Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Il verdetto (e mo’ so’ cazzi…)

Ho un tumore.

Sta nel collo.

La sua genesi è ignota.

Intervento chirurgico e radioterapia.

No comment… (e un li mortacci! lo vojamo di’?)

 

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24 novembre 2014 - Posted by | Un po' di me | ,

20 commenti »

  1. li mortacci sua tiè
    (gesto scaramantico)

    Commento di diamanta | 24 novembre 2014 | Rispondi

  2. Radioterapia non significa chemioterapia. A parte che a volte anche la chemio la fanno a titolo preventivo, forse questo tumore non è spaventevole…

    Cioè, io me la farei sotto, ma che ti devo dire? Ti devi solo far coraggio, non esiste un’alternativa all’affrontarlo. L’unica cosa è che è vero che il diavolo spesso e volentieri non è così brutto come lo si dipinge.

    Ti abbraccio forte forte forte.

    Commento di Diemme | 24 novembre 2014 | Rispondi

  3. Un “li mortacci” ci sta eccome, la cosa certa è che prima lo togli e meglio è, quindi animo e coraggio che questo non vuol dire niente…..è un ostacolo, questo sì, ma come ha detto Diemme la radio è meno pesante e poi quasi sempre dopo un intervento la fanno a titolo preventivo, quindi cara aquila non ti sono concessi pensieri funesti, ma anzi, magari arrabbiati…..rinforza le ali e gli artigli e affronta tutto come fanno le aquile!!!!
    Un abbraccio!

    Commento di Silvia | 24 novembre 2014 | Rispondi

  4. E pure io sono s’accordo con Diemme. La radio è un’altra cosa. Capiamoci, non sto dicendo che sarà una passeggiata, però penso si possa affrontare meglio. Ad una mia amica hanno asportato qualcosa dal seno e s’è fatta il suo ciclo di radio, che non si sa mai. E’ viva e vegeta e pure incazzata…
    Aquila, sono con te e questo lo sai. Animo!

    Commento di mujer feliz | 24 novembre 2014 | Rispondi

  5. Mannaggia…non so se lasciarti un commento scemo come al solito o se essere seria. 🙂
    Vabbè, so ESATTAMENTE come ti senti perchè ci sono passata da poco, per cui di qualsiasi cosa tu abbia bisogno, non esitare.

    Comunque ti farà piacere sapere che la radioterapia non fa perdere i capelli. (Vabbè un commento scemo lo dovevo lasciare). 🙂

    Commento di Ro | 24 novembre 2014 | Rispondi

  6. In bocca al lupo… :/

    Commento di Bia | 24 novembre 2014 | Rispondi

  7. Altro che uno, due … tre LI MORTACCI SUA, mi vien da dire : ma come, con tanti figli di zoccola che ammorbano l’ aria e sono infettanti negatività per chi gli sta vicino, ‘sto cacchio di tumore …. doveva rompere i coglioni proprio a te, una Persona esemplare, che diffonde buon senso, ironiche ( e per questo ben più affettuose … ) amicizie, riflessioni utili a tutti, un Uomo che fà ( e ha sempre fatto … ) il suo dovere di cittadino anche quando non c’ è una città che lo meriti ???? 👿
    E che parole dire ad un Amico per me incomparabile con cui, da cinque anni ormai, condivido ogni movimento del cuore, ogni scelta, ogni parola detta o non detta …. il gusto incancellabile della vita ???
    Bastardo mondo …. bastardo tutto, se può ferirti e farti soffrire, amico mio, “fratello mio” !
    Se può portarti un minimo di sollievo, c’ è il caso di @Castan, il campione brasiliano di calcio che, a breve, dovrà esser operato anche lui al cervello e che, dopo mesi e mesi di sofferenze, non si è mai arreso, e già fà progetti per tornare a giocare al calcio meglio di prima !
    Lo chiamano “il guerriero” per le doti agonistiche con cui arricchisce la sua classe di campione : nè a te, quelle doti che fanno grande un uomo, sono inferiori …. non per niente sei un aquila !!!
    Ti abbraccio con tutta la forza che ho …. ti voglio bene ….
    Forza, coraggio @Aquilanonvedente : sono quelli come te che, non ostante tutti i veleni, ci rendono assai cara la vita ed i suoi frutti amari !
    @Bruno

    Commento di cavaliereerrante | 24 novembre 2014 | Rispondi

  8. Ti avrei scritto le stesse cose di Bia …purtroppo sono cose che possono succedere a tutti e quando arrivano bisogna combatterli con coraggio…ti siamo tutti vicini e tifiamo per te….abbi fede e sii ottimista…un abbraccio

