Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Sconfiggere insieme la paura

Chi ha potuto leggere le cartelle cliniche di malati terminali, parla di strazianti diari degli ultimi giorni, delle ultime  ore di vita di padri, madri, figli.

Dei loro dolori, delle loro angosce, delle loro speranze.

Comunque vada, sia che ci si salvi sia che sia arrivata la propria ora, l’importante è avere vicino qualcuno con cui sconfiggere insieme la paura.

Anima nel vento

29 giugno 2014 Posted by | Storie ordinarie | | 6 commenti

La sfiga…

allabbiataGentile Cliente,

siamo spiacenti di doverLe comunicare che è stato rilevato un difetto di produzione su un limitato numero di eReader PocketBook Touch Lux 2.

Il difetto riguarda l’assemblaggio della batteria e potrebbe portare al rigonfiamento della stessa o, in casi estremi, ad un potenziale rischio di incendio.

E’ molto importante NON UTILIZZARE IL DISPOSITIVO per nessun motivo.

Se lo ha regalato a qualcuno la preghiamo di AVVISARLO e di metterci in contatto con lui.

Successivamente la ricontatteremo per organizzare il ritiro e la sostituzione del prodotto.

Non ho parole.

Ho deciso di aprire la partita IVA e di mettermi in affari come menagramo.

(Rilascio regolare ricevuta, perché se lo facessi in nero, dopo la prima prestazione avrei in casa un intero comando di Guardia di Finanza).

Consoliamoci…

26 giugno 2014 Posted by | Diavolerie tecnologiche | | 12 commenti

Eh sì, ho ceduto!

Mi spiace per tutti i cultori della carta, dello sfrigolio del voltare pagina, delle orecchie,

degli impilamenti sugli scaffali, sulle mensole, sui davanzali.

Ho ceduto, ignominiosamente. Senza ritegno alcuno.

E devo dire che mi trovo pure bene!

WP_20140530_003 (leggo IBS)

In realtà la carta non l’ho abbandonata completamente,

però con questo mi sento ormai decisamente nel quarto millennio!

Ufo robot…

22 giugno 2014 Posted by | Libri | | 34 commenti

Ha da passa’ ‘a nuttata…

caritàIl cellulare squilla mentre sto tornando a casa, in questa domenica mattina che, al posto dei previsti temporali, avvolge questo lembo di padania con il solito caldo umido e pesante: “Dove sei?”

“Sto tornando a casa.”

“Dovresti comprare il pane. Fermati al supermercato vicino a casa, così compri anche il prosciutto crudo, che è buono e costa meno che dalle altre parti.”

“Ok.”

Il supermercato vicino a casa è un discount. Un tempo frequentato quasi esclusivamente da extracomunitari e dai poveri dei vicini quartieri popolari, oggi vede una clientela alquanto variegata, compreso il sottoscritto e il suo nucleo familiare, che si sono financo tesserati.

Entro, mi dirigo verso il reparto del pane e scelgo una confezione di panini morbidi, vado dai salumi e arraffo tre confezioni di prosciutto crudo (che è buono e costa meno). Poi mi fermo un attimo: e se comprassi anche un melone, per accompagnare degnamente il prosciutto? Mi dirigo nel reparto frutta e comincio a tastare i meloni, come se fossi un esperto in materia, mentre invece vado completamente a caso: “questo mi sembra buono!” sussurro tra me e me, lo infilo nel sacchetto e mi avvio verso le casse.

Mi immetto nella fila più corta tra le due. La mia cassa sta smaltendo la spesa di un omone grande e grosso che ha svuotato un carrello intero sul nastro e ora fatica a rimettere tutta la spesa nelle borse. Non l’ho mai visto prima, deve essere uno di passaggio, e si vede che non è pratico di questi posti, infatti la sua spesa si è accumulata tutta sul banco, al di là della cassa. Davanti a me sta una signora anziana. La fila parallela alla mia è più lunga, ma anche più veloce.

Finalmente la cassiera riesce a smaltire la spesa dell’omone: “ Sono centoventidue euro e cinquanta.”

L’omone, arrancando e sbuffando, sospende le operazioni di sistemazione della spesa ed estrae un portafoglio bello gonfio, dal quale sfila due pezzi da cento. La cassiera li infila svelta nel rilevatore di banconote false, che dà il suo benevolo assenso al prosieguo del pagamento, e inizia a contare il resto.

In quel momento una voce amica mi giunge da dietro: “Ehilà! Stai folleggiando con gli ottanta euro del tuo amico Renzi?”

E’ Roberto.

“Tutta invidia perché il tuo amico Silvio il 40,8% dei voti se li è sempre sognati!” rispondo.

Proseguiamo a punzecchiarci a vicenda, mentre osservo distrattamente la spesa della signora anziana davanti a me: pane, latte, uova, burro, patate, qualche scatoletta, niente prosciutto crudo (anche se è buono e costa meno), ma una confezione di mortadella, di quelle in offerta speciale. Tutti generi di prima necessità.

La conosco di vista quella signora: abita nelle case popolari accanto a me; mia madre la conosceva bene.

