Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Nostalgia – una malattia nata nel ‘600.

Qualche giorno fa, nelle mie ordinarie operazioni di pulizia, ho trovato un interessante articolo di giornale del marzo 2008 di Jean Starobinski sulla nostalgia (non è che adesso siete autorizzati a pensare che faccio le pulizie ogni due anni e mezzo. Sarà rimasto lì incastrato da qualche parte… Comunque se qualche buonanima si offrisse volontaria…).

Che dice questo qui? Cerco di riassumere.

La nostalgia è una virtualità antropologica fondamentale: è la sofferenza che l’individuo subisce per effetto della separazione, quando continua a dipendere dal luogo e dalle persone con cui aveva stabilito i suoi primi rapporti.

La nostalgia è una varietà del lutto.

Pare che questo nome sia un neologismo dotto del 1688. Infatti questa parola è apparsa nel momento in cui il sentimento che designa ha assunto per i medici i connotati di una malattia e come tale è stata catalogata.

Prima di ricevere questo nome medico-specialistico, la nostalgia era chiamata con un nome più generico: desiderio.

Alcuni classici della letteratura hanno dato inizio a quella poetica della nostalgia che ha svolto un ruolo rilevante nella tradizione intellettuale dell’occidente. Per esempio, all’inizio dell’Odissea, Ulisse è prigioniero di Calipso, che vorrebbe trattenerlo nella sua isola, ma lui continua a pensare a Itaca e si consuma nel dolore.

Il creatore di questo termine è il medico Johannes Hofer, con la sua tesi di dottorato Dissertatio medica de nostalgia – Basilea 1688. L’intenzione dell’autore era quella di riflettere dal punto di vista medico sul dolore che affliggeva gli svizzeri che avevano “perduta la dolcezza della patria”, dolore che non era stato ancora sufficientemente studiato dai medici. E poiché si trattava di esporre una cosa nuova, era necessario trovare un nome nuovo per definirla, come del resto s erano comportati tutti quanti, in casi analoghi.

Pensa che ti ripensa, il dottorino concluse che il termine nostalgia vi si adattasse alla perfezione, in quanto nome di origine greca e composto di due termini, il primo dei quali, nostos, significa “ritorno in patria” e l’altro, algos, indica invece il dolore o la tristezza. Un neologismo che suonava bene e che aveva la possibilità di essere ripreso nel corpo della lingua volgare.

L’Accadémie Francaise accettò il termine nel 1835, che si affermò nei paesi di lingua italiana, inglese, russa e via dicendo (in tedesco invece fa concorrenza a heimweh).

In un’epoca in cui va alla grande l’opera di classificazione delle malattie, il medico tenta di isolare uno stato di sofferenza per trasformarlo in entità morbosa e sottoporlo al ragionamento scientifico.

Per Johannes Hofer, la nostalgia è una malattia dell’immaginazione, riprendendo il concetto rinascimentale di imaginatio laesa, con il quale si designavano i disturbi di rappresentazione del mondo e di se stessi.

Hofer cita due casi da manuale. Il primo è quello di uno studente di Berna trasferitosi a Basilea: è triste, febbricitante e soffre di angoscia cardiaca, aggravandosi di giorno in giorno. Quando ormai è dato per spacciato, si decide di riportarlo nella sua città e non appena si allontana da Basilea il suo stato migliora, per guarire definitivamente una volta arrivato a casa. Il secondo è quello di una donna portata in ospedale dopo un grave incidente. Quando riprende i sensi ha una sola idea in testa: tornare a casa. Si indebolisce a tal punto che i medici decidono di restituirla ai familiari e in pochi giorni, senza cure, si ristabilisce perfettamente.

Il quadro completo della malattia comporta inoltre una tristezza incessante, sonni agitati nei quali si rivedono i luoghi del passato o insonnia, insofferenza e senso di stanchezza, paura, palpitazioni, frequenti sospiri, prostrazione…

Questa, insomma, è la genesi del termine nostalgia.

Chi la conosce bene, sa che entro certi limiti non è una malattia. E’ un desiderio con il quale alcune persone hanno la fortuna/sfortuna di dover convivere per tutta la vita. E’ una compagna (o compagno).

Purtroppo per qualche persona è l’unica (o l’unico).

