Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Cronache sconclusionate di una vacanza da obliterare…

Lo dice a volte anche la Tata de La7: a volte i bambini andrebbero ascoltati di più.

Anche quando ti consigliano di tornare, per le vacanze, nell’albergo dell’anno scorso, dove vi siete trovati bene e tu, adulto responsabile, dovresti ricordare quella canzoncina che, nella sua sempliciotteria, ti consiglia la stessa cosa.

E invece tu no: “Stesso posto dell’anno scorso? Ma quando mai! Uomo di mondo sono io!” e ti vai a ficcare in quel di Cesenatico (l’obbrobrio della foto esiste veramente e io ci stavo vicino: una immonda costruzione di una quarantina di piani che non si capisce cosa c’entri con il resto del paese e chi cazzo l’abbia lasciata costruire).

Dove sei arrivato e quanto devi prestare attenzione a tutte le mosse che fai, te ne accorgi subito, all’arrivo in albergo, dove alla reception ti chiedono: “Ha avuto difficoltà a parcheggiare l’auto?”

“No, rispondi, l’ho messa qua vicino al mare.”

“Ah, dove c’è il parcheggio a pagamento?”

“A pagamento? Non me ne sono accorto.”

“Eh già – ti risponde la receptionist – le conviene spostarla subito, oppure pagare 5 euro per il parcheggio giornaliero.”

Pensi che 5 euro per parcheggiare tutto il giorno praticamente in riva al mare non è poi così tanto, finché non scopri che con il termine “giornaliero” non si intende tutta la giornata, ma un sua parte: 5 euro al mattino, 5 euro al pomeriggio e 5 euro la sera. La notte il parcheggio è gratis, ti basta spostare l’auto entro le 8 del mattino.

E come se non bastasse, quando poi vai in un negozio per acquistare una tavola per il mare che costa 10,90 euro e tu appoggi sul tavolo una banconota da 20 euro e 90 centesimi, noti con un certo disappunto che la commerciante mette tutto nel cassetto e ti saluta.

“Mi scusi – osservi con un po’ di disagio – ma io le ho dato 20 euro.”

“No, lei mi ha dato 10 euro.”

“No no, io le ho dato 20 euro e 90 centesimi e se lei non mi dà il resto, chiamo carabinieri, polizia, guardia di finanza e guardia costiera!”

“Sì, forse ha ragione lei, non ho guardato bene.”

“Forse ho ragione? – pensi – Forse sei una str…!”

E per finire in bellezza la prima giornata, quando vai al ristorante dell’albergo e vedi il buffet (“ricco” come da depliant) pensi: “Però! Quanti antipasti!”

Peccato che quelli non siano solo gli antipasti, ma anche il primo, il secondo, il contorno, il dessert e la frutta.

Qualche settimana fa, in una intervista Renzo Arbore diceva che Paolo Villaggio è uno dei più grandi comici italiani, non ancora riconosciuto come merita soltanto perché è ancora vivo. In particolare, la comicità di Fantozzi, per quanto surreale possa sembrare a volte, rispecchia spesso la dura realtà delle cose.

Te ne accorgi quando vai in spiaggia, nel bagno convenzionato con il tuo albergo e noti che ti hanno riservato un ombrellone (con lettino) all’ultima fila, il che vuol dire che al pomeriggio l’ombra del tuo ombrellone se la gode il tuo vicino, mentre tu non ne ricevi da nessuno e ti abbrustolisci al sole.

Di contro, il mare dell’adriatico è sempre una certezza, anzi, una sicurezza: è impossibile annegare, perché per un centinaio di metri dalla riva vi sono talmente tante alghe che è come camminare in un minestrone.

“Papà – ti chiede la piccola – perché c’è la bandiera blu?”

“Lascia perdere e andiamo avanti verso il largo.”

Il largo… parolona grossa nell’adriatico, perché passate la alghe, hai la netta sensazione che il livello dell’acqua invece di salire, scenda. Sì, quest’anno il fondo del mare era proprio ondivago, per cui, alla fine, a mezzo chilometro dalla spiaggia c’hai l’acqua praticamente al ginocchio e ti fa sorridere il segnale di pericolo visto a un centinaio di metri dalla costa che ti avvisa di “acque profonde”.

