Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

C’è un po’ di stanchezza in giro, ma…

basta!Questa crisi ci sta sfiancando.

Non si vedono segnali di ripresa, anzi…

Il futuro appare sempre più incerto.

Nel mondo, le cose invece di aggiustarsi pian piano, si complicano.

Siamo stanchi, siamo incazzati, siamo delusi.

Ha da passa’ a nuttata potrebbe diventare un inno nazionale, una onlus, forse anche un partito politico.

Ma in tutto questo una notizia positiva c’è: indovinate un po’ quale

(e voi che pensavate di avere avuto a capo del governo un puttaniere pedofilo…)

Nun te reggae più

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20 luglio 2014 - Posted by | Storie ordinarie | ,

22 commenti »

  1. Non è la “crisi” che ci sfianca, è quello che abbiamo mangiato e bevuto dagli anni ’70 ai giorni nostri. Non soltanto adesso ci tocca pagare le rate di un mutuo da 35mila euro a testa, inclusi i neonati ma lo Stato attualmente è impegnato a spendere il 130% del PIL nazionale solo per mantenere lo status quo, cioè il costo della Amministrazione Pubblica, del sistema pensionisitco e della Sanità. La situazione attuale è tale per cui, mentre abbiamo infrastrutture carenti, servizi pessimi, una burocrazia asfissiante, abbiamo nello stesso tempo una pressione fiscale insostenibile (le mie tasse sono aumentate del 300% quest’anno).

    Il fatto è che ci sono troppi Italiani che in un modo o nell’altro campano di sussidi statali. E non campano nel senso della scodella di minestra, campano nel senso della villa (abusiva) con piscina e crociera. Vivere in questo modo ha un prezzo che prima o poi bisogna pagare. Adesso lo stiamo pagando, col declino. Siccome chi magna e ha magnato non è certo propenso a cambiare registro, fintanto che non interverrà un evento catastrofico continueremo a declinare, requisendo i risparmi accumulati dalle famiglie nel corso delle generazioni per alimentare la fornace della spesa e del debito.

    La cosa divertente è che in questo quadro di crollo della civiltà ci sono ancora le anime belle delle “politiche keynesiane” come la signora Camusso che chiede allo Stato di intervenire per creare occupazione. Basta col rigore. Riderei, se fossi australiano.

    Commento di LorenzoC | 20 luglio 2014 | Rispondi

    • Condivido in gran parte la tua analisi.
      Però più che parlare di “costo” dell’amministrazione pubblica, del sistema pensionistico e della sanità, parlerei degli sprechi, attuali e precedenti. Di quell’amministrazione pubblica “gonfiata” dalle scelte scellerate dei politici (nazionali e locali). Di quel sistema pensionistico che ha fatto chiudere il lavoro a quarantenni con meno di vent’anni di servizio. A quella sanità prigioniera di logiche pseudo aziendali alla quale si vogliono imporre tagli senza considerare le ricadute sociali, più costose dei risparmi presunti, favorendone la privatizzazione.
      In realtà, accanto al costo “certo” della tassazione (troppo elevata, su questo concordo), vi è il costo “occulto” degli pseudo risparmi. La gente s’incazza se si vede 10 euro in più di IRPEF in busta paga, ma sopporta i 200 di visita privata (senza fattura, ovviamente), perché altrimenti col piffero che viene curata in ospedale!
      Comunque la mia opinione è ormai consolidata: emigrare.

      Commento di aquilanonvedente | 21 luglio 2014 | Rispondi

      • Non ci siamo capiti secondo me. A partire dagli anni ’70, causa l’ovvia preponderanza della “sinistra” in Italia, che in concreto significa il maggiore Partito Comunista dell’Occidente, sono state implementate delle “politiche sociali” che avevano come scopo di garantire i “diritti universali”. Per esempio, il “diritto allo studio”, il “diritto alla salute”, “diritto al lavoro”, eccetera.

        Ora, un conto è dire “te sei anziano, te sei senza reddito, io Stato intervengo a supplire e ti garantisco il necessario”.
        Un altro conto è dire “te sei operaio ma non è giusto che tu non possa andare a fare le cure termali a Sanpellegrino mentre il Padrone passa i weekend in barca a Portofino, io Stato intervengo ad integrare il tuo reddito e ti garantisco il superfluo”. Oppure un conto è “io Stato istituisco un fondo pensione e mi incarico di vigilare affinchè vengano accantonate delle somme che poi ti permettano di ricevere un vitalizio proporzionale alla somma accantonata”.
        Un altro conto è dire “non importa come o quanto tu abbia accantonato, io Stato ti garantisco a prescindere un vitalizio che corrisponde allo X% del tuo ultimo stipendio” (e qui scatta la furbata italica della promozione a dirigente un mese prima del pensionamento, inclusi i sindacalisti).
        Nel primo caso si tratta di tutelare la vita nei suoi bisogni primari, nel secondo caso si tratta di garantire il “diritto alla felicità”.

