Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Possiamo ancora farcela…

Non bastava la tegola (chiamiamola tegola…) del Monte dei Paschi di Siena (che qualche piccola esperienza con il mondo delle fondazioni bancarie ce l’ho avuta anch’io, nel mio piccolo).

No.

Ci voleva pure la signora Finocchiaro che faceva la sua bella gaffe (e chiamiamola gaffe, che stasera c’ho i sinonimi sulla punta delle dita).

Cazzarola, ma ‘sti qui possibile che non abbiano ancora capito che tutti i lavori c’hanno pari dignità e che la differenza la fa soltanto l’impegno e la serietà con i quali vengono svolti?

Manca meno di un mese alle elezioni, ma il PD se si impegna può ancora farcela… a perderle.

30 gennaio 2013 Posted by | Politica, Questa poi... | , | 11 commenti

Jakomaki

jakomakiCusa l’è ‘sto Jakomaki?

Un formaggio giapponese? Un nuovo SUV coreano? Una nuova catena di fai-da-te cinesi?

Niente di tutto questo.

Jakomaki è un quartiere di Helsinki, con la sua scuola di 500 studenti circa, dai 7 ai 16 anni, per il 35% di origine straniera.

Dai 7 ai 16 anni perché in Finlandia la scuola primaria è unica: dagli anni 70 i nove anni della scuola dell’obbligo sono stati unificati.

All’uscita non ci stanno genitori, nonni o babysitter:dopo mangiato i bambini si mettono gli scarponi pesanti e tornano a casa da soli. Ma la scuola non chiude, resta aperta fino alle nove di sera per le riunioni, per le famiglie, per i lavori di gruppo, per i corsi di recupero, per chi voglia usarla e senza pagare alcunché.

Su ogni banco c’è un computer portatile, ma questa non è una scuola d’elite: è una scuola normale, nella Finlandia i cui studenti sono sempre in testa nelle classifiche sull’istruzione dell’OCSE.

Nei primi anni le classi sono più numerose, con una sola maestra, negli ultimi anni ci sono meno studenti per classe e insegnanti specializzati per singole materie, oltre a docenti ad hoc per i ragazzi che hanno bisogno di sostegno.

Ma in altri Paesi europei vi è scuola unificata, servizi gratis, vita di quartiere, alta tecnologia, autonomia dei bambini. Cosa c’è in più a Jakomaki?

Buoni insegnanti.

In Finlandia per insegnare dalle elementari in su bisogna prendere un master: i corsi sono a numero chiuso e l’anno scorso l’università di Helsinki ha accettato solo il 9,8% delle domande. Gli stipendi sono più alti dell’Italia, ma comunque inferiori a quanto potrebbe guadagnare un altro laureato con master, nel pubblico o nel privato.

Cosa fa la differenza? Il ruolo sociale attribuito a chi insegna.

A Jakomaki la scuola gestisce direttamente “solo” 230 mila euro all’anno, su un totale di 4 milioni 410 mila aeuro di spese complessive, oltre a 150 mila euro per prevenire gli abbandoni degli studenti a rischio. In Italia, una scuola più o meno simile gestisce meno di 10 mila euro all’anno.

Ma non pensiate che la scuola Finlandese sia lussuosissima. Questo è il dato più stupefacente: è stato calcolato che uno studente italiano, che deve pagarsi libri e mensa, riceve in media il valore equivalente di 8.263 dollari, mentre uno studente finlandese (al quale lo Stato passa anche l’apparecchio per i denti) riceve in media 8.048 dollari.

E non è finita qui

Le ore obbligatorie annue a scuola alle elementari sono 891 per l’Italia e 608 per la Finlandia, contro una media di 781 della UE. E al liceotrota-bossi sono 1.089 per l’Italia e 856 per la Finlandia, contro una media UE di 918 (fonte OCSE). Ma in Finlandia i diplomati sono l’81% e in Italia il 52%, contro una media UE del 71%.

La spesa scolastica si divide a metà tra Stato e Comuni e insegnanti e professori sono dipendenti comunali. Un decentramento spinto per una scuola uniforme: i test sulla qualità degli istituti scolastici danno gli stessi risultati in tutte le scuole del Paese: le differenze tra migliori e peggiori si spalmano all’interno delle scuole, non tra una scuola e l’altra.