    Commento di melodiestonate | 24 novembre 2014 | Rispondi

  9. È una mazzata, lo so. Ma si può affrontare. Non ci sono parole che io possa scrivere ora senza che tu mi ci mandi… ma so che vuol dire. So cosa vuol dire conviverci.
    Un abbraccio
    Magy

    Commento di magicamente73 | 24 novembre 2014 | Rispondi

  10. E mo’? E mo’ niente, si volta pagina, si mettono da parte dubbi e incertezze per lasciar posto alle certezze e alle cure.
    Coraggio! E’ solo una prova da superare, un ostacolo da saltare. Ps: Non ti chiudere a riccio

    Commento di lettricetecnologica | 24 novembre 2014 | Rispondi

  11. Indubbiamente la botta è stata pesante.
    In attesa di un eventuale secondo consulto medico, vi è la necessità di ricalibrare tutte le priorità.
    In qualsiasi modo vada a finire, è chiaro che la vita non sarà più la stessa di prima…

    Commento di aquilanonvedente | 24 novembre 2014 | Rispondi

    • Questo è poco ma sicuro!!

      Commento di Ro | 24 novembre 2014 | Rispondi

    • Non sarà più la stessa perché tu valuterai le cose in maniera diversa, come è normale che sia….solo per questo, fai bene a sentire un altro parere, anche per essere più sicuri sul da farsi, dai che facciamo tutti il tifo per te…… 😉

      Commento di Silvia | 25 novembre 2014 | Rispondi

  12. Nooooooo ! Non è vero , vero? Stai facendo uno dei tuoi scherzi? Non fa ridere stavolta

    Commento di Ste | 24 novembre 2014 | Rispondi

  13. L’ affetto …. la voglia che a lui/a lei sia riservato sempre il meglio della vita, fan sì che, alla persona a cui vogliamo un bene “senza fine e senza nulla a pretendere”, si esprima, da parte nostra, un futuro di guarigione e di gioia oltre ogni ragionevole e logica circostanzialità …. ed è per questo che vediamo ( e fortissimamente lo vogliamo … ) l’ amico che ci sta a cuore già guarito a prescindere !
    Ma la realtà, non di rado ci delude … o quantomeno prevede tempi “che non coincidono mai” con le nostre aspettative : il malato, dunque, noi non volenti resta solo, crudelmente solo, di fronte alla malattia ed ai suoi imprescindibili tempi ….
    Eppure, talvolta, questa stessa realtà che se ne frega dei nostri sogni … si dipana e si distende “anche” al di là di quanto umanamente vorremmo, e capita che all’ amico/all’ amica si appalesi un futuro ancor più bello, e più ricco, e più consapevole e rassicurante di quanto lui/lei si fosse aspettati prima .
    Ti invio una testimonianza di @Linda D’Alema ( una Persona bellissima che incontrai, lei semplice impiegata malgrado le sue lauree e la posizione di potere del marito, presso l’ Archivio Centrale dello Stato a Roma/Eur …. un posto che a te piacerebbe tantissimo ), che ha superato il tumore ed ha scritto quanto ti riporto qui :

    La vittoria di Linda Giuva”La mia voglia di vivere”
    Linda Giuva D’Alema
    MILANO – Linda Giuva, è vero quello che ha detto il professor Veronesi?
    “Sì è vero. Ci sono tante cose che capitano che ti cambiano la vita, ma il cancro al seno è qualcosa di particolare perché ti colpisce nel tuo corpo di donna, in un posto simbolico. È un tradimento. Convivere con questo è la cosa più difficile e l’unica cosa che serve sono i tuoi affetti. Io credo di aver superato il trauma anche grazie a mio marito. Il nostro rapporto di coppia è stato rivitalizzato da questo intoppo: sono scattate delle cose, è diventato più consapevole, più maturo, più intimo. Per me, per noi, è stata una svolta”.

    Lei, archivista e professore universitario, ma anche la moglie di Massimo D’Alema, è sempre stata molto riservata. Cosa l’ha convinta a venire qui, oggi, e ad esporsi?
    “Il fatto che me l’abbia chiesto il professore e la convinzione che quello che posso raccontare può servire ad altre. Per me la malattia è stata una chance di vita. Sono arrivata a pensare che ero stata fortunata. E sono contenta di essere qui: mia figlia, ieri sera, mi ha detto “mamma, sono orgogliosa di quello che fai””.