        Risultato, per 40 e passa anni lo Stato ha cercato di garantire tutto a tutti. Il livello di vita medio degli Italiani ha raggiunto il valore “Paese dei Balocchi”, gli anziani hanno ricevuto la pensione e le migliori cure mediche del mondo, tutti sono andati in vacanza, tutti si sono comprati la casa e il maxischermo e l’automobile, eccetera.

        Peccato che per garantire il Paese dei Balocchi lo Stato ha via via incrementato la pressione fiscale e, siccome non bastava mai a riempire il secchio bucato della Spesa, si è anche pesantemente indebitato. Il famoso “spread” altro non significa che gli investitori temono il fallimento dello Stato, quindi di non vedere più i soldi che gli prestano. Inoltre, essendo tutta la macchina destinata solo a spendere risorse per garantire la “felicità”, non ha mai avuto la benche minima pretesa di efficenza, tutto il contrario, spendere il più possibile, nel modo più grossolano possibile per fare felici più persone possibile.

        Adesso ci ritroviamo con tre quarti dell’Italia che vivono di assistenzialismo statale in un modo o nell’altro. Tutte le istituzioni (scuola, sanità, sistema pensionistico, ecc) sono al collasso, in quanto carrozzoni mal gestiti e concepiti solo per creare “posti di lavoro” purchessia. Siccome non ci si può rimangiare tutta la cacca sparsa a piene mani nei decenni precedenti, lo Stato invece di correggere i problemi strutturali e concettuali, preferisce aumentare l’imposizione fiscale per mantenere lo status quo e, mano a mano che declina l’economia e quindi la possibilità di tassare la ricchezza prodotta, l’unica opzione è tassare la ricchezza detenuta dalle famiglie sotto forma di casa e risparmi.

        Paradossalmente lo Stato premia chi spende e spande e si indebita e persegue chi risparmia e investe. E’ un meccanismo perverso per cui la “cicala” se la gode e la formica viene schiacciata.

        Poi pretendiamo che un investitore straniero venga a fare affari in Italia. Al massimo possono approfittare dei fallimenti delle aziende italiane, fare cassa e poi scappare col bottino il più velocemente possibile. E ogni volta il Sindacato organizza lo sciopero e la manifestazione con bandiere e campanacci e invoca l’intervento dello Stato a “garantire”. Ma garantire cosa?

        Commento di LorenzoC | 21 luglio 2014 | Rispondi

  2. Io tutta ‘sta crisi non la vedo mica!
    Sempre esagerati voi padani. :mrgreen:

    Commento di Rossss | 20 luglio 2014 | Rispondi

    • Epperforza che non la vedi mica!
      Noi del NORD manteniamo il resto d’Italia! 😡

      Commento di aquilanonvedente | 21 luglio 2014 | Rispondi

      • Errore, il Nord manteneva l’Italia.

        Faceva parte della strategia con cui lo Stato ha comprato la “fedeltà” degli italiani a partire dal Dopoguerra, stante il fatto che gli Italiani si sentono magari Pisani o Rossi ma non Italiani. La strategia prevedeva la tattica del “lasciar fare” al Nord e dell’assistenzialismo bieco al Sud, quindi al Nord è fiorita l’imprenditoria rampante basata sul sommerso e al Sud sono fioriti i posti pubblici, è stata “meridionalizzata” tutta la Amministrazione Pubblica.

        Il giochino ha funzionato fino a quando tra emerso e sommerso l’Italia ha prodotto comunque abbastanza ricchezza per dare da mangiare bene o male a tutti. Adesso siamo al punto che il “costo” dello Stato (composto da varie voci) è troppo elevato rispetto alla ricchezza prodotta, quindi la pressione fiscale è insostenibile e va ad aggiungere una spirale recessiva sopra una condizione al contorno di difficoltà che viene dalla necessità di riposizionare l’Italia dopo la fine della divisione del mondo in blocchi. Il Nord non riesce più a mantenere l’Italia.