Un utlimo dato: la Finlandia spende per l’istruzione il 12,6% del totale della spesa pubblica; l’Italia il 9,5%; la media UE è del 12,2%. Ma se anche l’Italia spendesse il doppio rispetto ad ora, i risultati sarebbero forse peggiori, perché non solo gli esperti di organizzazione, ma anche il buon senso insegna che prima ci si organizza e poi si spende, mentre in Italia non ci si organizza e si buttano i soldi.

Per forza che poi c’abbiamo (avuto) il trota nel consiglio regionale lombardo…

P.S.: questo post inaugura un nuovo tag: “Paesi nei quali trasferirsi“. Prevedo che a breve sarà quello con più post al suo attivo.

PP.SS.: lo so che in Finlandia fa un po’ più freddo che a Honolulu, però con gli opportuni accorgimenti ci si può scaldare lo stesso…

Graziella Schazad – Take on me

26 gennaio 2013 Posted by | Sani principi, Storie ordinarie | | 32 commenti

Erasmus

ErasmoE così un paio di decine di migliaia di studenti italiani sparsi per il mondo non potranno votare.

Bastava poco, hanno detto. Bastava un decreto… bastava che qualcuno se ne ricordasse…

Ma erano troppo impegnati. Avevano altre cose a cui pensare.

Vi ricordate quante sale gioco hanno sbloccato alla fine dell’anno scorso con la legge di stabilità? Evidentemente era più importante questa cosa qui che non quell’altra.

Poi per forza uno dice che vuole emigrare…

24 gennaio 2013 Posted by | Politica, Questa poi... | , | 10 commenti

Quello che so sull’amore

quello che so sull'amoreSupponiamo.

Supponiamo che vogliate dedicare un paio d’ore del sabato mattina a riordinare quello scaffale, che trabocca di carte sparse.

Vi ritrovate qualche vecchia rivista, tenuta da parte per chissà quale motivo; articoli di giornale testimoni di fatti e avvenimenti di un recente passato; le prime bozze del vostro libro, zeppe di appunti, correzioni, riflessioni.

E poi trovate quel foglio solitario, isolato, scordato tra tutte le altre carte.

E’ un piccolo diario; un diario dei primi giorni della vostra separazione.

L’oggetto di quegli scarni appunti non siete né voi né vostra moglie, ma vostra figlia: avete annotato i suoi stati d’animo di quei giorni.

Ritrovate l’appunto sul pomeriggio di quel secondo giorno, quando “ha pianto perché voleva la mamma“. Ve lo ricordate benissimo. Quello che non vi ricordavate, però, era che anche il giorno successivo è accaduta la stessa cosa.

Quando la famiglia si frantuma, solo accogliendo la sfida della passione senza indietreggiare, affrontando l’angoscia dei legami spezzati e il timore della solitudine, è possibile realizzare le proprie potenzialità: sentirsi vivi, veri e vitali, capaci di mutare l’esistente e di ricominciare una nuova narrazione di sé. Dopo, quando la perturbazione generata dalla divisione della famiglia ha compiuto il suo corso, nulla è più come prima e il passato, divenuto storia, prefigura il futuro e apre alla speranza.

D’un tratto è come se ricadeste in quel periodo, con annessi e connessi, prima che le vostre mani sbriciolino quel pezzo di carta: le cose sono cambiate, in un certo senso si sono quasi ribaltate.

Nella maggior parte dei casi la separazione coniugale è una dura necessità, dolorosa per i genitori e per i figli. Ma il loro dolore è diverso. Per i primi si tratta del fallimento di un progetto di convivenza che non lede le loro possibilità di sopravvivenza; per i secondi di un attacco alla propria sicurezza, al bisogno profondo, inscritto nella memoria della specie, di crescere accuditi da adulti stabili, capaci di attaccamento e dedizione nei confronti della prole. Benché i più piccoli siano particolarmente esposti al rischio che la separazione dei genitori provochi effetti di abbandono, non per questo dobbiamo ritenerli assolutamente passivi e dipendenti. Tutti infatti, anche quelli nati da poco, sono capaci di agire e reagire.

Dopo una botta così, che film potevate andare a vedere? Ovviamente “Quello che so sull’amore” di Gabriele Muccino (che comunque avevate già intenzione di vedere da prima…).Noah Lomax

Intendiamoci, non è che voi abbiate la tendenza a vedere commedie sdolcinate a lieto fine, ma il mondo e la vita sono già talmente complicate per loro conto che a volte conviene lasciarle per un paio d’ore fuori dalla porta.

