Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Parole sante…

Bisognava scegliere un re fra gli alberi:

l’olivo non volle trascurare il lavoro che gli costava la sua produzione di olive,

né il fico il lavoro dei suoi fichi,

né la vigna quello del suo vino,

né gli altri alberi il lavoro dei loro frutti.

Il cardo, che non era buono a niente, fu fatto re,

anche perché aveva le spine e poteva far del male.

Io posseggo una dignità e una potenza,

che l’ignoranza e la credulità mi han procurata,

io cammino sulle teste degli uomini prosternati ai miei piedi:

se essi si rialzano e mi guardano in faccia, io sono perduto.

Bisogna quindi che io li tenga curvi a terra con catene di ferro.

Così hanno ragionato gli uomini che secoli di fanatismo hanno reso potenti.

Essi hanno degli altri potenti sotto di loro,e questi ne hanno altri ancora,

che tutti si arricchiscono delle spoglie del povero,

si ingrassano col suo sangue, e ridono della sua stupidità.

(Voltaire – Dizionario Filosofico)

 

 Lo so, la coerenza non è il mio forte…

28 giugno 2011 Posted by | Manate di erudizione, Musica, Politica, Storie ordinarie | , | 22 commenti

Arrivedoooooooorci!

Devo “mollare” per un po’ il blog.

Devo concentrarmi seriamente sul mio secondo libro, altrimenti va a finire che a settembre sto ancora in mezzo alla palude (o in mezzo al guado, come i cauboi? o in mezzo alla m…?).

Del resto il lavoro non molla, proprio non ce la faccio a staccarmelo da dosso (che si sia affezionato a me? Eppure l’ho sempre trattato abbastanza male…) e devo utilizzare gran parte del mio tempo libero per scrivere.

Ho già capito da cosa sarà caratterizzata questa estate… Spero almeno di raccoglierne i frutti.

Avrei voluto scrivere alcune cosette prima, ma non ce la faccio. Avevo un paio di cosucce da dire, ma forse è meglio lasciare perdere. L’estate si incaricherà di portare via tutto.

Passerò ogni tanto, ovviamente, a vedere cosa combinate.

In ogni caso, buona estate a tutte/i.

27 giugno 2011 Posted by | Libri | | 21 commenti

Culturalmente parlando…

Oggi pomeriggio, uscito dall’ufficio, sono passato al supermercato per comprare soprattutto la frutta: melone, albicocche e pompelmi (ciliegie e pesche le avevo già).

Una volta a casa, ho lavato un paio di cosette, rigorosamente a mano, perché non c’era il budget minimo per la lavatrice, e con i nuovi contatori ENEL, se fai andare la lavatrice semivuota c’è il rischio che prima della centrifuga di arrivi direttamente a casa un avviso di garanzia.

Poi ho fatto la doccia, mentre cuocevano le patate.

Poi mi sono preparato la cena: petto di pollo al vapore con rosmarino, salvia e prezzemolo; contorno di patate lesse (quelle che stavano cuocendo mentre facevo la doccia) e filetti di peperone in aceto di mele; yogurt con cereali e caffè. Niente di eccezionale, però dopo mi sentivo culturalmente sazio e anche culturalmente leggero.

Poi, dopo avere lavato le stoviglie, ho pulito il pavimento della camera da letto, di uno dei bagni e di un pezzo di corridoio. La battaglia contro i riccioli di polvere non è stata nè facile nè indolore, ma con il mio nuovo prodotto biologico l’ho spuntata. Mentre strofinavo in ginocchio pensavo che noi artisti dovremmo fare ‘ste cose solo se ci danno – culturalmente – lo spunto per scrivere, mica per obbligo. Pensavo anche che ho dimenticato di pagare il bollo dell’auto, il bollo della moto e questo mese pure l’ICI. Ma non dispero: il 28 scade la seconda rata condominiale e penso che dimenticherò di pagare pure quella, per non creare disparità. Finito di pulire, guardavo il frutto del mio lavoro come una casalinga di Pontida: “però – dicevo tra me e me – culturalmente parlando, il pavimento pulito sta meglio che sporco” e così ho pulito pure l’altra metà di corridoio, scatenando una vera e propria battuta di caccia a tutti i riccioli di polvere che trovavo.

