Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

I rom che rapiscono i bambini

romCredo che non vi sia incubo peggiore per un genitore di quello di vedersi sottrarre il proprio figlio, di non trovarselo più tra le braccia, di non sapere dove e con chi sia.

Tanti anni fa nel mio paese si diffuse la notizia di una donna (in quel caso una nonna) che, percorrendo una strada in pieno giorno con un bambino sul passeggino, venne affiancata da un’auto scura, che si fermò vicino a lei e dalla quale scesero due uomini che tentarono di rapirlo (il bambino, non il passeggino).

Immediatamente si diffuse il panico e un senso di massima insicurezza: se non si può nemmeno passeggiare in paese senza correre il rischio che tuo figlio venga rapito, dove andremo mai a finire?

Interrogata dai carabinieri, la storia finì in meno di ventiquattr’ore e venne ricostruito l’episodio come realmente accaduto (e secondo me in caserma si fecero pure quattro risate).

La nonna camminava sulla corsia stradale. L’auto scura si fermò dietro di lei perché dalla parte opposta stava arrivando un’altra auto e non poteva passare. Una volta superata l’incauta nonna, l’auto si fermò più avanti, per i fatti suoi, e uno dei due uomini a bordo scese, sempre per i fatti suoi. Quando la nonna passò vicino all’auto, scese anche l’altro uomo, la nonna pensò che volessero aggredirla e si mise a correre, raggiungendo casa sua e lanciando l’allarme a una vicina di casa, che ne amplificò la portata fino alle sue estreme conseguenze. Vennero rintracciati pure i due uomini, che abitavano in quella via e che non avevano nemmeno nell’anticamera del cervello di rapire il pargolo.

Ecco, mi è tornato alla memoria questo fatto quando ieri ho letto del caso del tentato rapimento di due bimbi nel paese di Borgaro, in provincia di Torino. Oggi poi ho letto che il pirla del padre si era inventato tutto, con la complicità della deficiente della madre. Non solo si è inventato il tentato rapimento, ma l’ha pure condito con un gesto suo alla Indiana Jones (“Ho sferrato un pugno al rapitore“) e un’accusa rivolta verso i rom.

Ora, è pur vero che i rom sono un popolo un po’ singolare, ma pensare che se ne vadano in giro a tutte le ore a rapire bambini, ce ne corre (a proposito, mica lo sapevo prima che i rom sono l’unico popolo che non ha mai fatto una guerra).

A questo punto, viene da chiedersi: se non si può nemmeno passeggiare in paese senza correre il rischio di incontrare un genitore pirla come quello di Borgaro, che magari dice pure di averti riconosciuto mentre tentavi di rubargli il figlio e mobilita mezzo esercito, dove andremo mai a finire?

Eccezionali!

30 settembre 2014 Posted by | Questa poi... | | 9 commenti

1° gennaio 2023

uomo leggenteSecondo la penultima legge sulle pensioni, questa sarebbe stata la prima data utile nella quale avrei potuto andare in pensione, con il precedente sistema delle “quote“.

Considerato che la cosiddetta scienza medica ci dice che oggi si è vecchi oltre i settant’anni, avrei potuto sperare in almeno una decina d’anni prima del rincoglionimento, da trascorrere beatamente tra letture, giardinaggio, cucina, qualche viaggio e forse anche un po’ di scrittura.

La cosiddetta “legge Fornero” ha allungato la mia età lavorativa di circa cinque anni (se tutto va bene, perché a questo punto di certezze ce ne sono pochine). Considerato che ho a che fare con continui ingarbugliamenti normativi e aggiornamenti informatici, cinque anni in più di lavoro accelereranno il mio rincoglionimento, così potrò usufruire, sì e no, di due-tre anni di lucidità mentale.

Ergo, se dovesse arrivare alle urne il referendum sulla legge Fornero, io non sarò uno di quelli che si daranno le martellate sui coglioni, ma voterei sì all’abrogazione dei nuovi limiti di età introdotti nel 2011 dalla ministra piagnona.

