Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Un flash…

E’ stato un flash… una folgorazione, un’intuizione, un lampo di genio.

E’ avvenuto stamattina, dopo aver visto la rassegna stampa su La7.

Hanno trasmesso qualche spezzone del confronto di eri sera Bersani-Renzi (ammetto di non averlo visto, perché mi sono addormentato sul divano…).

Quando ho visto l’uomo in camicia bianca ho capito.

Erano mesi che, ogni tanto, mi chiedevo da dove spuntasse fuori ‘sto Matteo (che non è Don Matteo e nemmeno Matteo l’evangelista).

Erano mesi che mi chiedevo (ogni tanto, mica sempre, eh? perché c’ho cose più importanti da fare, per fortuna) chi mi ricordasse questo qui.

Stamattina ho capito qual è la sua “base” politica, ideologica, umana, l’arroganza, il disprezzo per le regole: CRAXI.

Senza se e senza ma.

E per uno come me che si vanta (giustamente) di avere capito in anticipo che quello era soltanto un delinquente, capo di una banda di delinquenti taglieggiatori con i quali il sottoscritto si è rifiutato di condividere lo stesso tavolo nell’amministrazione comunale (rifiutando l’incarico di assessore prima e di vicesindaco poi) è una soddisfazione.

Per tutto il resto, forse c’è rimasto ancora qualcosa sulla Mastercard… (forse).

P.S.: domani ferie e si cucina! Polpettone e Ratatouille.

Musica!

29 novembre 2012 Posted by | Politica, Storie ordinarie | , | 31 commenti

Che vuoi che sia… (una minchiata!)

Fabio Riva, amministratore delegato dell‘ILVA, finito in carcere ieri nelle nuove indagini sull’azienda siderurgica di Taranto, commentando i rischi sulla salute rilevati da uno studio dell’ARPA, si esprimeva in questi termini con il legale: “Due casi di tumore in più all’anno… una minchiata!

Che vuoi che sia…

(Devo proprio decidermi a sdoppiare questo tag “teste di cazzo”, che sta fagocitando tutto il resto)

27 novembre 2012 Posted by | Musica, Questa poi..., Storie ordinarie | , | 24 commenti

L’isola del tesoro!

Questo è uno di quei libri che, quando si inizia a leggerlo, ci si chiede: “Ma perché l’ha scritto?

Andando avanti, ci si chiede: “Ma perché gliel’hanno pubblicato?

Proseguendo, ci si domanda: “Perché l’ho comprato?

Terminata l’ultima riga, ci si interroga: “Perché ho perso tempo a leggerlo?

Mistero…

Lo so che l’argomento della serata dovrebbe essere l’esito delle primarie del PD, però, insomma, anche se non ho votato, a darmi le martellate sulle palle sarei anche un po’ stufo…

25 novembre 2012 Posted by | Libri | | 15 commenti

Il presepe contestato (ovvero: “un bel tacer non fu mai scritto”)

Non è che sia proprio un onore il fatto che la nostra “bassa padania” (bassa in senso intellettivo, ovviamente) assurga a onore della cronaca nazionale per una polemica sui presepi nelle scuole.

Già nelle scorse settimane avevano tenuto banco i facchini dell’Ikea sobillati dai Cobas (che in quattro e quattr’otto sono spariti dalla cronaca). Poi i piacentini pensavano di tornare alla ribalta per i loro veri punti di forza: i tortelli, i pisarei, la coppa, ecc., simboli di una provincia (speriamo ancora per poco) che è sempre stata (e ancora lo è) il cortile mal tenuto dei milanesi, e invece ecco qua un’altra tegola

Un’improbabile ex assessora del partito dei comunisti italiani (ve li ricordate i comunisti italiani? Quelli capitanati da Oliviero Diliberto che, dopo avere trombato il governo Prodi, si pentirono come Paolo di Tarso e si staccarono dal comunista in cachemire, Bertinotti), “figlia di papà” divenuta dirigente scolastica per uno di quei misteri italici per i quali è meglio emigrare (anche a Honolulu…) che dice che è meglio non fare i presepi a scuola, scatenando un’orda di politicanti che, invece di pensare a svuotare l’ex centrale nucleare colma di qualche migliaio di fusti radioattivi diventati pericolose gruviere, si lanciano come sciacalli sul povero bambinello, riducendolo a una misera occasione di infima polemica politica.