Poi ho stirato, cioè ho ridotto un po’ l’altezza della montagna di panni che attendono il loro turno e ovviamente è partito pure un bottone di una delle mie magliette preferite, così ho dovuto anche cimentarmi in un piccolo lavoro sartoriale.

Alla fine di tutto ero culturalmente stanco, però contemporaneamente ero anche culturalmente soddisfatto, praticamente quasi come una massaia di Bergamo.

Però alla fine di tutto ho sillogizzato: essere socio unico della casa c’ha sì alcuni privilegi (sei contemporaneamente presidente, amministratore delegato, dirigente, ecc.), ma c’ha pure qualche svantaggio. Non sarebbe meglio trovare una socia fifti-fifti?

Ecco, insomma, una culturalmente portata a sobbarcarsi il 50% dei lavori domestici, in cambio del 49% delle azioni ( :mrgreen: ).

Chiedo troppo?

Naaaaaaaaaaa………

P.S.: astenersi culturalmente vittime.

23 giugno 2011 Posted by | Un po' di me | , | 33 commenti

Una bella serata

Quella di ieri è stata una bella, tranquilla e serena serata.

Siamo tornati a casa dal centro estivo verso le sei e mezza.

Ho fatto la doccia mentre la piccola metteva/toglieva/metteva le figurine dal suo album.

Abbiamo mangiato ottimi spaghetti al pesto fatto in casa. Si stava bene in salotto, senza maglietta: il caldo non era eccessivo e non c’era nemmeno la solita umidità padana.

Dopo cena siamo usciti in bicicletta, destinazione gelateria, dove la piccola s’è pappata un cono da due euro, che gocciolava da tutte le parti (io no, non brucio sufficienti calorie per permettermi il gelato più di una volta la settimana).

Poi abbiamo fatto un giro per il paese, per finire a vedere una partita di calcetto. L’aria era fresca, non sembrava nemmeno di stare in terra padana (a parte le zanzare, ma la prossima volta prenderemo gli opportuni accorgimenti).

Alle dieci e mezza a letto, stanchi tutti e due (anche se per motivi diversi) e un sonno senza interruzioni fino a stamattina.

Basta ormai poco per noi cinquantenni…

Arriverà un giorno in cui ricorderò con nostalgia questi momenti, lo so. Per il momento li “capitalizzo”.

21 giugno 2011 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Un po' di me | , | 13 commenti

Non c’è due senza tre

 Questo qui, qui da parte, è riuscito a infilare due stronzate di fila in due giorni, una dietro l’altra.

Prima martedì 14 a “8 e mezzo” dalla Gruber, poi il giorno dopo a un convegno, quando ha detto che i precari sono la “peggiore Italia”.

Come dice un proverbio, non c’è due senza tre e quindi è lecito aspettarsi anche la terza, tanto per tenere viva l’attenzione su un individuo che in un paese normale l’incarico di ministro potrebbe tutt’al più sognarselo la notte.

Vorrei però spendere due parole sul precariato, che pare essere un tratto distintivo della nostra società.

Ricordo nel 2001, quando uno dei primi provvedimenti del nuovo governo Berlusconi, accanto alla famosa battaglia per la modifica dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, fu una legge di modifica del lavoro a tempo determinato, ovviamente allargando le maglie per il suo utilizzo.

