Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Parole sante…

papa1Bisogna sapersi perdonare. Tutti abbiamo difetti e a volte facciamo cose che non sono buone. Occorre avere il coraggio di chiedere scusa. E’ necessario usare tre parole: permesso, grazie e scusa. Ogni giorno in famiglia non si deve mai finire la giornata senza fare la pace.

Pare che queste parole le abbia pronunciate Papa Bergoglio, ma chiunque altro l’avesse fatto, avrebbe detto parole sante.

Nessuno, soprattutto in famiglia, dovrebbe coricarsi senza avere ristabilito la serenità con le persone che gli stanno accanto, anche dopo giornate dure e faticose.

Permesso, grazie e scusa sono i grimaldelli che aprono anche porte che possono apparire sbarrate.

Ricordiamocelo sempre.

P.S.: oggi mi frulla in testa questa canzone, di un bravo  artista che dovrebbe sentirsi di più, al posto degli urlatori da strapazzo che inondano la radio e la tv.

29 marzo 2014 Posted by | Musica, Sani principi, Storie ordinarie | , | 19 commenti

Papà…

… oggi sono stato testimone di una delle più squallide, mostruose, oscene, insopportabili e devastanti selezioni del personale alle quali io abbia assistito nella mia quasi trentennale vita lavorativa.

Una cacca di cane sul marciapiede aveva più dignità dei miei capi e dei miei colleghi.

Ho pensato a quante persone (ma quante quante) non fanno nemmeno tanta fatica per rovinare il futuro dei nostri figli (il futuro dei loro figli è già rovinato, con dei genitori così).

Sarà che oggi è la festa del papà, ma mi sei venuto in mente tu e per un attimo mi sono chiesto se fossi mai stato alla tua altezza.

Le persone con la schiena dritta si contano ormai sulle dita di una mano.

19 marzo 2014 Posted by | Vita lavorativa | | 16 commenti

Quattro passi fra le nuvole

quattro passi fra le nuvole (1)Immaginate di trovarvi nei panni di un agente di commercio (di caramelle e cioccolatini) nell’Italia degli anni trenta.

Immaginate che, durante un viaggio di lavoro particolarmente turbolento, tra smarrimenti di biglietti ferroviari, perdita di coincidenze, viaggi in corriera travagliati, incontrate una ragazza, Maria, dall’aria triste e dallo sguardo pensieroso.

Immaginate che questa ragazza vi racconti che sta tornando dalla sua famiglia dopo anni che manca da casa e che ci sta tornando con un sorpresa: è incinta, ma non è sposata; anzi, è stata addirittura abbandonata dal suo compagno.

Immaginate che questa ragazza vi proponga di sostenere la parte di suo marito, ma per un giorno soltanto, giusto il tempo di essere presentati alla sua famiglia, perché suo padre, se conoscesse la sua storia, la caccerebbe di casa e lei non saprebbe dove andare.

Immaginate di accettare la parte perché quella ragazza vi fa un po’ pietà, ma solo per qualche ora, perché a sera volete prendere la corriera per proseguire i vostri affari.

Immaginate che la famiglia della ragazza – e soprattutto il padre, burbero e autoritario – vi accolga dapprima con diffidenza, ma poi insista affinché vi fermiate a cena, e organizzi un banchetto per festeggiare il matrimonio.

Immaginate di iniziare a innervosirvi, perché in quella situazione proprio non ci volete stare, ma che facciate comunque buon quattro passi fra le nuvole (2)viso a cattivo gioco, sperando di riuscire a prendere finalmente la corriera il giorno dopo.

Immaginate che il giorno successivo la famiglia della ragazza scopra che in realtà voi non siete suo marito, ma avete già una moglie e dei figli e  che voi allora raccontiate come sono andate realmente le cose.

Immaginate che il padre della ragazza dia sfoggio a tutta la sua rabbia e al suo risentimento verso la figlia e decida di cacciarla di casa, perché la sua è “una casa onorata“.

Immaginate allora di sostenere una discussione pacata ma ferma con quel padre cocciuto, inflessibile, offeso, rispettandone il dolore ma senza rinunciare a convincerlo che quello che sta facendo non è giusto e che probabilmente per dare retta al suo orgoglio compirà un atto del quale potrà pentirsene per tutta la vita.

E immaginate, alla fine, di fronte a quell’uomo irremovibile, di decidere di portarvi via quella ragazza, quando improvvisamente il vostro ragionamento fa breccia nella sua testa e nel suo cuore e di fronte alla figlia, timorosa e angosciata, le dica che può restare nella sua casa, fingendo addirittura di ignorare come siano andate realmente le cose e suggellando il vostro incontro con una stretta di mano.

