Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Si parte!

Domani si parte per il mare con la piccola.

Otto giorni di animazione, di balli, di tuffi, di giochi (per lei); di speranzoso relax (per me).

Vediamo un po’ i libri che quest’anno ma faranno compagnia sotto il sole assolato dell’adriatico.

Anzitutto una conferma: da alcuni anni ogni mia vacanza inizia con il mio fumetto preferito: Martin Mystere.

In realtà Martin Mystere (soprannominato “il detective dell’impossibile”) non è soltanto un fumetto. E’ un personaggio incredibilmente normale creato da Alfredo Castelli che si trova di fronte a misteri del passato riaffiorati nel presente, ma che ha a che fare anche con aspetti molto più “normali” della vita di tutti i giorni (uno per tutti: la malattia)

Martin Mystere non è un fumetto “usa e getta”, ma un salto nel fantay, nell’archeologia, nel mistero; in una parola: nell’avventura.

Le sue avventure sono particolarmente intriganti, in compagnia di Java (grugnente uomo neandertaliano) e la fidanzata (che forse si è deciso a sposare) Diana.

Il numero speciale dell’estate 2011, con allegato un albo, mi aspetta ancora intonso, pronto per lo scartamento sotto l’ombrellone.

Il secondo libro che ho deciso di portarmi è Il cerchio capovolto, della casa editrice I sognatori.

I sognatori è una piccola cada editrice di Lecce. Vende soltanto tramite internet e svolge egregiamente il suo ruolo di casa editrice.

La incontrai per la prima volta nel 2007, in occasione della prima edizione del concorso letterario “Un sogno dentro un sogno”, nel quale ebbi l’onore di risultare tra i vincitori, con relativa pubblicazione nell’antologia del premio.

Questa è la raccolta dei racconti vincitori della prima edizione del concorso letterario che porta lo stesso nome del volume e al quale avrei voluto partecipare, se Bibùlo non avesse assorbito gran parte delle mie energie (letterarie, eh? 😉 ).

Però, dal momento che a settembre scadono i termini della seconda edizione del concorso e il mio raccontino sta sempre lì, voglio vedere se il mio sarebbe stato (e sarebbe) all’altezza dei vincitori.

Il terzo libro che ho intenzione di portare è Canale Mussolini di Pennacchi, vincitore del Premio Strega 2010.

Io in genere non acquisto i cosiddetti best seller, ma a volte, come in questo caso, faccio un’eccezione. Vado a fiuto e in genere c’ho azzeccato, con l’unica eccezione di quell’autentica ciofeca di “La solitudine dei numeri primi”. Questo ce l’ho parcheggiato in prima fila sulla libreria del salotto da un anno, in attesa che arrivi il momento di leggerlo. Infatti, non sta scritto da nessuna parte che uno deve leggere subito i libri che compra: c’è un momento per acquistarli, c’è un momento per leggerli.

Senza fretta. Ve lo dice un cinquantunenne…

E poi come posso non portare un giallo? Ne ho trovato uno sepolto in fondo alla libreria (sempre la stessa di prima): Scuola omicidi (e quale miglior titolo?).

Due romanzi brevi (Agatha Christie e Q. Patrick, pseudonimo che nasconde diversi autori) nonché un racconto di quel genio che è stato Cornell Woolrich.

Questi libri bastano per otto giorni di mare?

Sono anche troppi, direi. Io ho detto che li porto, mica che li leggo, anche perché, insieme a questi, me ne porto un altro paio.

Il primo è “Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia” di Sciascia.

Scritto nel 1977, acquistato e letto ai tempi del liceo mentre l’Italia era in preda alle BR, agli autonomi, agli indiani metropolitani ecc. ecc., lo sto rileggendo a distanza di 34 anni (praticamente una vita…).

Riprendendo la formula narrativa del Candido di Voltaire, Sciascia crea un personaggio che con la sua ingenuità e la sua semplicità, si scontra (ma in modo, oserei dire “leggero”) con le contraddizioni, le ambiguità, i compromessi, le mistificazioni della società.