Il bambino teme che la crepa che si è aperta tra papà e mamma divenga una voragine che lo inghiotte, facendolo precipitare nel nulla. Per chi non può contare sulle proprie forze e dipende in tutto e per tutto dagli altri, la crisi della coppia genitoriale corrisponde a una catastrofe cosmica.

Il film di Muccino racconta la storia di un padre che tenta di recuperare il suo ruolo genitoriale, dopo anni di assenza.

Ma il suo obiettivo è più ampio: ricostituire la sua famiglia, proprio alla vigilia del nuovo matrimonio della moglie.

Durante la scuola elementare, contrariamente a prima, il bambino non si impone, non cerca in ogni modo di mettersi al centro dell’attenzione né di funzionare da perno delle dinamiche familiari, anzi chiede rispetto e discrezione. Il suo compito consiste nell’entrare a far parte del gruppo dei coetanei, della classe, della squadra e nell’apprendere a collaborare con gli altri più che ad affermare sé stesso. Il conflitto edipico che ha impegnato gli anni precedenti si è parzialmente concluso. La sua morale non si discosta da quella appresa a casa e a scuola, ma è il senso di responsabilità che è mutato. Di fronte all’eventualità che i genitori si separino, la prima preoccupazione del bambino è per sé stesso e, mentre i più piccoli temono di perdere la vita, i più grandicelli, ormai certi di farcela, temono soprattutto di perdere il benessere. La loro moralità è pratica: è bene quello che fa star bene, è male quello che fa star male. Nel valutare il genitorie da preferire, il selettore non è più quello della prima infanzia (forte o debole), ma è: sto bene o sto male con lui.

Il film è, come ho già detto, a lieto fine. Nella vita non accade sempre così; anzi, non accade praticamente quasi mai. Ma bisogna rigenerarsi, aprirsi a quello che la vita riserva e, soprattutto, a quello che noi stessi siamo capaci di (ri)costruire.

Noah Lomax è forse quello che recita meglio di tutti. Gerard Butler non è male. Le donne protagoniste invece sono troppo “tirate”, quasi irreali.

La neve scendeva lieve e leggera all’uscita dal cinema, quasi trasparente. Piccole piume che si appoggiavano delicatamente sulla strada, sulle auto, sulle persone, e svanivano quasi subito.

Anche l’animo era più leggero.

Non sono stato un buon marito, e questo non si può correggere. Probabilmente non sono nemmeno un buon padre, ma almeno posso continuare a impegnarmi per migliorare.

P.S.: le citazioni in corsivo sono tratte da questo libro.

Musica!

20 gennaio 2013 Posted by | Film, Un po' di me | , , | 23 commenti

Perché (penso) che Bersani stia sbagliando strategia elettorale

bersaniCerto, io non sono sicuramente un guru delle campagne elettorali, quindi la mia opinione vale per quel che vale.

Penso che il PD, e Bersani in particolare, stiano sbagliando strategia elettorale, su due punti in particolare.

Primo: Bersani ha sposato la teoria del cosiddetto voto utile: chi non appoggia (cioè non vota) per il PD, fa un favore a Berlusconi. La teoria del voto utile è sempre stata – e ancora lo è – appannaggio di Berlusconi. Ovviamente viene giustificata con l’esigenza di avere un solo e chiaro partito vincitore, che non debba andare a mendicare voti ad altri partitini più o meno rompicoglioni. Orbene, se i due maggiori partiti volevano effettivamente questo, bastava che approvassero una leggere elettorale di stampo maggioritario puro, il che, tradotto in soldoni, vuol dire: in ogni collegio elettorale viene eletto parlamentare il candidato che prende più voti. Punto. Questo sistema elettorale convoglia i voti (e i seggi) verso i partiti maggiori, che in genere sono due, uno di destra e uno di sinistra (e finiamola con ‘sto centrodestra e centrosinistra, che ce li abbiamo soltanto noi in Italia). Senza bisogno di doppi turni, come propone Bersani: il doppio turno apre un mercanteggiamento asfissiante. Le eventuali alleanze vanno fatte prima. Nella cosiddetta Prima Repubblica, la DC e il PCI, che erano i due maggiori partiti di governo e di opposizione, non si sono mai sognati di sbandierare la teoria del voto utile.

