Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Vorrei essere…

Vorrei essere come uno di questi alberi,

che si innalzano fieri in mezzo alla campagna,

quasi fossero sentinelle a difesa della pace e della tranquillità di quel luogo.

maremma

Vorrei essere come loro, solitari ma al contempo insieme.

Dritti, forti, rivolti al cielo ma saldamente ancorati al terreno.

Alcuni di loro sembrano volersi sfilare dal gruppo,

percorrere il lento declivio del terreno

e assumere un atteggiamento quasi di sfida

nei confronti delle timide nubi che compaiono all’orizzonte.

Altri se ne stanno ben protetti nel gruppo.

Ma forse è la nostra prospettiva di visione che ce li fa apparire così,

che spesso vediamo le cose del mondo in maniera distorta.

Loro sono un tutt’uno.

Loro…

Auguri a tutti.

auguri

 A chi passa,

a chi non passa,

a chi s’è perso per strada,

a chi ho perso per strada.

24 dicembre 2014 Posted by | Un po' di me | | 11 commenti

Caduto un altro muro?

cubaHo letto sul giornale di oggi i discorsi tenuti da Barack Obama e da Raul Castro sull’avvio della ripresa di relazioni diplomatiche tra Stati Uniti e Cuba.

Subito ho pensato: “Era ora!

Poi però ho anche pensato che gli Stati Uniti in fondo sono un Paese che è nato su un olocausto compiuto nei confronti degli abitanti autoctoni dell’America e paragonabile a quello della Germania nazista nei confronti degli ebrei e di tutti gli altri popoli ritenuti “spazzatura”.

In fondo Cuba rappresenta la lotta di Davide contro Golia. Una lotta combattuta con armi impari; una lotta che a volte ha degenerato, ma come è possibile spaccare il capello in quattro quando devi difendere la tua casa da un soggetto che è cento, mille volte più forte di te e che usa tutte le armi a sua disposizione per farti morire?

Oggi si può dire che dopo il 1989 forse Fidel Castro poteva farsi da parte, “sacrificarsi” sull’altare della fine dell’embargo nei confronti dell’isola e del ritorno a un regime democratico.

Forse… perché spesso per noi occidentali quando le cose le devono fare gli altri sono sempre facili e fattibili, basta che non mettano in discussione i nostri interessi.

In fondo, dice Obama, “da oltre 35 anni abbiamo rapporti con la Cina, un Paese di gran lunga più grande e governato anch’esso da un partito comunista. Quasi vent’anni fa abbiamo riallacciato i rapporti con il Vietnam“.

E allora perché Cuba è rimasta una sorta di spina nel fianco degli USA?

Perché noi occidentali abbiamo una concezione tutta nostra del bene e del male: il bene è rappresentato da noi e dai nostri amici; il male è rappresentato dai nostri nemici. Ci indigniamo se i talebani (che sono delle grandissime teste di cazzo) massacrano un centinaio di bambini nella loro scuola e non battiamo un ciglio quando obblighiamo milioni di bambini a rinunciare alla loro infanzia (e spesso anche alla loro vita) per produrre i nostri abiti, i nostri giocattoli, i nostri cellulari…

La storia di Cuba mi ricorda, per certi aspetti, quella di Israele, attorniata e accerchiata da Paesi che non ne riconoscono l’esistenza, non ne riconoscono il diritto all’esistenza e, visto che esiste comunque, si ritengono in diritto (a volte a parole, a volte con i fatti) di distruggerlo.

Chissà che il prossimo passo non sia proprio la pace tra Israele e i Paesi arabi?

 Guantanamera

18 dicembre 2014 Posted by | Politica | | 7 commenti

Il ricco, il povero e il maggiordomo

RICCO-POVERO-MAGGIORDOMOMi sono sempre piaciuti gli spettacoli teatrali e i film del trio Aldo, Giovanni e Giacomo.

Credo che siano un gruppo ben assortito, che sanno dare vita a quadretti che a volte sono veramente esilaranti. A me poi stanno simpatici anche personalmente.

Credo che la loro comicità produca effetti contrapposti agli spettatori: quando li ho visti a teatro io sghignazzavo a tutto andare e la mia vicina di sedia stava lì imperterrita, come se stesse assistendo alla relazione di un commercialista.

Hanno anche saputo dare vita a storie brillanti, come ad esempio Tre uomini e una gamba, Chiedimi se sono felice oppure La banda dei Babbi Natale.

E così, con questi precedenti e volendo passare un paio d’ore senza pensare ad altro, sono andato a vedere Il ricco, il povero e il maggiordomo.

Devo onestamente dire che mi ha convinto la bravura degli attori, non soltanto i tre protagonisti, ma anche quelli “di contorno”; meno la trama del film, consigliabile a chi apprezza la comicità del trio, da evitare per gli altri.

