Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Comunque sia… buon anno!

Per come sono fatto (bene o male che sia, così è…), mi sono più confacenti gli auguri di Buon Anno rispetto a quelli di Buon Natale (fatta salva la signora Befana, che c’ha il suo pubblico femminile garantito).

I buoni propositi per il 2031 (leggasi 2013, perché qualche precisina mi ha fatto notare l’incauto errore) li ho già espressi e mica posso già modificarli prima ancora che l’anno sia iniziato!

Pertanto, auguri a tutte/i.

auguri

P.S.: la signorina sopra, si vede che passa le feste in famiglia, perché c’ha appese solo due calze, una per il papà e una per la mamma. E poi sotto l’albero c’ha un pacco solo (magari sono le mutande nuove, perché quelle che indossa sono un po’… come dire… forse ha sbagliato il programma di lavaggio ecco).

https://aquilanonvedente.wordpress.com/2012/annual-report/

31 dicembre 2012 Posted by | Sani principi, Storie ordinarie | | 26 commenti

Colpi di fulmine

colpi-di-fulmineTanto per passare un “quasi due ore” sorridendo un po’.

Anche se il film è un po’ banalotto e non è mica vero che contiene tutte queste cose qui.

Certo, non è più un cinepanettone, ma comunque è ben lontano da film come Manuale d’am3re o di Immaturi, che hanno ben altro spessore.

Non fosse per Luisa Ranieri, che da sola vale tutto il film, ci sarebbe ben poco da vedere.

30 dicembre 2012 Posted by | Film, Storie ordinarie | | 13 commenti

I buoni propositi per il 2013: un po’ di leggerezza

hip hop verde acqua con numeri bluEccoci qua. Anche quest’anno ce l’abbiamo fatta a superare il Natale e arrivare a fine anno. Lo so, manca ancora qualche giorno, ma, se permettete, facendo gli scongiuri… Che poi un mio amico, il 22 dicembre, mi ha detto: “Vabbe’, i Maya possono anche essersi sbagliati di qualche giorno/mese/anno, no? In fondo, sbagliamo noi le previsoni con i nostri super computer, figuriamoci se non possono averlo fatto loro…” (sempre ottimista il mi amico).

E’ il momento dei buoni propositi per l’anno nuovo, no? Come potrei sottrarmi a questo impegno? Anche perché, una volta tanto, un buon proposito per il 2013 (e per gli anni a venire) stavolta ce l’avrei.

Ecco, io ho notato che prendere le cose di punta (o di petto, se preferite, che forse è anche meglio…) proprio non ne vale la pena.

La vita è così complicata ed è anche così breve, che non vale proprio la pena impuntarsi, arrabbiarsi, incaponirsi, irritarsi, scaldarsi, stizzirsi, contrariarsi. Io già lo faccio poco, ma il prossimo obiettivo è quello di azzerare completamente anche questo aspetto del mio carattere.

Meglio essere leggeri, ironici. Meglio prendere tutto con delicatezza, con dolcezza.

Meglio applicare il metodo della carota, piuttosto che quello del bastone (sebbene vi sia qualcuno al quale un consiglio su dove mettere la carota lo darei con molta soddisfazione).

Il 2013 spero sia un anno di cambiamenti per me.

Oggi alla libreria Mondadori ho acquistato un nuovo portachiavi, di quelli con la pietra incastonata (mentre la piccola m’ha scroccato l’ennesimo libro sulle fate e non so cos’altro). Ci fosse stato, avrei preso la pietra che porta onore e gloria (alla Indiana Jones insomma), ma non c’era, e allora ho scelto quello con il quarzo rosa, cioè quella che veniva definita come pietra dell’amore.

Vabbe’, è stato un momento di debolezza post-natalizia…

P.S.: quello della foto è un hip hop verde acqua con i numeri azzurri. Forse un giorno racconterò quante e quali prodezze mi è costato il suo reperimento (che Indiana Jones a me mi fa un baffo…).

Winter melody

27 dicembre 2012 Posted by | Un po' di me | | 12 commenti

Storia dell’ebreo errante. Parte terza: le crociate.

ebreo erranteParte prima: la dispersione e l’esilio.

Parte seconda: gli ebrei nell’età imperiale e nell’alto medioevo.

