Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Dove troviamo i soldi?

C’è crisi – si dice – e quindi bisogna tagliare. Non ci sono più soldi per la scuola, la sanità, l’assistenza, la sicurezza, la cultura, il turismo, ecc.

Mi tornava in mente questa frase, sentita centinaia di volte in queste settimane, mentre ascoltavo il TG locale che raccontava che gli amministratori piacentini si sono incontrati con i dirigenti ANAS per spingere sui lavori di ammodernamento della statale 45.

I lavori di ammodernamento della statale 45 della Val Trebbia, che attraversa tutta la provincia di Piacenza e arriva fino a Genova, fanno il paio con i lavori della Salerno-Reggio Calabria.

Dovete sapere che il Trebbia è un fiume che nasce in provincia di Genova, attraversa tutta la provincia di Piacenza e sfocia nel Po, ormai rinsecchito.

La Val Trebbia è meta di turismo non soltanto locale, ma anche proveniente dalla vicina Milano e Pavia. Ovviamente la parte genovese è più bella, con percorsi panoramici veramente incantevoli.

Complessivamente, la Val Trebbia piacentina è abbastanza carina. Forse dovrebbe essere più attrezzata per le famiglie, per diventare un’alternativa alle solite piscine che sono sparse per tutti i Comuni e che sono tutte tremendamente uguali.

La statale 45 è stata sede di numerosi incidenti stradali, causati soprattutto da motociclisti. Per ovviare a questo problema hanno distrutto mezza valle, con la scusa di rendere più sicura la strada. Ponti, viadotti, doppie carreggiate, svincoli, in un punto credo che abbiano persino fatto passare un pezzo di strada nel greto di un fiume, ovviamente ben cementificato. A oggi i lavori non sono ancora finiti. Ora si sta litigando su una rotonda, che pare nessuno ne sapesse niente e nessuno la voglia, però non si sa perché è stata progettata.

Collegavo queste notizie alla crisi economica e mi chiedevo: perché la comunità, me compreso, deve impegnare risorse per consentire a quattro coglioni di fare Milano-Bobbio in un’ora invece che in un’ora e un quarto?

Perché dobbiamo spendere soldi e rovinare l’ambiente perché quattro coglioni vanno a cento all’ora laddove c’è il limite di settanta?

I soldi, le risorse pubbliche, dovrebbero essere spese per chi se lo merita, soprattutto in tempi di crisi, non per fare contenti i costruttori (tangentari) e gli automobilisti. Ma le lobby sono potenti e drenano le risorse a loro vantaggio.

E allora se andate in una casa di riposo che fa schifo, dove l’assistenza è erogata con il contagocce, dove ci sono ancora stanzoni da sei letti, dove l’aria condizionata è un miraggio, vi sentirete dire che sì, è vero, ma soldi per ristrutturare non ce ne sono,  a meno che non venga ceduto tutto ai privati, perché loro possono investire e poi i soldi li recuperano (come, possiamo immaginarlo).

Invece i soldi per “ammodernare” la statale 45 ci sono, perché è più importante accontentare un centauro che assistere un anziano.

E allora se la politica è (come effettivamente dovrebbe essere) decisione su come e dove collocare le risorse disponibili, io i soldi per le strade li spenderei solamente laddove servono effettivamente per garantire la sicurezza di tutti gli utenti della strada e non per fare un favore agli emuli di Valentino Rossi. Li altri li userei per la scuola, la sanità, l’ambiente, ecc., spiegando alla gente il perché della mia scelta.

E a chi non gli sta bene, si voti un altro.

29 luglio 2010 Posted by | Politica | , | 4 commenti

Fuori contesto

In Italia, quando si inizia un ragionamento, bisogna sempre fare prima una premessa. Quindi il ragionamento non inizia mai con l’oggetto dell’elucubrazione, ma con una premessa che con quella non c’entra un cazzo.

Perché bisogna fare la premessa?

Perché in Italia, complice anche il berlusconismo, o si è pro o si è contro. Non esiste via di mezzo.

Avete presente la trasmissione Amici della De Filippi? Bene, rappresenta in modo superlativo l’organizzazione di pensiero odierna: o di qua o di là. Niente mezze misure. Niente ragionamenti, solo urla e insulti. Solo appoggi incondizionati alla propria parte, qualunque cosa faccia o dica.