Lo sto rileggendo perché Bibulo2 avrà una formula narrativa molto simile (mi perdonino i grandi Francois-Marie e Leonardo) e devo rinfrescarmi la memoria su come sono stati affrontate e risolte alcune situazioni.

E per finire, ma per finire proprio, quello che al momento ritengo il migliore manuale di scrittura che io abbia avuto tra le mani: Anatomia di una storia.

Diciamo che libri come questo aiutano nel lavoro di “falegnameria” per costruire una storia che stia in piedi.

Cioè, lo scrittore bonazzo della pubblicità che a tarda sera sorseggia un caffè decaffeinato e poi riprende tutto gongolante a scrivere chissà cosa non esiste.

Esistono tipi che, di giorno come di sera, con o senza caffè, si abbruttiscono perché non un capitolo, ma una pagina, un paragrafo, una frase, una riga, una parola non girano, non si legano, non fanno comunella.

Perché in una storia si incontrano tre elementi: il narratore, l’ascoltatore e la storia che viene raccontata. Il narratore deve indurre l’ascoltatore a credere di vivere l’esperienza in prima persona.

Il mondo narrativo – spiega l’autore – non risponde al motto “penso dunque sono”, ma a quello “voglio dunque sono”. Il desiderio alimenta il cambiamento e una storia descrive i desideri di qualcuno e le azioni e le lotte che dovrà compiere per appagarli, e le conseguenze e i cambiamenti che queste produrranno, ecc. ecc.

Ora vado a preparare la valigia, che altrimenti poi devo fare tutto di fretta e mi dimentico qualcosa.

Ci si rivede a settembre.

Fate le brave (e i bravi, ma noi uomini lo siamo di default).

27 agosto 2011 Posted by | Libri, Notizie dal mondo fatato, Storie ordinarie | , , | 22 commenti

E so’ 51…

Vabbeh, ci siamo…

Sapete che vi dico? Mi piace immaginare la mia vita come un libro.

Ho avuto due editori fantastici, che porto sempre dentro di me.

Una copertina che non sarà il massimo, ma che ho imparato ad accettare.

I paragrafi non sono sempre giustificati, ma questa in fondo è la vita, che mica può essere perfetta.

Di storia da scrivere ce n’è ancora un po’ (almeno lo spero).

Ho anche un po’ di lettori, di cui una piccolina che ogni tanto mi scrolla la polvere di dosso.

Almeno per oggi, lasciate che mi paragoni immeritatamente alla Commedia del Sommo Poeta.

Nel mezzo del cammin di nostra vita

mi ritrovai per una selva oscura,

che la diritta via era smarrita.

E diciamocelo, abbiamo il coraggio di riconoscere quello che non ci hanno mai insegnato a scuola, ma che è lampante dalla lettura di questo memorabile passo del Sommo Poeta: che cosa può mai essere questa fantomatica selva oscura nella quale si smarrisce la diritta via?

Cosa può mai essere?

(L’ECG è andato bene…)

26 agosto 2011 Posted by | Storie ordinarie | 22 commenti

La scoperta (e la nostalgia)

Driiiiiiiiiiiiiin!

“Pronto?”

“Papà, ho saputo una cosa che non ci crederai neanche tu!”

“Cioè?”

“Babbo Natale non esiste! Siete tu e la mamma che comprate i regali, li nascondete e poi li mettete sotto l’albero!”

“Eh??? Cosa??? Ma, non è possibile! E chi te l’ha detto?”

“La mamma.”

“Ma… ma… allora non esiste nemmeno la Befana!”

“No, e nemmeno Santa Lucia. Eravate voi che mangiavate i biscotti che lasciavo sul tavolo.”

“Ma allora niente più letterine per i regali?”

“La letterina forse la scriverò lo stesso, ma poi la darò a te.”

“Vabbeh, ne riparleremo di ‘sta cosa. Però la mamma ce la vedo a cavallo di una scopa, che fa la Befana…”

Che dire?