Ciò mi darebbe la possibilità non soltanto di andare in pensione, ma anche di usufruire della liquidazione, da unire ai miei modesti risparmi per emigrare in un paese più serio e sperare in un futuro migliore per mia figlia.

Al di là di questi anni

 

28 settembre 2014 Posted by | Musica, Un po' di me | , | 14 commenti

3° step

pollice_verso_2Oggi il mio medico curante (sperando che lo sia veramente) ha parzialmente smontato il mio incauto ottimismo di questi ultimi giorni, delineando la situazione con un laconico “possiamo essere parzialmente ottimisti“.

Ha confermato che le analisi del sangue e la radiografia al torace non hanno evidenziato alcuna situazione anomala e che i valori relativi alla toxoplasmosi e virus collegati evidenziano che l’ho avuta in passato, quando ero ancora un giovane virgulto.

Quindi, abbiamo escluso, ma non abbiamo spiegato una cippa del perché i miei linfonodi si sono ribellati così impunemente.

Ragion per cui occorre proseguire gli approfondimenti diagnostici con la visita dall’otorinolaringoiatra agli inizi di ottobre, il quale deciderà se è il caso o meno di procedere a un ago aspirato, per esaminare i tessuti. Dopodiché potrebbe essere necessaria anche la visita da un ematologo.

Tornato a casa, ho ovviamente voluto approfondire qual è il destino che mi spetta, scaricando dalla rete e studiando i più avanzati studi clinici in materia.

Orbene, sono giunto alla conclusione che unendo alcuni parametri quali l’età, il sesso (inteso come alternativa maschio/femmina e non come quantità…), le abitudini di vita, l’alimentazione, la storia clinica delle mie tre generazioni precedenti, l’ambiente nel quale vivo, la tipologia di lavoro che svolgo, lo stipendio che percepisco, la cilindrata dell’auto e la marca di crocchette al sesamo che divoro in quantità industriale, la mia speranza di vita si riduce sì e no a un paio di settimane al massimo… (se ci unisco anche l’estratto conto della banca, risulto passato a miglior vita già da un paio di mesi).

E ora mettiamoci buoni buoni ad attendere il prossimo step (che poi io questi tempi lunghi del SSN mal li sopporto).

P.S.: il fatto è che io ho l’impressione che il mio medico mi nasconda qualcosa e quando si interrompe il rapporto fiduciario medico-paziente…

Italian sinfonia

 

 

19 settembre 2014 Posted by | Un po' di me | , | 14 commenti

2° step

Uomo-feliceOggi ho chiesto un’ora di permesso dal lavoro (che poi è diventata un’ora e mezza) per poter ritirare subito, di prima mattina, i risultati dei miei esami del sangue. Ho abbandonato l’idea iniziale di ritirarli al pomeriggio, all’uscita dal lavoro: non avrei resistito fino ad allora.

Quindi, dopo aver fatto un’abbondante colazione (bisogna sempre affrontare le prove difficili con lo stomaco ben pieno), trangugiato il caffè e fumato una sigaretta (l’ultima?), mi sono recato in ospedale.

Ho lasciato l’auto in un tranquillo parcheggio e mi sono incamminato verso il nosocomio, con le spalle ricurve, l’aria afflitta e il passo strascicato.

Al punto informativo ho consegnato il foglio per il ritiro del referto, aspettandomi che la busta fosse listata a lutto, come quelle che contengono i santini funebri.

Avuta in mano la busta, ho staccato delicatamente il nastro di chiusura, e ho aperto il referto: tre fogli fitti di numeri, più un allegato.

Dapprima ho esaminato l’allegato (gli allegati sono sempre i più pericolosi): si trattava del referto di un particolare marcatore tumorale, esaminato in un laboratorio a parte: negativo.

Ho tirato un primo timido sospiro di sollievo e ho proseguito esaminando gli altri marcatori tumorali: negativi.

