Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Il ratto della sabina

Uno dei racconti che compongono la mia raccolta (che dovrebbe uscire a fine aprile…) narra di un tizio che va in banca a chiedere un piccolo mutuo per acquistare una piccola casa al mare, una seconda casa per investire i suoi risparmi. Il direttore della banca, dopo averlo sottoposto a un fuoco di fila di domande assurde, vuole convincerlo, dati bancari alla mano, che il suo investimento è completamente sbagliato e che gli conviene acquistare obbligazioni della banca stessa, che offrono rendimenti altissimi, in quanto investono sulle disgrazie della gente.

Non svelo come finisce il racconto, ma mi è tornato in mente in questi giorni, dopo avere letto che diverse persone sono rimaste coinvolte nell’ennesima truffa: investimenti con promessa di alti rendimenti, rivelatisi poi fasulli.

Tra i truffati, c’è anche Sabina Guzzanti, che nel suo blog se la prende con chi l’ha sbattuta in prima pagina, quasi fosse un mostro, e poi anche direttamente con Repubblica, perché ha insistito su questa notizia.

La Sabina s’è incazzata parecchio, non tanto per avere investito più di 400.000 euro (per mettere al sicuro la sua vecchiaia, scrive – forse – ironicamente) che ora non sa più come recuperare, quanto perché alcuni commentatori l’hanno aspramente criticata per avere effettuato un investimento che, dati gli alti interessi promessi, doveva apparire una cosa un po’ sporca. Tutti sanno, infatti, che alti tassi d’interesse o sono collegati a investimenti ad alto rischio (e allora uno non deve rompere i coglioni se poi perde i soldi, perchè lo sapeva dall’inizio come poteva andare a finire), oppure sono collegati ad attività poco pulite.

La Sabina, invece, negli articoli del suo blog esprime una serie di arzigogolati ragionamenti che risultano poco comprensibili e che indulgono all’abitudine – molto “politica” – di accusare gli altri di complotto, tutte le volte che si viene criticati.

Questo accade quando si scambiano attori, giornalisti, magistrati, ecc. per santoni di sinistra, che se fosse solo per loro il mondo sarebbe tutto bello/pacifico/rose/e/fiori.

In molti casi sono soltanto opportunisti, per i quali l’esistenza del Berlusca è principalmente una fortuna, una fonte di reddito sicura. Insomma, appaiono quasi come l’altra faccia dell’olgettina.

29 marzo 2011 Posted by | Politica, Sani principi | , , | 21 commenti

Poche idee, ma ben confuse

Sergio Chiamparino, sindaco di Torino ancora per un paio di mesi, ha detto che il PD non ha futuro. Poi ha rettificato, dicendo che questo PD non ha futuro.

Gli hanno subito risposto, dal PD, insinuando che, terminato di fare il sindaco, vuole ricoprire un ruolo chiave nel partito (per la precisione, credo che gliel’abbia detto Maurizio Migliavacca, della segreteria nazionale). Come dire: non giudico quello che dici, ma quelli che ritengo essere gli obiettivi che persegui nel dirlo. Berlusconismo allo stato puro.

Piero Fassino, candidato sindaco a Torino alle prossime amministrative, ha detto che gli amministratori di importanti realtà territoriali (grandi città, Regioni…) devono avere un ruolo primario nel PD.

Sorge (legittimo) il dubbio che l’abbia detto perché è sicuro di essere eletto sindaco di Torino. Altrimenti, perché dirlo soltanto adesso? Applico il metodo di cui sopra: non giudico quello che dice, ma i supposti motivi per cui lo dice. Però sorge anche il sospetto che l’abbia detto affinché Chiamparino, che tra poco non sarò più sindaco di Torino, non abbia alcun ruolo di rilievo nel PD.  Cioè, il metodo di cui sopra porta a una conclusione diametralmente opposta a quella precedente.

Nicola Zingaretti, presidente della provincia di Roma, ha detto che i dirigenti del PD si dividono in due categorie: quelli che parlano male di Berlusconi e quelli che parlano male del PD.

Il fatto che nessuno gli abbia risposto, vorrà dire che non lo considerano un dirigente del PD?

Partito Democratico: poche idee, ma confuse.

P.S.: al figlio di una mia amica hanno diagnosticato una disfunzione tiroidea. Alla sua reazione (“Ma allora sono proprio sfigato!”), il medico di famiglia ha risposto: “Mica tanto. Quelli nati nel 1986-1987 nella nostra zona ce l’hanno quasi tutti.”

E cos’è successo nel 1986?

18 marzo 2011 Posted by | Politica | | 36 commenti

La vita accanto

Non ho mai insistito più di tanto affinché mia figlia dormisse nella sua stanza, nel suo letto.

Ho sempre pensato che dovesse essere una cosa naturale, che sarebbe arrivata naturalmente: sicuramente – ho pensato – prima del matrimonio si sarà convinta a farlo. Così, tutte le volte che dice di voler dormire da sola, io la incoraggio, senonché puntualmente nel bel mezzo del mio primo sonno (quello migliore, più profondo, più riposante, dove si fanno i sogni migliori, dove può anche capitare che compaia Monica…), la piccola arriva nella mia stanza e mi scuote, chiedendo il permesso di infilarsi nel lettone.

