Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Il regalo di natale

Onofrio rientrò a casa tardi quella sera: era abituato a cenare alle otto e rincasò alle sette e mezza. Prima di mettersi a tavola avrebbe dovuto impacchettare i regali, affinché fosse tutto pronto per mezzanotte, come ogni notte di natale che si rispetti.

Appoggiò sul tavolo del salotto gli ultimi regali acquistati proprio quel pomeriggio, unì quelli comprati nei giorni precedenti, le carte da imballo, i nastrini, i biglietti, il nastro adesivo colorato e iniziò il lavoro: si rendeva conto che di anno in anno diventava sempre più difficile scegliere i doni.

Il regalo per la moglie, anzitutto. Lo confezionò in una carta rossa, che quello era pur sempre il colore dell’amore e della passione. Attaccò in un angolo una coccarda altrettanto ardente e scrisse il biglietto.

Poi i regali per la figlia: due, perché si sa, per i giovani bisogna avere un occhio di riguardo e lui per quella che ancora oggi chiamava “la sua piccolina” di attenzioni ne aveva avute sempre tante. Per questi aveva scelto una carta arancione. Avvolse i pacchi con un nastro giallo e ne arricciò le estremità con le forbici, lasciandoli lunghi e penzolanti. Giallo e arancione, i colori della gioia. Per un attimo gli tornò in mente quando alla sua bambina, tanti anni addietro, leggeva la favola “Riccioli d’oro” da quel grande libro che aveva tuttora conservato e lei, seduta al suo fianco, lo stava ad ascoltare sempre con la stessa identica attenzione. Per un attimo Onofrio, sentì gli occhi inumidirsi, ma represse sul nascere quell’improvvido singulto e tirò dritto: prese il biglietto, scrisse quello che doveva e mise da parte i due pacchi.

Poi c’era il regalo per i genitori. Cosa potevano desiderare due persone anziane che nella loro infanzia avevano sofferto la fame e per decenni si erano privati di tante cose per consentire a lui, unico figlio, di studiare e di conquistare un gradino più elevato nella scala sociale? Ovviamente un bel cesto con tante leccornie, quelle golosità che in genere durante l’anno non si comprano mai. Mise assieme le diverse confezioni in una bella carta blu, rinchiudendola con tre stelle adesive gialle, proprio come se si trattasse di un cielo stellato.

Quindi Onofrio iniziò a sistemare i regali per gli amici.

C’era l’album di fumetti per Roberto, che era un maniaco per queste cose.

C’era il romanzo d’amore per Stefania e i guanti per sua figlia Sara, che se ne andava in motorino anche quando le temperature erano sottozero.

C’era il saggio di politica per Bruno e il libro di favole per suo figlio Matteo, nato proprio quest’anno.

C’era il CD musicale per Sandra e il DVD di un film poliziesco per Giulio: a un passo dai cinquant’anni quei due erano ancora fidanzati e tutti gli anni a Natale programmavano il loro matrimonio, salvo poi cambiare idea prima dell’epifania ed essersene completamente scordati entro carnevale.

Per ognuno di questi aveva una carta particolare, un nastro o un fiocco diverso e un biglietto d’auguri con una frase speciale.

Onofrio terminò il lavoro che erano quasi le dieci. Depose i pacchi vicino all’albero di natale e ne accese l’illuminazione, alzò la tapparella della porta-finestra del salotto e lasciò uscire quel segnale intermittente, l’unico messaggio lanciato verso il mondo esterno.

Erano le undici passate quando Onofrio, terminata la cena, si distese sul divano e accese la televisione, aspettando mezzanotte. Spense la luce e la stanza rimase illuminata dallo schermo televisivo e dalle luci intermittenti dell’albero. Le immagini dei soliti programmi e film sdolcinati gli passarono velocemente davanti agli occhi, prima che si addormentasse.

Quella notte Onofrio fece un sogno diverso dalle altre notti di natale.

Non sognò la moglie che se ne era andata tanti anni prima, dicendogli “è meglio che ognuno segua la propria strada”. Se le ricordava bene Onofrio quelle parole e il risentimento che ancora oggi nutriva nei suoi confronti.

