Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

25 aprile

Italo era uno dei tanti fratelli di mia madre. Portava un nome altisonante, era alto e robusto, lo sguardo fiero e severo, contadino figlio di contadini.

Aveva assaggiato i manganelli dei fascisti e ora che l’Italia si stava liberando da loro e dai loro amici tedeschi, la sua casa era una delle tante che fornivano supporto logistico ai partigiani nella campagna padana.

Quel giorno quando tornò a casa trovò le sue sorelle poco più che ventenni spaventate a morte.

“Cos’è successo? – chiese – Ci sono stati i tedeschi o i fascisti?”

“No – risposero quelle – ci sono stati i partigiani. Cercavano le armi, noi non ne sapevamo niente e allora hanno minacciato di metterci al muro!”

Italo trasalì. “Chi era il capo?” chiese furente. Glielo descrissero e allora lui inforcò la bicicletta e se ne andò da quello, che conosceva bene. Lo affrontò davanti agli altri: “Se ti permetti ancora di andare in giro a spaventare la gente, ti faccio vedere io!”

Erano tempi difficili quelli, la discussione poteva anche finire male; bastava poco per menare le mani o schiacciare un grilletto. Ma il capo partigiano capì di avere commesso un errore e biascicò qualche parola di scuse.

Mi piace ricordare che la resistenza, carattere fondante dell’Italia, fu fatta da persone che compirono anche errori, ma che si schierarono dalla parte giusta.

25 aprile 2011 - Posted by | Politica |

7 commenti »

  1. UNO ?!? 😯
    Bene ! 😀
    Tante sono le testimonianze, da una parte e dall’ altra, di tragedie volute o subite per errore, ma unica è la memoria !!!
    Da una parte, chi si battè per “la libertà di tutti”, dall’ altra chi si battè per il “nazifascismo” .
    Il tempo, misericordioso, porti a tutti noi, sempre e comunque, il rispetto di tutte le ragioni, verso cui indirizzare almeno la nostra “humana pìetas”, MA MAI LA CANCELLAZIONE DELLA MEMORIA DELLA RAGIONE STORICA DI FONDO, CHE FU UNICA !
    Mi permetto, caro Amico @Aquilanonvedente ( l’ ho già fatto con altri blogger che stimo ) di linkare qui, questa lettera del Prof. Concetto Marchesi, il Rettore dell’ Università di Padova, con cui egli, il più grande “latinista” del nostro smemorato Paese, motivò ai suoi Studenti la ragione per cui andava a chiudere il suo amatissimo Ateneo .

    “Studenti dell’Università di Padova!
    Sono rimasto a capo della Vostra Università finché speravo di mantenerla immune dall’offesa fascista e dalla minaccia germanica; fino a che speravo di difendervi da servitù politiche e militari e di proteggere con la mia fede pubblicamente professata la vostra fede costretta al silenzio ed al segreto. Tale proposito mi ha fatto resistere, contro il malessere che sempre più mi invadeva nel restare a un posto che ai lontani e agli estranei poteva apparire di pacifica convivenza mentre era un posto di ininterrotto combattimento.
    Oggi il dovere mi chiama altrove.
    Oggi non è più possibile sperare che l’Università resti asilo indisturbato di libere coscienze operose, mentre lo straniero preme alle porte dei nostri istituti e l’ordine di un governo che – per la defezione di un vecchio complice – ardisce chiamarsi repubblicano, vorrebbe convertire la gioventù universitaria in una milizia di mercenari e di sgherri massacratori. Nel giorno inaugurale dell’anno accademico avete veduto un manipolo di questi sciagurati, violatori dell’Aula Magna, travolti sotto l’immensa ondata del vostro irrefrenabile sdegno. Ed io, o giovani studenti, ho atteso questo giorno in cui avreste riconsacrato il vostro tempio per più di venti anni profanato; e benedico il destino di avermi dato la gioia di una così solenne comunione con l’anima vostra. Ma quelli che per un ventennio hanno vilipeso ogni onorevole cosa e mentito e calunniato, hanno tramutato in vanteria la disfatta e nei loro annunci mendaci hanno soffocato il loro grido e si sono appropriata la vostra parola.
    Studenti: non posso lasciare l’ufficio di Rettore dell’Università di Padova senza rivolgervi un ultimo appello. Una generazione di uomini ha distrutto la vostra giovinezza e la vostra Patria. Traditi dalla frode, dalle violenza, dall’ignavia, dalla servilità criminosa, voi insieme con la gioventù operaia e contadina, dovete rifare la storia dell’Italia e costruire il popolo italiano.
    Non frugate nelle memorie o nei nascondigli del passato i soli responsabili di episodi delittuosi; dietro ai sicari c’è tutta una moltitudine che quei delitti ha voluto e ha coperto con il silenzio e la codarda rassegnazione; c’è tutta la classe dirigente italiana sospinta dalla inettitudine e dalla colpa verso la sua totale rovina.
    Studenti, mi allontano da voi con la speranza di ritornare a voi maestro e compagno, dopo la fraternità di una lotta assieme combattuta. Per la fede che vi illumina; per lo sdegno che vi accende, non lasciate che l’oppressore disponga della vostra vita, fate risorgere i vostri battaglioni, liberate l’Italia dalla schiavitù e dall’ignoranza, aggiungete al labaro della Vostra Università la gloria di una nuova più grande decorazione in questa battaglia suprema per la giustizia e per la pace nel mondo.
    Il Rettore: Prof. Concetto Marchesi
    Dicembre 1943”