Un po’ mi dispiace che si chiuda anche questo “capitolo”.

Beh, lo sapevo che sarebbe successo prima o poi, è ovvio. Però un po’ di nostalgia delle letterine, dei regali nascosti nei posti più impensabili, dello sguardo stupito nello scoprirli… inutile dire che ce l’ho.

LO so che la vita va così. Spero soltanto che il Babbo Natale che c’è nel suo cuoricino rimanga a lungo a farle compagnia, con la dolcezza e la delicatezza di sempre.

P.S.: a questo punto però c’è una cosa che domani devo approfondire: questo allora vuol dire che non esiste nemmeno il topo che porta il soldo quando cade un dente?

23 agosto 2011 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Storie ordinarie | , | 24 commenti

La ragazza perduta

Questo non è un libro da leggere in aeroporto.

Soprattutto se avete appena visto sul tabellone che il vostro volo partirà due ore dopo l’orario previsto – al quale poi si aggiungeranno altre due ore di ritardo – e voi pensate: “C’ho ‘sto raccontino nella valigia. Vediamo un po’…”.

Questo è un libro da leggere con calma e tranquillità, ideale in un torrido sabato augusteo come questo, con il climatizzatore che svolge degnamente il ruolo per il quale fu creato.

E poi questo è un libro da leggere con la matita in mano, per sottolineare, evidenziare frasi, passaggi.

I libri che affronto con la penna o l’evidenziatore – giallo o verde, a volte rosa – in mano, sono quelli che servono a me.

I libri che affronto con la matita, invece, sono quelli destinati – in futuro – agli altri, affinché possano condividere le mie annotazioni, ma possano anche cancellarle, modificarle, integrarle. La matita lascia segni più lievi, a volte sfumati, destinati forse a scomparire con il tempo, come del resto anche noi.

Quando parliamo di un libro, non parliamo mai del libro, ma di quello che il libro ha suscitato in noi; delle emozioni, sensazioni, a volte anche dei turbamenti. Soltanto gli sciocchi e i critici riescono a estraniarsi e a parlare soltanto del libro. E infatti i primi e spesso anche i secondi scrivono enormi sciocchezze.

E’ un racconto questo, forse una novella?

Un regalo; il regalo di un marito “quasi vecchio” alla moglie che lo accusa di non amarla più. Un ricordo sul loro incontro, sulla nascita del loro amore. Una storia pervasa da una leggera malinconia, ma di quelle talmente leggere che alla fine ti lasciano con un sorriso sulle labbra.

Francamente non pensavo di trovarmi di fronte a un tale piccolo capolavoro.

Che posso dire? Mi sono quasi innamorato anch’io della piccola Zezi (e detto da me è tutto dire…), delle sue provocazioni, delle sue finte sfrenatezze, della sua ingenuità e anche – direi soprattutto – della sua reazione finale nei confronti del marito-autore.

Una piccola grande storia da leggere, da assaporare nella scrittura raffinata ma non stucchevole. E che fa sorgere spontanea una carezza alla piccola Zezi, che immagino ancora imbronciata con il marito.

20 agosto 2011 Posted by | Libri | | 16 commenti

Dimostrazione di forza (e i risultati del cecap)

“Papà, quest’anno per matematica uso questo quaderno.” dice la piccola indicando, tra le centinaia di quaderni acquistati, uno con la copertina del Milan (al momento del pagamento con la carta di credito, ho tentato di dare false generalità, ma non ci sono riuscito).

“Quello? Perchè, la maestra è milanista?”

“No, è iuventina.”

“E allora perché vuoi usare quel quadernaccio?”

Devo dimostrarle la mia forza…

(Mi sembra un buon inizio dell’anno scolastico…)

Ieri ho ritirato i risultati delle analisi effettuate la settimana scorsa.

Mi dispiace per voi, ma dovrete sopportare le mie piume svolazzanti ancora per un po’.

