Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Il Barone di Sigognac

Questa sera voglio parlare del Barone di Sigognac (l’avevo promesso).

Il Barone di Sigognac è uno dei protagonisti del film Il viaggio di Capitan Fracassa di Ettore Scola, anzi, secondo me è il protagonista.

Il viaggio di Capitan Fracassa è uno dei miei film preferiti. Sta sul podio insieme a Il pranzo di Babette, Camera con vista, Indiana Jones, Guerre stellari e pochi altri. Gli attori interpretano i personaggi in maniera a dir poco eccellente.

Il film è tratto dal romanzo Il Capitan Fracassa di Theopile Gautier, scrittore e giornalista francese del diciannovesimo secolo. Non ho letto il romanzo originale, ma da quel poco che so ho capito che Scola e Cerami lo hanno egregiamente reinterpretato. A dire la verità, ricordo che un professore del liceo ci parlò di Gautier, consigliandoci di leggerlo e l’ultima volta che sono stato a Roma ho anche trovato un suo libro alla libreria Feltrinelli della stazione centrale, ma era un’opera minore. Se si fosse trattato del Capitan Fracassa, probabilmente l’avrei acquistato.

Siamo nella Francia della metà del XVII secolo, durante il regno di Luigi XIII, per la precisione in Guascogna.

Una scalcinata compagnia itinerante di attori è ferma in mezzo alla campagna. Nel carro vi è qualcuno che sta male.

Arriva un Regio intendente di sanità addetto all’igiene pubblica e ai pericoli di contagione (interpretato da Giuseppe Cederna) a svolgere i controlli di rito e si accorge che c’è qualcosa che non va.

“Il mio ufficio – precisa con fare pignolo al capocomico – in particolare tiene cura dei problemi di sporcizia, feditumi; ispeziono borghi, castella, locande, bettole, stazioni di posta. Visito fognature, scoli, spurghi, fosse, chiuse e chiuseti, pozzi neri, smaltitoi, predelle, sputacchiere, mortegore, schifii, letami e lordure di ogni origine”.

L’intendente chiede se colui o colei che è nel carro abbia per caso contratto qualche malattia contagiosa, ma il capocomico risponde che non si tratta di questo. La persona nel carro sta morendo per ferita di spada e grave malattia ai polmoni.

L’intendente si rivolge allora a una delle persone che bivaccano lì, Pulcinella (interpretato da Massimo Troisi) e gli chiede se vuole raccontare la loro storia, perché: “Parlare è un po’ spartire con gli altri”.

E Pulcinella comincia a raccontare quello che è successo a partire da un anno addietro.

Durante una notte di tempesta, la compagnia, per ripararsi dalle intemperie, bussa alla porta di un vecchio e malandato castello.

Al suo interno ci sta un vecchio servitore (Ciccio Ingrassia, in una piccola parte ma di grande impatto emotivo) e un giovane pulcioso, sporco e vergognoso, il Barone di Sigognac (Vincent Perez).

Il castello è completamente in rovina e il vecchio servitore, quando viene a sapere che gli attori sono diretti a Parigi, li prega di portare con loro il suo padroncino: un suo zio ha salvato la vita del re e quando il Barone giungerà a corte e si farà riconoscere dal re, lui lo abbraccerà e lo reintegrerà sicuramente in tutte le sue ricchezze.

Gli attori decidono di portare con loro il Barone, ma prima della partenza il vecchio servitore avvicina Pulcinella e gli consegna un sacchetto con cento scudi d’oro, frutto dei suoi risparmi nei tempi passati: “Ti vendo il Barone, soltanto che invece di essere pagato, ti pago io. Amalo come io l’ho amato”.

Il volto del vecchio servitore che osserva il Barone allontanarsi, sapendo che non lo rivedrà mai più, rimane scolpito nella memoria.

Nella compagnia vi sono due ragazze, Serafina (Ornella Muti), vivace e disinvolta e Isabella (Emmanuelle Béart), timida e introversa.

Durante il viaggio Serafina a un certo punto confessa al Barone che, da quando ha saputo che è atteso a corte e che sarà ricco, ha iniziato la sua recita: “Succede che un artifizio di donna, un’astuzia che reciti, ti resti dentro davvero anche a recita finita”.

