Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Sondaggio

La politica industriale a livello nazionale sulla costruzione di questi fabbricati

(capannoni industriali – ndr) è una politica suicida.

Indovinate chi l’ha detto:

A) una cellula delle brigate rosse;

B) Beppe Grillo;

C) il procuratore della repubblica di Modena.

31 maggio 2012 Posted by | Questa poi..., Storie ordinarie | , | 12 commenti

Maestre

“Papà, domani mattina per merenda prendo le gallette di riso.”

“Ok.”

“Le mangiano anche le maestre. Alcune invece portano le barrette, oppure i crackers. Invece la maestra d’inglese mangia le caramelle. Sono minuscole, le prende con il fazzoletto e poi si pulisce le mani con le salviettine all’amuchina.”

“Ahahah! E quella di religione?”

“Non mi parlare di quella di religione! Ma lo sai che porta la maglia trasparente senza reggiseno? Si vedono le tette!”

😯

“E poi ha i capelli biondi tutti sparati in aria. E non è nemmeno sposata!”

😀

A., è ora che io partecipi di più alla tua vita scolastica. Quando ci sono le prossime udienze?

:mrgreen:

28 maggio 2012 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Storie ordinarie | | 17 commenti

Lettere al primo amore

Questo post di elinepal (che non ho ancora capito se ha preso il nome da uno dei mostri di Lovecraft oppure da uno degli orchi di Tolkien) mi ha fatto tornare in mente il primo concorso letterario al quale ho partecipato, nel lontano 1995: Scrivi una lettera al tuo primo amore, indetto dal Premio Grinzane Cavour in collaborazione con “la Repubblica”, l’editore Einaudi e la città di Torino.

Ovviamente scrissi una ciofeca e credo che il povero giurato al quale capitò il mio manoscritto non sia arrivato a finire nemmeno il primo periodo.

I racconti selezionati furono pubblicati l’anno successivo da Einaudi, con il titolo Lettere al primo amore e la prefazione di Natalia Aspesi, che curava la rubrica Questioni di cuore sul Venerdì di Repubblica.

A me piacque particolarmente la lettera di una certa Francesca Mazzantini. Una lettera ironica, che iniziava con Senti un po’, con la quale una diciannovenne (con le tette che non abbisognano di wonderbra di sorta) dava il benservito al fidanzato trentunenne con barca a vela e telefonino.

Natalia Aspesi nell’introduzione scriveva che quelle non erano vere e proprie lettere al primo amore, ma opere letterarie. “Nella realtà – scriveva – scrivere al primo amore risulta spesso controproducente, se non disastroso.”

Ho ritrovato quel vecchio libricino sepolto in fondo alla libreria. Mi sono chiesto come mai fosse ancora lì e non avesse preso la strada – come tanti altri libri che in casa non ci stanno proprio – della cantina.

Ho fatto mente locale, ho guardato la data di pubblicazione, ho visto il prezzo sul retro, cancellato, e mi sono ricordato…

Clic!

27 maggio 2012 Posted by | Pensieri disarcionati, Storie ordinarie | | 44 commenti

Il medico, l’idraulico e l’elettrauto

La mamma di un mio cugino è malaticcia. Il mio vicino di casa deve fare manutenzione alla caldaia. Un mio amico c’ha l’auto che al mattino fatica a mettersi in moto.

Ho consigliato a mio cugino di fare visitare la mamma dall’idraulico; al mio vicino di casa di portare la caldaia dall’elettrauto; al mio amico di chiamare il medico.

Mi hanno risposto all’unisono se sono scemo.

“No – ho risposto – questa è antimedicina, antiidraulica e antielettrautica. Basta con i medici, gli idraulici e gli elettrauto (o elettrauti?) di professione! A casa tutti!”

Mio cugino, il mio vicino e il mio amico hanno riconfermato la loro diagnosi: sono diventato scemo.

Eppure in politica questo pare essere diventato il ragionamento che va più alla grande: basta far fare la politica ai politici! Basta ai politici di professione! A casa tutti, che arrivano i cittadini, che quelli sono belli, bravi, intelligenti eccetera eccetera!

Tanto per provare a mettere qualche puntino sulle “u”, vorrei esplicitare qualche semplice e lineare concetto.

1) Se sono malato, mi faccio visitare da un medico, non da un idraulico. Se non ho fiducia nel mio medico, lo cambio, ma non mi faccio visitare da un idraulico. Se in passato un medico mi ha fregato o non è stato all’altezza del problema, vado da un altro, ma non da un idraulico. Se ho un amico che è il miglior idraulico del mondo ed è la persona migliore che io conosca, non per questo mi faccio visitare da lui: vado da un medico. Quindi: chi l’ha detto che la politica funziona meglio se la fanno i non politici? Lo può dire soltanto uno che è diventato scemo.

