Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Culturalmente parlando…

Oggi pomeriggio, uscito dall’ufficio, sono passato al supermercato per comprare soprattutto la frutta: melone, albicocche e pompelmi (ciliegie e pesche le avevo già).

Una volta a casa, ho lavato un paio di cosette, rigorosamente a mano, perché non c’era il budget minimo per la lavatrice, e con i nuovi contatori ENEL, se fai andare la lavatrice semivuota c’è il rischio che prima della centrifuga di arrivi direttamente a casa un avviso di garanzia.

Poi ho fatto la doccia, mentre cuocevano le patate.

Poi mi sono preparato la cena: petto di pollo al vapore con rosmarino, salvia e prezzemolo; contorno di patate lesse (quelle che stavano cuocendo mentre facevo la doccia) e filetti di peperone in aceto di mele; yogurt con cereali e caffè. Niente di eccezionale, però dopo mi sentivo culturalmente sazio e anche culturalmente leggero.

Poi, dopo avere lavato le stoviglie, ho pulito il pavimento della camera da letto, di uno dei bagni e di un pezzo di corridoio. La battaglia contro i riccioli di polvere non è stata nè facile nè indolore, ma con il mio nuovo prodotto biologico l’ho spuntata. Mentre strofinavo in ginocchio pensavo che noi artisti dovremmo fare ‘ste cose solo se ci danno – culturalmente – lo spunto per scrivere, mica per obbligo. Pensavo anche che ho dimenticato di pagare il bollo dell’auto, il bollo della moto e questo mese pure l’ICI. Ma non dispero: il 28 scade la seconda rata condominiale e penso che dimenticherò di pagare pure quella, per non creare disparità. Finito di pulire, guardavo il frutto del mio lavoro come una casalinga di Pontida: “però – dicevo tra me e me – culturalmente parlando, il pavimento pulito sta meglio che sporco” e così ho pulito pure l’altra metà di corridoio, scatenando una vera e propria battuta di caccia a tutti i riccioli di polvere che trovavo.

Poi ho stirato, cioè ho ridotto un po’ l’altezza della montagna di panni che attendono il loro turno e ovviamente è partito pure un bottone di una delle mie magliette preferite, così ho dovuto anche cimentarmi in un piccolo lavoro sartoriale.

Alla fine di tutto ero culturalmente stanco, però contemporaneamente ero anche culturalmente soddisfatto, praticamente quasi come una massaia di Bergamo.

Però alla fine di tutto ho sillogizzato: essere socio unico della casa c’ha sì alcuni privilegi (sei contemporaneamente presidente, amministratore delegato, dirigente, ecc.), ma c’ha pure qualche svantaggio. Non sarebbe meglio trovare una socia fifti-fifti?

Ecco, insomma, una culturalmente portata a sobbarcarsi il 50% dei lavori domestici, in cambio del 49% delle azioni ( :mrgreen: ).

Chiedo troppo?

Naaaaaaaaaaa………

P.S.: astenersi culturalmente vittime.

23 giugno 2011 Posted by | Un po' di me | , | 33 commenti