Ieri è stata una di quelle sere.

Dormo qui” ha scandito la piccola alle nove, dopo essersi lavata i denti e si è infilata sotto le coperte delle Winx, addormentandosi quasi subito.

Io ho finito di fare le mie cose, dopodiché sono andato a letto; ho leggiucchiato un po’ fino a che le palpebre si sono fatte pesanti e allora, verso le undici e mezza, ho dato la solita manata alla lampada sul comodino (perché la mia lampada di accende/spegne a manate, infatti è quasi rotta) e mi sono addormentato.

Puntuale come la carta della stampante che finisce proprio quando devi stampare tu, a mezzanotte un’ombra si è stagliata contro il chiarore della luna che entrava dalla finestra (perché io dormo con mezza tapparella alzata, perché ho paura del buio, ma forse quella che entrava non era la luce della luna, ma quella dei lampioni della statale…).

“Che c’è?” ho chiesto.

“Non riesco a dormire.”

“Vuoi venire qui?” domanda retorica. La sua testolina ha fatto un cenno inconfondibile e più veloce della luce era già sotto al piumone.

Ho tentato di riprendere il sogno interrotto, ma la piccola aveva sete ed era finita l’acqua, poi ha iniziato a tossicchiare, per cui verso le dodici e tre quarti mi sono alzato per farle la camomilla con il miele.

“Papà, ma tu ce l’hai la bandiera?” ha chiesto mentre mescevo.

“Che bandiera?”

“La bandiera dell’Italia.”

“Certo che ce l’ho. Perchè?”

“Bisogna appenderla.”

“Adesso???”

“Prima di giovedì. L’ha detto la maestra.”

“Ah beh… prima di giovedì…”

Dopo essersi sgargarozzata tutta la tazza di camomilla, si è rimessa a letto e si è addormentata.

Lei. Lei si è addormentata. Io no.

Io ho preso a girarmi ora a sinistra, ora a centro-sinistra, finché a un certo punto ho appoggiato il cuscino alla testata del letto e mi sono messo a pensare.

Ho pensato allo strano sogno fatto la notte prima. Proprio strano. Talmente strano che il suo significato è fin troppo chiaro.

Ho pensato a questo libro, fresco di stampa, acquistato e letto nel fine settimana. Il libro vincitore del premio Calvino 2010. La storia di una bambina brutta, eccezionalmente brutta, che vive “in punta di piedi”, cosciente che la sua bruttezza segnerà tutta la sua vita; che accetta questo suo stato con grande, enorme dignità e trova dentro di sé la forza per vivere una vita normale e per capire chi fosse sua madre, quella madre caduta in depressione subito dopo la sua nascita e che non l’ha mai presa in braccio, non le ha mai parlato, non l’ha mai fatta uscire di casa.

Un libro scritto in modo delicatamente raffinato, non stucchevole, che non lascia spazio al falso pietismo.

Ma perchè La vita accanto? mi sono chiesto più volte. Perché questo titolo? Quello originario era Memorie mancate. Non lo so, ci sto pensando ancora adesso. Forse prima o poi svelerò l’arcano, magari non di notte, che è meglio…

Comunque stamattina alle sette e mezza, sfidando freddo, vento e pioggia, ho appeso la bandiera al balcone!

Questo è l’ultimo brano dei Matia Bazar che metto.

Lo so che il loro repertorio è ancora mooooolto lungo, ma a un certo punto bisogna cambiare musica…

15 marzo 2011 Posted by | Libri, Notizie dal mondo fatato, Smancerie pseudo-sentimentali | , , | 27 commenti

… e non aggiungo altro…

farina e uova

impasto

tagliatelle

impadellate

impiattate

Che poi, diciamocelo francamente,

dopo un piatto di tagliatelle così,

uno si chiede:

“Ma a che serviranno mai le donne?”

Dimenticavo…

12 marzo 2011 Posted by | Sani principi, Storie ordinarie | , , | 28 commenti

Programmi per il uichendulo…

Per questo week-end, ho i seguenti programmi (elencati in ordine del tutto casuale):

a) portare a termine l’integrazione del mio manoscritto. Qualcuno si chiederà: ancora????? Sì, ancora, perché ho chiesto all’editore la possibilità di integrare i racconti e visto che la pubblicazione è prevista per fine aprile, ho tempo fino a metà marzo per rivedere il manoscritto;

b) accompagnare la piccolina alla prima partita in trasferta della stagione baskettara;

c) andare in città a ritirare il cellulare portato a riparare più di un mese fa, dato che mi è arrivato l’sms che è pronto (e spero anche funzionante). Contemporaneamente, consegnare per la riparazione il decoder (che si è rotto da due-tre settimane, tanto per non smentirmi, ma è ancora in garanzia);

d) fare la pasta in casa. E’ un obiettivo che ho da alcune settimane: riprendo la macchina a manovella che usava mia madre e sotto con spaghetti, tagliatelle, tagliolini, taglialegna… (a proposito, piccolo sondaggio: chi di voi spezza gli spaghetti al momento di buttarli nella pentola?);

e) piantare prezzemolo, basilico, rosmarino, erba cipollina e lattughino nel mio orto sul balcone, cioè la solita dotazione di erbette, quest’anno con l’aggiunta del lattughino;

f) andare al cinema, se c’è qualcosa di interessante, altrimenti affittarmi un dvd (ammesso che la tessera del videonoleggio funzioni ancora…).