Ricordo che ai tempi ero assessore comunale e una sera, nel corso di una riunione dei consiglieri di maggioranza richiamai l’attenzione dei miei colleghi/compagni/amici su questa legge. In sostanza dissi: “Attenzione, questo è soltanto il primo passo di una politica che metterà sempre più in difficoltà la povera gente, i lavoratori, i pensionati. Noi come Comune dobbiamo prepararci a sostenere le famiglie che scivoleranno sempre più verso la povertà, calibrando con attenzione i nostri interventi. Dobbiamo prepararci a diminuire tasse e tariffe per i servizi primari per i ceti deboli e aumentarle ai più ricchi“.

Ovviamente i miei colleghi/compagni/amici se ne strafotterono di discutere di questi temi: la discussione si concentrò sulle paturnie di un assessore che voleva più deleghe per sè.

Oggi leggo del fenomeno precariato e del suo “veicolo” principale: i contratti di collaborazione.

I contratti di collaborazione sono lo strumento privilegiato per il precariato, perchè; a differenza dei contratti di lavoro a tempo determinato – che, bene o male, presentano più garanzie – possono essere rinnovati senza limiti.

Non è che le aziende risparmino molto sul versante contributivo, da quando hanno elevato le aliquote. E non è nemmeno detto che le aziende risparmino sui compensi ai lavoratori: vi sono lavoratori – per esempio gli infermieri – che spesso hanno maggiore potere contrattuale e spuntano compensi elevati.

La vera “manna” per le imprese è che i contratti di collaborazione o a progetto possono essere ripetuti all’infinito e chi non ha potere contrattuale è fregato.

Ma le imprese sono ovviamente colpevoli in parte. Il vero colpevole è chi ha capito che il precariato è una straordinaria forma di controllo e di ricatto  sociale e quindi ben si guarda dall’adottare provvedimenti per ridurlo.

In questo senso si spiegano le parole di Brunetta.

Lo pseudo ministro non ha voluto dire che i precari sono l’Italia peggiore. Sarebbe ben strano se, dopo avere incentivato questo fenomeno, ora li insultasse. Lo pseudo ministro ha voluto dire che i precari che protestano sono l’Italia peggiore, perché non si adeguano.

P.S.: poi uno di questi giorni bisognerà anche parlare un po’ di una forma di sfruttamento e di precariato che nel nostro Paese imperversa da decenni, con la copertura di tutte le forze politiche: le cooperative. Ma c’è tempo… Tanto ora parleremo per un paio di settimane di Pontida…

Non ci resta che sognare…

19 giugno 2011 Posted by | Politica | , | 9 commenti

Per la precisione…

“Papà, ti faccio una domanda. Tu puoi rispondere sì, no, oppure forse.”

“Ok, chiedi pure.”

“Dopo cena andiamo in bici a mangiare il gelato?”

“Va bene.”

“Non è una risposta valida. SI, NO, oppure FORSE.”

😯

17 giugno 2011 Posted by | Notizie dal mondo fatato | | 17 commenti

Che estate sarà?

Le scuole sono finite. La piccola ieri era un po’ malinconica.

Accadeva sempre anche a me, alla fine dell’anno scolastico. L’idea di non rivedere più gli amici di tutti i giorni; di doversi reinventare le giornate… Poi ci si prende l’abitudine.

Sto cercando di capire che estate sarà questa, cosa porteranno i prossimi tre mesi.

Sarà un’estate di riposo e di ricarica? Oppure sarà segnata dallo stress lavorativo? Porterà qualche novità (piacevole, intendo), oppure sarà la solita “pappa e ciccia”?

Boh… stiamo a vedere… Anzi, direi stiamo a partecipare, che sennò mi dicono che sono “passivo”…

Per il momento rifletto su questo:

“Papà, ma tu prendi le pillole per la memoria?”

“Eh??? Le pillole per la memoria? 😯 Noooooooooooo!!! Questi sono gli antibiotici che mi ha prescritto il dentista!”