        Al momento lo Stato sta procedendo a requisire i risparmi generazionali. Una volta esaurita questa scorta succederà l’apocalisse, il problema è proprio questo e cioè che pur vedendo il burrone davanti a noi continuiamo ad correre in quella direzione perché chi sta bene o benino non vuole mollare nulla, non importa come.

        Del resto, tutti gli Italiani hanno sempre saputo che prima o poi saremmo arrivati a questo punto, solo ognuno sperava di mollare la patata bollente in mano a qualcun altro.

        Commento di LorenzoC | 21 luglio 2014 | Rispondi

      • Ancora cò ‘sta leggenda metropolitana. 🙂

        Commento di Rossss | 21 luglio 2014 | Rispondi

        • Oh ….. @Rossss …. alias …. ehm …. @Mammanonbasta … qui ?!? 😯
          Beh … ma allora, ce sorge spontanea ‘sta canzone :

          Tuornaaaaaaaaaaaaaaaaaaa …..
          er blog aspetta a teeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee
          tuornaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa …
          che smania e te vedeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee
          tuorna,
          tuornaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa …..
          @Rosannaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
          a noi ce basti sempreeeee,
          pe’ noi Tu sei la mannaaaaa ! :mrgreen:

          Commento di cavaliereerrante | 21 luglio 2014 | Rispondi

        • Rossssssssssssssss!!!!!!!!!!!!!!!!!!
          Tutti qua aspettamm a ttè!
          Ci manca il tuo sorriso.
          Ci mancano le tue parole.
          Ci mancano le tue form… ehm… 😳

          Commento di aquilanonvedente | 22 luglio 2014 | Rispondi

  3. Un puttaniere pedofilo, nonchè delinquente evasore fiscale ( con sentenza passata “definitivamente” in giudicato, dopo che, esauritisi i gradi 1° e 2°, gli era stata confermata la sentenza di condanna nel 3° grado ), nonchè “pessimo” capo di governicchio per gli italiani … e di governone per sè e per i suoi accoliti ??? 😯
    @Aquila @Aquila …. ehm !!!
    E’ stato prosciolto ( e le motivazioni dei giudici d’ appello si sapranno entro 90 giorni ) in 2° grado …. non definitivamente, giacchè il processo di 3° grado deve ancora svolgersi … e Tu ?!?
    Già ti dai alla pazza gioia …. ehm …. di un ironia un tantuccio frettolosa, stavolta !!!
    Stavolta, monamì … nun ha da passà ‘a nuttata …. ma devono passare i tempi che regolano i processi in Italia, secondo il disposto della Carta Costituzionale ! :mrgreen:
    O no ??? 😯

    Commento di cavaliereerrante | 20 luglio 2014 | Rispondi

    • Finirà questo accanimento giudiziario anti-berlusca. Tornerà la libertà, la pace e la prosperità!
      (E tutti i comunisti finiranno all’inferno!) :mrgreen:

      Commento di aquilanonvedente | 21 luglio 2014 | Rispondi

      • I comunisti chiamano l’inferno “il paradiso dei lavoratori”.
        E’ un posto di casermoni grigi col filo spinato tutto intorno dove mangi solo se e quando hai abbastanza punti sulla tessera e fai la fila davanti allo spaccio. Un posto dove per andare a trovare tuo cugino che abita in un altro agglomerato di casermoni col filo spinato devi chiedere il permesso alle autorità. E se ti danno il permesso ci vai col barroccio tirato dall’asino.

        Riguardo al resto, mi fa piaciere sapere che l’unico che va con le donne fuori dal sacramento del matrimonio è il signor B.
        Ma a questo punto sono perplesso, tutte quelle signore e signorine che vedo lungo i viali sono forse addette al traffico? E chi sono quelle personcine nei privè delle discoteche? E quelle altre personcine ai rave party? Mah.

