Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Il sogno

Non posso nascondere che io, nella vita, avrei voluto fare tutt’altro lavoro rispetto a quello che svolgo da quasi 25 anni.

Un lavoro più utile, più interessante di quello che è diventato.

Malgrado questo, il mio lavoro l’ho sempre svolto al meglio delle mie possibilità, anche se negli ultimi anni è diventato quasi un inferno.

Sono cosciente che, nella situazione generale, forse sono un privilegiato, ma ciò non toglie che le scartoffie mi stanno facendo morire.

Già, io sto morendo tra le scartoffie. E’ da tempo che lo sento.

Uno dei sogni della mia vita, fin da bambino, è stato quello di fare lo scrittore, di raccontare storie, inventate o meno.

Ma la vita mi ha portato da altre parti, mi ha portato a inventare altre “storie”, molto meno interessanti.

Mi sono dedicato un po’ alla scrittura da quando ho abbandonato la politica. Racconti satirici e umoristici che potessero portare un sorriso, che potessero fare dimenticare, anche soltanto per un attimo, i problemi e i dolori della vita. Mi piacerebbe anche scrivere storie per bambini. Fare interessare un bambino, fargli sgranare gli occhi sarebbe una immensa soddisfazione, ma non è facile.

Poi la vena umoristica si è come esaurita e ha lasciato il posto ad altre tematiche. Poi è sembrata risorgere, rispuntare fuori dai marasmi della vita quotidiana.

Quello di scrivere è rimasto un sogno, fino all’altra sera, quando tra le mail degli ultimi giorni ho trovato quella di un editore. Un editore della capitale, un editore serio, non uno di quelli finti della cosiddetta “editoria a pagamento”, che mi comunicava che era interessato all’eventuale pubblicazione di un mio libro.

Se all’interno della mail non fosse stato citato il titolo del mio libro, avrei pensato a un errore di invio; avrei pensato di ricevere l’indomani un’altra mail di questo tenore: “Ci scusi, ma c’è stato un errore di indirizzo. Il suo manoscritto è una ciofeca, roba da vergognarsi anche soltanto di averlo spedito. Volevamo scrivere a un altro“.

Allora ho risposto. Ho risposto ringraziando dell’attenzione dimostrata al mio manoscritto e che sì, sono interessato a discuterne. E quello – secondo fatto incredibile – mi ha pure risposto, scrivendo che attende di sapere quando posso andare.

So benissimo che sono soltanto ai primi passi, ma so quanto sia difficile entrare nel mondo dell’editoria. So quanto sia importante avere alle spalle un libro vero e proprio, per poterne scrivere e proporre altri. Credo che abbia ragione una delle pochissime persone alle quali l’ho detto: “Se anche ti chiedessero di riscrivere tutto il libro in una settimana, vai in ferie e lavoraci su giorno e notte”.

Forse questa è veramente la mia occasione.

Per portare un po’ di sorrisi.

Forse per raccontare in futuro altre storie.

Sicuramente, per tentare di raggiungere un sogno.

Ora qualche giorno di pausa, poi ci prepariamo alla grande festa di Halloween, la festa delle streghe (cioè delle donne...) e poi cogliamo l’attimo!


22 ottobre 2010 Posted by | Racconti, sogni, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 23 commenti