Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Ma mi faccia il piacere!

Un giorno, un’ambulanza della pubblica assistenza doveva entrare in un cortile all’interno di una casa di riposo. Non si trattava di un intervento d’urgenza, ma di un semplice trasporto di un anziano a effettuare una visita specialistica.

L’ambulanza si fermò di fronte al cancello automatico e l’autista suonò il clacson. Essendo di pomeriggio, la portineria era chiusa e l’apertura del cancello era garantita dal personale di reparto.

L’autista suonò una, due, tre, forse sette o otto volte, ma nessuno apriva il cancello. Una ragazza dell’equipaggio dell’ambulanza scese e suonò il campanello, ma ancora niente.

Una persona uscì in cortile a fumare una sigaretta e, accortasi che l’ambulanza tentava di entrare senza riuscirvi, andò ad avvisare il personale di reparto che, per una banale coincidenza, era impegnato e non aveva potuto aprire il cancello.

L’attesa dell’ambulanza durò tre, quattro minuti. Quando entrò nel cortile, l’autista scese e iniziò a bestemmiare. Si rivolse a tutti quelli che incontrava (secondo lui “colpevoli” del ritardo nell’apertura del cancello) minacciando denunce. Quando portò fuori l’anziano per caricarlo sull’ambulanza, bestemmiava ancora a voce alta.

Qualcuno segnalò il fatto al direttore della pubblica assistenza, il quale rispose: “Vabbe’ sarà stato un po’ nervoso e sgarbato, ma non per questo va allontanato dal quel servizio. Piuttosto,  è la casa di riposo che deve garantire che, quando arriva un’ambulanza, il cancello venga aperto immediatamente.”

“Tu non capisci un cazzo, come il tuo autista – replicò il qualcuno – e come lui sei inadatto a guidare la tua associazione. Il problema non è il nervosismo dell’autista e tanto meno la sua maleducazione. Il problema è un altro e molto più grave. Quell’autista si è trovato di fronte a una piccola emergenza, a un piccolo imprevisto. Nessuno era in pericolo, nessuno rischiava alcunché, ma lui non ha saputo minimamente gestire la situazione nella quale si è trovato. Ha strombazzato, disturbando altri anziani. Non ha pensato di fare scendere una delle tre persone dell’equipaggio per entrare semplicemente nella casa di riposo e avvertire il personale che c’era un’ambulanza che doveva entrare. Una volta entrato, ha sfogato la sua rabbia bestemmiando e minacciando persone che non c’entravano niente con quanto accaduto. Cosa accadrebbe se quella persona si trovasse a gestire una vera emergenza? Farebbe soltanto casino, incapace com’è di guidare la sua squadra, e creerebbe soltanto confusione, incazzandosi a destra e a sinistra. Quello non guida un camion di patate; guida un’ambulanza. L’imprevisto deve essere “il suo mestiere”, non mandarlo in confusione o farlo incazzare. Se voleva fare protestare per il ritardo nell’apertura del cancello, aveva ben altre strade per farlo, non bestemmiando e minacciando tutti quelli che incontrava. Ma forse, vedendo il presidente, non ci si può stupire più di tanto del suo comportamento.”

Che c’entra questa storiella?

Mi è tornata in mente vedendo il tristemente famoso video del bambino di una scuola padovana che viene prelevato dalla polizia per essere portato in una casa famiglia, in esecuzione di un’ordinanza del giudice. Non mostro le immagini e non metto nemmeno alcun link al filmato, che si trova ormai dappertutto, perché non ritengo giusto e nemmeno opportuno farlo, almeno finché anche l’altra “campana” (cioè la polizia) avrà esposto la sua versione dei fatti.

Quello che invece voglio indubitabilmente commentare è la frase che l’ispettrice di polizia rivolge alla zia del bambino: “Io sono un ispettore di polizia e lei non è nessuno“.

Questa frase, giustamente è stata paragonata alla famosa battuta del film Il marchese del Grillo: “Io so io e voi non siete un cazzo!

Quella poliziotta non ha soltanto mostrato il volto arrogante del potere (in quel caso, coincidente con una divisa e una pistola), ma ha anche dimostrato di non saper gestire una situazione di emergenza. O meglio, in una situazione di emergenza, non ha nemmeno saputo gestire un minimo di corretta comunicazione. E se la polizia non è in grado di gestire le emergenze, a chi ci dobbiamo affidare?

Non ho le competenze e le conoscenze per entrare nel merito di quella triste vicenda. Nei procedimenti di separazione e di divorzio i giudici sono spudoratamente orientati verso le madri. In quel caso, per avere dato ragione al padre vuol dire che la situazione doveva essere a un livello tale di degenerazione da non poter fare altrimenti. Oppure vuol dire che il giudice ha preso una cantonata, ma questo è presto per dirlo.

Rimane il fatto che le persone che sono formate e pagate per gestire le emergenze (siano medici, poliziotti, vigili del fuoco, ecc.) devono mostrare di saperlo fare, altrimenti vanno destinate ad altri incarichi.

Totò all’ispettrice avrebbe risposto così.

(Only you)

12 ottobre 2012 Posted by | Politica, Questa poi..., Storie ordinarie | , | 26 commenti