    Un abbraccio, Ser @Aquila e … buona pasquetta !!!

    Commento di cavaliereerrante | 25 aprile 2011 | Rispondi

  2. Viva zio Italo!

    Commento di Godot | 25 aprile 2011 | Rispondi

  3. Grazie Aquila per questa bella testimonianza. Proprio oggi ripensavo a mia zia Giovanna (zia Giò), sorella di mia nonna materna, che ci ha lasciato nel giugno di due anni fa a 94 anni. A quel tempo la famiglia di mia madre viveva in Piemonte e lei andò, giovanissima (era la sorella più giovane di mia nonna), a fare la partigiana. Ho ben presente i suoi racconti, i suoi anedotti. Sin da bambina mi ha affascinato tantissimo, forse anche per il fatto che era bellissima, così alta, bruna e sottile (dici che ho preso a lei? questo è un dubbio ricorrente…). Sino alla fine si è occupata di politica e uno dei suoi più grandi desideri era di non lasciare l’Italia nelle mani del berlusca. Purtroppo il suo desiderio non è stato soddisfatto.

    Commento di Maria | 25 aprile 2011 | Rispondi

  4. Sai, mio nonno fu prigioniero di guerra e da bambini mi piaceva ascoltarlo raccontare “storielle” come questa. Una volta lo feci venire in classe perchè le raccontasse anche ai miei amichetti. A noi il compito di trasmetterle ai nostri bambini…

    Spero che tu sia riuscito a rilassarti un pò. 🙂
    Ciao!!

    Commento di Rory | 25 aprile 2011 | Rispondi

  5. 🙂

    Commento di dani | 25 aprile 2011 | Rispondi

  6. Ehm … Lady @Dani ?!?
    🙂 , eh ?!?
    :SHOCK: !!!!
    PROLISSONA !!!

    Commento di cavaliereerrante | 25 aprile 2011 | Rispondi

  7. Ti ringrazio vivamente Aquila! Per il ricordo e la condivisione di ciò che veramente vale, anche oggi, per ogni uomo ma, sopratutto per noi italiani che ne rappresentiamo la storia. Mi si allarga il cuore, quando raccolgo tanto rispetto, affetto, devozione verso coloro che non si sono tirati indietro, anzi, hanno fatto eroicamente la loro parte, rischiando senza timore, persino la vita.
    Sai! Mio padre è stato un IMI (Internato Militare Italiano), prigioniero in Germania, per scelta politica. Diversamente a tanti suoi amici, lui è tornato alla sua amata terra. Era appena diciannovenne quando ha vissuto questa terribile ed eroica esperienza che l’ha segnato per tutta la vita. Come riconoscimento ha ricevuto due medaglie di bronzo, dal Presidente Pertini.
    Ringrazio ancora il nostro SerBruno che, davvero impareggiabile, anche a me ha inviato la lettera del rettore dell’Università di Padova.
    Vi ringrazio tutti di cuore! Nives.

    Commento di nives1950 | 27 aprile 2011 | Rispondi


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