Stop. Mi sembra che basti.

Nessuna attività “ormonale” in vista… 😦 (Povero me… Avrò bisogno di “ripetizioni” alla fine…)

Buon fine settimana e beccateve questa…

11 marzo 2011 Posted by | Diavolerie tecnologiche, Storie ordinarie | | 17 commenti

Help!

Sapevo che prima o poi sarebbe arrivato questo momento.

Arriva per tutte le donne, deve essere un fatto genetico.

Non si scappa.

Quindi, ero cosciente che sarebbe arrivato anche per la piccolina, soltanto che speravo passasse ancora qualche anno.

Già, perché non è facile abituarsi a questa cosa: vedere la tua bambina che diventa una donna. E rendersi conto che d’ora in avanti non avrai più a che fare con una bambina, ma con una donna.

E d’ora in avanti, a cadenza fisse, ti troverai di fronte anche a questo problema.

E non ci sono santi che ti possono aiutare in quei momenti lì, che si ripeteranno sempre più spesso.

E un papà si sente disarmato, non sa che dire e che fare.

Che volete? Cosa va la vita…

Come dite? Di cosa sto parlando?

Ma mi sembra ovvio: in questo fine settimana la piccolina ha iniziato a fare la classica domanda da donna:

“A cosa pensi?”

Vabbeh, consoliamoci con questa.

Zigzagando su e giù, ho trovato questa:

9 marzo 2011 Posted by | Notizie dal mondo fatato | , | 15 commenti

Anonima scapoli

In questa tranquilla serata pre-ottomarzo, a poche ore da quella primitiva usanza che vede orde di femmine assatanate invadere le strade delle città cercando di autoconvincersi della loro autosufficienza (mentre, per la teoria degli opposti estremismi, tutti sanno che la donna esiste in quanto esiste l’uomo), mi sembra giusto commentare questo grazioso romanzetto di Pelham Grenville Wodehouse, Anonima scapoli, scritto nel 1973, all’età di 92 anni.

Wodehouse è stato un grande scrittore umoristico, creatore tra l’altro del maggiordomo Jeeves e nei suoi libri ha creato quello che potremmo definire un vero e proprio mondo parallelo, un paese dell’irrealtà governato da leggi proprie, nel quale si sviluppano le sue trame tra personaggi quasi fiabeschi.

Qui si parla di “un piccolo gruppo di uomini il cui scopo nella vita è evitare di sposarsi“, dedicando “ogni sforzo a preservare intatto il nostro celibato” con tanto di inno “La vita è tutta un dolore ma essere sposati è il peggiore“.

Ma, come in tutte le storie che si rispettino, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, e un autorevole membro dell’Anonima scapoli capicollerà (voce del verbo “capicollare”, cioè “cadere dentro tutto intero, senza possibilità di salvezza”) nelle sgrinfie del gentil sesso, incentivando addirittura il matrimonio di un suo amico.

Io ho vissuto i primi trentatre anni della mia vita nella convinzione di non essere adatto al matrimonio. Alla stessa età in cui il buon Gesù è stato crocifisso e il buon Dante Alighieri, anno più anno meno, si è messo in moto per scrivere la Commedia, ho cambiato idea. Non me ne pento, anche se non è finita come avrei voluto, ma se non fosse stato così, ora non ci sarebbe un’aquilotta che dorme beatamente in camera da letto e che mi chiama papà.

Buon otto marzo.

8 marzo 2011 Posted by | Libri | , | 17 commenti

Per la prima volta…

… dopo trent’anni, oggi, a chi mi offriva l’ennesima tessera del partito democratico, ho risposto: “Ci devo pensare“.

Ci devo pensare e devo capire perché i dirigenti del partito democratico (anche i piccoli dirigenti di una piccola provincia emiliana come la mia) sguazzano nell’arrivismo e parlano soltanto delle loro cose, delle loro correnti, delle loro beghe casalinghe.

Ci devo pensare e devo capire perché i dirigenti del partito democratico nella mia piccola provincia hanno collezionato scandali e denunce manco fossero come “quello là”.

Ci devo pensare e devo capire perché i dirigenti del partito hanno tutti posti di lavoro “finti”, spesso nel pubblico impiego, che non consentono loro di condividere le preoccupazioni di quelli che dovrebbero votarli.

Ci devo pensare, e anche molto bene.

Per intanto (italiano maccheronico), sentiamoci questa, dai.

2 marzo 2011 Posted by | Politica | | 19 commenti