"Carità romana" - olio su tela di Alessandro Varotari, detto il Padovanino (1588-1648)

“Carità romana” – olio su tela di Alessandro Varotari, detto il Padovanino (1588-1648)

Fa parte di quella varia umanità che popola quei brutti casermoni dove delle brutte amministrazioni comunali hanno relegato i poveri del paese. Un tempo in gran parte anziani e famiglie piene di figli, disabili, qualcuno un po’ strano; molti di loro soppiantati nel tempo da tanti stranieri. Ricordo quella mattina che ci siamo svegliati al suono di picconi, martelli e trapani: quattro o cinque volontari dei palazzi della nostra via (i palazzi dei ricchi) stavano installando una recinzione, una specie di muro di Berlino per separare il nostro territorio da quello dei poveri, che per recarsi in paese l’avevano preso per una sorta di scorciatoia. Chissà da quali tremendi attentati ci ha salvati quella recinzione…

La cassiera ha ormai finito di passare la spesa della signora e l’omone, arrancando e sbuffando, è sempre alle prese con la sistemazione delle sue provviste.

“Sedici euro e venticinque.”

La signora apre il borsellino, fruga un po’ nella borsa, fruga ancora più in profondità e poi rivolge qualche parola a bassa voce alla cassiera.

“Cosa devo stornare?” risponde quella.

E’ in momenti come questi che occorre decisione, prontezza, tempismo, efficienza, presenza di spirito (tutte cose che non si imparano nelle scuole di management, ma nella scuola della vita).

Mi chino e mi rialzo subito: “Signora, le sono caduti questi.”

La signora mi guarda stupita. Sta per aprire bocca, ma la precedo con tono fermo: “Ho visto che quando ha aperto il borsellino le sono caduti questi venti euro” e deposito la banconota accanto alla cassa.

La cassiera mi osserva, quando vedo sbucare alle mie spalle un braccio. Mi volto e vedo che è di quel berlusconiano di Roberto: “E questi sono finiti qui sotto” aggiunge, facendo scivolare un’altra banconota da venti euro accanto alla mia.

Ora la cassiera sorride, osservando i lucciconi della signora.

Nel medesimo istante l’omone, arrancando e sbuffando, si avvicina a noi, infila deciso una mano nella busta della spesa della signora ed estrae un’altra banconota da venti euro: “E questa dove la mettiamo? Ho visto che era scivolata dentro la busta. Lei ha un buco nel borsellino, signora mia!”

“Allora non storno più?” chiede in tono superfluo la cassiera.

“Ma de che!” risponde l’omone in marcato dialetto romanesco, e arrancando e sbuffando torna a sistemare il suo carrello.

La signora prende il resto, raccoglie le banconote che aveva perso, ma nessuno di noi tre la guarda: Roberto si è voltato dall’altra parte, l’omone è tornato a faticare accanto al suo carrello e io… io guardo la cassiera. Sentiamo soltanto un grazie biascicato a mezza voce, mentre si allontana.

“Certo che voi tre siete proprio una bella squadra! – dice la cassiera – Altroché la nazionale!”

Roberto mi aspetta vicino all’uscita. Passo davanti all’omone che ormai, arrancando e sbuffando, ha finito di mettere a posto la sua spesa.

Lo osservo senza proferire parola.

Lui alza lo sguardo su di me, poi su Roberto, poi stringe l’impugnatura del carrello e, arrancando e sbuffando, inizia a spingerlo verso l’uscita, sussurrando: “Ha da passa’ ‘a nuttata…

 Musica!

15 giugno 2014 Posted by | Storie ordinarie | | 15 commenti

Gli sdraiati

gli sdraiatiHo letto pochi libri insulsi come questo.

Come se bastasse un autore di grido, un editore importante, una sequenza di metafore dal ritmo sincopato per fare un libro.

Essere passati da “Memorie di Adriano” (del quale parlerò in un altro post) a questo è come passare da un piatto di lasagne accompagnato da un fresco gutturnio frizzante a un tozzo di pane ammuffito accompagnato da un bicchiere d’acqua del rubinetto (piena di calcare). D’accordo che il primo è un capolavoro, ma tra il capolavoro e la ciofeca ci sono anche dei passaggi intermedi, no?

Ma quand’è che i nostri figli (o per lo meno quello dell’autore) si sono trasformati in “sdraiati”?

La risposta potrebbe essere semplice: quando si sono sdraiati i genitori (o per lo meno il genitore del libro).

Quando i genitori hanno abbandonato il loro ruolo educativo. Quando lo ha abbandonato la scuola. Quando i figli sono diventati consumatori.

Insomma, ci sono tante risposte possibili, che possono balzare fuori anche da un raccontino ironico, ma che qui non fanno capolino per niente.

E poi non ho capito che c’entra la storia della guerra tra vecchi e anziani che si prende alcune pagine del libro: forse bisognava arrivare alle 100 pagine per giustificare i 12 euro del prezzo di copertina?

Sono comunque 12 euro buttati.

Sconsigliato, vivamente sconsigliato.

Musica, và…

 

7 giugno 2014 Posted by | Libri | | 29 commenti