I valori sono tutti nella norma, ad eccezione di uno, che è stranamente, incomprensibilmente, abnormemente alto: il ticket. Qualcuno sa dirmi di che malattia si tratta?

18 agosto 2011 Posted by | Notizie dal mondo fatato | | 13 commenti

I ragazzi della parrocchia

Ieri pomeriggio, mentre la piccola assisteva ai giochi popolari organizzati per la festa di San Rocco, io osservavo i ragazzi della parrocchia (rectius: i ragazzi della parrocchia del mio paese).

Era da tanto che non assistevo ai tradizionali giochi popolari che un tempo spopolavano nelle feste di paese: la gara a chi mangia più spaghetti, la corsa con le balle di fieno, la cattura del pesce in piscina, la cuccagna…. Spesso nelle feste di paese vengono importati anonimi luna park che, a volte, provocano anche qualche tragedia.

Mi veniva spontaneo confrontare la festa del santo patrono del paese con questa.

Nella prima vi è una sfilza di bancarelle simili a tutte le altre feste, che vendono cose sempre uguali a sé stesse, con l’immancabile luna park e le immancabili serate danzanti.

Nella seconda c’é lo stand gastronomico (du iu rimember le feste de l’Unità?), il banco di beneficenza (dove la piccola ha immerso le manine nella boccia con i biglietti e ti ringraziano dopo che hai pescato), i giochi popolari, la musica non assordante, il banchetto dei libri (du iu rimember le feste de l’Unità?) e quello del mercato equo solidale, la processione, la messa, il pomeriggio di festa per gli ospiti della casa di riposo. E giovani, tanti giovani.

E proprio questi ultimi osservavo ieri: i ragazzi della parrocchia.

I ragazzi della parrocchia che portano i piatti dalla cucina sono un po’ impacciati, forse non organizzati alla perfezione macchissenefrega, non devono mica quotarsi in borsa. La varietà del menù non è eccessiva, ma chi vuole cose strane se ne può andare al ristorante, qui si viene per stare insieme e mettere sotto ai denti qualcosa di buono che non costa nemmeno tanto caro (abbiamo cenato in cinque con 38 euro, acqua e vino compreso. La bottiglia del vino locale veniva venduto allo stesso prezzo del supermercato).

I ragazzi della parrocchia sono tutti belli. Chi è un po’ meno bello è simpatico. Poi c’è chi è tutt’e due le cose. Sono moderatamente abbronzati e non hanno tatuaggi. Eccezionalmente li vedi con il telefonino in mano. Le ragazze si vede che fanno attività sportiva. Se tra loro c’è qualche flirt (e ci sarà sicuramente), non lo danno a vedere.

I ragazzi della parrocchia sono tutti italiani. Non ho detto che sono tutti bianchi, ho detto che sono tutti italiani: qualcuno è nero, frutto di adozioni internazionali in tempi non sospetti. Sarei curioso di sapere cosa ne pensano degli altri, che rapporti hanno con loro.

I ragazzi della parrocchia non ostentano vestiti firmati e non li vedo ciondolare in giro per gli eppiauar. Mi ricordano quelle ricche famiglie di un tempo, che tenevano i figli a stecchetto perché dovevano imparare il senso dell’importanza del denaro, proprio come i loro amici meno fortunati.

I ragazzi della parrocchia non hanno l’aria di chi sniffa, beve, fuma, fa le ore piccole in discoteca e poi si lancia in autostrada a duecento all’ora. Ma hanno l’aria divertita comunque e a ferragosto se ne stavano in paese in tanti.

I ragazzi della parrocchia sono in gran parte nati dopo il crollo del muro di Berlino, dopo il crollo della DC, erano bambini quando sono crollate le torri gemelle e vivono nel periodo del crollo delle borse. Chissà perché nel nostro mondo deve sempre crollare qualcosa… E quando costruiamo, facciamo danni…

Forse i ragazzi della parrocchia non devasterebbero una parte del Piemonte per fare arrivare le merci due ore prima a Lione (ha scritto bene qualcuno: “per arrivare due ore prima, basta partire due ore prima“). Forse non costruirebbero nemmeno il ponte sullo stretto di Messina.