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19 settembre 2010 - Posted by | Pensieri disarcionati, Smancerie pseudo-sentimentali, Storie ordinarie, Un po' di me | , ,

40 commenti »

  1. E’ una malattia da cui sono decisamente affetta, e nella sua forma più grave.

    Grazie per questo bell’articolo!

    Commento di Ifigenia | 19 settembre 2010 | Rispondi

    • Ify: anch’io ne sono affetto. Potremmo fare un club dei nostalgici, no? Io faccio il tesoriere… :mrgreen:

      Commento di aquilanonvedente | 19 settembre 2010 | Rispondi

  2. Non sono d’accordo con la classificazione come malattia del suddetto medico. Infatti secondo me piu’ spesso la nostalgia e’ una necessita’. Come ben hai sottolineato e se i miei lontani ricordi liceali non mi tradiscono, il fatto che i greci la chiamassero “sofferenza da viaggio” (e non penso che si riferissero al mal di mare dei loro naviganti), la definisce subito come un sintomo inevitabile di tutte le separazioni geografiche e temporali.
    Paradossalmente io ho cominciato a provare nostalgia solo guando sono finalmente guarita da tutte le mie varie malattie e mi sono finalmente liberata da una situazione esistenziale opprimente. In poche parole: sono tornata “sana” (con me le virgolette attorno a quella parola sono necessarie 😀 ) ed ho provato nostalgia.
    Lo stato nostalgico e’ quindi un fattore positivo. Ho rivalutato il mio passato (quello remoto). Le persone che vi appartengono. Le ho cercate, in virtu’ della nostalgia. Finalmente, dopo anni di insano distacco, mi sono riavvicinata a chi mi ama.
    La nostalgia per me e’ stata un’ancora di salvezza. Non la lascero’ mai piu’ andare, perché mi sta dando direzioni per il mio ritorno a casa.
    A volte mi sento un po’ come Ulisse…

    Commento di Martina | 19 settembre 2010 | Rispondi

    • Marty: a quei tempi c’era un po’ la fissa di “medicalizzare” tutto. Credo che la nostalgia che supera certi argini diventi una malattia, che però prende altri nomi e altre forme. Ma tu hai avuto nostalgia per quello che hai fatto nel passato o per quello che, al contrario, non hai fatto?

      Commento di aquilanonvedente | 19 settembre 2010 | Rispondi

  3. Nò, Ser @Aquilavagheggiante, malattia mai !
    Ma visione struggente del tempo e degli imprescindibili ‘Luoghi della Memoria’ !
    Quel ‘nostos’, se avvertito ‘possibile e raggiungibile’, evolve l’ algos in uno struggimento interiore che “è spinta per l’ anima” a riaffrontare, costi quel che costi, la strada del vagheggiato ritorno .
    Se invece è percepito impossibile ( come il ‘Passato perduto’ o ‘la perdita di Persone’ che amammo più di noi stessi ), la nostalgia si tinge di cupo e si fà ‘malinconia’ amara .
    In entrambi i casi, tuttavia, i due stati d’ animo sono il segno della nobiltà nostra che irride alla caducità, alla precarietà della carne, alla morte stessa !
    Poichè questo è il Viaggio,
    ed è il nostro !

    Commento di cavaliereerrante | 19 settembre 2010 | Rispondi

    • Cavaliere: concordo con la necessità di non confondere la nostalgia con la malinconia, che molto più facilmente può evolvere in uno stato patologico di depressione. Mi piace l’immagine del “costi quel che costi”.

      Commento di aquilanonvedente | 19 settembre 2010 | Rispondi

  4. Mi hanno fatto pensare un po’ le parole di Martina, perché si allacciano proprio a sensazioni che provo in questi giorni: finita l’ “emergenza esistenziale”, altri sentimenti trovano spazio per riaffiorare.

    Nel mio caso, è un contraccolpo piuttosto duro, sto cercando di tenermi salda, però mi sono riconosciuta in quella “situazione esistenziale opprimente” che tappa qualsiasi altro sentimento.

    Commento di Ifigenia | 19 settembre 2010 | Rispondi

    • Ify2: quando una “situazione esistenziale” tappa gli altri sentimenti, vuol dire che s’è presa uno spazio eccessivo, che l’abbiamo lasciata sguazzare a destra e a manca, forse anche inconsapevolmente. Credo che capiti a molte persone. L’importante è liberarsene, no? e quando accade c’è un’esplosione di vitalità incontenibile (i maligni sostengono “soprattutto sessuale”, ma poi ci dirai tu…) 😉

      Commento di aquilanonvedente | 19 settembre 2010 | Rispondi

  5. la nostalgia, un po’ come la malinconia. sono “sentimenti” con cui si impara a convivere. se provo nostalgia significa però che mi manca “qualcosa” che mi ha fatto stare bene. questo per me è importante. sarebbe peggio non provarla, molto peggio.