Uno degli aspetti positivi del film è però quello di evitare parolacce e truculenze, consentendone quindi la visione anche ai bambini (e infatti la piccola ne ha messo in programma la visione per la prossima settimana, ovviamente con le amiche).

Tutto sommato ne è valsa la pena…

 

15 dicembre 2014 Posted by | Film | | 4 commenti

Il mistero della carta igienica giapponese

carta-igienicaAnni e anni fa, quando ancora stavo su un’altra piattaforma bloggara, scrissi un post nel quale descrissi brevemente alcune mie fobie spesaiole.

Vi sono alcuni generi (alimentari e non) per i quali io sono terrorizzato dall’idea di rimanerne sprovvisto; uno di questi è la carta igienica.

Quando le mie scorte scendono al di sotto di cinque-sei rotoli (oppure due-tre rotoloni) io già metto in programma l’acquisto della scorta, il che significa uscire dal supermercato di turno con una mega confezione di rotoli bianchi e/o colorati (da quali fattori psicologici dipenda la scelta del colore dei rotoli, non l’ho ancora approfondito a sufficienza).

Orbene, a giustificazione di questa mia fobia, oggi ho letto che il ministero dell’economia giapponese ha raccomandato i cittadini del sol levante di fare approvvigionamento di carta igienica per almeno trenta giorni.

E il perché rimane un mistero.

Pare addirittura che il ministero abbia chiesto alle maggiori aziende del settore di produrre rotoli speciali, senza il cartone centrale e lunghi circa 150 metri: sei di questi rotoli dovrebbero bastare per una famiglia per un mese.

Qualcuno sospetta che questo consiglio delle autorità dipenda dal fatto che quasi la metà della carta igienica prodotta nel paese arriva da una zona altamente sismica; altri che in caso di disastri ambientali la gente trascuri di dotarsi di questo prodotto, trovandosi costretta a utilizzare materiali che metterebbero a rischio gli scarichi e le fognature.

Ma la cosa ancora più strana è che questo consiglio arriva a una popolazione che per la maggioranza è ormai dotata di wc ad alta tecnologia, i cosiddetti washlet, che lavano, asciugano, deodorano, profumano, idromassaggiano, attutiscono i rumori indesiderati, diffondono musica, il tutto senza interventi manuali e ovviamente senza bisogno di utilizzare carta igienica. E hanno pure la funzione di riscaldamento della ciambella, estremamente utile in inverno, perché la ciambella del wc rimane sempre misteriosamente fredda, anche se portate la temperatura di casa a livelli africani.

Ecco, leggendo questa notizia mi sono sentito anch’io un po’ giapponese.

E non capisco come mai anche il governo italiano non diffonda una simile raccomandazione, considerato come siamo nella merda.

Però devo dire che sono due giorni che ho mutato abitudini in materia: tendo a utilizzare il bagnetto piccolo, da me sempre ignorato, al posto di quello principale.

Sarà voglia di intimità?

Mah… La vecchiaia…

Biancaneve

14 dicembre 2014 Posted by | Pensieri disarcionati, Questa poi... | , , | 15 commenti

Stracotto

stracottoNon so per quale motivo mi sia venuto in mente lo stracotto.

Sarà perché lo stomaco inizia a brontolare per la fame, oppure per quello strano desiderio di ripercorrere nella memoria alcune tappe della propria vita?

Io me lo ricordo bene quel piatto, che si consumava nelle occasioni veramente speciali (e il Natale era una di queste).

Mi ricordo le ore di cottura nel tegame di coccio, coperto da un piatto nel quale mia madre versava il vino rosso, che evaporava e riempiva la casa di profumi.

Mi ricordo quella carne che si scioglieva in bocca.

Mi ricordo quel sugo denso nel quale si intingeva il pane e che ti ungeva il gargarozzo, se qualche goccia scivolava giù.

Mi ricordo quando un mestolo di stracotto veniva posato su un letto di polenta fumante e la speranza che quel piatto non finisse mai.

Alcuni lo stracotto lo mettevano nel ripieno degli agnolotti; altri lo usavano come sugo per gli agnolotti stessi, ma in casa mia veniva consumato come secondo, con o senza polenta.

Lo stracotto significava festa; spesso significava ospiti; sempre significava “ricchezza”, ma quella ricchezza che non coincideva con il denaro, ma con la tranquillità e la fiducia nel futuro.

Eh sì, mi ricordo bene lo stracotto, ma soprattutto mi ricordo le persone che stavano intorno al tavolo insieme a me e a quanto mi manchino ancora adesso.