Secondo: ho espresso in tempi non sospetti la mia allergia nei confronti di Renzi, ma non capisco per quale motivo oggi il PD non lo utilizzi nella campagna elettorale. Se è vero (ed è vero) che Renzi nel corso della sua campagna elettorale per le primarie ha raccolto consensi al di fuori dell’elettorato tradizionale del PD e se è vero (ed è vero) che Renzi è rimasto a far parte del PD, allora non si comprende proprio per quale ragione il partito non lo metta a frutto (con il suo consenso, ovviamente) anche in questa campagna elettorale. Questa cosa non la si comprende, maremmamaiala… E’ come se dovessi fare una corsa e indossassi una scarpa sola.

Ecco, questi sono i modesti dubbi di un modesto osservatore…

Musica!

17 gennaio 2013 Posted by | Politica, Storie ordinarie | | 17 commenti

Eheheh…

Faccina_che_ride

14 gennaio 2013 Posted by | Questa poi... | | 12 commenti

Il Signore degli Anelli

signore degli anelliIn queste settimane ho rivisto per l’ennesima volta in tv “Il Signore degli Anelli” di Peter Jackson, tratto dal romanzo di John R. R. Tolkien.

Mi piacciono i film d’avventura, che sono un modo di raccontare l’infinita storia della lotta del bene contro il male (le altre storie che vengono raccontate sono quelle d’amore, perché è noto che, da che mondo è mondo, stringi stringi questi sono i due temi che fanno da sfondo a tutte le storie di tutti i tempi).

Ricordo che comprai il libro di Tolkien prima che uscisse il primo dei film della trilogia: intorno al 1999, su consiglio di un amico. Il primo film lo vidi al cinema, agli inizi del 2002.

Su questo libro se ne sono dette e scritte di tutti i colori.

Per me il senso del romanzo è semplicissimo: è la storia di un gruppo di persone (“la compagnia dell’anello“) che, coesa e leale, combatte il signore degli anelli - liv tylerper un obiettivo comune. In questa lotta emergono le loro debolezze e virtù: solo riconoscendo le prime, si possono sviluppare le seconde.

Durante la lotta la compagnia cerca alleati: trovare alleati è essenziale per vincere le proprie battaglie.

Il loro nemico è un nemico vero, a trecentosessanta gradi, che combatte per distruggerli e quindi non merita alcuna pietà: è una lotta per la vita o la morte.

E’ una grande storia fantastica, nella quale trova spazio anche una grande storia d’amore, tra Aragorn e Arwen (interpratata da Liv Tyler), che rinuncia all’immortalità per amore.

8 gennaio 2013 Posted by | Film | | 28 commenti

Un altro buon proposito per il 2013

pulizia bagnoE’ da quando stavo in ufficio oggi pomeriggio che sono stato preso da una strana voglia: “Appena arrivo a casa – mi ripetevo – pulisco il bagno”.

E così ho fatto.

Dopodiché ho fatto la doccia (cioè ho risporcato il bagno) e poi mi sono pappato due tranci di salmone (per recuperare le energie spese).

Però il secondo buon proposito per il 2013 non é questo. Questo è un semplice attacco di casalinghite da venerdì pomeriggio.

Il buon proposito è un altro: prendere tempo.

Cioè, quando si viene presi alla sprovvista da una qualsiasi richiesta e ci si trova impreparati a farvi fronte, occorre avere la prontezza d’animo di interrompere l’attacco, utilizzando i diversi strumenti a disposizione.

Da quelli più semplici (rispondendo, per esempio, “non ho capito, vuoi ripetere?“) a quelli più complessi (“devo rifletterci su, sei sicuro che le cose stiano proprio così? ne parliamo in un altro momento, ecc.“).

Vi sono persone per le quali è loro abitudine attaccare subdolamente gli altri, nel momento in cui pensano siano impreparate, e spesso ci riescono anche. Allora la prima cosa da fare è quella di riprendere in mano la situazione, non farsi imbrigliare nei loro ragionamenti e nelle loro pretese di ottenere subito una risposta. Quando ci si riesce, queste persone in genere si squilibrano, perché non sono pronte a questa eventualità: pensavano di raggiungere subito il loro obiettivo e quindi costringerle a fermarsi, a tornarci su, a spiegare, a discutere, le destabilizza.

Questo devo ricordarmi di fare. Sempre.

Music!

4 gennaio 2013 Posted by | Sani principi, Un po' di me | | 18 commenti