Diciamocelo subito: quello delle crociate non è stato un bel periodo per gli ebrei (ammesso che ve ne sia stato uno).

A scuola ci hanno insegnato che verso la fine del XII secolo indomiti cavalieri vestiti con il segno della croce e benedetti dai Papi si misero in marcia verso la terra santa, per strapparli agli infedeli e riportarli sotto le vestigia della cristianità. Poi abbiamo capito che le motivazioni religiose erano soltanto una scusa e che forse i cosiddetti “infedeli” non erano molto peggio dei crociati.

Quello che si sono ben guardati dall’insegnarci, però, è che l’inizio delle crociate coincide con una campagna di denigrazione e persecuzione nei confronti degli ebrei che diventa sistematica. A loro si pone un’alternativa:battesimo o morte.

Le truppe dei crociati che partono dalla Francia si muovono lungo la valle del Reno, dove le comunità ebraiche sono numerose. L’imperatore tedesco Enrico IV nel 1095 aveva promulgato un editto che proibiva il battesimo forzato, ma le armate crociate si muovevano con forza travolgente. Vi furono massacri, battesimi forzati, suicidi di massa. L’imperatore Enrico IV dovette intervenire nel 1103, facendo giurare a principi e borghesi che la popolazione ebraica non sarebbe stata più maltrattata e dichiarò illegittimi i battsimi forzati, attirandosi i fulmini del papa Clemente III.

Queste persecuzioni colpirono numerose comunità ebraiche in Europa, ma soprattutto in Francia e in Germania. La seconda crociata del 1146 fu preparata meglio, ma non per questo non causò altri didordini antiebraici.

Ma è in questo periodo che avviene un altro fattaccio: gli ebrei vengono accusati di omicidio rituale. In Inghilterra un ragazzo venne trovato ucciso alla vigilia del venerdì santo e la colpa venne data agli ebrei. L’accusa non venne mai provata, ma le reliquie del ragazzo diventarono oggetto di pellegrinaggio per secoli.

L’accusa si delineò con precisione dopo alcuni altri omicidi: gli ebrei durante la settimana santa, per irridere la crocifissione di Gesù, infliggevano lo stesso supplizio a bambini cristiani e profanavano anche ostie consacrate.

Le condizioni di vita degli ebrei in Francia e in Germania peggiorarono. Nell’Italia del sud i normanni garantivano loro una larga autonomia, mentre i bizantini proseguivano con le antiche interdizioni: niente impieghi pubblici e proibizione di montare a cavallo. In inghilterra la follia religiosa non si era impadronita della popolazione.

Nel novembre 1215 il concilio lateranense rinnovò le antiche restrizioni contro gli ebrei, aggiungendone una nuova: il divieto di prestare denaro ai cristiani a tasso troppo elevato. La Chiesa considerava riprovevole qualsiasi prestito, non tenendo conto delle nuove esigenze economiche e finanziarie del tempo.

Ma questo concilio adottò anche una misura che non era una novità assoluta, ma che per la prima volta doveva essere adottata su vasta scala: olocausto-numerol’obbligo per gli ebrei, a partire dai dodici anni, di portare in tutti i paesi cristiani un segno che li distinguesse dal resto della popolazione. La Chiesa giustificò questo marchio sostenendo che la legge di Mosè aveva prescritto agli ebrei di distinguersi dagli altri popoli. Al marchio era possibile sfuggire soltanto dopo la conversione. Ogni Stato discusse sulla forma, sulle caratteristiche e sul colore del marchio: in Francia fu il tondo giallo, in Germania e Austria un cappello Giallo o rosso,

La caccia agli ebrei, i nemici di Cristo, a partire dal XIII secolo divenne un fatto abituale. Le persecuzioni non nacquero da contrasti tra le popolazioni cristiane e le minoranze ebraiche, ma furono il frutto di una lunga campagna di propaganda voluta dalle autorità ecclesiastiche e dal papato. Ben presto il tribunale dell’inquisizione, rivolto in primo luogo contro gli eretici, inizierà a occuparsi anche degli ebrei.

E’ in questo periodo che si sviluppa l’accusa nei confronti degli ebrei di omicidio rituale, poi quella di avvelenamento dei pozzi in combutta con i saraceni, poi ancora di diffondere il morbo della peste nera che dal 1347 per tre anni provocò in Europa 42 milioni di morti.