Dopo avere fatto un simulacro di bagno in mare e dopo la necessaria, obbligatoria, indispensabile doccia per ripulirti dalle alghe (che a te ti si ficcano anche nelle tasche del costume e che rischi di portarti dietro pure in albergo), ti siedi sotto al tuo ombrellone, ti accorgi che uno dei tuoi vicini è una specie di ghe pensi mi brianzolo al quale un altro disgraziato gli chiede: “Ma tu sei mai arrivato fino agli scogli?” (intendendosi quelli che stanno a circa un chilometro dalla riva e dove il mare – forse – raggiungerà la profondità di un metro) quello risponde tutto esaltato: “Scogli? Ma lo sai che io sono stato l’unico che ha visto qui – e indica il mare-minestrone – un delfino?”

Un delfino??? 😯 😯 😯

Una decina di anzianotti si radunano intorno allo sbruffone brianzolo che racconta una serie di avventure al confronto delle quali quelle del capitano Achab sono come grattate di orecchie.

E così, tra un tentativo di bagno, pasti a base di insalata scondita e verdure grigliate (così almeno non ingrasso, pensi) e un giro tra i negozi del paese, arrivi al giro di boa della metà della vacanza, con la tragica cena in spiaggia, alla quale non ti puoi sottrarre perché la piccola è tutta esaltata all’infausta idea.

“Dove si fa la cena?” chiedi all’animatore dell’hotel.

Un paio di bagni più in là.” è la laconica risposta del delinquente, mentre un folto gruppo di villeggianti affronta, sotto la calura delle sette e mezza, un “più in là” che, a occhio e croce, sarà 3-4 chilometri.

Arrivati al fatidico bagno (ti guardi indietro e ti sembra strano che non ci siano più quei simpatici vecchietti che sono partiti insieme a te e speri che almeno l’ambulanza si arrivata in tempo), noti che il personale dell’albergo, in trasferta lavorativa, fa mettere in fila con modi sbrigativi tutte le persone prima dell’ingresso.

“E ora – inneggia uno di loro – per iniziare una bella sangria per tutti!

No! – senti urlare dalle ultime file – La sangria no!” deve essere qualcuno che c’ha avuto la sfiga di prenotare due settimane di vacanze ed è miracolosamente sopravvissuto alla cena in spiaggia della settimana precedente.

La famosa sangria che ti obbligano a prendere stende un altro 20% circa della compagnia. Soltanto ai bambini viene risparmiato questo supplizio, ai quali però viene distribuito una specie di succo di frutta al cui confronto il mare algoso sembra acqua distillata.

Ai reduci della sangria vengono assegnati i rispettivi tavoli e tutti quanti ci si avvia al buffet, che serve piatti adatti al clima tropicale di questo inizio di settembre: peperoni alla brace, carne di maiale, ecc.

Tornato al tavolo con un piatto di plastica pieno di schifezze più o meno indigeste, ti accingi a mettere qualcosa nello stomaco che possa alleviare le conseguenze della sangria, quando il discgiochei attacca con il suo lavoro e ti accorgi che il tuo tavolo dista un paio di metri da un altoparlante che spara musica a tutto volume.

Non fai in tempo a prendere atto della situazione e a mettere in atto le opportune misure compensatorie (tradotto: a cambiare tavolo), che il discgiochei invita tutti, grandi e bambini, a ballare. Quella che dovrebbe essere una pista da ballo si allarga a dismisura mano a mano che la gente, evidentemente inebriata dal “misto maiale alla griglia con patate novelle”, si unisce alla compagnia.

Vedi la coppia con bambino del tavolo vicino al tuo che viene rapidamente fagocitata da una massa urlante e sculettante e quando una bionda riccioluta in minigonna si piazza a ballare praticamente nel tuo piatto, capisci che è il momento di spostarti un po’ più in là.

La serata termina (almeno per te) quando la piccola, stremata da una serie di balli che avrebbero steso anche un gorilla, ti chiede di tornare all’hotel. E allora affronti il viaggio di ritorno, sperando che la seconda parte della tua vacanza trascorra il più velocemente possibile, invidiando i tuoi colleghi che il giorno successivo devono affrontare soltanto una giornata di tranquillo lavoro…

7 settembre 2011 Posted by | Storie ordinarie | | 16 commenti