Ma non c’è soltanto questo.

Si tirano anche conseguenze del tutto improprie (qualcuno tira anche coca, ma è tutto un altro discorso…) dai ragionamenti.

Per esempio, se io dico che mi piace la Panda, troverò sicuramente un sacco di persone che ribatteranno: “Ma allora tu sei un fan di Marchionne! Tu sei a favore dell’annullamento dei diritti ai lavoratori! Tu sei a favore dello spostamento della produzione di auto in Serbia e dello sfruttamento dei lavoratori serbi! Sei a favore della politica della Serbia!”

Insomma, se uno dice che gli piace la Panda, diventa come minimo corresponsabile della strage di Srebrenica.

Beh, questo modo di ragionare ha ormai invaso quasi completamente la nostra società. Con la premessa cerchiamo di ristabilire un ordine diverso, ma non sempre ci si riesce. A volte veniamo assaliti anche sulla premessa e si litiga su quella, senza nemmeno arrivare al ragionamento.

Ora, la mia premessa è questa: io non nutro alcuna particolare simpatia per Nichi Vendola.

Non sono in grado di giudicare come ha governato e governa la Puglia. Guardando la faccia di Fitto, credo proprio che non ci voglia molto a fare meglio del suo predecessore e guardando i risultati elettorali, probabilmente qualcosa di buono l’ha fatto.

Non sono nemmeno in grado di dire se ha fatto bene o male a candidarsi futuro leader del centro-sinistra.

Ma mi chiedo: che senso ha la frase di Bersani che la sua candidatura è fuori contesto?

Cioè, quale sarebbe questo contesto?

Personalmente, mi sembra un po’ una stronzata…

27 luglio 2010 Posted by | Politica, Questa poi... | , | 19 commenti

Riflessioni disarcionate di un quasi cinquantenne

Buonasera.

Risorgo dopo dieci giorni di assenza (se lo facevo dopo tre, potevate pensare che mi ero montato la testa).

E’ che ho cercato di terminare la mia raccolta di racconti satirici e, ora che devo solamente aggiustare qualche virgola qua è là, posso dire di avere raggiunto l’obiettivo (passatemi il termine manageriale).

Risorgo perché un recente post di Ify (che a sua volta rimanda a un altro post) ha fatto da start, da motorino di avviamento per alcune riflessioni che da qualche tempo tenevo sulla punta delle dita.

Il fatto è che l’avvicinarsi dei cinquanta mi ha trascinato in una sorta di situazione che potrei definire di ridente tristezza.

Sento il peso degli anni. Lo so, cinquant’anni (quasi) non sono tantissimi, ma tutto dipende da dove ci si trova quando si arriva a questo punto.

Sento la responsabilità di accompagnare mia figlia nella crescita. Tra noi ci sono quarantadue anni di differenza. Tra me e mio padre e mia madre ce n’erano rispettivamente quarantuno e quaranta, ma loro sono stati longevi. Io non so se ci arrivo alla loro età, senza essere rincoglionito.

Sento sulle mie spalle il fallimento familiare , con tutte le conseguenze che si è portato dietro e con tutte quelle che ancora dovranno arrivare.

In somma, mi sento un po’ una merdaccia, ma tutto sommato sono abbastanza allegro. E tutto questo senza essermi fumato niente di particolare, eh! Le piantine che tengo sul balcone sono di basilico, rosmarino e salvia.

Ma non c’è soltanto questo.

Dietro a una apparente allegria, dietro a una disponibilità ad aiutare gli altri, dietro all’impegno nel lavoro, dietro alla rincorsa del sogno di scrivere, dietro a tutto questo c’è una aridità di sentimenti, affetti, passioni, emozioni. C’è un sostanziale distacco nei confronti della vita, c’è una mancanza di coinvolgimento in tutto quello che mi circonda, ad eccezione ovviamente di quello che riguarda la piccolina.

E in questa situazione io mi ci sto adagiando, nella consapevolezza che nessuno e niente potrà cambiarla.

