Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Il bruco e la farfalla

Alcuni mesi fa mi è capitato di leggere la cartella clinica di un malato oncologico: il diario delle sue ultime (poche) settimane di vita.

Non è che io me ne vada in giro a leggere cartelle cliniche (alle quali peraltro non ho accesso), ma in quel caso mi sono trovato a dover predisporre alcuni documenti per una vertenza giudiziaria per una eredità e mi sono trovato tra le mani la copia di questo documento.

L’uomo in questione è stato ricoverato per alcune settimane in un hospice. La cartella conteneva non soltanto le annotazioni cliniche del soggetto, ma anche quelle psicologiche. I suoi stati d’animo: inquieto, sereno, nervoso, felice. Fino all’aggravarsi delle sue condizioni di salute e alla morte.

Un diario scritto da chi, per mestiere, assiste tutti i giorni persone che non guariranno più e che sono destinate a morire. Nessun accenno a parenti o amici. Soltanto medici, psicologi, infermieri, assistenti, volontari impegnati ad alleviare le sofferenze di chi ha il destino segnato, perché come ha detto giustamente Sabin: «Non dobbiamo morire in maniera troppo miserabile. La medicina deve impegnarsi perché la gente, arrivata a una certa età, possa coricarsi e morire nel sonno senza soffrire».

Il bruco e la farfalla

 

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11 novembre 2012 - Posted by | Storie ordinarie |

29 commenti »

  1. Bello, Mauro.
    Difficile commentare per me.
    Sto cercando di abituarmi all’idea di perdere le persone care.
    E faccio fatica.
    Non c’entra molto ma è quello che sto pensando.

    Vero. Assolutamente vero. Un diritto che non si può ignorare e calpestare.

    Commento di maria | 11 novembre 2012 | Rispondi

  2. Ho avuto il destino di assistere persone care fino al loro ultimo respiro. Ho avuto la fortuna di poter avere al mio fianco, durante la fase finale di vita di mia madre, un’associazione che si occupa di assistenza a malati terminali. Mi hanno permesso di farla rimanere a casa fino all’ultimo e di assisterla proprio come scrivi tu per darle la dignità di morire come desiderava. Nel suo letto e circondata dai suoi figli. Non smetterò mai di essere grata a loro per questo.

    Commento di elinepal | 11 novembre 2012 | Rispondi

  3. Difficile questo argomento

    Commento di anto1977 | 11 novembre 2012 | Rispondi

  4. Un grande post, @Mauro, che t’ appartiene come pochi, fra i tanti bellissimi e interessanti che hai fin qui pubblicato per la nostra gioia … e non di rado per illuminarci dentro, mettendo in evidenza, con inarrivabile ironia, il bello e il brutto che, ciascuno di noi … nessuno escluso, contiene in sè .
    Quell’ impegno che ci ricordi, da parte di medici, psicologi, volontari … per alleviare le sofferenze di chi se ne stia andando “sapendo l’ ora di partenza del viaggio”, è uno dei pochissimi fiori che rendono profumata questa nostra vita trasandata, immemore, egoista … futile !
    Non è un caso, che Tu abbia citato @Sabin …. un @Eroe fulgido dell umanità, un gigante che andrebbe ricordato ogni giorno, “e dico ricordato ogni giorno con citazioni, feste dedicate alla sua memoria, dibattiti, celebrazioni”, per quanto seppe fare inseguendo un Ideale sublime : risollevare, senza percepire una lira che è una lira, l’ umanità afflitta dalla terribile piaga della poliomielite, guarirla e restituirla alla normalità della vita .
    Ma quanti si ricordano di lui ???
    Quanti, che pure si commuovono se il cane della @rockstar di turno non ha fatto la ‘pupù’ o si straziano per personaggi del web che hanno accumulato miliardi di miliardi inventando il futile, ricordano chi fu questo @Eroe solitario che avrebbe potuto irridere alle ricchezze di un @gates, o di un @job, o di altri ‘maghi e maghetti’ del virtuale, se solo avesse chiesto “cento lire” a chi fruì – e fruisce tutt’ oggi – della medicina inventata da lui ???
    Lui non lo fece, morì povero ma lasciò una umanità meno ferita : onore a lui e a chi, nel suo nome o in quello di altri eroi come lui, fà del volontariato la sua missione per star vicino alla gente ed assisterla con affettuosa abnegazione, “senza nulla percepire”, col solo ideale di non abbandonarla alla solitudine, alle sofferenze, alla disperazione !