E’ una parte del mio passato, che conservo gelosamente e qualche volta spunta fuori, in attacchi di spudorata nostalgia come questo.

Che servono non per piangersi addosso, ma per andare avanti.

Perché avanti bisogna andare.

Perché c’è sempre qualcuno che ce lo chiede, seduto al nostro tavolo.

 

12 dicembre 2014 Posted by | Ricordi, Un po' di me | , , | 18 commenti

Roma ladrona!

banda bassottiQuante cose avrei da dire a chi adesso se ne esce scandalizzato dalle vicende scoperchiate nel Comune di Roma!

Eh sì, perché un amministratore di Trento può dire “Non sapevo”; un dirigente politico di Palermo può dire “Non sapevo”, ma un amministratore o un dirigente politico di Roma non possono dire “O poffarbacco! Non sapevo”.

Se non sapevi, se non te ne sei accorto, vuol dire che sei un incapace. E anche un po’ coglione.

Quando ci si siede in una giunta comunale, bisogna conoscere i propri vicini di sedia. Nel 1990, quando mi proposero di fare ancora l’assessore, risposi: “No. Io allo stesso tavolo con i socialisti non mi ci siedo“. Tempo un paio d’anni e si vide la fine che fecero i craxiani.

Non è obbligatorio fare il politico o l’amministratore.

Che poi non mi vengano a dire che a Roma un guercio, un dirigente cooperativo e un paio di tipi maneschi avevano messo in piedi da soli tutto quel casino. Ma mi vogliono trattare da imbecille?

I mandanti vogliamo sapere! Quelli che stavano/stanno sopra. Quelli che li hanno non solo coperti, ma spinti a compiere i misfatti che stanno venendo a galla.

E i politici, per favore, non mi vengano a fare le mammolette.

Tutti sanno che una parte delle cooperative (in quale percentuale non lo so) sono truffaldine e di cooperativo non hanno proprio una cippa.

Tutti sanno che gli appalti alle coop partono con importi relativamente bassi e con gare fittizie che non danno nell’occhio e poi vengono continuamente rinnovati al di fuori di qualsiasi logica e raddoppiano, triplicano, decuplicano gli importi contrattuali.

Tutti sanno che c’è intermediazione di manodopera, che è vietata per legge.gambadilegno

Tutti sanno che i grandi consulenti (che in genere producono poco più di niente) ti dicono che per fare un lavoro vogliono centomila euro e devi incaricare anche la loro aiutante per altri trentamila euro. Poi loro se ne fanno restituire la metà, ovviamente in nero. E non parliamo di consulenti da quattro soldi. Parliamo di consulenti che scrivono le leggi, nazionali o regionali (ecco perché poi non funzionano) e che scrivono sui giornali e  sulla stampa specializzata fare le pulci agli altri.

Tutti sanno che la rotazione degli incarichi dirigenziali è la prima cosa da fare per ridurre il rischio di incancrenimenti nella gestione della cosa pubblica. Quando, da assessore, lo proposi in Comune, mi arrivarono addosso tonnellate di letame, che sento il puzzo ancora adesso, quindici anni dopo.

E soprattutto, ripeto, quando ci si siede a un tavolo di una giunta comunale (o di qualsiasi altro ente) bisogna conoscere i propri compari, perché la politica può e deve fare pulizia prima che arrivi la magistratura, perché quando arrivano i carabinieri, è troppo tardi e la politica ne esce inesorabilmente sconfitta.

Punto.

Roma spogliata

 

 

7 dicembre 2014 Posted by | Politica, Questa poi... | , | 9 commenti

Il grande cerusico (parte seconda)

tintoretto_calvarioNon c’è che dire: oggi è stata una giornata di merda!

Anzitutto perché un quarto d’ora prima della partenza per la grande metropoli mi è caduto a terra il cellulare e si è rotto, lasciandomi senza telefono e soprattutto senza navigatore e costringendomi a recuperare un vecchio apparecchio risalente più o meno agli anni cinquanta, per essere almeno raggiungibile da chi di dovere.

Poi perché la strada verso lo studio del grande cerusico è stata un vero e proprio calvario, per uno come me che tutto sommato è rimasto un campagnolo: autostrade (senza navigatore), tangenziali (senza navigatore), parcheggi strapieni, metropolitana, percorsi a piedi (senza navigatore)…

Ma soprattutto perché io non sopporto chi mi mette le mani in bocca per ravanare da tutte le parti, anche se poi conclude che non vi sono formazioni oncologicamente sospette.

Insomma, il grande cerusico ha detto che compatibilità non significa certezza e che la mia tumefazione potrebbe essere sì la spia di un tumore (che però finora non è stato trovato), ma anche una ciste degenerata, nel qual caso la storia cambierebbe radicalmente.