Per usare le parole del poeta:

e il naufragar m’è dolce in questo mare

Mo’ proseguo a spargere un po’ di virgole qua e là…

24 luglio 2010 Posted by | Pensieri disarcionati, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 24 commenti

Ci sono…

Ci sono…

E’ che sono preso (non dai carabinieri, o almeno non ancora).

Stasera fuori fa un caldo bestiale e non si muove una foglia. Praticamente una sauna. Penso a quei poveri anziani e bambini delle case di fronte alla mia, quelle che una volta si chiamavano “case popolari”, costretti a convivere con questa afa (ma forse per loro questo è il minore dei problemi).

Proseguo il mio lavoro.

Buonasera/notte.

14 luglio 2010 Posted by | Un po' di me | | 19 commenti

Una vita bioraria

Voi, che nelle ultime settimane non avete perso occasione per starnazzare contro la supposta legge travaglio, facendo finta di non capire che è fatta nel vostro interesse, che continuate a dire cosacce al telefono.

Voi, che negli ultimi mesi avete blaterato contro il nodo alfano, senza capire che senza nodi si scioglie tutto e ci sono poveri diavoli che non potrebbero nemmeno più attraccare i loro iot ai nostri moli, con un grave tracollo del turismo e delle giarrettiere della Brambilla.

Voi, che siete rosi dalla gelosia delle performance amatorie del nostro amato presidente, senza accorgervi che votandolo le avete comunque favorite, perché questo gli ha dato modo di metterlo nel… a tutti noi.

Voi, insomma, beceri esponenti del partito dell’odio, vi siete accorti oppure no che dal 1° luglio viviamo in regime biorario?

Forse voi no, ma io sì, perché sono scritto a una notissima associazione di consumatori, che mi avverte con congruo anticipo delle mazzate che mi stanno arrivando sulla cocuzza.

Cos’è questa storia del biorario?

E’ un nuovo elemento per misurare il valore delle cose.

Una volta il valore delle cose veniva determinato dal lavoro dell’uomo, dai materiali utilizzati, anche dai costi di trasporto e stoccaggio.

Oggi le cose le facciamo costruire dai cinesi, i materiali li tiriamo fuori dall’Africa, dove possiamo distruggere tutto quello che vogliamo senza che nessuno ci rompa i coglioni, a differenza di quello che accade vicino all’America, e i costi di trasporto li scarichiamo sulle linee ad alta velocità, fatte mica per la gente che deve andare a lavorare, ma per quelli che ci devono guadagnare per spostare le merci assemblate dai cinesi con i materiali rubati agli africani.

Tutto questo è il passato, oggi le cose si prezzano anche tenendo conto dell’ora nella quale vengono fatte.

Per esempio, volete andare a mangiare al ristorante? Bene, se andate a pranzo dalle 12 alle 14, pagherete molto di più che se andate dalle 10 alle 12. Se poi andate nella fascia oraria dalle 14 alle 16, e magari vi pappate gli avanzi di quelli di prima, spenderete ancora meno. Stessa cosa per la cena. Volete portare la famiglia a mangiare la pizza dalle 20 alle 22? Preparatevi a fare un mutuo per pagare il conto. Se invece andrete nella fascia oraria dalle 18 alle 20, potrete cenare più tranquillamente a un costo notevolmente minore. E se poi ne approfitterete per unire il pranzo della fascia oraria 14-16 alle cena della fascia 18-20, potreste consumare un unico pasto verso le 17 di pomeriggio, con notevoli benefici sul vostro portafoglio e sul vostro colesterolo.

Attenzione a non sforare dalle fasce, però. Se nel caso in questione vi dilungate un po’ troppo nell’ingozzarvi e finite per prendere il caffè nella fascia successiva, allora tutto il pasto ricadrà al suo interno e per voi saranno cazzi.

Oppure pensate alla spesa. Lo stesso prodotto avrà un prezzo diverso a seconda del momento nel quale viene acquistato. Avete il raffreddore, vi accorgete che siete rimasti senza fazzoletti di carta e andate a comprarli al supermercato? Fareste meglio a soffiarvi il naso direttamente nelle banconote da 50 euro, perché quando passerete nel body scanner vicino alla cassa, l’aggeggio vi effettuerà una TAC (se avete bevuto un bicchiere di rosso poco prima, c’è pure il mezzo di contrasto) che collegherà i vostri malanni ai prodotti che avete testé acquistato, calibrandone il relativo prezzo. Quindi, se avete il raffreddore, vi conviene comprare un costume da bagno e una cuffia per la piscina, nei quali ci potrete scatarrare dentro a vostro piacere.