Nel XIV secolo si afferma la leggenda (che arriverà fino al ventesimo secolo) che gli ebrei si servono di sangue cristiano nella cottura del pane azzimo e la Chiesa riconosce a più riprese i miracoli fioriti intorno alle asserite vittime degli ebrei.

La durezza dei secoli medievali cambiò la mentalità e la sensibilità politica degli ebrei. Subirono dapprima le conseguenze delle spedizioni militari per riconquistare Gerusalemme; poi soffrirono i contraccolpi delle lotte tra il papa e i principi; infine furono sottoposti a continue restrizioni, costretti dalla società a esercitare il prestito a interesse con un distintivo cucito addosso e accusati di orribili omicidi rituali. La loro eliminazione era vista come un atto di devozione a Dio e di purificazione.

Proprio in quegli anni Boccaccio racconta la novella dei tre anelli: un padre possedeva un anello bellissimo e prezioso che, nella sua famiglia, veniva lasciato al figlio maggiore, che ne diveniva l’erede. Questo padre aveva tre figli e, amandoli tutti allo stesso modo, non ne voleva privilegiare alcuno. Allora fece fare in segreto due copie perfette dell’anello. Quando morì, ognuno dei figli ricevette un anello e pensò di essere il prescelto, ma nessuno riuscì mai a sapere quale fosse l’anello vero. Così, per analogia, i fedeli delle tre grandi religioni monoteistiche credono di essere i soli depositari della verità rivelata.

In tempi di oscurantismo, Boccaccio offre un raggio di luce e rivaluta la fede nell’uomo, al di là delle differenze. Non a caso questa sua novella fu ripresa, secoli dopo, nel periodo dei Lumi (e questa è una di quelle parole che meritano di essere scritte con la maiuscola).

Se non trovi le parole…

21 dicembre 2012 Posted by | Libri, Manate di erudizione, Religione | , , | 9 commenti

Una piccola soddisfazione

Stasera, durante una delle mie poche… ma che dico poche, rare… ma che dico rare, in via d’estinzione serate mondane, un mio ex collega che non vedevo da anni mi ha detto di avere letto il mio libro.

“Non l’ho comprato – ha detto – l’ho preso in biblioteca, perché sai, la biblioteca centrale della città l’ha esposto in bella vista, all’entrata.”

“Non mi interessa se non l’hai comprato, anzi, forse è meglio così. Hai risparmiato soldi e poi non ho ancora visto un centesimo dall’editore” ho risposto.

Contrariamente a quanto previsto dal contratto di edizione, dopo una distribuzione che un pastore mongolo l’avrebbe sicuramente strutturata meglio e una rescissione contrattuale (proposta dall’editore) che mi ha fatto tornare in possesso dei diritti editoriali, mi sono comunque sentito soddisfatto nel sapere che alcune copie del libro se ne stanno nelle biblioteche sparse per la penisola, ad attendere che qualcuno, incuriosito dal titolo, dalla copertina o semplicemente attirato dal suo modesto spessore, se lo porti a casa e magari si faccia qualche risata.

Me lo sono immaginato in una teca all’entrata, tra i bestseller del momento, oppure in uno scaffale, stretto tra tomi rilegati e molto più autorevoli.

E forse è giusto che se ne stia anche lì, a disposizione gratuitamente di tutti.

E’ come se una piccola parte di me fosse disseminata tra le valli di questa nostra disastrata nazione.

Musica!

P.S.: e poi mi piace anche pensare che forse i miei soldi dei diritti vengano utilizzati

per una discreta quantità di fermenti lattici…

19 dicembre 2012 Posted by | Libri | | 23 commenti

E’ sempre stato un magna magna…

magna magnaCorreva l’anno 1993.

Ero un consigliere comunale allora, per la precisione capogruppo di maggioranza, e in tale veste ricevevo settimanalmente l’elenco delle deliberazioni della giunta comunale.

