Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Questa, per esempio, è una domanda…

… che non mi ero mai posto prima

(a dire la verità, da un bel po’ non ho nemmeno occasioni per pormela…)

😥

ma siete proprio sicuri che…

Ricordo che diversi anni fa lessi un interessante raccontino.

Parlava di un uomo che una sera accompagna a casa, in auto, una donna. Durante il viaggio, lui le confessa tutto il suo amore e lei si mostra accondiscendente, direi molto accondiscendente, perché a un certo punto imboccano una stradina appartata e fanno l’amore.

I due “ci danno dentro” (come si dice dalle mie parti), si giurano amore eterno e arrivano perfino a promettersi il matrimonio, salvo che poi quando tutto è finito e lui riprende la via di casa, lei… si sveglia e gli chiede: “Oh mamma… mi sono addormentata. Ma non siamo ancora arrivati?”

Credo che il racconto si intitolasse “Perché non ci siamo sposati” o qualcosa di simile…

Musica!

31 luglio 2012 Posted by | Pensieri disarcionati, Questa poi..., sogni, Storie ordinarie | , , | 21 commenti

I Jefferson

Stamattina, dando la solita occhiata veloce ai giornali online, mi sono imbattuto nella notizia della morte di Sherman Hemsley, il protagonista della serie televisiva I Jefferson.

I Jefferson è stata una sit-com americana, trasmessa in Italia tra la fine degli anni settanta e gli anni ottanta (su Wikipedia si possono trovare tutte le informazioni e su Youtube ci sono un sacco di filmati).

Quello che mi piace ricordare, però – e che mi ha provocato uno dei soliti sussulti di tardo-nostalgia – non sono tanto i personaggi (in particolare il protagonista George, un piccoletto di colore, dall’andatura dinoccolata, burbero e rompicoglioni e la moglie Louise, paziente e comprensiva), quanto il contesto nel quale questa trasmissione veniva vista, al pari di altre (tipo, per esempio Happy Days).

Al contrario di quello che avviene oggi, quando la tv sembra assalire gli spettatori, usarli, traumatizzarli, spolparli e poi gettarli via, anni fa vi erano trasmissioni che oserei definire molto più rispettose del pubblico televisivo. I miei ricordi de I Jefferson sono quelli di me con  i miei genitori a godersi per una mezz’oretta (forse anche meno) un sano umorismo; a sorridere lasciandosi alle spalle per alcuni minuti qualche pensiero; ad avere la percezione di essere “tutti insieme” e di lasciarsi poi con il sorriso sulle labbra. E’ un ricordo che si colloca dentro un quadro di vita familiare serena. Un po’ come quando giocavo a carte con mio padre e mia madre se ne stava seduta sul divano ed era chiara e netta la percezione del legame che univa la famiglia.

Forse si tratta proprio di tardo-nostalgie; forse è il rimpianto di sentimenti ed emozioni che se ne sono andate definitivamente e non sono state adeguatamente rimpiazzate. Può darsi.

Fatto sta che a volte anche una notizia del genere emoziona di più dell’altalena dello spread e delle borse,  della nuova legge elettorale che non faranno mai, del rinvio a giudizio di Formigoni e Vendola e di tutte le altre minchiate…

Clic!

25 luglio 2012 Posted by | Sani principi, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , | 34 commenti

Wanted!

A Bru’, ma ‘ndo c… stai?

17 luglio 2012 Posted by | Storie ordinarie | 23 commenti

Se Steve Jobs fosse nato a Napoli

Per una serie di motivi che ora non sto qui a elencarvi, ero curioso di leggere questo libretto. Così, dopo averlo cercato senza esito in biblioteca (“Troppo recente” mi hanno detto), visto che la piccola sabato insisteva per andare alla Feltrinelli (e come dirle di no?), mi sono lasciato tentare e l’ho comprato.

Poi, complice una serata tranquilla e una nottata insonne, me lo sono letto tutto.

Di che parla questo libretto? Di due ragazzi poco più che ventenni di Napoli, Stefano Lavori e Stefano Vozzini, che hanno inventato (soprattutto il primo dei due) un computer rivoluzionario: velocissimo, leggerissimo, che non prende virus.

Stefano Lavori è praticamente la traduzione italiana del nome Steve Jobs, mentre Stefano Vozzini è la traduzione del nome del suo amico-socio, Steve Wozniak (un po’ come se noi traducessimo in italiano il nome di Tom Cruise: Tommaso Crociera. Chi farebbe fare un film in Italia a uno con un nome così?).

Ecco, quella dei nomi è forse l’unica trovata originale del libro. Per il resto, niente di nuovo (sul fronte occidentale). I due vogliono costruire questo computer, iniziare a commercializzarlo e sperare che una multinazionale compri il loro brevetto. Ma i due ragazzi non stanno in America, stanno in Italia, a Napoli e in particolare ai Quartieri Spagnoli. E quindi si scontrano dapprima con la banca, che presta soldi soltanto a chi li ha già; poi con la Regione, che distribuisce fondi soltanto a chi “unge le ruote” a qualche funzionario; poi con lo Stato, che impone una serie di balzelli, tasse, controlli da fare scappare la voglia di fare qualsiasi cosa; infine con la camorra, che pretende il pizzo su qualsiasi attività si muova nella sua zona d’influenza.