        Commento di LorenzoC | 21 luglio 2014 | Rispondi

  4. Allora, mettiamo qualche puntino sulle “u”, tanto per fare un po’ di chiarezza.
    E’ secondo me una balla, ma stratosfericamente colossale, che l’Italia non possa sopportare i costi dello Stato sociale.
    L’Italia non può sopportare gli sprechi dello Stato sociale, cioè non può sopportare tutte le pensioni di invalidità elargite a piene mani per motivi “sociali” dall’ex DC nei propri feudi elettorali.
    Non può sopportare tutti gli incentivi elargiti dalla ex DC agli agricoltori del nord.
    Non può sopportare tutti i dipendenti pubblici assunti a piene mani nei ministeri dalla ex DC.
    Non può sopportare le autostrade nel deserto costruite dalla ex DC.
    A questo gioco di sfascio a un certo punto si è unito il PSI, unendo allo spreco delle risorse pubbliche un sistema di corruzione diffuso.
    Ha partecipato anche la cosiddetta sinistra a questo banchetto?
    In parte sì, nel senso se mi siedo a tavola con altri commensali a mangiare un pollo e mi prendo un’ala, poi alla fine non è che si possa dire “ma quanto abbiamo mangiato!
    Un po’ diverso è il discorso per i sindacati, nel senso che hanno maggiori responsabilità per avere troppo spesso difeso non i diritti di chi lavora, ma i privilegi di chi non lavora.
    Ora è vero che ci stiamo mangiando i risparmi delle generazioni precedenti.
    Occorrerebbe un’azione non traumatica ma coerente di riduzione stabile, anche se limitata, del debito pubblico; un’azione di rilancio di alcuni settori strategici dell’industria e dell’agricoltura; un’azione decisa di riduzione degli sprechi della pubblica amministrazione, di lotta all’evasione fiscale (e qui potremmo starcene a discutere per anni) e di riduzione della pressione fiscale per chi le tasse le paga, ovviamente.
    Stante la mentalità italiota, personalmente non vedo molte speranze di salvezza, tant’è vero che spero che mia figlia acquisisca la consapevolezza (e le competenze) per andarsene all’estero.
    P.S.: un’ultima annotazione. Troppi si lamentano del passato, senza prima chiarire chi hanno votato in passato.

    Commento di aquilanonvedente | 21 luglio 2014 | Rispondi

    • Nota bene, “italiota” era la parola greca per dire “terrone”, cioè era il termine con cui i Greci della Grecia chiamavano i “coloniali”, i Greci delle colonie del Sud Italia. E’ divertente l’uso che se ne fa nella vulgata attuale.

      Detto questo,. la frase “l’Italia non può sopportare i costi dello Stato Sociale” non ha alcun senso. Infatti i “costi” non sono sopportati da una signora che si chiama Italia, sono sopportati da me, da te, da Mario, da Silvia. Dov’è il problema? L’ho scritto sopra: un conto è dire “ci sono X invalidi in Italia, ognuno si tassa secondo le proprie possibilità per garantire le necessità degli invalidi”. Un altro conto è dire “lo Stato deve garantire (qualsiasi cosa) a tutti, non imposta quanto costi e se sia possibile o meno reperire le risorse necessarie”. Il risultato del secondo approccio è che la ricchezza prodotta da un quinto degli Italiani deve sostenere (qualsiasi cosa) per tutti. La ricchezza prodotta è una quantità finita, anzi, ultimanente tende a diminuire, mentre il (qualsiasi cosa) cresce all’infinito. Per chi ha una certa età basta paragonare come vivevano gli Italiani negli anni ’60 con i decenni successivi. Cosi come è evidente che a partire dagli anni ’70 si è via via costituita la guerra tra gli ultra-garantiti e gli ipo-garantiti. Per esempio, non vedo come si possa definire “Stato Sociale” il fatto che per decenni gli Italiani sindacalizzati sono andati in pensione con vitalizi del tutto indipendenti dalle somme accantonate e contemporaneamente che mio nipote non sa ancora parlare ma deve già restituire 35K euro, oppure che il mio amico disoccupato debba pagare le imposte sul consumo, sul possesso, eccetera, pur avendo reddito zero mentre un altro mio amico, che rientra in determinate condizioni, riceve un sussidio statale subordinato ad un accordo arbitrario sottoscritto da organizzazioni private (i sindacati) e poi non mi addentro nella questione del Centro-Sud perché è tanto ovvio quanto inutile. A parte che la DC è confluita nel PD, chi rappresenta i milioni di meridionali che campano di assistenzialismo? Che bandiere sventolano quando fanno il solito teatrino in piazza?

      Non è “Stato Sociale”, sono tante furbate, grandi e piccole.

      Commento di LorenzoC | 22 luglio 2014 | Rispondi

  5. Nelle tortuose, e risapute, riflessioni di @Lorenzo …. c’ è indubitabilmente del vero !
    Pur tuttavia, io NON condivido un acca …. sia delle sue conclusioni, sia del suo ben visibile “anticomunismo”, e questo a prescindere dal fatto che il PCI sia o meno immune da colpe !
    A bientot …. @Aquila : peccato che, dopo la bella icona seneggiante del precedente tuo post, Tu abbia rispolverato la pur bellssima @Mafalda !
    🙂

    Commento di cavaliereerrante | 21 luglio 2014 | Rispondi

    • Non ne faccio mistero, il “comunismo” per me non dovrebbe esistere. Non mi definirei anti-comunista, come non mi definirei anti-qualsiasi altra cosa. Il comunismo è un fenomeno che esiste come esistono le zanzare o l’ingrossamento della prostata.