Non sognò la figlia, che pian piano si era staccata da lui e con la quale riusciva a malapena, ogni tanto, a parlare al telefono.

Non sognò il padre e la madre, che all’età di quasi novant’anni erano stati sistemati in una casa di riposo e che lui, sentendosi in colpa, non visitava ormai da mesi.

Non sognò gli amici e le amiche che non vedeva da anni, perché li aveva trascurati, ci aveva litigato, non sapeva dove fossero o semplicemente perché da troppo tempo se ne stava chiuso dentro sé stesso.

Quella notte Onofrio fece un sogno magico.

Sognò che a mezzanotte Babbo Natale entrava nel suo salotto e gli lasciava un enorme regalo, tutto per lui.

Si svegliò che erano quasi le otto: le luci dell’albero scintillavano debolmente nel chiarore del mattino e dal televisore continuavano a gracchiare i soliti insulsi personaggi.

Onofrio si lavò, si vestì, fece colazione e poi prese lo scatolone che aveva tenuto da parte, riponendovi dentro con cura tutti i regali. Si diresse verso la stanza in fondo al corridoio, aprì la porta e osservò gli altri scatoloni simili, che contenevano i regali di natale degli ultimi quindici anni. Quelli che nessuno aveva mai ricevuto; quelli che lui non aveva mai avuto il coraggio di donare.

Tornò in salotto e soltanto allora si accorse della porta-finestra socchiusa e della neve che cadeva abbondante. La aprì completamente e uscì sul balcone, respirando l’aria gelida del mattino. Tornò dentro, prese il telefono che ormai suonava sempre più di rado, scorse la rubrica, tirò un profondo respiro e iniziò a chiamare il primo numero: “Pronto Marta? Ciao, sono Onofrio. Auguri. Avrei un regalo da darti.”

La voce dall’altra parte iniziò a parlare, a raccontare, a ridere e a scherzare insieme a lui, come non accadeva da tempo, mentre la neve continuava a cadere.

E mentre Onofrio scartava piano piano il suo regalo di natale, non si chiese mai se avesse visto veramente quelle strane impronte sul suo balcone, che la neve stava ricoprendo sempre più velocemente.

Buon Natale, perché malgrado tutto…

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24 dicembre 2010 - Posted by | Notizie dal mondo fatato, Racconti, sogni, Storie ordinarie, Un po' di me | ,

16 commenti »

  1. Sono alla seconda scatola di fazzoletti. 😥 Che mi combini? Soprattutto il video alla fine, non me lo aspettavo. Vedi che c’e’ speranza? Il bello e’ che sono proprio io a dirlo.
    Un giorno i nostri natali riacquisteranno il significato che dovrebbero avere da sempre. Riavvicinarci a chi ci e’ da troppo tempo lontano. Al diavolo i regali.
    Ma scommetto che in quel pacchetto Onofrio non ha trovato un oggetto, eh?
    Un abbraccio

    Commento di Martina | 24 dicembre 2010 | Rispondi

  2. tanti auguri!

    Commento di anto | 24 dicembre 2010 | Rispondi

  3. questo racconto me le tengo per stanotte. lo “scarterò” proprio questa notte.

    auguri, Aquila…

    Commento di Maria | 24 dicembre 2010 | Rispondi

  4. Ehi, il tuo bellissimo racconto di Natale l’ho letto subito, poi mille telefonate mi hanno impedito di commentare prontamente.

    Bellissimo, davvero un racconto che ha in sé tutta le magia e lo spirito del Natale ma… io aspetto sempre un’e-mail, ricordi? 😉

    Buon Natale caro Aquila, da’ un bacio alla Fatina da parte mia.

    Commento di Ifigenia | 24 dicembre 2010 | Rispondi

  5. malgrado tutto … Buon Natale Aquila! E grazie per questa piccola emozione.