Ecco, ho riassunto indegnamente la trama di un film che ho rivisto ieri sera su una piccola tv privata: “Quattro passi fra le nuvole” e che Wikipedia racconta con maggiore dovizia di particolari.

L’avevo già visto quel film, magistralmente interpretato dal grande Gino Cervi e da Adriana Benetti, diretto nel 1942 da Alessandro Blasetti che vede come sceneggiatori anche Aldo De Benedetti, Cesare Zavattini e Piero Tellini (Alessandro Blasetti, tra parentesi, è stato uno dei maestri di Pietro Germi ed ha impiegato per la prima volta nel cinema la coppia Sophia Loren-Marcello Mastroianni) e che è stato ricompreso tra i 100 film italiani da salvare.

Non sto qui ora a dilungarmi su cosa abbia rappresentato per il cinema italiano il grande Gino Cervi. e quanto sia stato eclettico nelle sue interpretazioni. In realtà, ho rivisto questo film perché non ricordavo più il finale.

quattro passi fra le nuvole (3)Orbene: come finisce il film?

Gino Cervi, alias Paolo Bianchi, alla fine del suo viaggio di lavoro torna a casa, stanco. Entra in un palazzo anonimo (ben lontano da quel mondo agricolo vivace, profumato e colorato che si è lasciato alle spalle), raccoglie la bottiglia del latte di fronte alla porta di casa ed entra in un appartamento desolante e alquanto squallido. Si intuisce che è mattina e si sente una voce sgarbata e autoritaria provenire da un’altra stanza che gli ordina di mettere a bollire il latte.

E mentre versa il latte, ricordandosi di quello che aveva bevuto – appena munto –  qualche giorno prima in compagnia di Maria, Paolo si sente male e l’ultima inquadratura è dedicata a lui che si porta la mano alla fronte e al coperchio del pentolino che cade per terra.

A volte, durante il faticoso cammino della nostra esistenza, può capitare di vivere “avventure” nelle quali si riesce a tirar fuori il meglio di noi stessi. Poi la sera si rientra in una normalità asfittica e tutto si spegne nell’oblio, si annulla nei ricordi, annega in un pentolino di latte messo a scaldare per fare tacere una voce insopportabile.

E questa è una lenta e interminabile agonia…

Un piccolo omaggio a Gino…

17 marzo 2014 Posted by | Film, Sani principi, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 14 commenti

Sono l’ultimo a scendere

sono l ultimo a scendereA chi piacciono i raccontini “minimalisti” di una, due, tre, quattro pagine al massimo, dove i dialoghi la fanno da padrone e le descrizioni delle persone, dei luoghi, dei tempi e dei modi sono ridotte ai minimi termini.

Raccontini dai quali trasuda una comicità surreale, come surreali sono i personaggi che Giulio Mozzi incontra per lo più in treno, ma anche nelle stazioni, nei bar, al telefono, per strada.

Incontri nei quali l’equivoco, l’ostinazione, l’irragionevolezza, la protervia dettano il ritmo delle storie, vissute dal protagonista con pazienza, indulgenza e tanto spirito di sopportazione.

Consiglierei questo libro – paradossalmente – proprio a chi viaggia in treno o in autobus, perché questi raccontini aiuteranno a rendere più sopportabile lo stato disastroso dei nostri trasporti pubblici e dei relativi utenti.

16 marzo 2014 Posted by | Libri | | 3 commenti

Il secolo del…

corrierinoIeri pomeriggio, passeggiando per la città, in mezzo a negozi aperti, bancarelle, aperitivi per strada e tricchetracche vari, dopo che la piccola mi ha scroccato una cover per il suo cellulare, pure io mi sono “lasciato andare” e ho trovato in libreria questo libro qua, sull’ultimo ripiano di uno scaffale fuori mano, che per prenderlo ho dovuto alzarmi in punta… d’ali: il secolo del CORRIERE dei PICCOLI.

Un’antologia che si dipana lungo quasi un secolo e che attraversa gli anni della mia fanciullezza.

Ci sono i fumetti, i giochi, le pubblicità dell’epoca: fantastico.

Ricordo che mia madre conservò sempre una pagina del Corrierino, contenente una filastrocca, che oggi ho ereditato io: una pagina che avrà cinquant’anni, un po’ ingiallita, consunta.

La conserverò all’interno di questo libro.

P.S.: starò mica diventando un vecchio bacucco nostalgico, eh?

Musica!