      Secondo me essere “comunisti” da ragazzi fa parte della pirlaggine dell’età, entro certi limiti è “normale” cosi come è folkloristico nei rituali tipo “skuola okkupata”.

      Essere “comunisti” da adulti invece significa o essere rimasti all’infanzia, essere scemi oppure essere furbetti e puntare a costruire una carriera manipolando gli infanti e gli scemi. Per il semplice fatto che la teoria a partire da nonno Marx non solo risale ad un’epoca remota ma è anche tecnicamente sbagliata e perché è abbastanza evidente che dietro il “comunismo”, per inciso volutamente spacciato come qualcosa di “scientifico” ben sapendo che in realtà si tratta di metafisica, ci sono delle ragioni e dei bisogni psicologici, non differenti da quelli che alimentano altre fedi.

      La cosa divertente è proprio questa, che il sedicenti “comunisti” si propongono come “scienziati” quando al massimo sono “detentori della vera fede”. Contro ogni evidenza, empirica e sperimentale.

      Riguardo il discorso dello “stato sociale”; la cosa assurda è che esiste più o meno ovunque ma questo non significa automaticamente ne la istituzionalizzazione del “bisogno” (cioè deve sempre esistere una classe di diseredati a costo di crearne una apposta) ne l’idea del Pubblico come fabbrica di finti “posti di lavoro” (scava il buco, riempi il buco) ne sopratutto il fallimento dello Stato (vedi alla voce “patrimoniale”). Le tre cose di cui sopra sono invece connaturate nella “sinistra”, che ha fallito e fallisce ovunque riesca a determinare non tanto le decisioni quanto il “senso comune” (non vi devo insegnare io le ideone di Gramsci). In un paese cone l’Italia, dove la “sinsitra” da sempre è monopolio del Partito Comunista, pochi si mettono a ridere quando la signora Camusso invoca lo Stato come “creatore di posti di lavoro”, semplicemente perché dopo decenni di lavaggio del cervello, alla gente sembra normale che uno Stato ad un passo dal “default” possa rimediare tramite la requisizione dei risparmi delle famiglie e contemporaneamente ancora elargire vitalizi con la finzione di “lavoro”. O un Landini che sostiente che lo Stato dovrebbe finanziare la FIAT perché produca auto elettriche.

      E veniamo alla risposta (metafisica) automatica alla semplice affermazione “qualsiasi regime comunista ha creato povertà e nello stesso tempo si è configurato come una aristocrazia del Partito” – “quello non era vero comunismo”, che è uguale al più antico “non hai avuto abbastanza fede”. Che implica “non importa cosa è successo cento anni fa, un anno fa, un minuto fa, se non abbiamo ancora raggiunto il Paradiso del Lavoratore è perché essendo peccatori non ne siamo stati degni”. Oppure “il nostro è un fallimento apparente, in realtà noi abbiamo fatto tutto giusto, poi è intervenuto complotto satanico del Nemico di Classe”. Soluzione: insistere con maggiore convinzione.