Me li immagino i padri di famiglia della “bassa” che in queste nebbiose sere se ne vanno alla ricerca di prostitute bambine albanesi alla periferia della città; oppure le mamme che vanno a fare i tour sessuali sulle coste africane. Questi genitori che regalano l’aifon8 al figlio di (otto) anni, insieme all’aipad e all’imac (così se ne sta buono a navigare su internet e non rompe i coglioni), che insorgono se gli si tocca il presepe a scuola!

“Un bel tacer non fu mai scritto” mi ripetevano spesso i miei genitori. Ovvero: meglio che stai zitto, piuttosto che sparare cazzate.

23 novembre 2012 Posted by | Questa poi... | | 13 commenti

Il poliziotto e lo studente

Dal quotidiano Repubblica del 15/11/2012, pag. 2.

Il poliziotto: “Perché i miei coetanei mi odiano tanto? Anch’io come loro combatto le ingiustizie”

TORINO – “Ho avuto paura, forse per la prima volta da quando sono in servizio ho avuto davvero paura. Sono rimasto al mio posto però anche quando mi hanno colpito perché è il mio dovere…” dice l’assistente di polizia Massimo C., 36 anni, il più grave dei tre poliziotti feriti a Torino.

Che cosa è accaduto precisamente?

“Proteggevo una sede della Provincia. Ci sono arrivati addosso in una quarantina mascherati con caschi e sciarpe. Impugnavano mazze da baseball, bastoni spranghe. Mi hanno massacrato ma c’è una cosa che mi fa più male delle ferite. E’ l’odio che ho visto nei loro occhi, erano come invasati…”

Che pensa di loro?

“Che sono ragazzi come me e che probabilmente hanno i miei stessi problemi. Coetanei che però mi vedono come un nemico, un qualcosa da eliminare. Vorrei spiegare loro che con la violenza non si risolve nulla, che ci sono altri modi di combattere le ingiustizie. Io per farlo mi sono arruolato in polizia e nel mio lavoro ci credo…”

L’universitario: “Per noi le divise sono un ostacolo se non ci fanno raggiungere gli obiettivi”

TORINO – Nicola Malanga, 23 anni, è presidente del senato studenti dell’ateneo torinese, eletto tra gli studenti indipendenti.

Perché l’aggressione al poliziotto?

“Non ho visto l’aggressione al poliziotto e comunque non era certo pianificata: per noi la polizia è un ostacolo se ci impedisce di raggiungere i nostri obiettivi. Non un nemico. E’ ovvio che ci siano anime diverse in un corteo di migliaia di persone, ma atti di singoli non devono ricadere sull’intero movimento.”

Anche le incursioni contro diversi uffici pubblici non si possono definire “pacifiche”. Eppure le rivendica?

“Quelle sì, erano state concordate nelle assemblee che hanno preceduto la manifestazione. Purtroppo sono i media che ci obbligano ad alzare il livello dello scontro: se vogliamo far sentire la nostra voce siamo costretti a esporci in questo modo. Altrimenti sarei ben contento di attaccare dei manifesti con le nostre idee, come fece Lutero sulla porta della chiesa, ma adesso non otterremmo lo stesso effetto.”

Dopo aver letto queste due brevi interviste, non ci sarebbe bisogno di alcun richiamo pasoliniano per stabilire da che parte stare.

Purtuttavia, una riflessione breve breve voglio farla.

Avete notato come parla l’universitario? Come uno dei peggiori politicanti. Notate bene.

Non ho visto l’aggressione al poliziotto“: è tipico dei politicanti. Quello che non vedono direttamente (o che fanno finta di non vedere) può essere messo in discussione, può anche non essere mai accaduto.