    Commento di cavaliereerrante | 11 novembre 2012 | Rispondi

    • Io lo ricordo: Sabin è il mio idolo, io non l’ho mai dimenticato, e ne tramando il ricordo:

      “Io, a mia figlia, parlo sempre di Albert Sabin. Perché deve sapere che al mondo non esiste solo il bieco interesse. Non esistono solo gli opportunisti. Sabin, che rinunciò allo sfruttamento commerciale del vaccino da lui trovato, affinché potesse essere disponibile con maggiore anticipo, salvando così più vite.”

      (da “Cos’è l’amore“, Diemme)

      Commento di Diemme | 11 novembre 2012 | Rispondi

      • Brava @Diemme …. vorrei che tutti/tutte ti imitassero, e crescessero i figli raccontando loro, insieme alle bellissime altre, la favola di quest’ @Uomo dal grande genio, dall’ insopprimibile e raffinato istinto della conoscenza … e soprattutto dall’ ancor più grande cuore ! 🙂 Sì, mi piacerebbe assai che questo @Eroe solitario e malinconico avesse il suo posto inalienabile nel cuore dei bambini e delle bambine . Di certo, li farebbe crescere meglio e con più valori ideali …. come sta accadendo con la tua bellissima @Sissi, che ti prego di abbracciare per me !!!!
        Guardare il futuro inerpicandoci sulle possenti spalle di @Sabin …. chissà ? ….. forse lo vedremmo assai meno nero, meno disperato, certamente con una maggiore profondità dello sguardo ed una più grande speranza !

        Commento di cavaliereerrante | 11 novembre 2012 | Rispondi

        • Io amo profondamente Alberto Sabin, al di là del tempo, delle dimensioni terrene e ultraterrene, e sì, è un gigante dalle cui spalle si può guardare al futuro con maggiore ottimismo, e inebriarsi del profumo di umanità,

          Commento di Diemme | 11 novembre 2012 | Rispondi

  5. I miei nonni sono tutti morti dopo lunghe agonie, sono cose che non si dimenticano.

    Commento di kylie | 11 novembre 2012 | Rispondi

  6. Capita di invecchiare,stare male senza nessuno intorno, solo coloro che sono pagati per farlo. Una fine tristissima. Non c’è niente di più bello che essere amati fino all’ultimo, eppure quanti pur avendo famiglia si ritrovano soli. Un dolore che ti uccide più della malattia. La voglia di vivere in qualche modo bisogna recuperarla e qualcuno ci deve aiutare a mantenerla sempre forte.Bisogna costruirsi una rete di affetti, non va bene ricordarsi che esistono gli altri solo quando noi abbiamo necessità.
    Quello che vorrei per me è una fine dolce, spero non in solitudine, e con l’aiuto di farmaci adeguati che non prolunghino l’agonia. Vorrei poter decidere ora che sono giovane e in grado di ragionare quale dovrà essere la mia fine. Nessuno deve poter decidere al posto mio quello che io posso o non posso sopportare.

    Commento di Luisa G. | 11 novembre 2012 | Rispondi

    • @Luisa: intanto pensiamo a vivercela questa vita! Purtroppo devo constatare che, anche se è vero che chi semina affetto spesso muore affettuosamente circondato e assistito dai propri cari, questo non è matematico, e a volte neanche il contrario: a emeriti mascalzoni, alla fine dei loro giorni, può capitare che esca fuori dal cappello qualcuno che li assiste fino alla fine, e dico disinteressatamente: i misteri della vita!

      Commento di Diemme | 11 novembre 2012 | Rispondi

      • Per me questi pensieri sono inevitabili e forse proprio perchè quando non ci saranno più i miei genitori rimarrò sola. Quindi programmare anche il “dopo” mi placa l’ansia. Sai quanti avvoltoi s’avvicinano quando sei più fragile e indifeso? Troppi.
        E’ vero anche quello che dici tu, sai come si dice una madre riesce ad accudire 10 figli e 10 figli non riescono ad accudire una madre. Triste ma vero e poi i casi della vita sono tanti. A volte si vorrebbe pure accudire chi ci è caro, ma non sempre si riesce a farlo. S’arriva a scelte drammatiche che scontentano e fanno soffrire tutti. E c’è pure l’abbandono che subisce la famiglia del malato come raccontava Maria e come si diceva recentemente pure da te. Sofferenza che si somma a sofferenza.

        Commento di Luisa G. | 11 novembre 2012 | Rispondi

        • Ma non dobbiamo smettere di pensare in positivo, tanto il nostro futuro non lo conosciamo, tanto vale non crucciarsi nel presente e prendere la vita così come viene.