      Commento di LorenzoC | 22 luglio 2014 | Rispondi

  6. Il cosiddetto “Stato sociale” è quella cosa per cui se la mia azienda chiude, posso contare su una serie di servizi e/o aiuti economici per superare il momento di difficoltà (formazione, reinserimento lavorativo, indennità di disoccupazione, ecc.).
    E’ quella cosa per cui posso contare su un sistema di istruzione che non discrimini tra ricchi e poveri, ma dia opportunità anche a chi, privo di mezzi, ha i requisiti per andare avanti.
    E’ quella cosa per cui se mi ammalo o divento invalido non mi sbattono in una discarica, ma mi danno la possibilità di curarmi oppure di vivere dignitosamente.
    Lo Stato sociale può essere organizzato bene oppure male. Può arrivare dappertutto oppure si può fermare prima, dipende da tanti fattori: dalla ricchezza del Paese e dalla decisione delle sua gente di coprire o meno i diversi bisogni.
    Da noi lo Stato sociale è stato gestito, in molti casi, pessimamente.
    Da chi?
    Dai comunisti?
    Beh, sinceramente non mi sono mai accorto che i comunisti abbiano governato l’Italia (ma forse mi sono perso qualcosa).
    Dai sindacati?
    I sindacati di responsabilità ne hanno a iosa, ma che abbiano governato, è un’altra circostanza che mi è sfuggita.
    Come mai è così difficile pronunciare il fatidico verdetto: la responsabilità maggiore è di chi ha governato l’Italia dal dopoguerra fino agli inizi degli anni novanta, cioè la DC e i suoi partiti satelliti?
    Da chi ha continuato a dire “la nave va“, mentre stava andando a catafascio?
    E’ difficile perché molte, troppe persone hanno la cosiddetta “coda di paglia”, cioè quel sistema lo hanno sostenuto con il loro voto e se ne sono anche avvantaggiati.
    Quando è crollato, sono passate non al PD, bensì a seguire un innocente imprenditore brianzolo, oppure una massa di sfegatati leghisti. In sostanza, hanno proseguito sulla stessa strada.
    Lorenzo C scrive: “Per chi ha una certa età basta paragonare come vivevano gli Italiani negli anni ’60 con i decenni successivi”.
    Io, che negli anni sessanta ero un fanciullino (!), me lo ricordo come vivevano gli italiani. Mi ricordo bene mio zio muratore che portava su e giù dalle scale dei palazzi in costruzione quintali di materiali e che si è ritrovato ad andare in pensione a sessant’anni con la schiena a pezzi. Mi ricordo bene mio zio contadino che in primavera aveva già la pelle cotta dal sole, senza essere andato neanche un giorno al mare (che forse avrà visto quando è andato in gita con i pensionati). Mi ricordo bene mio zio bergamino che ha dormito per una notte intera solo dopo che è andato in pensione.
    Orbene, questa orda barbarica di comunisti, questi pezzenti reietti che non hanno calcolato con precisione il loro “montante contributivo” (forse perché avevano frequentato a malapena la scuola elementare), negli anni settanta ha applaudito un politico comunista di origini sarde che a un certo punto si è messo in testa di parlare di “austerità“.
    Apriti cielo!
    Austerità?
    In Italia?
    Con un’inflazione a due cifre ma proiettati verso un futuro radioso (e indebitato)?
    Austerità = austerity, scrivevano i giornali, cioè tutti in giro a piedi perché è finita la benzina, e poi finirà il gasolio e rimarremo al freddo. Ecco l’austerità: la povertà, la miseria.
    Giammai!
    E poi bisognava combattere il comunismo, quella era la cosa importante.
    E così siamo entrati negli anni ottanta, con la nave che “andava” (alla deriva), ma felici e contenti di avere evitato la pericolosa deriva comunista.
    E poi siamo entrati nel ventennio berlusconiano, inframmezzato dal centro-sinistra che si è dato martellate sui coglioni a tutto andare.
    E io pago…

    Commento di aquilanonvedente | 22 luglio 2014 | Rispondi

    • Vado a confutare punto per punto.

      1.
      “Il cosiddetto “Stato sociale” è quella cosa per cui se la mia azienda chiude, posso contare su una serie di servizi e/o aiuti economici per superare il momento di difficoltà (formazione, reinserimento lavorativo, indennità di disoccupazione, ecc.).”

      Assolutamente falso. O meglio, in Italia non è mai esistita una cosa del genere. Lo Stato non provvede nessun sussidio di disoccupazione e nessun servizio di (ri)collocamento. Quello che invece esiste, sempre in funzione del ruolo del PCI che vedremo in seguito, è un sistema di leggi e regolamenti per cui lo Stato delega a certe associazioni di privati la definizione del tutto arbitraria di accordi tripartiti (azienda, sindacato, Stato) che di volta in volta, di caso in caso, possono provvedere il “lavoratore” (figura mitologica come il grifone) di determinate “tutele”. Il sistema è tale per cui esiste un X% di “lavoratori” iper-garantiti, un Y% di lavoratori garantiti cosi-cosi e una grande massa di gente che non ha alcuna garanzia. Il bello è che, grazie al lavaggio del cervello, il “lavoratore” ha la vaga idea che esista lo “stato sociale” quando invece esistono delle mafie, delle mafiette e delle mafiettine che si spartiscono soldi e potere.

      2.
      “’E’ quella cosa per cui posso contare su un sistema di istruzione che non discrimini tra ricchi e poveri, ma dia opportunità anche a chi, privo di mezzi, ha i requisiti per andare avanti.”