Ho guardato il risultato relativo all’HIV: negativo.

Ho iniziato quindi a scorrere gli altri parametri: tutti nella norma.

Infine, nell’ultimo foglio ho visto cosa risulta positivo: toxoplasmosi e altri virus collegati.

Esaminando con attenzione i relativi valori (in attesa di poter consultare il mio medico) e le relative combinazioni, mi risulta che dovrei essere nella fase post acuta, in cui ho sviluppato gli anticorpi.

Facendo le corna e attendendo la visita medica, credo di poter tirare un sospiro di sollievo: non è ancora arrivata la mia ora.

Stasera che sera

 

17 settembre 2014 Posted by | Un po' di me | , | 27 commenti

L’amico ritrovato

amico ritrovatoQuesto è un libro che ho amato e amo incondizionatamente e oggi, a cavallo del pranzo, in questa domenica soleggiata che sembrava volersi fare perdonare tutto il maltempo di quest’estate quasi conclusa, me lo sono riletto.

Anzitutto è un libro breve, una novella, come spiega Arthur Koestler nella sua altrettanto breve introduzione (due pagine): un’ottantina di pagine che si leggono in un paio d’ore, perché la scrittura di Uhlman è scorrevole ed elegante. Ma la sua brevità non è da confondere con le ciofeche che si pubblicano oggi, che sono la vetrina del vuoto.

E’ una storia che parla dell’amicizia tra due ragazzi, spezzata dall’antisemitismo della Germania hitleriana, che si ritrovano tanti anni dopo, quando quello sopravvissuto (ebreo, fatto fuggire dai genitori in America) riscoprirà quell’amico che ha compiuto un gesto che ne ha riscattato l’esistenza e il ricordo.

Ma è anche un libro che in poche e azzeccate parole tratteggia la fisionomia di una famiglia ebrea che si ritiene a pieno titolo cittadina tedesca (“Eravamo prima di tutto svevi, poi tedeschi e infine ebrei“), che è profondamente laica, che rigetta il sionismo, che insegna al figlio a ragionare con la propria testa.

Ed è un libro che parla del passato da dimenticare e dimenticato, che ricompare improvvisamente con il gesto eroico dell’amico ritrovato.

Vorrei leggere anche l’autobiografia di Uhlman, se il tempo e le cose della vita me lo permetteranno.

Messaggio d’amore (“Brivido caldo”, la prossima volta)

 

 

14 settembre 2014 Posted by | Libri | | 13 commenti

1° step

polmoniOggi si è concluso il 1° passaggio – o forse sarebbe meglio dire traguardo – delle verifiche mediche alle quali mi sto sottoponendo.

L’esito è stato positivo, nel senso che è stata esclusa la presenza di lesioni polmonari.

Non posso negare una certa apprensione nel momento dell’apertura della busta contenente il referto: in fondo, a mio padre è stato diagnosticato un tumore ai polmoni con metastasi cerebrale senza che abbia mai avuto particolari sintomi e in un mese e mezzo se l’è portato via.

Malgrado questa situazione di normalità, ho deciso da alcune settimane di ridurre ulteriormente le già poche sigarette giornaliere, attestandomi sulle tre-cinque fumarette al giorno.

Questo però era un esame che mirava più a escludere che a spiegare. La prossima settimana ci sarà l’esito delle analisi del sangue, che mi hanno tolto copiosamente. Per riprendermi ho avuto bisogno di una razione doppia di lasagne, senza ovviamente lesinare sul gutturnio

Buonanotte.

 

13 settembre 2014 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | | 27 commenti

Se niente importa

se_niente_importaQuesto non è un libro a favore del vegetarianismo o del veganismo.

E’ un libro contro l’allevamento intensivo (compresa la pesca intensiva) degli animali che mangiamo.

Perché?

Primo: perché gli allevamenti intensivi producono animali malati, sia per farli resistere in condizioni ambientali terrificanti, sia per aumentare la produzione. Ovviamente, queste carni malate ce le mangiamo.