Un giorno vidi in elenco una delibera che regolarizzava una strana fattura, di circa un milione di lire. Occorre dire che a quel tempo le regole contabili dei Comuni prevedevano che le spese che non seguivano il giusto iter amministrativo, potevano essere “regolarizzate”, per così dire, dalla Giunta comunale entro 15 giorni. Trascorso questo periodo, vi era il procedimento per il riconoscimento dei debiti fuori bilancio, che doveva passare dal Consiglio comunale ed era molto più complesso e “insidioso”.

Insospettito (il sindaco era socialista), quando mi recai in Comune e chiesi spiegazioni su quella fattura.

Mi spiegarono che una decina di giorni prima si era svolta una festa in piazza, nell’ambito di un più vasto programma di iniziative estive, con tanto di gruppo musicale, balli, pinzillacchere e tricchetracche. Alla fine della festa, il sindaco aveva pensato di invitare a cena una quindicina di persone, con in testa il Prefetto e consorte. La fattura era la spesa al ristorante per quella cena, non prevista e non preventivata nell’ambito dell’iniziativa e perciò regolarizzata in un secondo momento.

Obiettai che quella secondo me non era un’iniziativa “istituzionale”, che il sindaco non poteva andarsene in giro a invitare a mangiare i suoi amici e poi pretendere che il Comune pagasse, ma i funzionari comunali alzarono le spalle: così andava il mondo.

Allora presi carta e penna e scrissi al presidente del collegio dei revisori dei conti, illustrando la storia e le motivazioni per cui, a mio parere, quella spesa non poteva essere posta a carico del Comune.

All’epoca, il collegio dei revisori dei conti era presieduto dal titolare di un notissimo e quotatissimo studio cittadino, che solo a pronunciarne il nome quelli dell’ambiente si genuflettevano.

Dopo qualche giorno l’esimio revisore mi rispose, con tanto di lettera raccomandata. Ricordo ancora che mia madre mi raccontò che la postina che le consegnò la lettera, la cui busta riportava in un angolo il nome dello studio, le disse: “Accidenti, non pensavo che suo figlio avesse rapporti con il dottor…!”

L’esimio professionista mi comunicò che, esaminata la mia lettera, la documentazione, eccetera eccetera, non trovava niente di irregolare in quella spesa e nella successiva regolarizzazione a opera della Giunta comunale.

Commentai il tutto con un lapidario “Vaffanculo“.

Ricordo questo episodio (ma la mia mente, ormai inesorabilmente colpita da Alzheimer precoce, ne ricorda tanti altri, risalenti a tanti e tanti anni fa…) perché quando oggi leggo delle spese folli alla Regione Lombardia, come ieri leggevo di quelle alla Regione Lazio, e sento i soliti soloni che s’incazzano e i soliti minchioni che vogliono votare Grillo per fare pulizia (magari dopo avere votato per vent’anni il berlusca), mi viene da ridere.

Io lo sapevo, tutti nell’ambiente lo sapevano. Chi non lo sapeva, o faceva finta o era un coglione.

Qualcuno si è opposto, ma era solo e allora se n’è andato per non condividere più (mai più) certe compagnie…

Vot’Antonio…

15 dicembre 2012 Posted by | Politica, Sani principi | 19 commenti

Storia dell’ebreo errante. Parte seconda: gli ebrei nell’età imperiale e nell’alto Medioevo.

ebreo erranteParte prima: la dispersione e l’esilio.

Gli ebrei, nella dispersione e nell’esilio, assimilarono ben presto la lingua, gli usi e i costumi dei paesi che li avevano accolti; spesso anche i loro nomi diventarono latini o greci. Solo il loro credo monoteista li distinse e impedì ogni atto di culto verso altri dei oppure verso quei monarchi che avevano assunto connotati divini. Anche la celebrazione del sabato fu un elemento di dissonanza  e la pratica della circoncisione suscitò ironia e sarcasmo.

Se pare che i rapporti con i cristiani nella vita quotidiana fossero buoni, non si può dire la stessa cosa dei rapporti tra i rabbini e i vescovi.

Quando il cristianesimo, da setta perseguitata e minoritaria, diventa la religione ufficiale dell’impero grazie a Costantino, rescinde anche l’ultimo simbolico legame con le sue origini ebraiche: il conciclio di Nicea del 325 adotta per la celebrazione della Pasqua una data diversa da quella ebraica. Agli ebrei viene vietato di contrarre matrimonio secondo la loro legge e viene negata ogni autonomia alla loro giurisdizione.