      Assolutamente falso per diverse ragioni. Primo, la scuola italiana serve solo a creare “posti di lavoro” e come mezzo per spendere soldi pubblici. Degli studenti non importa a nessuno perché sono solo la scusa per il “lavoro” e la “spesa”. Secondo, l’assunzione nel pubblico impiego è stata da sempre usata come una sorta di “ammortizzatore sociale”, senza alcuna pretesa di risultato, merito e/o efficienza. In questa logica i voti, i punteggi, i titoli di studio e i concorsi che si svolgono nel Cetro-Sud sono appositamente artefatti per “meridionalizzare” la Pubblica Amministrazione. Terzo, “andare avanti” è possibile solo se esistono opportunità di impiego. Il “sistema di istruzione” non serve a creare “lavoratori della cultura” che vengono poi assunti dallo Stato per leggere la gazza o giocare a solitario, serve a creare le basi della competitività economica dell’Italia. E la “sinistra” non ci capisce una fava, tanto si risolve tutto nella “Lotta di Classe”.

      3.
      “E’ quella cosa per cui se mi ammalo o divento invalido non mi sbattono in una discarica, ma mi danno la possibilità di curarmi oppure di vivere dignitosamente.”

      Scusa se rido, la musica di violino e la piccola fiammiferaia zoppa. Ancora, non solo in Italia esistono milioni di falsi invalidi ma esistono generazioni di pensionati di 40 anni ai quali lo Stato ha garantito un vitalizio col metodo retributivo e gli ha poi garantito vita natural durante ogni tipo di assistenza sanitaria (dall’esame del sangue al trapianto di cuore) e in molti casi anche gli svaghi. Il conto di tutto questo è stato mandato ai posteri oppure, dato che si tratta di “giustizia sociale”, si è proposta la requisizione dei conti correnti.

      4.
      “Beh, sinceramente non mi sono mai accorto che i comunisti abbiano governato l’Italia (ma forse mi sono perso qualcosa).”

      Non ti sei perso niente, semplicemente sei un drone. Esegui meccanicamente il programma che ti hanno messo in testa. Veniamo al dunque del PCI.
      Alla fine della Guerra l’Italia era divisa sostanzialmente in tre parti, al Sud gli Alleati avevano dato in gestione il territorio occupato alle mafie, con cui era facile stringere accordi date le filiali americane delle stesse. Al Centro c’era l’organizzazione della Chiesa, al Nord le milizie comuniste altrimenti note come “partigiani”. A queste milizie di stretta ortodossia sovietica era stato promesso che, scacciati i Tedeschi, il Partito Comunista avrebbe preso il potere. Gli accordi di Yalta e il conseguente ordine di Stalin di disarmare e di lasciare il campo agli Americani si configurarono come una specie di “rivoluzione tradita” che da li in poi innescò la schizofrenia del Comunismo in Italia, composto da due identità in apparente conflitto, l’anima ortodossa e rivoluzionaria che voleva strappare i mezzi di produzione dalle mani della borghesia, abbattendone le istituzioni e l’anima statalista che si faceva garante delle istituzioni repubblicane. La prima prendeva ordini da Mosca e soldi dal KGB, si organizzava in movimenti extra-parlamentari e “rivoluzionari” che si vedevano come proseguimento della “resistenza”, la seconda sedeva in Parlamento e legiferava. Nello stesso momento, fedeli alle dottrine gramsciane, i Comunisti hanno fatto ogni sforzo per colonizzare i luoghi dove si definisce il “pubblico sentire”, quindi la Scuola e l’Informazione, di poi tutti i gangli della vita pubblica, per esempio la Magistratura.

      Riassumo per le menti semplici: il Partito Comunista ha FATTO l’Italia e gli Italiani. Ovviamente non da solo. Il guaio è proprio questo e cioè che ai difetti pratici e teorici del Comunismo si sono aggiunti anche tutti i vizi atavici degli Italiani in quanto tali. Se molte cose dell’Italia ricordano un Paese del Socialismo Reale, allo stesso tempo nessuno di quei paesi ha mai avuto quattro mafie che controllano militarmente un terzo del territorio, oppure ha mai avuto la tradizione del “familismo amorale”.