Niente di nuovo, insomma. Alla fine i due saranno costretti a rinunciare al loro sogno, ma la forza di volontà è più forte di qualsiasi difficoltà e…

Una storia amarognola che si legge agevolmente, che strappa qualche sorriso, ma che, in buona sostanza, non dice nulla di nuovo rispetto a quello che già si sa. La sua lettura, però, mi ha rinfrancato, perché mi sono detto che se hanno pubblicato questo libro e ha anche avuto un discreto successo e hanno pure venduto i diritti cinematografici, beh, come dire, io dovrei stare a posto con il mio. Dovrei.

Speriamo…

P.S.: non trovando il libro sugli scaffali della libreria, ho chiesto alla cassa: “Dove posso trovare Se Steve Jobs fosse nato a Napoli?”

Hanno smanettato sul computer e mi hanno risposto: “Sezione informatica.”

Sezione informatica?

😯

Sarebbe come se questo qui lo mettessimo nella sezione guide turistiche. Oppure se questo qui lo mettessimo nella sezione cucina. Oppure se questo lo mettessimo nella sezione storia antica.

Mah…

Clic!

15 luglio 2012 Posted by | Libri, Storie ordinarie | | 15 commenti

Buon viaggio

Ettecredo che poi chiudono gli uffici postali!

Una volta avrei stampato, rilegato con una bella fascetta e una copertina colorata.

Avrei imbustato, mi sarei recato all’ufficio postale e avrei seguito con lo sguardo l’impiegato che, dopo aver timbrato il pacco e riscosso il dovuto, lo avrebbe depositato in uno dei tanti scatoloni, pronto per il viaggio.

Una volta.

Oggi bisogna fare tutto per e-mail: bisogna scansionare, pidieffare, allegare e poi chiedere la conferma del ricevimento, prima che la rete dirotti il materiale verso chissà quali lidi.

Ma la sostanza rimane la stessa: Bibúlo2 oggi inizia il suo primo viaggio.

Ne abbiamo discusso parecchio. Negli ultimi giorni siamo praticamente stati insieme giorno e notte.

Gli ho fornito una lettera di presentazione del suo autore (cioè il sottoscritto) e una sinossi (cioè un riassunto, ma in certi ambienti bisogna sempre utilizzare termini strani…).

Gli ho ricordato che lui è satira, perciò non deve né spiegare né convincere: per questo ci sono i professori e i politici. Lui deve soltanto colpire: dovranno essere gli altri a chiarire, interpretare, chiosare…

E gli ho anche ricordato che lui non è perfetto, ma in questo mondo chi pensa di esserlo è un deficiente. E poi ci sono in giro di quelle ciofeche…

Forse verrà smembrato, sezionato, analizzato, commentato, ma la sua struttura è forte e coerente e resisterà.

E nel caso in cui venisse sputacchiato via, si ricordi che un giocatore…

12 luglio 2012 Posted by | Libri | | 13 commenti

Wuthering Heights

Di fronte a certi romanzi, mi sembra di essere come un imbianchino davanti a Michelangelo…

Forse soltanto una donna come la piccola Emily poteva scriverlo.

E forse soltanto lei poteva cantare questa…

(P.S.: ciò non significa che Bibúlo2 non sia ormai a uno sputacchio dall’arrivo…)

8 luglio 2012 Posted by | Libri, Storie ordinarie | | 13 commenti

Devo darne atto…

… in questo mondo di cialtronaggine diffusa, ogni tanto qualcuno “normale” si incontra (e già la normalità sembra un successo…).

Sono da anni iscritto all’associazione Altroconsumo. Sono abbonato ad alcune delle loro riviste e nella quota di abbonamento è compresa anche l’iscrizione all’associazione.

Le riviste sono interessanti, non contengono pubblicità e, fino a prova contraria, ritengo che le analisi che effettuano dei diversi prodotti e servizi siano corrette (cioè siano svolte nell’interesse nostro e non in quello dei produttori).

Da un paio d’anni ho aderito alla convenzione sulla RC auto e con lo sconto ottenuto ho quasi “ripagato” l’iscrizione all’associazione.

In alcune occasioni, inoltre, ho avuto bisogno della loro assistenza e/o consulenza e, senza promettermi miracoli, mi hanno consigliato oppure (se ne ricorrevano i presupposti) sono intervenuti nei confronti del cialtrone di turno.

Ricordo ancora la prima volta che ho chiesto il loro intervento, nei confronti di un gestore di telefonia mobile che non mi voleva accreditare 10 (diconsi dieci) euro dovuti. Ho inviato un fax ad Altroconsumo, indicando il problema (ai tempi, internet non era diffuso come ora). Mi hanno telefonato, chiedendomi ulteriori chiarimenti, e già questo mi ha stupito. Dopo qualche giorno mi hanno richiamato, dicendomi che avevano sollecitato il gestore telefonico, che aveva promesso di provvedere. Qualche giorno dopo, mi ha chiamato il cialtrone, pardon, il gestore telefonico, dicendomi che in via del tutto eccezionale mi avrebbero accreditato quanto dovuto.

Non la faccio tanto lunga, è soltanto per dare atto che qualche volta qualcosa di buono si trova ancora…

Clic!

2 luglio 2012 Posted by | Storie ordinarie | | 35 commenti