In Arabia, prima della nascita di Maometto, le relazioni tra ebrei e arabi erano state buone. Maometto infuse nel Corano molte idee già presenti nella Bibbia e nel Talmud. In un primo momento i suoi rapporti con gli ebrei furono cordiali, poi mutarono radicalmente.

Intanto anche all’interno del giudaismo si svilupparono polemiche, anche violente, sull’interpretazione della Torah.

Proprio in questo periodo avvenne un fatto unico nella storia del Medioevo: un re pagano, capo di un popolo barbaro, abbracciò il giudaismo con tutto il suo popolo. I kazari, che si erano stabiliti in un piccolo reame sul Caspio, alla foce del Volga, vennero in contatto con cristiani, arabi ed ebrei. Pare che uno dei loro capi, Bulan,abbracciò la religione giudaica e proibì l’idolatria in tutto il suo regno. Il regno dei kazari fu per molto tempo un’isola felice.

Ma fu in Spagna che l’esperienza storica degli ebrei  toccò i vertici culturali e sociali più alti. Gli insediamenti giudaici più importanti furono Granada (detta “città degli ebrei”), Terragona, Cordoba, Saragozza e Tortosa. Nei primi secoli la comunità cristiana e quella ebraica vissero senza contrasti, mescolandosi tra loro anche con matrimoni misti. Quando i visigoti si impossessarono della Spagna, gli ebrei conservarono la pienezza dei diritti civili e politici, mentre proprio i cristiani furono trattati con sospetto e subirono discriminazioni. Questa situazione finì nel 589, quando il concilio di Toledo proibì i matrimoni misti e impedì nuovamente agli ebrei l’accesso agli impieghi pubblici e il possesso di schiavi. In seguito, la linea repressiva fu inasprita: o battesimo o esilio. Il concilio di Toledo del 681 stabilì che gli ebrei dovessero essere battezzati con la forza e, in caso contrario, cacciati dal Paese, dopo la confisca dei beni.

Quando la Spagna venne conquistata dai musulmani, dopo il 711, per gli ebrei iniziò un lungo periodo di prosperità. La città di Cordoba divenne il centro della scienza talmudica per tutto il giudaismo. I califfi si mostrarono molto attenti ai lavori degli intellettuali ebrei e si fecero tradurre la Mishnah in arabo, per poterla apprezzare meglio.

Carlo Magno non nutrì pregiudizi verso gli ebrei. Sotto il regno suo, del figlio e del nipote, gli ebrei godettero di buone condizioni di vita e di tolleranza. Potevano costruire nuove sinagoghe, esprimere liberamente le loro opinioni sul cristianesimo, negare le virtù miracolose dei santi e delle reliquie, commerciare e acquistare e vendere terre. Addirittura Carlo il Calvo, resistendo alle pressioni dei vescovi, proibì che si trattassero questioni relative agli ebrei. Le condizioni favorevoli nell’Europa carolingia portarono alla disseminazione di gruppi ebraici da oriente a occidente.

L’anno mille fu un periodo agitato per la cristianità. Si propagarono velocemente alcune leggende, tra cui una sugli ebrei: su loro istigazione il principe di babilonia avrebbe fatto distruggere il sepolcro del Signore e uccidere il patriarca di Gerusalemme. Si stava diffoondendo un’ondata di violenza che di lì a poco si sarebbe abbattuta su tutta l’Europa.

(Mina, quarant’anni fa…)

9 dicembre 2012 Posted by | Libri, Manate di erudizione, Religione | , , | 40 commenti

Lezione di religione…

ora_di_religione“A., noi stiamo studiando la storia romana. Ma secondo te, a quei tempi a Roma ci stava il Papa?”

“No.”

“E perchè?”

“Perché Gesù non era ancora nato.”

“Ah, bene. E sai chi è stato il primo Papa?”

“Gesù!”

“No, non è stato Gesù. Il primo Papa è stato uno degli ap…”

“Appennini!”

😯

“Appennini? No, uno degli apostoli: P…”

“Paolo!”

“No. Pi…”

“Piero!”

“Pietro.”