E così – riassume Pulcinella – una sera nel fienile, al caldo della paglia e di Serafina il Barone “è diventato un galletto”.

Isabella soffre perché Sigognac si è innamorato di Serafina e una sera litiga con lo zio, che nella compagnia interpreta l’importante ruolo di Matamoro. L’uomo, offeso dalle parole di Serafina, scompare e muore sotto la neve.

Mentre Isabella piange sulla tomba dello zio, Serafina si rivolge al Barone: “Vai da lei” gli dice.

“Perché?” risponde lui.

“Possibile che non te ne sei accorto? Ti ama.”

“Ma io non la amo” obietta il Barone.

Si ama sempre chi ci ama” taglia corto Serafina.

Il Barone si avvicina a Isabella e lei, disperata per essere stata la causa della morte dello zio, lo apostrofa: “Credeva che vi amassi. Ma non è vero”.

Una sera la compagnia, perennemente alle prese con la fame, viene invitata a esibirsi al castello del Marchese di Bruyeres. Mancando Matamoro, il capocomico decide di rinunciare, quando il Barone di Sigognac, tra la perplessità di tutti, si offre di prendere il suo posto sul palco.

Per dargli coraggio, prima della recita lo fanno bere un po’ e così il suo personaggio (da lui stesso ribattezzato in Capitan Fracassa) ottiene grande successo tra il pubblico.

Grande successo riscuotono però anche le ragazze della compagnia. Zerbina (Tosca d’Aquino), la compagna di Pulcinella, convinta (e respinta) da lui rimarrà al castello con il Marchese (“Pulcinella – commenterà l’Intendente – ha rinunciato all’amore di Zerbina per amore”). Serafina verrà abbordata dal nipote del Marchese ma rifiuterà l’offerta.

Isabella viene invece adocchiata dal prepotente Duca di Vallombrosa.

Il Barone, ormai innamorato di lei (corrisposto), interviene in sua difesa e sfida a duello il Duca, rimanendo ferito. Isabella interviene e per salvarlo, accetta di stare con il Duca, che se la porta via.

Il Barone rimane sotto la pioggia martellante, ferito a morte (e pure parecchio incazzato).

Accudito da Serafina, il Barone sta morendo, mentre ricompare uno scalcinato brigante, già conosciuto in precedenza, detto l’Implacabile (Claudio Amendola), che afferma di conoscere un grande cerusico che potrebbe curarlo, ma sono necessari molti soldi.

A quel punto, dopo una rapida consultazione con Serafina, Pulcinella tira fuori il sacchetto con i cento scudi d’oro, che, non senza dubbi, viene consegnato al brigante, affinché vada alla ricerca del grande cerusico e lo porti lì.

A questo punto la narrazione di Pulcinella si ricollega al presente, perché in quel momento la compagnia sta giusto aspettando il grande cerusico, che però non arriva e Sigognac è ormai in fin di vita.

Mentre l’Intendente se ne sta andando, improvvisamente arriva una carrozza: il brigante ha portato il medico, che, senza dire una parola, cura il moribondo e rilascia una lapidaria diagnosi: “Deve passare la nottata”.

Dopo una notte piena di incubi, al mattino il Barone si sveglia e, semidelirante, chiede di che scrivere, perché ha una storia da raccontare, un grande dramma comico.

E così il Barone di Sigognac inizia a dirigere la compagnia nelle prove della nuova storia da lui scritta, Il viaggio di Capitan Fracassa, che lo vede autore e interprete, quando improvvisamente compare Isabella: ha saputo della malattia del Barone e il Duca ha insistito affinché andasse da lui per sincerarsi delle sue condizioni di salute. In realtà il Duca di Vallombrosa, da arrogante è diventato un agnellino e non sopporta di vedere soffrire continuamente Isabella, forse perché ancora innamorata di Sigogna.

I due si incontrano, ma ormai il loro amore è finito.

Sei cambiato. – gli dice lei – Sei pazzo. Non pazzo d’amore. Sigognac adesso ama il teatro”.

“Dammi uno schiaffo – aggiunge a un certo punto lei – voglio piangere”.

“Perché vuoi piangere?” chiede Sigognac.

Perché non ci amiamo più“.