    Commento di Maria | 19 settembre 2010 | Rispondi

    • Maria: nostalgia e malinconia possono avere alcune cose in comune, ma in genere è la seconda che può “degenerare”. E’ vero che la nostalgia si basa su qualcosa che ci ha fatto stare bene e che ci manca, ma qui, secondo me, si pone il problema centrale: quel qualcosa, se lo abbiamo vissuto “bene”, dovrebbe averci lasciati soddisfatti. Se non è accaduto, vuol dire che abbiamo qualche rimpianto su nostri o altrui comportamenti (ma soprattutto nostri).

      Commento di aquilanonvedente | 19 settembre 2010 | Rispondi

  6. leggevo i commenti. condivido ciò che dice Martina. lei si sente un po’ Ulisse. io mi sento un po’ Ulisse e un po’ Penelope.

    Commento di Maria | 19 settembre 2010 | Rispondi

    • Maria2: se nel tuo penepolamento avessi tempo per farmi un paio di maglie di lana, qui in padania mi farebbero proprio comodo, perché c’è nebbia e umidità…

      Commento di aquilanonvedente | 19 settembre 2010 | Rispondi

  7. per me la nostalgia è come un’onda che arriva per “travolgermi” ma nell’accezione buona, mi riporta indietro, attraverso un profumo, o una parola, un luogo.
    E’ un ricordo mesto che arriva diritto al cuore, forse il rimpianto è più come una malattia, come un velo che avvolge le nostre giornate.
    Per me la nostalgia è un’alleta preziosa.

    Commento di sabby | 19 settembre 2010 | Rispondi

    • Sabby: evidentemente la tua è una nostalgia buona. E’ una grande fortuna, è quasi un rivivere il passato senza farsene travolgere.

      Commento di aquilanonvedente | 19 settembre 2010 | Rispondi

  8. Tralasciando il fatto che fai Ovviamente le pulizie solo ogni 2 anni e mezzo… non so se la nostalgia si possa definire o meno malattia… sicuramente è un desiderio recondito di qualcosa che non c’è più, o che credevano di avere… fondamentalmente… io credo che sia lo stato mentale e d’animo più primordiale in ogni essere umano!

    Commento di Godot | 19 settembre 2010 | Rispondi

    • Godot: a parte il fatto che l’ultima volta che mi avevi promesso che saresti venuta a spolverare un po’ mi hai dato buca… 😉 vorresti forse dire che sono un troglodita, che prova soltanto sentimenti primordiali tipo mangiare carne cruda, vestirsi di pelli d’orso e trascinare le donne per i capelli?

      Commento di aquilanonvedente | 19 settembre 2010 | Rispondi

  9. Entro certi limiti è normale, perchè, magari, fa parte del carattere. Quando impedisce di riprendere a vivere, costringendo a vegetare nel perenne rimpianto di un luogo, una situazione o una persona, probabilmente è qualcosa che può sfociare in una forma depressiva.
    Sai, in materia sono piuttosto ferrata. 😐

    Commento di nicbellavita | 19 settembre 2010 | Rispondi

  10. io parlo ovviamente e unicamente basandomi su esperienze personali. nel mio caso a volte la nostalgia si associa alla malinconia senza per forza degenerare in forme patologiche. il rimpianto non è per forza legato a qualcosa di negativo. ma solo al fatto che qualcosa mi manca. tutto qua. e se dovessi pensare di non essere stata capace di vivere un’esperienza al meglio… ottimismo, Aquila. c’è sempre il modo per recuperare. la voglia di recuperare.

    Commento di Maria | 20 settembre 2010 | Rispondi

  11. …dimenticavo. lavoro benino a maglia, mandami le tue misure (lunghezza manica, ecc. ecc.) e la preferenza sul tipo di lana e colore. io di conseguenza ti farò avere il preventivo di spesa (n.b. lavoro in un ufficio commerciale…)

    Commento di Maria | 20 settembre 2010 | Rispondi

  12. …scusa, ma ci stavo pensando poco fa. io do una connotazione positiva alla nostalgia. tu almeno in parte negativa (dici se qualcosa che hai vissuto bene non ti ha lasciato soddisfatto). non è che tu confondi la nostalgia con il rimpianto?