“Sì, Pietro, Matteo, Luca, Giovanni, Marco…”

“Veramente quelli sarebbero gli evangelisti. Gli apostoli erano forse dodici. Come si chiamava quello che ha tradito Gesù? G…”

“Giovanni!”

“No. Giu…”

“Giuseppe!”

“Giuda. Ma che cosa vi insegnano al catechismo, a parte prendere l’ostia con due mani?”

“Ci hanno parlato di Geremia.”

😯

“Geremia? Il profeta? Ecchecazz… c’entra Geremia! Con tutto quello che c’è da sapere sulla storia di Gesù, sulla sua crocifissione, sui suoi insegnamenti, eccetera eccetera, quelli vi parlano del profeta Geremia??? ‘tacci loro…”

Le grandi religioni monoteiste sono tutte ugualmente responsabili del fanatismo, dell’intolleranza, del sottosviluppo e chi più ne ha più ne metta.

Sia che succedano fatti come questo, sia che si opti per interventi più soft, sia che si pianga a ridosso di un muro…

Tutti i più grandi criminali della storia hanno impugnato i simboli religiosi (uno vale l’altro) per compiere i loro misfatti.

Si contano sulla punta delle dita di un mutilato i casi nei quali la religione diviene uno strumento di amore per il prossimo, di benessere, di tolleranza.

Noi beceri razionalisti prediamo le cose con maggiore serenità. Anche quando non capiamo il motivo per cui si parli di Geremia invece che di Gesù…

7 dicembre 2012 Posted by | Religione | | 31 commenti

Dolore!

mal di schienaDa giorni, da troppi giorni ormai, sono in preda (o forse dovrei dire in balia) di un dolorosissimo mal di schiena.

E’ arrivato all’improvviso il fetentone, quatto quatto, quasi circoscritto e trascurabile, mascherato da uno di quei dolorini che a noi ….enni ogni tanto capita di avere (ogni tanto…).

E’ scomparso dopo qualche giorno, il puzzone, per ricomparire all’inizio della settimana successiva, un po’ più forte di prima.

Riapparso nuovamente a distanza di qualche giorno e in forma più accentuata, Aquila è dovuto ricorrere all’aiuto del medico, il quale, dopo quasi quattro ore di sala d’attesa e una visita ha sentenziato trattarsi di dolore derivante da contrattura muscolare, affibbiando una opportuna terapia che, dopo qualche giorno, non solo non ha risolto il problema ma lo ha anzi aggravato.

Sicchè, visto che lo stronzone non è scomparso, anzi mi accompagna giorno e notte, Aquila è dovuto ricorrere nuovamente all’aiuto del medico (infermieraaggravando così in misura esponenziale la già difficile situazione del sistema sanitario).

Riconfermando la diagnosi precedente (e avrei ben voluto vedere!) il luminare mi ha affibbiato una seconda terapia, aggiungendo soddisfatto: “Stavolta lo aggrediamo con maggiore decisione e lo debelliamo definitivamente!

Ochei capo! – avrei voluto aggiungere, mettendomi l’elmetto – Li facciamo fuori tutti questi musi gialli, eh?” ma la mia posizione (tutto sbilencio, come l’Igor di Marty Feldman) non mi permetteva di fare battute sceme.

E Aquila ha anche rifiutato sdegnosamente una lauta offerta di giorni di riposo, battendosi il petto (non la schiena): “Riposo? Macché! L’azienda ha bisogno di me!

Ehm… il fatto che la nuova terapia consista in iniezioni (addirittura mescolando due – dicesi due – fiale diverse, come si trattasse di un aperitivo) non è che mi spaventa, nonononono………     😥

Noi uomini padani non abbiamo certamente paura delle iniezioni (anche se non sarà un’infermiera di tal fatta a curare i miei mali)!

Però però però… proprio oggi pomeriggio una cara amica (che evidentemente se ne intende parecchio di queste cose) mi ha detto che per fare passare il mal di schiena ci vuole il letto.

Ora, considerando che io, come penso tutte le altre persone, usufruisco giornalmente del letto (per la precisione di notte), ma finora la situazione non è migliorata, mi chiedo: ma in quanti bisogna essere a letto, per farsi passare il mal di schiena?

3 dicembre 2012 Posted by | Un po' di me | , | 34 commenti