Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Due fatti, due lezioni, due considerazioni

1^ FATTO

Oggi pomeriggio la piccola, che questo week-end sta con la mamma, doveva passare a prendere alcuni quaderni lasciati a casa mia. Quando l’ho sentita salire le scale, l’ho aspettata dietro la porta di casa, pronto a giocare a “ce l’hai” (giochino semplice semplice, che facciamo spesso). Mi aspettavo che entrasse contenta e giocosa come sempre, invece stava piangendo.

“Perché piangi?” le ho chiesto.

“Perché volevo fare il regalo alla S. (una sua compagna di classe) per il suo compleanno, ma la mamma non vuole.”

“Non vuole? E perché non vuole?”

“Perché la S. non fa la festa di compleanno e invece la G. (un’altra sua compagna di classe) sì.”

“E quando sarebbe il compleanno della S.?”

“Oggi, ma il regalo volevo darglielo lunedì, ma non ce l’ho.”

Uhm…

“Ora prepariamo le cose che devi prendere, poi vediamo.”

(Spezzare e interrompere il flusso degli avvenimenti. Prendere tempo, se è necessario per prendere una decisione. E’ una delle regole basilari della vita.)

“Per fare un regalo alla S., non è necessario comprarlo. Puoi anche regalarle qualcosa che è tuo.”

Allora la piccola ha scelto un quaderno tra quelli nuovi, alcuni braccialetti elastici e un temperino. Abbiamo confezionato un pacchetto con la carta regalo e lei era tutta contenta.

“Sono sicuro che la S. apprezzerà moltissimo il tuo regalo.”

1^ LEZIONE

Lo scambio regalo-festa l’abbiamo inventato noi grandi. Non appartiene ai bambini, per i quali occorre al contrario incentivare gli atti di generosità. E occorre anche fare capire che un regalo non è soltanto qualcosa che si compra, ma può anche essere qualcosa di cui ci si priva, perché ci fa piacere che lo abbia qualcun altro.

1^ CONSIDERAZIONE

Le mogli sono come le automobili: ogni due anni dovrebbero fare il tagliando. Da uno bravo, però.

2^ FATTO

Sono andato alle udienze. Le maestre mi hanno detto che la piccola non ha problemi nell’attività scolastica, riconfermando i giudizi precedenti. Dato che la loro analisi mi sembrava un po’ scarna, ho pensato di fare una domanda:

“Ma quando si fanno lavori di gruppo, A. come si comporta? Partecipa bene? Lega e collabora con i compagni?”

Diciamo che la domanda, ripulita dal politically correct (che mi si addice molto di questi tempi) avrebbe potuto essere tradotta così:

“Ma nei lavori di gruppo la piccola come si comporta? Come una piccola manager testa di c… che prende il comando del gruppo, distribuisce compiti e destra e a manca, bada soltanto al risultato senza preoccuparsi se qualcuno resta indietro? Oppure si preoccupa di lavorare insieme agli altri e di arrivare tutti insieme a svolgere il compito affidato?”

Le maestre si sono guardate con aria incredula. Il loro sguardo lasciava chiaramente trasparire una considerazione tipo: “Ma questo qua da dove arriva? Come mai ci fa questa domanda?”

Una delle tre maestre ha quindi pensato di rispondere alla mia domanda con un’altra domanda: “Ma perché, A. ha manifestato segni di disagio nei confronti di qualche compagno?”

“No – ho risposto – volevo soltanto capire se…”

“Riconfermiamo i giudizi precedenti” è stata la secca replica.

2^ LEZIONE

Le maestre mi stanno naturalmente simpatiche. Lavorano quotidianamente con il nostro futuro. Andrebbero pagate meglio e la scuola andrebbe trattata meglio (per esempio evitando queste cose qui). E andrebbero anche preparate alle domande “irrituali“.

2^ CONSIDERAZIONE

Troppe mamme andare di fretta ho visto alle udienze. Avranno avuto il loro daffare a casa, non lo nego. Avranno avuto (ettepareva…) mariti poco “collaboranti”. Avranno avuto, avranno avuto, avranno avuto… mah…

Stasera mi sento un po’ così

(e si prega di non fraintendere…)

8 aprile 2011 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Sani principi, Storie ordinarie | , , | 53 commenti