    Commento di Maria | 20 settembre 2010 | Rispondi

  13. No, non penso di confondere le due cose (sarebbe come confondere le lasagne con il risotto…).
    Forse è vero che alla nostalgia do una connotazione in larga parte negativa, nel senso che il passato “metabolizzato” dovrebbe far parte dei ricordi e basta.
    Senza se e senza ma.
    P.S.: maglia e mutandoni. Mi faresti uno sconto?

    Commento di aquilanonvedente | 21 settembre 2010 | Rispondi

  14. Aquila, ho avuto nostalgia per le cose che ho fatto, per le persone che ho lasciato, per i luoghi in cui vissuto, per il cibo che mangiavo, per i momenti di serenita’ che ho vissuto… ecc. ecc. La nostalgia per cose che non si sono vissute diventa rimpianto. Quello no.
    L’analogia greca mi si addice parecchio. Il mio e’ un malessere di viaggio. Ho bisogno di tornare. Ho bisogno di rivivere, seppure in maniera molto piu’ matura, quei momenti che hanno riempito la mia vita in passato.
    Non e’ un bisogno puramente edonistico. E’ una necessita’ esistenziale. I miei figli sono cresciuti in solitudine ed isolamento. Non hanno mai goduto di tali gioie. Sento il dovere genitoriale di dargliele. Accade troppo occasionalmente, viaggi sporadici, sempre frettolosi.
    Il mio e’ un desiderio di trovare pace e approdo. Di trovare una famiglia. Di mettere radici, di sentirmi finalmente a casa.
    Non sono Penelope, non attendo. Sono Ulisse, cerco la rotta del ritorno, in modo attivo. Navigo.

    Commento di Martina | 21 settembre 2010 | Rispondi

  15. Lady @Martina, ULISSE ?!?!?
    Allora non hai di che dubitare !
    Se il cuore avverte la “possibilità e la raggiungibilità” del ‘nòstos’ nell’ isola vagheggiata con incrollabile desiderio’, allora l’ àlgos si scioglie e, come abbiamo già convenuto, diventa spinta irrefrenabile a tornare !
    Ti aspettiamo !
    Ser @Aquila, ….. ehm …. non sò come dirtelo !
    Ma da @Ifi, la concorrenza si sta facendo durissima .
    A meno che non ci reinventiamo, che sò, non cambiamo repertorio, non c’ è ‘trippa per gatti’ !
    La vedo difficile, per noi due !
    O nò ?

    Commento di cavaliereerrante | 21 settembre 2010 | Rispondi

  16. io resto del parere che per certi versi mischi le due “sensazioni”.
    io provo molta nostalgia e per svariate “cose” del passato e del presente. anche qualche rimpianto purtroppo. senza dubbio preferisco la nostalgia e credo di saperci convivere. anche se qualche volta fa un po’ male.

    non ho mai fatto dei mutandoni a dire il vero (lì in padania portate i mutandoni di lana?). posso provarci, comunque, e ti posso applicare uno sconto del 5%, ma proprio perché sei tu.

    Commento di Maria | 21 settembre 2010 | Rispondi

  17. Aquilooootttoooo ma noooo che non dicevooo una cosa del geeeeeeeeeeeenereeeeeeee… intendevo dire che è una cosa che è intrinseca in tutti noi esseri umani… e in qualche raro volatile come te!!! :mrgreen:

    Sulla questione spolverata… non ci siamo più messi d’accordo sui contributi… e quindi io sciopero! 😛

    Commento di Godot | 22 settembre 2010 | Rispondi

  18. Probabilmente, la nostalgia, a normali livelli, è parte dell’inquietudine del vivere: desideriamo sempre quello che non abbiamo, sia esso un luogo o una persona o una cosa.