E’ chiaro cos’è il biorario?

Spero di sì, anche perché il vero ambito nel quale questo sistema darà i suoi massimi frutti sarà quello dell’attività sessuale.

Se fate parte di quelle persone che hanno mantenuto l’abitudine di strombazzare ogni tanto (e non mi riferisco al pigiamento del clacson dell’auto), con il biorario diventerà una cosa eccezionale.

Basta insulse attività sessuali circoscritte la sera o nei week-end. Tutti sanno che le ore migliori sono quelle dell’equinozio e quindi ci si dovrà attrezzare di conseguenza.

Come dite? Gli equinozi sono due all’anno, quello di primavera e quello d’autunno?

Perché, sono troppi?

Questo sarà un week-end di scrittura.

Me lo sento.

Darò una spinta definitiva alla mia attività letteraria. Non so ancora se verso il balcone o la finestra, dipende…

Buon fine settimana!

9 luglio 2010 Posted by | Pensieri disarcionati, Questa poi..., Storie ordinarie | , , , | 8 commenti

Fare pace con se stessi

Stasera vorrei scrivere alcune cose, ma non ne ho il coraggio.

Allora continuo a ripetermele fra me e me, non per convincermene, ma perché tutto sommato mi fa piacere averne preso coscienza.

Diciamo che a causa di una situazione che ho vissuto oggi (e che è durata diverse ore, dalla prima mattina fino a metà pomeriggio e nella quale mi sono districato abbastanza bene), ho forse capito una cosa.

In realtà questa cosa forse era chiara anche prima, ma io mi rifiutavo – e in parte mi rifiuto ancora – di accettarla.

Lo so che sto mettendo troppi forse, ma è la prova che io, in fondo, non accetto la realtà delle cose.

Io non ho ancora fatto pace con me stesso. Con la mia storia, con i miei errori, con le mie scelte o – peggio ancora – con le mie mancate scelte.

Quindi devo muovermi a portare a termine questo compito, prendendo atto che a volte posso anche volare alto, ma i miei rischiano di essere voli pindarici.

“Contro il destino non c’è fuoco o muraglia di ferro che tenga” disse Pindaro e mai frase mi sembrò più adatta alla mia situazione.

7 luglio 2010 Posted by | Pensieri disarcionati, Un po' di me | , | 17 commenti

La violenza sulle donne, le statistiche e il buonsenso

E’ notizia di oggi che in un asilo nido di Bolzano due educatrici siano state sospese per presunte violenze nei confronti dei bambini. Stavolta pare non ci siano riprese filmate, ma soltanto i racconti – coincidenti tra loro – dei bimbi.

Almeno stavolta ci hanno risparmiato le immagini dell’asilo cip e ciop. Per non parlare dei fatti (veri o presunti) accaduti a Rignano Flaminio.

Però mi rimane un dubbio: avranno svolto qualche statistica sulla violenza delle educatrici nei confronti dei bambini? Su quelle denunciate e su quelle non denunciate, ovviamente. Potremmo suggerirla all’ISTAT, per esempio, che potrebbe utilizzare lo stesso metodo applicato per la statistica sulle violenze nei confronti delle donne.

Parlo di quella diffusa nell’ottobre 2009 e svolta nel 2006, secondo la quale – sintesi presa dal sito ISTAT – il 31,9% delle donne italiane ha subito violenza nel corso della vita (se non ho capito male, per “corso della vita” si intende dai 16 ai 70 anni).

Beh, per qualcuno questo dato “ufficiale” dimostra inconfutabilmente che il mondo è pieno di vittime (le donne) e di aguzzini (gli uomini) e chi più ne ha, più ne metta. Chi oserebbe mettere in discussione i dati ISTAT, cioè quello stesso organismo che periodicamente ci informa che le nostre retribuzioni crescono più del costo della vita e che quest’ultimo fluttua mensilmente di percentuali dello zerovirgola, mentre a noi sembra che da una spesa all’altra i prezzi siano aumentati del diecisenzavirgola?