Superata la soglia dei cinquant’anni, è aumentata la mia intolleranza (o vera e propria allergia?) nei confronti di un sistema di vita “da copertina”, come se fossimo tutti sulle pagine di TV Sorrisi e Canzoni o dietro alle telecamere di Rete4.

E dopo questo post che mi farà perdere un sacco di posizioni nella classifica dei comunisti mangiapreti (dovrò darmi daffare per tornare in una posizione decente, lo so…), me ne torno al mio daffare, che non è un malaffare, ma soltanto una grande rottura di… palle (non fa rima, lo so, ma fa lo stesso…).

Saluti a tutt quant!

16 agosto 2011 Posted by | Sani principi, Storie ordinarie | , , | 23 commenti

La crisi economica? Tricchetracche e pinzillacchere…

In queste settimane sono stato coinvolto, mio malgrado, in alcune discussioni sulla crisi economica.

Io che sono pessimista sul futuro (io dico realista) ne parlavo sorridendo. Gli altri, che sono ottimisti (io dico incoscienti) ne parlavano con preoccupazione.

Il fatto è che per farsi un’idea di quello che sta succedendo, bisogna “volare alto” e guardare le cose con un po’ di distacco. Soprattutto bisogna usare logica e buon senso.

Noi occidentali abbiamo creato regole a nostro uso e consumo. Ora queste stesse regole, delle quali abbiamo abusato, ci si ritorcono contro. Ovvio.

Supponiamo che io e un mio amico abbiamo diecimila euro a testa. Lui mi chiede un prestito di cinquemila euro per acquistare un’auto. Io acconsento e concordiamo le modalità di restituzione. Alla fine tra noi due ci saranno: un po’ meno di contanti, un bene (l’auto) e un debito.

Orbene, se invece noi due ci scambiamo a vicenda i cinquemila euro per una decina di volte, poi lui compra l’auto portando a garanzia i miei soldi, mentre io li ho già spesi per acquistare una moto, alla fine ci saranno: cinquantamila euro di transazioni finanziarie, un bene acquistato senza copertura (l’auto), un bene inutile (la moto) e una quantità di soldi assolutamente inidonea a coprire il tutto.

Ora si preparano tempi duri per la povera gente (e per chi non lo è ancora, ma lo diventerà).

Ho provato a dare un’occhiata al mercato dell’auto, che si dice stia crollando. La percentuale di immatricolazioni è diminuita del 15% circa, ma chissà perché per alcune marche di auto di lusso e i fuoristrada vi è stato un aumento di vendite in quest’ultimo anno. Facile darvi una risposta.

Il governo sta dando una delle sue prove peggiori, a dimostrazione che al peggio non c’è mai limite e l’opposizione non è sufficientemente unita per dare l’impressione di essere un’alternativa. E intanto in parlamento si mangia a sbafo per pochi euro…

Forse converrebbe fare coma in Islanda…

Invece siamo in questa situazione…

12 agosto 2011 Posted by | Politica | , | 22 commenti

Indeformabile, inflessibile, freddo, glaciale, aspro, severo…

Sei troppo rigido” mi hanno detto qualche giorno fa.

Anzi, mi hanno detto di peggio: “Tu, come tutti gli uomini, sei troppo rigido“.

Inutile dire che chi parlava era una donna.

“Se io non fossi rigido – ho risposto – ora non sarei qui. – cioè al lavoro – E se non fossi qui, qualcuno, tra cui tu, si sarebbe incazzato”.

Forse sì, anzi, sicuramente sì. – ha risposto quella – Ma poi ci saremmo disincazzati. E quando ci avessi spiegato il motivo della tua assenza, ti avremmo pure dato ragione. Perché la gente si incazza e si disincazza più facilmente di quanto tu possa pensare“.

Così, a braccio, mi verrebbe da dire che forse ho confuso la rigidità sui principi con quella sui comportamenti.

