un paese che hanno voluto distruggere per salvaguardare i loro interessi.

E dobbiamo smetterla con questa barzelletta dell’IS, che hanno creato i nostri amici: è inutile che ci indigniamo perché sgozzano o distruggono monumenti.

Eh… nessuno lo dice perché tutti c’hanno la coda di paglia e questo è il prezzo delle puttanate che andiamo a fare in giro per il mondo.

28 agosto 2015 Posted by | Politica | , | 6 commenti

Tristezza, per favore vai via

TRISTEZZANon si tratta soltanto della strofa di una bella canzone di Ornella Vanoni.

Si tratta di come mi sento io dall’altro ieri, da quando sono tornato dalle vacanze.

Ma non si tratta soltanto della fine del tour vacanziero, che per me non è stato il massimo a causa della mia non-forma fisica (ma non ho detto niente a nessuno, per non fare pesare la cosa).

Non si tratta soltanto della consapevolezza dell’inizio della fine dell’estate, dell’aria che improvvisamente si fa più fresca, delle strade che si rianimano nelle ore di entrata e uscita dal lavoro (e anche il mio rientro al lavoro si avvicina, e dovrò prepararmi).

Non si tratta soltanto di avere trovato – per la prima volta dopo settimane – la ciambella del water fredda (segno inequivocabile dell’imminente arrivo delle stagioni fredde, nelle quali la seduta sulla suddetta ciambella provoca un brrrrrrivido).

Non si tratta della mia forma fisica ancora insoddisfacente (il mio edema sul palato – regalo della post radioterapia – non accenna a scomparire e, oltre a essere dolorante,  mi impedisce di mangiare e gustare i cibi; inoltre il tono della mia voce è cambiato, è diventato cavernoso e io non la riconosco più come mia).

No, non si tratta soltanto di tutto questo (che comunque mica è poco).

C’è che mi sento abbattuto, malinconico, scialbo, angosciato, quasi sepolcrale, direi.

Ho come una sensazione che il “non sarà più come prima” sarà più pesante di quanto pensassi.

O forse è soltanto un momento.

Forse dovrei prendere qualcuna di quelle pastigliette che mi diede mesi fa il medico, un aiutino per i momenti off.

Staremo a vedere…

Nena

27 agosto 2015 Posted by | Salute, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 24 commenti

E domani si parte… tranquilli

Beh, insomma, dopo sei mesi che non faccio una beata mazza (lavorativamente parlando, perché per altri aspetti ho tribolato assai), domani si parte per le vacanze.

E si parte, soprattutto, tranquilli.

Già, perché dopo la visita di controllo dal radioterapista e dopo quella dall’oncologa, previa TAC, mi mancava soltanto la visita dall’otorino. Programmata inizialmente per ottobre, il mio medico, di fronte a un improvviso calo di voce, ha pensato di anticiparla in via d’urgenza e quindi l’ho effettuata ieri.

Dice il proverbio, che quando uno si è scottato, poi teme anche l’acqua tiepida, e infatti io già pensavo di dover dire addio alle mie corde vocali e al mio timbro alla Luca Ward (mio coetaneo, tra l’altro), quando due medici gentilissimi mi hanno sottoposto a una fibroscopia decretando che non vi è alcun segnale di patologie in atto, ma che sono vittima di una banalissima infezione, curabile in una decina di giorni con qualche pastiglietta e qualche suffimigio (son cazzi fare i suffimigi con ‘ste temperature…). La fibroendoscopia per me è un esame alquanto fastidioso, ma se condotto da un bravo medico, come quello di ieri, non provoca alcun dolore e alcun fastidio, tanto che alla fine gli ho fatto i complimenti (alla fine dell’esame il medico mi ha anche mostrato a video tutto quello che aveva esaminato, commentando i diversi passaggi effettuati).

Ecco perché ho scritto che si parte tranquilli, con un programma di viaggio che quest’anno prevede:

un breve passaggio ad Assisi, da me già visitato quarant’anni fa (accettansi commissioni per accensione ceri; prezzi modici),

Assisi

una decina di giorni in quel di San Benedetto del Tronto, sperando che la costiera marchigiana non ci deluda,

San Benedetto del Tronto

per terminare poi con un immancabile soggiorno in Puglia.