2) La politica è la tecnica di governo della società. E’ quella cosa che mette in pratica le idee, le speranze, i progetti della gente. Per farlo, deve operare delle scelte, perché le risorse sono insufficienti per fare tutte le cose che si vorrebbero. Del resto, se ci fossero risorse sufficienti per fare tutto, non servirebbe nemmeno la politica. La politica non va confusa con la retorica, cioè con la capacità di imbonimento della gente. Non va confusa nemmeno con la fantascienza, cioè con l’immaginazione di un mondo che è al di là da venire. La politica è quella cosa che ci permette di raggiungere i nostri obiettivi in un tempo ragionevole: per noi, per i nostri figli o per i nostri nipoti.

3) Come tutte le tecniche, la politica si impara studiando, provando, discutendo, confrontandosi, ecc. Come tutte le tecniche, in politica nessuno nasce imparato. C’è chi è più portato e chi meno, ma tutti devono imparare. Se ho un probelma di salute serio vado da un neolaureato in medicina che sta facendo il tirocinio da un veterinario, oppure cerco quello che secondo me è il miglior specialista, quello che mi ispira maggiore fiducia?

4) Non bisogna confondere la durata degli incarichi istituzionali con quella degli incarichi politici. Alcuni incarichi, soprattutto quelli a elezione diretta, è bene che possano essere ricoperti per non più di un paio di volte (l’uomo politico forse più potente del mondo, il presidente degli USA, può fare al massimo due mandati). Ma l’esperienza che un politico ha accumulato non è detto che debba andare dispersa per forza. L’ideale sarebbe che una persona, dopo avere fatto un’esperienza politica, se ne tornasse a lavorare e potesse mettere a disposizione di altri l’esperienza che ha accumulato. Dove? Nei partiti, ovvio, che sono l’unico strumento che il mondo intero ha per organizzare la partecipazione della gente alla politica.

5) Gli incarichi istituzionali dovrebbero essere retribuiti “il giusto“. Quant’è il giusto? E’ quello che una società sente, di volta in volta, come tale. Ma è anche quello che viene rapportato alla qualità delle prestazioni rese. Se mi proponessero di tornare a fare l’assessore al mio paese, per come lavoro io, chiederei un’indennità adeguata al mio impegno e alla qualità del mio lavoro: non un euro in meno, altrimenti che si vadano a prendere qualcun altro. Se il mio lavoro fosse ritenuto inadeguato, me ne andrei, oppure potrebbero tranquillamente cacciarmi.

6) Bisogna ricordarsi sempre che se esistono cattivi politici è perché vi sono elettori – ancora peggiori – che li votano. Quella della gente che sarebbe migliore dei propri rappresentanti è una favola bella e buona.

7) Ultima considerazione: conosco bene l’espressione del nuovo sindaco dei nostri vicini-cugini parmensi. L’ho vista tante e tante volte dipinta sul volto di quelli che arrivavano in Comune dicendo: “Ora arrivo io, che sono il nuovo, il buono e il bello. Quelli di prima hanno fatto tutti schifo.” Un terzo di questi è diventato peggiore di quelli “di prima”. Un terzo se n’è andato quando si è accorto che “c’è troppo da lavorare e io c’ho un lavoro/famiglia/casa/prato da tagliare”. Un terzo è (o dovrebbe essere, se avessimo una magistratura seria) in galera.

8) Ultimissima considerazione.

22 maggio 2012 Posted by | Politica | | 34 commenti

Manco fossimo in Libano…

Siamo abituati a vederle alla tv, queste cose.

In paesi lontani, nei quali non si capisce nemmeno più chi combatte contro chi e per quale motivo.

Nei paesi dove il terrorismo spazza via le vite a palate, come fossero terra bruciata.

E invece succede anche qui da noi, che siamo un paese in mano alla criminalità organizzata, tanto a sud quanto a nord.

Ma perché al termine “criminalità” si associa l’aggettivo “organizzata”?

Per contrapporla allo Stato, che invece tanto organizzato non è, ovvio.

Quando ho appreso dell’attentato a Brindisi, mi ha colpito la notizia che erano stati inviati sul posto “il ROS dei carabinieri e lo SCO della polizia“.

Eccolo qui lo Stato, che non ha nemmeno la volontà di unificare le forze di polizia. Che mantiene (manteniamo) servizi segreti che agiscono per inquinarlo lo Stato, invece che per proteggerlo. Che non ha ancora smilitarizzato la Guardia di Finanza (che dovrebbe presidiare 24 ore su 24 le banche e le società finanziarie, non regolare il traffico quando ci sono gli incidenti).