    Commento di Linda | 23 settembre 2010 | Rispondi

  19. di solito mi astengo dal commentare, ma è strano per me leggere questo post in questo momento, in cui una strana miscela di abbandono a ricordi remoti e vaga nostalgia si fa strada faticosamente in me grazie ad una testa di ponte impensata, ossia un potentissimo craving per il pane a pasta dura che si fa dalle mie parti: http://miscellanea.altervista.org/alimentazione/alimenti/pane/piemonte/grissia_monferrina.htm
    io, che sono quanto di più distante dall’homesickness…

    Commento di Any | 23 settembre 2010 | Rispondi

  20. Marty: no comment sul bisogno di famiglia, sul mettere radici. Posso sottoscrivere.
    Cavalieregirovagante: concorrenza dura? Quando il gioco si fa duro, i duri… scappano!
    Maria: 5% di sconto? Taccagna.
    Godot: ma come! Manco hai iniziato a spolverare e già mi scioperi contro? Ma a quale sindacato sei iscritta tu?
    Linda: ma quali sono i “normali livelli”?
    Any: benvenuta. I panini di pasta dura li comprava sempre mio padre quando ero un bambino, dal nostro panettiere di famiglia. Non so se sono come i vostri, ma questi mi fanno tornare indietro di oltre 40 anni.

    Commento di aquilanonvedente | 23 settembre 2010 | Rispondi

  21. In realtà sono iscritta all’ASNSA: Associazione Spolveratori Nidi Aquilotti e Spennatori Anonimi!

    Commento di Godot | 23 settembre 2010 | Rispondi

  22. me, solo di 25 🙂

    Commento di Any | 23 settembre 2010 | Rispondi

  23. Godot:spolveratori o spennatori?
    Any: 😀 benvenuta nel club!

    Commento di aquilanonvedente | 23 settembre 2010 | Rispondi

  24. taccagna io? naaaa….
    ti faccio presente che tu mi hai chiesto uno sconto a prescindere, senza neanche vedere il preventivo.
    in linea di massima uno prima vede il preventivo e dopo, al limite, chiede uno sconto…

    Commento di Maria | 23 settembre 2010 | Rispondi

  25. In realtà siamo Spolveratori associati… ma tutti noi anonimamente siamo Spennatori nell’animo!

    Commento di Godot | 23 settembre 2010 | Rispondi

  26. Maremma che bel post!!!! Me lo sono letto tutto d’un fiato, interessatissima!!!
    POi arrivo in fondo… eyes without a face… e la nostalgia mi ha messo la mano sulla spalla! Tac!
    Le malattie hanno anche la loro cura… io devo ancora trovare il mio modo per farla zittire ogni tanto!!!

    Commento di Grimilde | 9 ottobre 2010 | Rispondi

  27. Bene. Ora so di cosa “mi sono ammalata” qualche mese fa. 🙂
    Avrei dovuto leggerlo prima questo post, così ti avrei chiesto se esiste una cura.
    Ormai ho fatto da me! :-))

    Ps: bellissima quella canzone di Billy Idol…

    Commento di Rory | 15 dicembre 2011 | Rispondi

  28. Si e’ un desiderio ! Io amo il mare sopratutto nel inverno e amo scrivere e dipingere ! Trovo tanta ispirazione ! Grazie

    Commento di Gabriella Zordan | 29 gennaio 2012 | Rispondi

  29. Stupendo , grazie

    Commento di Gabriella Zordan | 29 gennaio 2012 | Rispondi

  30. Molto bello quello che scrivete, in molte cose mi ci ritrovo. Io stò vivendo questo sentimento-malattia, da qualche anno a questa parte; è da parecchio che vivo in un posto lontano dalla mia terra natia e ora come mai nel passato sono stato assalito da una tremenda nostalgia. Torno spesso nella mia terra, dove ho ancora molti affetti, questo grazie anche dalla distanza relativamente breve (vivo nel Veneto e la mia terra d’origine è la Sardegna); Non mi arrendo all’idea di non tornare mai più dove sono nato, questo succederà prima o poi, la vita ha una fine e questo significa, purtroppo, non tornare mai più.

    Commento di plinio | 16 gennaio 2013 | Rispondi

  31. […] La vecchiaia sta arrivando, e si manifesta con il suo sintomo più subdolo: la nostalgia. […]

    Pingback di Fare pace « Aquila Non Vedente | 10 agosto 2014 | Rispondi

  32. […] genesi della parola nostalgia ne ho già scritto qui, adesso voglio parlare di un vero e proprio attacco di nostalgia (un altro?) avuto ieri quando una […]

    Pingback di Nostalgia… « Aquila Non Vedente | 27 gennaio 2017 | Rispondi


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