Nella scena finale del film, in una piazza di Parigi affollata di gente entusiasta (tra la quale vi è anche il Regio intendente di sanità), la compagnia sta mettendo in scena la commedia di Sigognac: la vita è cambiata, la fame è passata, gli attori portano serenità e allegria a donne, uomini e bambini e io mi scuso se ho raccontato indegnamente un film stupendo, ma credo di avere compreso che, malgrado tutto, il Barone di Sigognac rimane afflitto da una delle peggiori malattie che possano capitare a un essere umano: non sa più amare.

5 dicembre 2010 - Posted by | Film, Un po' di me | ,

23 commenti »

  1. Questo film devo vederlo prima o poi. Con due scatole di fazzoletti a portata di mano 😦

    Commento di Martina | 5 dicembre 2010 | Rispondi

  2. Marty, ore che vieni in Italia devi disimparare a piangere, capito? Non te lo permetteremo più neanche con i film.

    Guarda, faremo un eccezione giusto a Natale, con la maratona di film farciti di buoni sentimenti, a partire dal nostro mito “tusaiquale” 😀

    Commento di Ifigenia | 5 dicembre 2010 | Rispondi

  3. Il nostro mito me lo riproporranno sicuramente sulle televisioni inglesi anche quest’anno, e’ una sorta di rito natalizio da queste parti… e quest’anno saro’ la causa principale del disboscamento dell’Amazzonia, mentre lo guardo (per l’uso di fazzoletti di carta…) 😉

    quando vengo in Italia… beh non prometto niente, ma qualche lacrima di gioia sara’ inevitabile. Il nostro AerTagliatelle ne sara’ testimone 😀

    Commento di Martina | 5 dicembre 2010 | Rispondi

  4. troppo lungo, lo leggo un’altra volta 😀

    Commento di anto | 5 dicembre 2010 | Rispondi

  5. Anche qui lo ripropongono tutti gli anni, insieme a un altro di cui in questo momento non mi sovviene il titolo, ma lo cercherò.

    Per i curiosi, il nostro film mito è questo:

    Commento di Ifigenia | 5 dicembre 2010 | Rispondi

  6. ovviamente ho adorato questo film… dirai che sono di parte, per pulcinella.. chissà…
    non so se il tuo racconto sia stato indegno (anche in questo caso sono di parte..) di sicuro ha scaldato il cuore e mi hai messo voglia di rivederlo, devo ripescare il VHS che ho da qualche parte..

    Commento di 1,2,3stella | 5 dicembre 2010 | Rispondi

  7. “ricordati che nessun uomo e’ fallito se ha degli amici” …
    e siccome non mi piacciono i film doppiati, ecco l’originale 😀

    (ehm, ammetto di avere un debole per James Stewart…)

    Commento di Martina | 5 dicembre 2010 | Rispondi

  8. Ma quanto siete deboli tutte quante…
    😉
    Martina: Geims Stiuart era un po’ il Bred Pitt dell’epoca sua… praticamente un pezzo di ghiaccio.
    😆
    Ify: chettedevodì? Sarà pure una ciofeca, ma se lo becco me lo rivedo per l’ottantesima volta.
    😀
    Stella: l’interpretazione di Troisi in quel film è magistrale, come quella degli altri attori. Il genio di Scola è riuscito a fare recitare pure la Muti… Per non parlare poi di Ingrassia e di Cederna.
    😀
    Anto: con comodo, con comodo… Non c’è alcuna fretta.
    😯

    Commento di aquilanonvedente | 5 dicembre 2010 | Rispondi

  9. Vorrei spezzare una lancia a favore della Muti (non l’avresti detto, eh? 😉 ): a me in Romanzo Popolare era piaciuta molto, e pure in altri film. non ho ancora visto questo (che spero vedro’ al piu’ presto) ma sono sicura che sara’ all’altezza. E poi almeno non e’ anoressica. 🙂

    Commento di Martina | 5 dicembre 2010 | Rispondi

  10. Ah, dimenticavo, riguardo a Geims Stiuart, ecchescusa no, non ti concedo il paragone 😉 soprattutto in its a uonderful laife e’ tutto tranne che un pezzo di ghiaccio… forse con Icicocc ma glielo imponeva senz’altro il regista.
    Bello, qui sto disimparando l’inglese 😀 😀

    Commento di Martina | 5 dicembre 2010 | Rispondi

  11. Anch’io vorrei… la M… ehm… cioè, volevo dire che ho sempre apprezzato anch’io le doti attoriali di Ornella.
    :mrgreen:

    Commento di aquilanonvedente | 5 dicembre 2010 | Rispondi

  12. mi dimentico sempre di soppesare con cura tutte le parole che scrivo quando parlo di donne in questo blog 🙄
    :rofl:

    Commento di Martina | 5 dicembre 2010 | Rispondi

  13. Ser @Aquila, che te possino …azzatte !
    Hai trovato un secondo lavoro ?
    Ti sei convenzionato, o hai costituito in proprio, una Azienda che produca e distribuisca “fazzoletti di carta” ???
    Qui, se continui imperterrito così, ci fai diventare una sorgente di lacrime, e non soltanto alla emotiva Lady @Mary, ma anche a me, rude Cavaliere Errante non aduso alla lacrima facile !
    Eccheccacchio, vai ripescare un vecchio film di E. Scola che avranno visto, oltre a Tu, io ed i suoi famigliari, quattro gatti, un film di quelli che fanno male, “sotto natale” ???
    Vuoi oscurare il ‘diluvio universale’, eh ?
    Non ti basta narrarci le tue peripezie ???
    Evvabbè, in attesa del fattivo contributo di Lady @Marty, spargiamo lacrime, piangiamo a cascata, a onda travolgente, a diluvio !
    Ma, ehm …. ci assicuri che “i fazzoletti di carta” siano quelli di tua produzione, o almeno quelli che rappresenti Tu ????
    Almeno, ci guadagnerà un Amico !

    Ps. Guai a chi ci tocca “La vita è meravigliosa”, un Film che dovrebbe essere fatto vedere ‘ogni giorno’ a tutti !

    Commento di cavaliereerrante | 5 dicembre 2010 | Rispondi

  14. Ho letto, ho letto 😉

    Commento di anto | 5 dicembre 2010 | Rispondi

  15. Fazzoletti di simil piuma d’aquila.
    :mrgreen:

    Commento di aquilanonvedente | 5 dicembre 2010 | Rispondi

  16. Ah, capisco !
    E allora …..
    si scateni il pianto !!!

    Ps. Ehm … Amico mio, ma … come si riproduce con i tasti del PC un pianto sgorgante come l’ acqua di una chiusa appena aperta dopo la piena,
    … come ?
    Io sono rimasto al “sigh, sigh”, di fumettiana memoria, ma per esser degni della nostra Lady @Marty, mi sembra una ben povera cosa !

    Commento di cavaliereerrante | 5 dicembre 2010 | Rispondi

  17. @Ser Bruno: puoi provare con due punti cry due punti, così: 😥

    Commento di Ifigenia | 6 dicembre 2010 | Rispondi

  18. Cav., prova a fare un bonifico sul mio c/c, così, a titolo benefico, di almeno cinque zeri e vedi che poi il pianto ti viene naturale…
    😥
    (gran donna la Ify… anche se si fatica a farla deviare dalla “retta via”…)

    Commento di aquilanonvedente | 6 dicembre 2010 | Rispondi

  19. …. bonifico sul tuo c/c ….
    a te ?!?!
    Gulp !
    … Sob …. Sigh . ihihihih … ( lacrime, pianto sottile )..unf unf …. ihihihi …. Sigh … uaah …. uaaahhh ( pianto dirotto )….uuuuaaahhh !

    Commento di cavaliereerrante | 6 dicembre 2010 | Rispondi

  20. certo Aquila che sei venale…

    Commento di Martina | 6 dicembre 2010 | Rispondi

  21. Come sarebbe a dire che si fatica a farmi deviare dalla “retta via”??? La verità è che non ci prova nessuno a fare di me una grande peccatrice! 😆

    (nota per Ser Bruno: due punti lol due punti )

    Commento di Ifigenia | 6 dicembre 2010 | Rispondi

  22. Neppure io ho visto questo film, devo rimediare.

    Un abbraccio

    Commento di Kylie | 7 dicembre 2010 | Rispondi

  23. Questo film è meraviglioso! E due scatole di fazzoletti non bastano. Io di solito uso un asciugamano! 🙂
    Ps: sono finita qui da un post di Martina, ora torno da lei.Non ti offendere…:-)
    Ciao permaloso!

    Commento di Mamma non basta | 12 marzo 2011 | Rispondi


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