Bari

Prevedo un sensibile aumento di peso al mio ritorno…

Vabbe’, un caro saluto a tutte/i. A chi ha già fatto le ferie; a chi ancora le deve fare; a chi sta in ferie ora e a chi le ferie non le fa proprio, per i più svariati motivi.

Ci si rivede a fine mese, eh?

Cia’

Spiagge

6 agosto 2015 Posted by | Salute, Storie ordinarie | , , | 19 commenti

Niente di nuovo sul fronte occidentale.

niente di nuovoEgli cadde nell’ottobre 1918, in una giornata così calma e silenziosa su tutto il fronte, che il bollettino del Comando Supremo si limitava a queste parole: “Niente di nuovo sul fronte occidentale”.

E’ la penultima frase di questo possente grido antimilitarista che Erich Maria Remarque pubblicò nel 1929, dopo aver preso parte, diciottenne, alla prima guerra mondiale. Un antimilitarismo che costò all’autore dapprima, nel 1932, il riparo in Svizzera e, nel 1939, l’emigrazione negli Stati Uniti.

Dopo la storia di Roma, mi è venuto lo sghiribizzo di rileggere questo libro, una vecchia edizione Oscar Mondadori del febbraio 1974, costo 750 lire, ricoperta con carta plastificata trasparente (da giovane avevo la mania di ricoprire i libri).

Purtroppo il grido di Remarque pare non aver fatto molta breccia nella testaccia degli uomini, perché il mondo è rimasto prigioniero di guerre combattute in qualsiasi posto.

Ma la follia della guerra rimane tutta quanta e non resiste ai più banali dubbi che possono essere sollevati.

“Noi siamo qui per difendere la patria, nevvero? Ma i francesi stanno di là, anche loro per difendere la patria. Chi ha ragione?” si chiede una dei giovani militari.

“I nostri professori e pastori e giornali dicono che abbiamo ragione noi, ed è sperabile che sia così; mentre dall’altra parte professori e curati e giornali francesi sostengono che hanno ragione loro; come va questa faccenda?” chiosa un altro.

(Notare quali vengono identificati come soggetti principali d’indottrinamento: insegnanti, preti e giornali.)

E quando qualcuno fa notare che le guerre scoppiano perché generalmente un paese ha fatto grave offesa a un altro, subito viene sollevata un’obiezione da tonto: “Un paese? Non capisco. Una montagna tedesca non può offendere una montagna francese: né un fiume, né un bosco, né un campo di grano”.trincea

“E’ un popolo che offende un altro!” brontola un compagno, ma il primo non demorde: “Allora non ho che fare qui; io non mi sento affatto offeso”.

Ma proseguendo la discussione, bastano poche battute per arrivare al nocciolo della questione: “Rifletti un po’ che siamo tutti povera gente. E anche in Francia la gran maggioranza sono operai, manovali, piccoli impiegati. Perché mai un fabbro o un calzolaio francese dovrebbe prendere il gusto di aggredirci? Credi a me, sono soltanto i governi. Prima di venir qui, io non avevo mai visto un francese, e per la maggior parte dei francesi sarà andata allo stesso modo quanto a noi. Nessuno ha chiesto il loro parere, come non hanno chiesto il nostro”.

“E allora a che scopo la guerra?”

Ci deve esser gente a cui la guerra giova“.

Il racconto del giovane soldato tedesco che fa da voce narrante spinge (mi si passi il termine) il lettore dentro le trincee, gli fa sentire il sibilo delle granate e delle schegge, gli fa conoscere il cameratismo tra i soldati, il sangue delle ferite, i corpi straziati, le lente agonie, la fame e la dissenteria.

Uno di quei libri che non si possono non leggere, perché fanno parte delle fondamenta della nostra civiltà occidentale.

Rino Gaetano – Sei ottavi

1 agosto 2015 Posted by | Libri, Storie ordinarie | | 4 commenti