    Quando ha scoperto di avere un tumore?
    “La mia è una storia clinica lunga e complessa. La prima volta, dieci anni fa. Era l’autunno del 1998, avevo 45 anni, due figli ancora bambini e una madre anziana. Poi di nuovo dieci anni dopo. E una terza volta a gennaio”.

    E lei ha pensato di essere fortunata?
    “Non lo dico perché sono qui, è la verità. Questa malattia mi ha offerto l’opportunità di mettere un po’ di ordine nella mia vita. Siamo tutti sempre di corsa, affolliamo la nostra vita con mille inutili preoccupazioni. Mi è servito a rivedere la gerarchia, a capire quali sono davvero le cose importanti”.

    La prima volta, quando ha saputo, come ha reagito?
    “Sono molto concreta, non sopporto le attese: mi sono messa subito a fare quello che si doveva. Ho deciso di non dirlo ai miei figli, erano troppo piccoli, e nemmeno a mia madre. Uno si deve difendere dalle angosce altrui. Mi hanno molto aiutato le mie amiche, mi ha aiutato parlarne tanto, le tappe della mia terapia le conosceva perfino l’edicolante. Chi non ne parla è perché ha paura di vedere negli altri la pena, la compassione, la commiserazione. Credo che le persone mi abbiano aiutato perché io ho aiutato loro. Si riceve sempre quello che si dà”.

    Dopo l’operazione?
    “Sono tornata a casa che avevo una grande voglia di vivere. Avevo questo piccolo cane, Lulù, e la prima reazione è stata quella di farle fare i cuccioli. Poverina, i cuccioli a due anni! Ma io avevo una grande voglia di vita”.

    Non è stato terribile dieci anni dopo fare di nuovo i conti con un nemico che sta dentro di noi e che si pensava sconfitto?
    “Era luglio, Veronesi mi ha detto che potevo andare in vacanza, ed è stata la vacanza più bella della mia vita. Nessuno che mi dicesse cosa dovevo fare, mi coccolavano, potevo leggere in cabina fino alle due di notte senza che urlassero “spegni quella luce, è ora di dormire”. Ho letto i due primi Larsson, ho scritto un saggio. E poi sono riuscita anche a riderne. Per la visita allo Ieo avevamo scelto un albergo fuori mano, pensavamo fosse tranquillo. Invece erano i giorni del calciomercato e la hall era piena di giornalisti. Le mie amiche organizzavano i turni per venire a Milano, c’era un via vai continuo, telefonate a tutte le ore. A casa mi prendevano in giro. Dicevano: sei riuscita a trasformare una tragedia nell’evento mondano dell’anno”.

    L’ottimismo non l’ha mai abbandonata?
    “Era basato sulla conoscenza, non solo sul mio buon carattere. Sapevo che si poteva guarire. Yes, we can. Potremmo dirlo anche noi, qui, oggi”.
    (18 giugno 2009″

    °°°

    Mi scuso per la lunghezza del mio commento, @Aquilanonvedente carissimo …
    Eh, il lupo perde il pelo ma non il vizio, ed il fatto di essere io un povero @Cavaliereerrante non mi esime dal vizio “comune” delle lungaggini, quando si voglia scrivere interamente quello che proviamo dentro ….
    Ti voglio bene ….
    @Bruno

    Commento di cavaliereerrante | 25 novembre 2014 | Rispondi

  14. Pennuto io non te dico gnente. Ma nun te fa’ vede’ co’ le penne arruffate che te vengo a trova e te meno. Lancia in resta piuttosto, da me ho tante persone che hanno avuto lo stesso verdetto…e stanno ancora tutte qua. Che la forza sia con te. tvb

    Commento di ziaraspa | 25 novembre 2014 | Rispondi

  15. Carcinoma della tiroide?
    Direi anche un doppio li mortacci…e un grosso in bocca al lupo.

    Commento di Carolina | 25 novembre 2014 | Rispondi

  16. mortacci sua, sì. Ma je la famo, Aquila, certo che je la famo.
    Un abbraccio forte.

    Commento di linda | 26 novembre 2014 | Rispondi

  17. […] Domani, Aquila percorrerà la strada verso la grande metropoli padana, diretto al mega/super/iper centro medico specializzato che deve revisionare il suo esame che, qualche mese fa, ha impresso una svolta alla sua vita. […]

    Pingback di Domani… « Aquila Non Vedente | 15 gennaio 2015 | Rispondi

  18. […] del 2014, prima che comparisse il fetentone, quasi tutte le sere dopo cena mi facevo 10-15 chilometri in bici, oltre ai giri nei fine […]

    Pingback di In bicicletta « Aquila Non Vedente | 18 gennaio 2017 | Rispondi


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