Ora cosa dobbiamo aspettarci? Anni di indagini? Altri attentati a catena? Una paura diffusa tra la gente? O forse tutte queste cose insieme?

Di certo per ora c’è che, purtroppo, c’ha lasciato la vita una ragazza di sedici anni e altre persone sono rimaste ferite. Tra l’ignavia, lo sbracamento, il disinteresse e il cialtronismo di tanta, troppa gente.

Una ragione in più per lasciarlo, questo simulacro di Paese.

Clic!

19 maggio 2012 Posted by | Guerra al terrore, Politica, Storie ordinarie | | 29 commenti

Donna

Quando oggi pomeriggio ho sentito alla radio la notizia della morte di Donna Summer, immediatamente la mia mente è tornata indietro di una trentina d’anni.

Un breve e spensierato periodo di tre anni circa, tra la fine degli anni settanta e gli inizi degli anni ottanta. Il periodo delle prime uscite in auto con gli amici. Dei fine settimana in discoteca. Dei rientri a casa sempre troppo tardi. Degli inizi dell’università. Delle serate in pizzeria. E anche (purtroppo) il periodo delle grandi andate in bianco (non che oggi le cose siano cambiate granché, eh?).

Di quel periodo, una delle colonne sonore è stata proprio lei, Donna Summer. Quella che veniva chiamata la regina della disco music.

Tante canzoni si potrebbero ricordare, ma ce n’era una che mi faceva sciogliere e che ancora oggi mi provoca qualche piccolo brivido (di ricordi). Un suono delicato e una voce morbida. Un lieve sussurro del passato di un vecchio nostalgico. Di tutte le persone che mi hanno accompagnato.

Questa.

17 maggio 2012 Posted by | Un po' di me | , | 7 commenti

On the beach…

Quando arriva l’estate e il sole si fa sfolgorante, a tratti già cocente sulla pelle e i rumori iniziano a smorzarsi, allora si fa più forte del solito la voglia di scappare da questa terra padana desolata.

Spero di riuscirci un giorno.

In ogni caso, spero vivamente che ci riesca mia figlia.

(qualche minuto di pausa)

15 maggio 2012 Posted by | Un po' di me | | 9 commenti

Cambio di programma

Avrebbe dovuto essere una giornata di lavoro, oggi.

La prosecuzione della revisione finale del mio libro, che è dal maggio dell’anno scorso che ci sto lavorando su e non vedo l’ora di affrontare la fatica finale: la ricerca di un editore.

Avrebbe dovuto essere (condizionale passato?), ma non è stata.

Non lo è stata perché finora se n’è andata tra telefonate assurde e ridicole che mi hanno fatto incazzare. Ma quando ci sono di mezzo i bambini, anche le incazzature personali devono prendere altre strade.

Nessuno di noi è perfetto e io meno di altri. Ma alcune regole mi sono ben chiare:

1) i bambini devono fare una vita da bambini;

2) quando i bambini piangono, bisogna saper distinguere se è un capriccio (e quindi ignorarli), oppure un disagio reale (e quindi affrontarlo);

3) ognuno di noi tende a vedere i difetti degli altri, ma dovrebbe anche compiere lo sforzo di vedere i propri;

4) prima di sparare giudizi su situazioni che coinvolgono altri, bisogna sempre chiedersi se si posseggono tutte le informazioni indispensabili per farlo. Altrimenti, è meglio stare zitti;

5) quinto, ma primo in ordine di importanza, bisogna mantenere il possesso delle proprie facoltà fisiche e mentali per fare i genitori.

E ora cerco di tornare con la testa al mio lavoro, in questo sabato di m…

Clic

12 maggio 2012 Posted by | Storie ordinarie | | 17 commenti

Chi suicida chi

Qualche anno fa ho letto una notizia che mi ha lasciato sbalordito (non sono più riuscito a trovare la fonte, ma credo fosse uno studio dell’ONU): la prima causa di morte violenta al mondo non sono né gli assassini né le guerre: sono i suicidi.

In Italia stiamo/stanno trasformando questi drammi individuali in una ennesima occasione di sciacallaggio politico.

Oggi Massimo Gramellini su La Stampa ha condensato in poche righe un pensiero onesto e sensato su questo tema.

Ma le persone oneste e con buon senso sembrano sparire sotto le macerie provocate dal cialtronaggio.

10 maggio 2012 Posted by | Politica | | 14 commenti

Queste sono cose che bisogna sottolineare…

(Grazie Maria…)

7 maggio 2012 Posted by | Storie ordinarie | | 13 commenti