Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Il bruco e la farfalla

Alcuni mesi fa mi è capitato di leggere la cartella clinica di un malato oncologico: il diario delle sue ultime (poche) settimane di vita.

Non è che io me ne vada in giro a leggere cartelle cliniche (alle quali peraltro non ho accesso), ma in quel caso mi sono trovato a dover predisporre alcuni documenti per una vertenza giudiziaria per una eredità e mi sono trovato tra le mani la copia di questo documento.

L’uomo in questione è stato ricoverato per alcune settimane in un hospice. La cartella conteneva non soltanto le annotazioni cliniche del soggetto, ma anche quelle psicologiche. I suoi stati d’animo: inquieto, sereno, nervoso, felice. Fino all’aggravarsi delle sue condizioni di salute e alla morte.

Un diario scritto da chi, per mestiere, assiste tutti i giorni persone che non guariranno più e che sono destinate a morire. Nessun accenno a parenti o amici. Soltanto medici, psicologi, infermieri, assistenti, volontari impegnati ad alleviare le sofferenze di chi ha il destino segnato, perché come ha detto giustamente Sabin: «Non dobbiamo morire in maniera troppo miserabile. La medicina deve impegnarsi perché la gente, arrivata a una certa età, possa coricarsi e morire nel sonno senza soffrire».

Il bruco e la farfalla

 

11 novembre 2012 Posted by | Storie ordinarie | | 29 commenti