Cioè, vi sembro uno che necessita delle pillole per la memoria io? 😕

(Ai tempi di questa avevo appena preso la patente…)

12 giugno 2011 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Questa poi... | , | 30 commenti

Insensitive

How do you cool your lips after a summer’s kiss?
How do you rid the sweat after the body bliss?
How do you turn your eyes
from the romantic glare?
How do you block the sound
of a voice you’d know anywhere?
Oh, I really should have known
by the time you drove me home,
By the vagueness in your eyes,
your casual goodbyes.
By the chill in your embrace
The expression on your face,
That told me you might have some advice to give…
On how to be…
Insensitive.
On how to be…
Insensitive.
How do you numb your skin
after the warmest touch?
How do you slow your blood
after the body rush?
How do you free your soul
after you’ve found a friend?
How do you teach your heart
it’s a crime to fall in love again?
Oh, you probably won’t remember me,
it’s probably ancient history,
I’m one of the chosen few
who went ahead and fell for you.
I’m out of vogue, I’m out of touch,
I fell too fast, I feel too much.
I thought that you might have some advice to give…
On how to be…
Insensitive.
Oh, I really should have known
by the time you drove me home,
By the vagueness in your eyes,
your casual goodbyes.
By the chill in your embrace
The expression on your face,
That told me you might have some advice to give…
On how to be…
Insensitive.
On how to be…
Insensitive.
On how to be…
Oooh
Insensitive.
Insensitive.

(Ma forse è meglio questa…)

10 giugno 2011 Posted by | Musica, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 19 commenti

Il ripieno poco pieno

 Qualche giorno fa ho acquistato un paio di zucchine, di quelle rotonde, per cucinarle ripiene. Stasera è venuto il momento per dare l’addio a una delle due (scelta dopo regolare sorteggio…).

E così, dopo averla capitozzata, tagliata a metà e svuotata,  mi sono posto una domanda che forse avrei dovuto pormi prima (forse addirittura prima dell’acquisto): ma il ripieno delle zucchine ripiene di cosa è ripieno?

Ho cercato nella mia memoria antiche reminiscenze culinarie e ho iniziato a comporre un composto a base di vari elementi che ora non sto a elencare per non mobilitare la protezione civile. Alla fine ne è uscito un aggregato che sembrava abbastanza commestibile e ho riempito le due metà della zucchina.

Ho messo tutto in padella, ma dopo pochi minuti mi sono detto: le zucchine ripiene non vanno in padella, vanno cotte nel forno,  e così ho rovesciato il contenuto della padella in una pirofila e ho ficcato il tutto nel forno, a 200 gradi.

Già nell’operazione di trasbordo dell’ortaggio mi è sembrato che, sottoposto a cottura, subisse una qualche mutazione, ma una volta rinchiuso nel forno ho avuto la certezza di quello che stava accadendo: il ripieno si stava gonfiando, stava lievitando insomma, e la povera zucchina riusciva a contenerlo a fatica.

Man mano che proseguiva la cottura, osservavo il mostro aumentare sempre più di volume, finché ho sfornato la mia opera e me la sono mangiata, senza ulteriori commenti.

Devo dire che, nonstante tutto, non era malaccio… Dopotutto nella vita ci sono cose peggiori (per esempio che domani devo andare dal dentista).

P.S.: in questi giorni post-elezioni, guardando e ascoltando i leader del centro-sinistra, mi è tornata in mente una frase di un famoso condottiero che combattè contro i romani e, dopo averli sconfitti, così commentò la sua vittoria: “Un’altra vittoria così e siamo rovinati!

8 giugno 2011 Posted by | Storie ordinarie | 18 commenti

Se il tempo fosse un gambero…

… forse si potrebbe pensare un attimo in più, fermarsi a riflettere, resistere anche alle “tentazioni”.

Ci si potrebbe soffermare un po’ di più su uno sguardo “storto”, una parola non immediatamente compresa.

Oppure si potrebbero fare le stesse identiche cose, ma la seconda volta forse si apprezzerebbero di più.

Se il tempo fosse un gambero… 

(So’ tornato un po’ filosofo, checcevoletefa’…)

5 giugno 2011 Posted by | Pensieri disarcionati | | 43 commenti