Atti di singoli non devono ricadere sull’intero movimento“: il politicante che parla a nome del partito si dissocia sempre dai singoli atti, non perché li giudichi negativamente, ma perché (riallacciandosi a quanto dice prima) l’aggressione “non era certo pianificata“, come se questo la rendesse meno grave.

Sono i media che ci obbligano ad alzare il livello dello scontro“: eccolo qui lo stronzone! In un colpo solo riesce da un lato a dare la colpa ai giornalisti (tipico dei politicanti: dicono una cosa e il giorno dopo la smentiscono, dando la colpa ai giornalisti che hanno capito male) e dall’altro a confessare che gli scontri servono per avere visibilità sui media. E se i ragazzini prendono le manganellate dai poliziotti, tanto meglio, perché ci sarà una visibilità ancora maggiore (questo l’ho aggiunto io, ma il senso è quello).

Quell’universitario lo vedremo laureato intorno ai 30-32 anni. Poi il papà gli troverà lavoro in qualche banca o in qualche multinazionale. Se possibile, magari anche in qualche ente pubblico. Intorno ai quarant’anni, se lavora nel privato, inizierà a partecipare alle prime “razionalizzazioni” aziendali, licenziando a pié di lista qualche decina di operai. Se lavora in un ente pubblico, parteciperà alla privatizzazione (se non alla chiusura vera e propria) di qualche servizio pubblico (di quelli meno redditizi, tipo asili nido, scuole materne, ecc.). Poi lo candideranno al Parlamento.

E’ soltanto a quel punto che qualcuno si chiederà: ma perché il 14 novembre 2012 non gli hanno spaccata la testa a questo qui?

Ma ormai sarà troppo tardi…

P.S.: le foto sono quelle della manifestazione della CGIL a Roma il 23 marzo 2002, quando Cofferati portò in piazza circa tre milioni di persone. Altri tempi (e soprattutto altri segretari della CGIL)…

Musica!

16 novembre 2012 Posted by | Politica, Storie ordinarie | , , | 16 commenti

Totale lettori…

Totale lettori ITALIANI (anche un solo libro all’anno): 45,3%
Totale lettori SPAGNOLI (anche un solo libro all’anno): 61,4%
Totale lettori FRANCESI (anche un solo libro all’anno): 70,0%
Totale lettori AMERICANI (anche un solo libro all’anno): 72,0%
Totale lettori TEDESCHI (anche un solo libro all’anno): 82,0%

(fonte: AIE – rif. anno 2011)

E ho detto tutto…

😕

14 novembre 2012 Posted by | Libri | | 76 commenti

Il bruco e la farfalla

Alcuni mesi fa mi è capitato di leggere la cartella clinica di un malato oncologico: il diario delle sue ultime (poche) settimane di vita.

Non è che io me ne vada in giro a leggere cartelle cliniche (alle quali peraltro non ho accesso), ma in quel caso mi sono trovato a dover predisporre alcuni documenti per una vertenza giudiziaria per una eredità e mi sono trovato tra le mani la copia di questo documento.

L’uomo in questione è stato ricoverato per alcune settimane in un hospice. La cartella conteneva non soltanto le annotazioni cliniche del soggetto, ma anche quelle psicologiche. I suoi stati d’animo: inquieto, sereno, nervoso, felice. Fino all’aggravarsi delle sue condizioni di salute e alla morte.

Un diario scritto da chi, per mestiere, assiste tutti i giorni persone che non guariranno più e che sono destinate a morire. Nessun accenno a parenti o amici. Soltanto medici, psicologi, infermieri, assistenti, volontari impegnati ad alleviare le sofferenze di chi ha il destino segnato, perché come ha detto giustamente Sabin: «Non dobbiamo morire in maniera troppo miserabile. La medicina deve impegnarsi perché la gente, arrivata a una certa età, possa coricarsi e morire nel sonno senza soffrire».