10 marzo 2014 Posted by | Ricordi, Storie ordinarie, Un po' di me | , | 21 commenti

Perché capitano tutte a me? (2)

Spett.le impresa Xyyy,

mandatemi per favore il DURC e il certificato di iscrizione alla CCIAA (via mail), per completare il contratto di affidamento dei lavori di Xxxx.

Firmato: Aquila

_______________

Egregio dott. Aquila,

Le allego la documentazione richiesta.

Per qualsiasi altra esigenza sono a Sua completa disposizione.

Firmato: Vanessa.

😛

Tanti auguri…

5 marzo 2014 Posted by | Storie ordinarie | | 31 commenti

Perché capitano tutte a me?

telefono1Driiiiinnn!

“Azienda Xxxx, sono Aquila. Buongiorno.”

“Voglio partecipare alla selezione pubblica che avete indetto!”

“Bene. E c’è qualche problema?”

“Ho visto che sulla domanda di partecipazione chiedete il possesso dei diritti politici, ma io sono dieci anni che non voto. Questo avrà qualche conseguenza?”

“Signora, noi chiediamo il possesso dei diritti politici. Il fatto che lei abbia deciso di non votare, non ha alcuna rilevanza ai fini della selezione.”

“Ma io sono dieci anni che non voto! E lo sa perché non voto?”

“Ehm… no, non lo so, ma…”

“Perché mio marito è disoccupato da tre anni e solo io porto a casa lo stipendio!”

“Lei non vota da dieci anni e suo marito è disoccupato da tre?”

“Sì.”

“Allora bisogna invertire la causa-effetto: forse suo marito è disoccupato perché lei non vota…”

“Lei dice? Comunque io volevo sapere se ho ancora i diritti politici.”

“Signora, io credo che i diritti politici si perdano per altri motivi ben più gravi, non perché non si esercitano. Lei in che Comune abita?”

“Comune di Zzyy.”

“Ecco, allora se vuole stare tranquilla chiami l’ufficio elettorale del suo Comune e le daranno tutti i chiarimenti richiesti.”

Clic!

____________________________

“Signora Wyyy? Buongiorno, sono Aquila, dell’ufficio personale dell’azienda Xxxx.”

“Sono io.”

“Lei stamattina ha consegnato la domanda di partecipazione alla selezione pubblica che abbiamo indetto.”

“Sì.”

“Ecco, volevo avvertirla che, siccome lei ci ha autorizzato a inviarle comunicazioni via mail, l’indirizzo mail che ha indicato sulla domanda è diverso da quello indicato sul curriculum e che con entrambi gli indirizzi non riesco a recapitarle nulla.”

“Impossibile.”

“Beh, ho provato con tutti e due gli indirizzi e il programma di posta mi dice che è impossibile recapitare il messaggio. Io le consiglio di contr…”

Clic!

____________________________

Driiiiinnn!

“Azienda Xxxx, sono Aquila. Buongiorno.”

“Ci siamo sentiti cinque minuti fa. Ho controllato la mia mail e funziona benissimo!”

“Ne è sicura? Allora provo subito a inviarle un messaggio… un attimo… Ecco fatto. No, mi dispiace: impossibile recapitare.”

“Guardi che la mia mail funziona!”

“E come l’ha provata, scusi?”

“Perché sono entrata adesso in facebook e l’indirizzo mail è il mio nome utente. Ho messo la password e sono entrata.”telefono2

“Signora, non metto in dubbio che lei sia entrata in facebook, ma questo non c’entra con il funzionamento della mail.”

“Come no! Adesso le do la mia password, con tutti i numerini, così vede anche lei che funziona!

“No signora, non voglio la sua password di facebook. E poi che ci faccio? Mica posso inviarle i messaggi su facebook.”

“Ah no? E perché?”

“Ehm… Come dire… Insomma… noi non abbiamo un profilo facebook.”

“Le do la password così mi manda le comunicazioni con il mio!”

“No signora, non posso. Le consiglio di risolvere il problema. Al limite mi comunichi un indirizzo mail diverso, che so, di una persona che conosce, così…”

Clic!

A me quelli del front office mi fanno un baffo!

(Che poi io dico, con tutta la crisi che c’è, uno/a dovrebbe anche metterci un po’ d’impegno a cercarsi un lavoro, no?)

P.S.: stasera sono stato sollecitato a pensare alle vacanze estive (nel senso di darmi una mossa a prenotare).

foto mare1

Ma io sono indeciso sulla meta…

Spendi spandi effendi…

3 marzo 2014 Posted by | Storie ordinarie | , | 37 commenti