    Commento di Erynwen | 24 dicembre 2010 | Rispondi

  6. Lo devo ammettere, questa volta Lady @Martina ha ragione !
    Una scatola di ‘fazzoletti di carta’, non basta, Amico nostro ….
    C’ una infinita tristezza nel tuo ennesimo bel racconto ‘a sorpresa’, c’ è il tempo che trascorre infischiandosene dei nostri errori e delle nostre pene, ci sono i nostri affetti negati e i nostri rimpianti, le scelte che ci uccisero, l solitudini senza remissioni, le amicizie tradite, dimenticate, perdute, e tutta la malinconia dell’ esistenza che ci troviamo, nostro malgrado, a vivere in un Mondo brutto e volgare, crudele e immemore, egoista e cinico !
    Eppure, quest Terra opaca e sbilenca, continua ad essere “What A Wonderful World”, se esistono ancora Persone come Te, Ser @Aquilanonvedente “cogli occhi”, ma “piucchevedente” col cuore !

    AUGURI E PENSIERI SEMPRE DOLCI A TE ED ALLA TUA BELLISSIMA BAMBINA !

    Commento di cavaliereerrante | 24 dicembre 2010 | Rispondi

  7. Hai un cuore tenero, Aquila. Io non più.
    Un po’ mi dispiace, ma nella vita si cambia.
    Buon natale. :*

    Commento di nico | 24 dicembre 2010 | Rispondi

  8. ho scartato il regalo, ho letto. è stato il più bel regalo di questo natale. grazie.

    una coccola in più per quella piccola stella.

    passate un natale sereno e felice

    Commento di Maria | 25 dicembre 2010 | Rispondi

  9. m’intrufolo anch’io Aquila, per lasciarti i miei auguri di Buon Natale.

    Una volta di più mi son goduto uno dei tuoi racconti.
    Che dire, c’è un piccolo Onofrio in ognuno di noi?

    Commento di balibar | 25 dicembre 2010 | Rispondi

  10. Il racconto è amaro ma significativo.

    Un abbraccio

    Commento di Kylie | 26 dicembre 2010 | Rispondi

  11. Ciao, Ser @Aquilanonvedente !
    Che dice “Onofrio” ?
    Auguragli, da parte mia, la più serena conclusione dell’ anno che, morendo, si sta pian piano mutando in ricordo !
    Raccomandagli inoltre, eh Tu sai trovare sempre le parole migliori e le più giuste, di “non chiudere mai del tutto” la porta-finestra del suo balcone, poichè i Babbi Natale, quelli seri e responsabili, passano più spesso di quanto non si creda, e passano anche a festività terminate !
    Che tenga le imposte, ‘appena appena’ socchiuse, magari quando tutti se ne saranno andati a letto e, quel poco o tanto freddo che dovesse entrare nella sua stanza, fosse compensabile con un raddoppio di coperte nel suo letto ed un grande calore nel suo cuore !

    Commento di cavaliereerrante | 27 dicembre 2010 | Rispondi

  12. Navigando fra le onde del web mi sono piacevolmente incagliato in questo bel blog.
    Scrivo per passione con lo pseudonimo di Josè Pascal (figlio del fù Mattia Pascal e Ederì Buendìa discendente del grande colonnello Aureliano Buendía).
    Ti invito a visitare il mio blog ed eventualmente collaborare.

    Se ogni giorno vorrai una lettera mi invierai a inparolesemplici@gmail.com

    buona feste e a presto spero

    Commento di Josè Pascal | 28 dicembre 2010 | Rispondi

  13. Bello!!
    Molto coinvolgente.. 🙂

    Commento di dani | 29 dicembre 2010 | Rispondi

  14. Ci siamo quasi. Buon 2011!

    Un abbraccione

    Commento di Kylie | 30 dicembre 2010 | Rispondi

  15. L’ho letto solo ora e…poi l’ho riletto.
    Chapeau, mon ami!
    Tanti auguri, aquila!

    Commento di Stell...inna | 4 gennaio 2011 | Rispondi

  16. Ne è passato di tempo… ne sono successe di cose…
    Ci rivedremo a Natale 2015?

    Commento di aquilanonvedente | 26 aprile 2015 | Rispondi


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