          Commento di Diemme | 11 novembre 2012 | Rispondi

          • Fosse facile…

            Commento di Luisa G. | 11 novembre 2012 | Rispondi

            • Basta fare esercizio, poi diventa automatico come guidare la macchina 😉

              Commento di Diemme | 11 novembre 2012 | Rispondi

  7. Forse sarò di parte. Sono d’accordo in linea di massima con tutti i commenti che ho letto sino a ora. Esistono i malati e la loro immane sofferenza. Ma esistono anche i parenti dei malati troppo spesso non supportati. Che non sanno dove sbattare la testa per stare vicino ai malati e per continuare a lavorare, a occuparsi della casa, delle varie incombenze. Cercando di non annullare del tutto la propria vita. Non vorrei passare per egoista. Non lo sono. Ma… c’è anche l’altra faccia della medaglia.
    Io potendo scegliere vorrei andarmente perfettamente cosciente e in grado di intendere e di volere. Senza essere un peso per nessuno. Senza stravolgere la vita dei miei cari. Non mi interessa vivere sino a 100 anni a discapito della mia lucidità, del mio decoro, della vita degli altri.

    Commento di maria | 11 novembre 2012 | Rispondi

    • Non posso che concordare in toto.

      Commento di Diemme | 11 novembre 2012 | Rispondi

  8. Io credo che i progressi della medicina non siano stati seguiti, come di dovere, dai progressi dell’assistenza.
    Detto terra-terra: a che serve prolungare la vita di una persona fino a novant’anni se gli ultimi dieci anni li deve passare in preda a demenza senile in una casa di riposo, oltretutto mal sopportato da figli che devono pagare migliaia di euro all’anno per la retta?
    La vita deve procedere di pari passo con il mantenimento di una sua qualità accettabile.
    Mi si potrà obiettare che non ci sono soldi sufficienti per farlo.
    Balle.
    Il problema è che le risorse pubbliche devono essere investite in servizi, in mancanza dei quali i cittadini finiscono per pagare, di tasca propria, molto di più.
    Sull’accanimento terapeutico, credo che in quest’Italia vaticanofoba, l’unica cosa da fare sia quella di prenotare per tempo un viaggio nei paesi nordici…

    Commento di aquilanonvedente | 11 novembre 2012 | Rispondi

    • Sottoscrivo ogni tua parola, Aquila.

      Commento di maria | 11 novembre 2012 | Rispondi

      • Anch’ io, sottoscrivo “ogni tua parola”, @Aquilotto …. ma preferirei, più che scappare dove si riconosce ad ogni Persona il diritto di scegliere “prima e liberamente” come conservare la propria dignità anch di fronte alla morte, vedere il nostro paese evolversi, magari col concorso del mio modesto ma concreto contributo, anche in questo tipo di civiltà “profonda, essenziale e misericordiosa” !
        Se me lo permetti, caro amico, facciamo due ipotesi : se io sono un cittadino esemplare ( nel senso che fruisco dei “diritti civili” e mi adeguo ‘senza se e senza ma’ ai corrispondenti “doveri civili” sanciti dalla Carta Costituzionale ), e pongo la religione a cui appartengo, con fede certa e profondamente sentita, “al centro indiscutibile della mia vita”, qualora questa religione ponesse la vita, nel bene e nel male, nel dolore e nella sofferenza così come nella gioia e nella felicità, nelle sole mani del Dio che – unico ! – possa e debba disporre della vita stessa, ebbene … credi forse che, se una legge dello Stato laico, civile e democratico a cui appartengo, “lasciasse ad ogni cittadino, a prescindere dalla religione a cui appartenga, “la libera facoltà di decidere come morire”, io rinuncerei a sostenere il mio intoccabile e “libero” desiderio di rimettere “solo nelle mani di Dio” la mia vita, ivi compresa la sua parte finale e le sofferenze che ne dovessero arrivare ?
        In più, approfittando della mia lucidità e della forza della mia fede, credi forse che rinuncerei “a sottoscrivere un intoccabile “testamento biologico” che ribadisse per iscritto questa mia volontà, temendo che, ove arrivasse la sofferenza, “altri potessero approfittare della mia debolezza e disporre, in contrasto con la mia volontà “libera” finchè ne disponevo lucidamente, della mia vita” ?
        No, caro amico, se anche lo Stato fosse così laicamente giusto da lasciare ad ogni suo cittadino la piena facoltà di scegliere, ed anzi investisse risorse cospicue per alleviare le sofferenze inaudite di una Persona afflitta da mali incurabili ….. io – senza alcun tentennamento – continuerei ad affidare, nelle “sole ed uniche” mani del Dio a cui fermamente credo, la mia vita come sia, lasciando agli altri di disporne come credano ed altrettanto liberamente, della propria, purchè non nuocciano “con mezzi violenti” a quelli che, religiosi come me, la pensino in modo diverso da loro !
        Ora, se tutto questo ha una logica, e se invece io, al contrario della precedente ipotesi, mi trovo ad essere un cittadino ugualmente esemplare “ma non ho” alcun credo religioso di appartenenza …. perchè mai, a me ateo o agnostico ma sempre cittadino esemplare, lo stesso Stato laico, civile e democratico o le altre religioni, dovrebbero invece vietare o impedire o ostacolare con le loro leggi, laiche o religiose che siano, di esercitare il mio sacrosanto diritto di disporre, senza minimamente nuocere agli altri cittadini ( religiosi o no ), della mia stessa vita nel bene e nel male ?
        Questo è l’ assurdo … ed a nulla vale cercare di far ragionare le Persone, poichè ci ritroveremmo sempre davanti ai muri invalicabili della loro ideologia, in alcuni per sincero e profondo ( ma terribilmente intollerante ) sentimento religioso, in altri – e magari con vesti talari – per nudo e crudo, oltrechè sporco e peloso, interesse e/o tornaconto personale !!!