Sui primi sono stato abituato a essere inflessibile da quando ho iniziato a fare politica. Su alcuni principi non ho mai transigiuto… trasandato… transato. E’ famosa quella frase di Giolitti che fa “Per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano” e che non mi è mai appartenuta. Inutile dire che questo atteggiamento mi ha provocato molti problemi, anzitutto tra gli “amici”, ma è stata anche la mia salvezza.

I comportamenti, invece, se non discendono da principi “inderogabili”, forse potrebbero anche essere un po’ più flessibili.

Mah…

Un’agenzia di rating che valutazione mi darebbe? “A meno meno”?

E forse dovrei pure buttarmi tra le braccia della Merkel (che è tutto dire)… 😕

(tramonto padano)

8 agosto 2011 Posted by | Sani principi, Un po' di me | | 39 commenti

Divorzio

Quattordici anni… quattordici anni… mica bruscolini.

Era estate anche quattordici anni fa. Forse è l’estate la stagione degli addii.

Ricordo ancora quando ho messo quella firma, che instaurava un legame che avrebbe anche potuto durare tutta la vita.

Ricordo le prime parole pronunciate con un po’ di emozione, anzi, con tanta emozione.

Poi le cose cambiano, piano piano. Certo, non sempre, non è detto che debba sempre finire così, però a volte accade.

E allora bisogna tornare a mettere firme su altri moduli, che sanciscono la fine.

E non ci si ripensa più, perché la decisione  è già maturata da tempo e quelli che una volta apparivano piccoli, impercettibili difetti, sono diventati motivo di insopportabilità totale.

Così va la vita, purtroppo…

Di cosa sto parlando? Del mio gestore di telefonia mobile, ovviamente… :mrgreen:

(margherita)

3 agosto 2011 Posted by | Un po' di me | | 34 commenti

Cecilie e Victoria

Sei una donna di 36 anni, di nome Cecilie.

Sei una manager di una multinazionale, hai un marito e un figlio di un anno.

Sei razionale, credente ma poco o niente praticante.

Sei ricca e abiti in un paese ricco, la Danimarca.

Una domenica apri il tuo solito giornale e vedi questa foto:

Una stanza sporca e spoglia e una bambina idrocefala appoggiata su una sedia: ha diciotto mesi, è stata abbandonata dalla madre alla nascita con una malattia che da noi è curabile e invece in Nepal viene lasciata lì, ad aspettare la morte. Non ha un nome quella bambina, a volte la chiamano Ghane, testa grande.

Decidi che devi fare qualcosa: chiami il giornale, contatti il fotografo, ti documenti sulla malattia, sugli ospedali che possono curarla, sulle operazioni che possono guarirla, su come fartela affidare.

E poi parti, sola e anche un po’ impaurita. La raggiungi e le dai un nome che racchiude in sé tutte le speranze del mondo: Victoria.

E vedi che dietro quegli occhi che malgrado tutto sorridono, dentro quella testa mostruosamente enorme che pochi hanno accarezzato, fra quelle braccia che nessuno le ha insegnato a usare, ci sta un essere umano al quale devi dare almeno una possibilità.

E allora la lasci nelle mani dei medici per una, due operazioni, finché non ti arriva quel messaggio: il suo cuore non ce l’ha fatta e Victoria se n’è andata, silenziosa e lieve come la sua breve vita su questa terra.

Non ti rimane che tornare in quel posto a prendere le sue cose, con la consapevolezza che Victoria rimarrà per sempre nel tuo cuore.

Notizie qui, qui e qui.

Avrei dovuto scrivere un post “ridanciano” stasera, ma mi sono ricordato di questa storia.

L’amore segue strane strade. A volte compie viaggi di migliaia di chilometri; altre volte si sposta soltanto di qualche metro. Raggiunge sempre l’obiettivo, qualsiasi siano le conseguenze.

1 agosto 2011 Posted by | Storie ordinarie | , | 35 commenti