Il bruco e la farfalla

 

11 novembre 2012 Posted by | Storie ordinarie | | 29 commenti

La maestra d’inglese

“Papà, le maestre non sono mica normali.”

“Ma che dici?”

“Papà, la nostra maestra d’inglese quando ci fa entrare a scuola, prende per mano il primo bambino della fila, ma con due dita soltanto.”

😯

“Poi appena entra in classe, si pulisce le mani con l’amuchina.”

😯

“Poi a metà lezione apre uno scatolino, prende una caramella con un fazzolettino di carta e poi si pulisce ancora le mani con l’amuchina.”

😯

“E adesso che mi dici?”

“E’ sposata?”

“No. Ma perché ridi? Dimmelo, perché ridi?”

“Niente, niente…”

(Non potevo mica dirle con quali accorgimenti immaginavo che prendesse in mano… Sì, insomma, ci siamo capiti, no?)

😉

6 novembre 2012 Posted by | Notizie dal mondo fatato | | 52 commenti

Addavenì Bolkestein!

Io non posso certamente considerarmi un viaggiatore, anzi, direi che sono un tipo piuttosto stanziale.

Le poche volte che viaggio, inoltre, tendo ad accontentarmi di quello che passa il convento, evitando tensioni e proteste, a meno che non si passi proprio il segno.

Sono però abituato a osservare, tendendo magari ad arrivare alla conclusione del “qui non mi vedrete mai più“.

Ritengo che l’Italia sia un museo a cielo aperto, che il buon Dio o la Natura ci ha donato e che gli italioti usano poco e male.

Sono stato tre giorni a Rapallo. Siamo in Liguria, non in Africa, a qualche chilometro da Portofino e non troppo lontani da quella magnificenza che sono le Cinque Terre.

Orbene, avevo qualche ricordo di Rapallo risalente ad alcuni anni fa e devo dire che la situazione è decisamente peggiorata.

Trovo indecente che in un albergo a tre stelle nel centro del paese un turista si trovi nella doccia il sapone di quello/a che ha soggiornato prima, con tanto di peli attaccati (il turista, si sa, perde il pelo…). Che si trovi nel lavabo le tracce del dentifricio di quello/a che ha soggiornato prima. E che si trovi la polvere sul comodino, segno che l’ultima spolverata l’hanno data probabilmente quando c’era ancora la lira in circolazione.

Trovo assurdo che ai margini del centro storico chiuso al traffico, dalla parte opposta del lungomare, si debba fuggire perché asfissiati dai gas di scarico di una fila interminabile di automobili.

Trovo inconcepibile che in un ristorante sul lungomare ci sia un solo bagno, in comune per uomini e donne (quindi, oltretutto fuori legge), con un water che fa vomitare solo a guardarlo. E che si debba sperare che la propria figlia non ne abbia bisogno, perché saresti costretto a dirle “tienila finché torniamo in albergo“.

Trovo ridicolo (per non dire di peggio) che in un bar-pizzeria in pieno centro di Portofino, al momento di pagare il conto (e che conto…) ti senti dire “mi spiace, ma non siamo abilitati ad accettare carte di credito“.

Forse queste sono le regole della massimizzazione dei profitti; per me questi invece sono soltanto ciarlatani e profittatori.

Una volta si diceva “Addavenì Baffone!”; nei confronti di questi invece bisogna dire “Addavenì Bolkestein!“, sperando che l’applicazione di questa (come di altre) direttiva europea mandi questi cialtroni a zappare la terra (ammesso che siano capaci di farlo, perché anche questa attività esige un minimo di testa).

Forse dopo avremo gli stessi servizi di adesso, ma almeno li pagheremo di meno. O forse avremo, allo stesso prezzo, servizi migliori, in quanto averne di peggiori sarà praticamente impossibile.

Inoltrerò una protesta ai servizi turistici del posto, sperando (vanamente?) che serva a qualcosa.

P.S.: le foto un’altra volta…

4 novembre 2012 Posted by | Storie ordinarie | , | 34 commenti