      Commento di LorenzoC | 23 luglio 2014 | Rispondi

      • Questa discussione è interessante, perché dimostra che vi è stata e vi è tuttora in Italia una generazione che ha avuto quale obiettivo quello di distruggere il comunismo nostrano e che ha parametrato su questo obiettivo tutta la visione della storia del nostro Paese.
        Dopo i contrasti ideologici del dopoguerra, dopo gli anni settanta e soprattutto dopo il 1989, questa generazione si è improvvisamente vista sparire il nemico storico, e quindi ora che fa? Spara nel mucchio. Bombarda a grappolo. Rade al suolo tutto quello che incontra.
        Quindi “lo Stato sociale non esiste”, “la scuola serve solo a creare posti di lavoro”, “l’assistenza è stata garantita a chi non ne aveva diritto” e, dulcis in fundo, “i comunisti hanno governato, occupando scuola, magistratura” ecc.
        Ho un mio conoscente che fa proprio questi discorsi.
        Peccato che abbia sempre votato DC, che al lavoro sia stato iscritto alla CISL e che dopo la pensione sia diventato ancora più incazzato, perché pensando di fare un affare ha perso diverse decine di migliaia di euro del TFR in borsa, credendosi diventato un “uomo d’affari”.
        E ora è incazzato con tutti, mentre dovrebbe esserlo solo con sé stesso.
        Ci sarebbe da ridere, se non venisse da piangere.
        In genere, a chi mi fa questi discorsi (pochi, in realtà), sono solito chiedere: “ma tu, finora, per chi hai votato?
        E allora, a seconda dell’età, si scopre che questi sono ex DC, ex socialisti, ex qualcosa che gravitava lì intorno (non ex missini, quelli erano più seri), che poi sono diventati in parte leghisti, per altra parte hanno fatto direttamente il salto della quaglia, passando al berlusca.
        Ecco, in questi casi in genere tronco la discussione, perché non posso abbassare troppo il suo (e il mio) livello.
        Ognuno rimane con le proprie certezze, anche se ha visto un film di fantascienza e lo ha confuso con la realtà…

        Commento di aquilanonvedente | 23 luglio 2014 | Rispondi

  7. Ehm …. ABBASSO il comunismo …. EVVIVA @LORENZO !!! 😀

    Commento di cavaliereerrante | 22 luglio 2014 | Rispondi

    • Se si trattasse di Comunisrmo, sarebbe tutto facilissimo, basterebbe proiettare il video con le facce dei Tedeschi dell’Est mentre passano la frontiera.

      Il problema è che dopo decenni di lavaggio del cervello si tratta di concetti contemporaneamente più “sottili” e più ingranati nella vita quotidiana. Per esempio se uno parla con un anziano si sente dire “ho lavorato una vita mi spetta la pensione”. Io gli chiederei: “perché, da qualche parte hai accantonato una somma che ti permette di ricevere un vitalizio?” Invece nessuno lo chiede perché ormai è passata l’idea che la pensione sia un “diritto” e in quanto concetto metafisico prescinde da qualsiasi considerazione razionale.

      Infatti tutti sanno o dovrebbero sapere che le pensioni sono una “regalia” che lo Stato concede in maniera del tutto arbitraria, sia nelle modalità che nell’ammontare, dato che non esiste nessuna somma accantonata, anzi, l’INPS ha un bel buco di bilancio (era vicino al pareggio prima dell’accorpamento del Pubblico Impiego). Nota che il concetto stesso dell’accantonamento non è mai esistito nel sistema pensionistico italiano. Si è sempre puntato a spendere immediatamente i “contributi”, pensando che le generazioni successive avrebbero poi pagato le pensioni con le loro trattenute. E da li a spargere vitalizi a pioggia era tutta discesa. Da cui ovvia guerra generazionale tra i vecchi garantiti e i giovani che vedono via via mancare le risorse per se stessi e guerra tra le categorie di lavoratori più garantite e quelle senza alcuna tutela, vedi alla voce “lavoro atipico”.

      Commento di LorenzoC | 23 luglio 2014 | Rispondi

  8. @Lorenzo …. perdonami la reiterazione, se reitero : ABBASSO IL COMUNISMO …. EVVIVA @Lorenzo ! 😀
    Pur tuttavia, ti è stata posta qui una precisa e reiterata domanda : “Ma Tu, anticomunista a torto o a ragione, in tutti codesti anni … per chi e per quale partito hai votato” ???
    Ahimè … leggendo il tuo ultimo commento, m’ accorgo che, come scrisse il saggio @Bob, THE ANSWER IT’S BLOWING THE WIND ! 😯
    Poco male, tuttavia !
    Io, logoro @Cavaliereerrante che vivo nel vento …. lo so benissimo per chi hai votato ! :mrgreen:

    Commento di cavaliereerrante | 23 luglio 2014 | Rispondi


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