Secondo: perché l’allevamento intensivo di animali provoca disastri ambientali. Il bestiame contribuisce più dei trasporti ai cambiamenti climatici.

Terzo: perché negli allevamenti intensivi gli animali vengono sottoposti a condizioni ambientali terrificanti e a vere e proprie torture.

Jonathan Safran Foer è un giornalista americano di origini ebree. Il suo libro, come dovrebbero essere tutti i buoni libri, è ampiamente documentato: su 360 pagine, 90 sono di biografia.

Il fatto è, scrive Foer, che “una volta c’era un’etica verso gli animali, che poteva essere riassunta con mangia avendone cura“, un’etica che è morta di colpo. In molte culture tradizionali gli animali meritavano rispetto e vi erano pratiche e rituali specifici sul loro trattamento e sulla macellazione.

I geni degli animali vengono manipolati e nelle persone sorgono malattie  che i medici non sanno neppure come chiamare. La stessa origine della pandemia del 1918 fu un tipo di influenza aviaria. Il 95% dei polli sono contaminati, per esempio, da Escherichia coli e tra il 39% e il 75% della carne che arriva sui banchi dei negozi ne è ancora infetta. Per evitare che i consumatori si accorgano che la carne non ha proprio il sapore giusto, vengono iniettati brodi o soluzioni saline per dare il gusto, l’odore e l’aspetto del pollo.

I campi non possono assorbire le tossine contenute nelle deiezioni suine, che inquinano l’acqua e l’aria.

Non parliamo poi della pesca a strascico o con il palangaro, che porta a gettare fuori bordo circa l’80-90% degli animali che vengono catturati.

L’allevamento intensivo non è nato e progredito per produrre più cibo, ma per produrlo in modo che fosse redditizio per le grandi aziende agroalimentari, cioè è solo una questione di soldi: il suo obiettivo non è “nutrire gli affamati“, ma fare soldi. Il costo della carne è basso perché i costi ambientali vengono scaricati sulla società.

Ma gli allevamenti intensivi sono anche inefficienti: occorrono da 6 a 26 calorie di mangime per produrre una sola caloria di carne. Un bovino consuma 790 kg. di proteine vegetali per produrre 50 kg. di proteine animali, ha cioè un’efficienza di conversione del 6%. Sinteticamente, si può dire che per ottenere un kg. di carne occorrono circa 15 kg. di vegetali (soia, mais, grano).

Evito di parlare delle modalità di macellazione: la velocità dei processi produttivi porta a scuoiare anche animali ancora coscienti.

Qual è la soluzione? Mangiare meno carne, tornare agli allevamenti da pascolo e aumentare il consumo di cereali, legumi, verdura e frutta.

Questa ricetta si scontra con enormi interessi economici, perché cambiare il modo di mangiare significa cambiare il mondo.

7 settembre 2014 Posted by | Libri | | 18 commenti

E domani andiamo a scuola…

Qui, poi, sciorbole, magari ci facciamo una spiumatina di lasagne, eh?

 Finché la barca va...

5 settembre 2014 Posted by | Racconti | | 16 commenti

Stendbai…

Nel bel mezzo delle ferie, a centinaia di chilometri da casa, si è accesa una spia di allarme sul cruscotto della mia auto.

Ho dovuto cercare un’autofficina che me la rimettesse in sesto, sborsando qualche centinaio di euro.

Ora funziona, anche se sento che non è al massimo della forma, perché hanno curato il sintomo, ma non la causa.

Questa metafora per dire che anche nel mio corpo si è accesa una spia di allarme e che dovrò rivolgermi a qualche officina affinché se ne scopra la causa.

Attualmente sto in stendbai: potrebbe essere niente e potrebbe essere tutto.

Il fatto è che la vita ci riserva sempre delle sorprese…

In questa notte…

1 settembre 2014 Posted by | Storie ordinarie | , | 20 commenti