        Commento di cavaliereerrante | 12 novembre 2012 | Rispondi

    • Forse volevi dire “vaticanofila”….

      Commento di Diemme | 12 novembre 2012 | Rispondi

    • sottoscrivo anch’io…:-)

      Commento di Rory | 12 novembre 2012 | Rispondi

  9. Tutti discorsi puramente teorici con i quali concordiamo al 100%.
    Quando si tratta dei nostri genitori tutto cambia. E’ vero, come ha già detto Maria, che la nostra vita non esiste più, che tutto è fatto in funzione dei loro bisogni, ma onestamente il confronto tra una vita vissuta così e un vuoto enorme dentro il cuore non regge. Tutti sapremmo che scegliere, o no?

    Commento di anto1977 | 12 novembre 2012 | Rispondi

  10. D’ accordo con lo scritto di @Bruno tanto che da anni ho già lasciato il mio testamento biologico in mani sicure … per quel che può valere, sic stantibus rebus!
    Ma, molto laicamente, mi chiedo non è puro egoismo voler costringere a vivere qualche giorno (o mese) di più chi (anche la persona che si dice di amare più della propria vita) è già in condizioni “di non ritorno” e che ti chiede solo di non soffrire non solo nel corpo, ma per alcuni anche nello nello spirito vedendo la pena dei propri cari che nulla possono più, nonostante le terapie antidolore, non sempre e/o del tutto efficaci?
    A me è stato chiesto, ma da cittadina “esemplare” (o vigliacca) non ho avuto il coraggio di far nulla. Ho fatto bene? Il suo o il mio bene? E’ una domanda che mi si ripropone spesso.

    Commento di emma 70 e passa | 12 novembre 2012 | Rispondi

  11. Molto saggio e grandissimo Uomo Sabin!

    Ed ora per alleviare un po’ l’atmosfera cupa di questo lunedì mattina dico solo che io vorrei morire sereno nel sonno come mio nonno e non terrorizzato ed urlante come quelli che erano in auto con lui! 🙂

    Commento di gmdb | 12 novembre 2012 | Rispondi

    • oops… desiderio comune, a quanto leggo…
      😉

      Commento di Mapy | 12 novembre 2012 | Rispondi

  12. Bellissimo e difficilissimo argomento. Esprimo solo il desiderio di morire come mio nonno paterno (stessa fine anche mia nonna materna): nel sonno… Inconsciamente, beatamente…
    Mio nonno, addirittura, lo aveva detto (predetto) al figlio (mio padre) la sera prima di morire. Quando mio padre lo salutò e gli disse “ci vediamo domani” lui gli rispose in sardo “s’imacciàpada” che significa “se mi trovi…”.

    Commento di Mapy | 12 novembre 2012 | Rispondi

  13. sono cose che non si possono scegliere

    Commento di iloveebooksreader | 12 novembre 2012 | Rispondi

  14. Ho assistito un amico, due anni fa, ricoverato all’Hospice.
    Una struttura bellissima, personale affettuoso, stanze stupende, cibo eccellente. Il mio amico non se le è godute molto, queste cose, sapeva di dover morire. Ma per lo meno ha avuto assitenza di amici fino all’ultimo.

    Commento di Ibadeth | 12 novembre 2012 | Rispondi

  15. Non ho paura della morte, ho paura di soffrire prima della morte. Perché sono di carne e sangue, umana e fragile, non una santa o un asceta. Rivendico, come è giusto che sia, il diritto di morire con dignità.
    Mia madre morì piangendo, perché la morfina non faceva più effetto e non scorderò mai i suoi occhi supplichevoli. Aveva quasi l’età che ora ho io.
    spero che la medicina, ma anche chi governa, ci rendano il diritto di morire in pace e di morire, per scelta.

    Commento di linda | 13 novembre 2012 | Rispondi


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