Morale della favola, devo tornare indietro di alcuni passi e ripetere proprio quell’analisi che ha scatenato tutto ‘sto casino, parlando di cellule neoplastiche. E la revisione deve essere effettuata, ovviamente, presso un’altra struttura.

Se da un lato ciò apre una sia pur timida speranza, dall’altro lato non oso pensare al tasso di stress che accumulerò quando dovrò ritirare il referto.

Ora, dopo un’abbondante cena (perché dalla colazione di stamattina alle sei e mezzo non avevo più toccato cibo), me ne vo’ a letto, augurando buonanotte a tutte/i.

4 dicembre 2014 Posted by | Un po' di me | , | 16 commenti

Gipsy

Fleetwood Mac – The Dance -1997 – Gypsy

So I’m back…to the velvet underground

Back to the floor….that I love
To a room with some lace and paper flowers
Back to the gipsy…that I was…to the gipsy…that I was…

And so it all comes down to you
Well you know that it does, well….
Lightning strikes, maybe once, maybe twice
Oh…and it lights up the night
And you see your gipsy….
You see your gipsy…..

To the gipsy…that remains….
Faces freedom..with a little fear….
I have no fear….I have only love
And if I was a child…and the child was enough…..
Enough for me to love….
Enough to love…..

She is dancing…away from you now
She was just a wish…she was just a wish
And her memory is all that is left for you now
You see your gipsy…..
You see your gipsy…..

Lightning strikes…maybe once…maybe twice
(And it all comes down to you….)
Well it all comes down to you
(Lightning strikes…maybe once…maybe twice)
Oh…….
And I still see you bright eyes…I’ve always loved you…
And it all comes down to you

3 dicembre 2014 Posted by | Musica | | 4 commenti

Il cecio cinese

legumiMentre oggi al supermercato facevo scorta di lenticchie, ceci e fagioli, mi sono ricordato di un vecchio articoletto di alcuni mesi fa e tornato a casa sono andato a riprenderlo, ricordandomi di averlo messo da parte (per quale motivo, non lo so nemmeno io).

Pare che in Italia dalla fine degli anni 50 vi sia stata una progressiva riduzione delle coltivazioni dei legumi destinati alla produzione industriale (fagioli borlotti, cannellini, ceci, lenticchie).

La superficie destinata a coltivazione di fagioli, per esempio, è passata dai 365.000 ettari del 1961 ai 7.000 ettari attuali; da 21.000 a 2.000 quella destinata alle lenticchie; da 79.000 a 7.000 quella dei ceci.

La motivazione del tracollo di queste produzioni, pari a circa il 90%, sta nella bassa redditività di questi prodotti.

E però gli italiani mica hanno smesso di mangiare lenticchie, ceci e fagioli (e si sente…).

La produzione italiana copre all’incirca il 10% del nostro fabbisogno, ergo, dobbiamo importare, non solo dai grandi produttori del Nord e Sud America (il fagiolo è originario dell’America), ma anche dalla Turchia, dal Medio Oriente e dalla Cina.

In questi ultimi casi, pare che i controlli si siano fatti più rigidi, ma si sa come vanno le cose in Italia, no? Ormai possiamo stare certi di aver mangiato o di avere in dispensa un bel po’ di legumi cinesi…

Certo, lo capisce anche un bambino che continuando a disseminare il nostro territorio di immensi capannoni di cascinalogistica con parcheggi spropositati; continuando a costruire strade che appena terminate sono già intasate di auto e si pensa subito a raddoppiarle; continuando a sbancare terreni per fare posto a linee ferroviarie ad alta velocità che non servono a una beata mazza di niente, perché il viaggio durerà forse mezz’ora in meno, ma poi una volta arrivato a destinazione sprechi un’ora per arrivare alla meta; insomma, continuando così, i terreni agricoli si sono ridotti drasticamente e allora i prodotti della terra dobbiamo andarli a prendere all’estero.

Avremmo dovuto preservare l’agricoltura, utilizzando le macchine per eliminare i lavori più faticosi, ma mantenendo quegli indispensabili presidi del territorio che erano le vecchie cascine di una volta. Avremmo dovuto insegnare ai nostri figli a mantenere un legame con la terra; ad abbronzarsi non soltanto al mare o in piscina, ma anche nei campi; a spalancare le finestre al mattino e ritrovarsi davanti campi, prati, alberi e non una strada piena di automobilisti schizofrenici.

In fondo, sono stato fortunato a vivere, nella mia infanzia, questi momenti. Lo so che non torneranno più, però il loro ricordo mi scalda il cuore…

 

2 dicembre 2014 Posted by | Questa poi..., Storie ordinarie | | 13 commenti