Ho cercato di applicare questo dato al mio paese, a una popolazione di 13.000 persone: 4.150 donne circa che avrebbero subito violenza, da parte di altrettanti aguzzini (forse meno, considerato che ci saranno sicuramente molti violentatori “seriali”). Una tragedia di proporzioni catastrofiche, bibliche. Roba che non basta neanche più la protezione civile, bisogna chiamare l’ONU.

Neda Agha Soltan

Svolgo queste considerazioni perché la recente sentenza della Cassazione sui maltrattamenti alla moglie ha ridato fuoco alle polveri, forse senza conoscere neanche il caso specifico (perché tutti sanno che da noi, a differenza dei paesi anglosassoni, dove la giurisprudenza ha un altro valore, le sentenze valgono sempre per il caso singolo e in base a quello devono essere esaminate).

Il fatto è che oggi in tutti gli ambiti – e quindi a maggior ragione in quello familiare – si è drasticamente abbassata la capacità di gestione dei conflitti. Tanti conflitti che sempre vi sono stati e sempre vi saranno e che non sfociano in violenza, non vi possono essere ricondotti artificiosamente soltanto perché le persone non sono in grado o non hanno voglia di gestirli e quindi di riportarli nella loro giusta dimensione.

In parole povere, mio padre non si è mai permesso di dire a mia madre, né in pubblico né in privato, “Stai zitta tu che sei un’imbecille!”, ma sono sicuro che, se per disgrazia fosse successo (in quanto a volte la lingua si scollega dal cervello), mia madre non avrebbe chiamato il rilevatore ISTAT, ma gli avrebbe fatto uno di quei culi che mio padre se lo sarebbe ricordato per tutta la vita.

E parliamoci chiaro: se una donna – e ne conosco ben più di una – per non lavorare, farsi tre mesi di vacanza all’anno e

Mahmoud Ahmadinejad

vivere nel lusso – sceglie di vivere con un uomo che la insulta, la umilia ecc., beh, se accetta di pagare questo prezzo per i suoi benefici, sono fatti suoi.

Certo, le violenze contro le donne esistono eccome e vanno ovviamente punite come per tutti i reati, senza alcuna tolleranza, così come vanno punite le madri che gettano i figli nei cassonetti della spazzatura (niente statistiche qui?) o che usano i figli come arma di ricatto nei confronti degli ex mariti (qui i rilevatori ISTAT devono essersene andati in pausa pranzo…).

La violenza contro le donne è ripugnante, anche quella che si impone con il burqa, anche quella che non fa alzare le proteste delle femministe (come in questo caso).

E qui chiudo.

P.S.: le foto di Neda Agha Soltan, la giovane studentessa uccisa il 20 giugno dell’anno scorso in Iran durante una delle manifestazioni seguite alle elezioni presidenziali e dell’impronunciabile presidente iraniano mi sembra che possano rappresentare abbastanza bene la differenza, anche visiva, che passa tra il BENE e il MALE.

4 luglio 2010 Posted by | Questa poi..., Sani principi, Storie ordinarie | , | 30 commenti

Un’ombra, un botto e una domanda

Un giorno di questa settimana.

Ore 19.20 circa.

Aquila se ne sta sdraiato sul divano del salotto (l’unico che ho, in realtà) a guardare le ultime battute di un TG3 troppo simile a tutti gli altri TG3.

La tapparella della porta finestra è abbassata per tre quarti, onde impedire al sole di trasformare il salotto in un forno (e Aquila non ha voglia di abbassare le tende sul balcone).

La casa è blindata da zanzariere.

A un tratto Aquila vede passare davanti a sè qualcosa, un’ombra, delle dimensioni, all’incirca, di una moneta (direi da cinquanta centesimi, circa).

Fin qui niente di strano, forse un effetto della luce del sole che filtra attraverso la tapparella.

L’ombra attraversa il salotto da destra a sinistra e si dirige contro la libreria, provocando un piccolo botto, come se qualcosa di solido avesse effettivamente colpito il mobile.

Aquila si dirige verso la libreria, ma non nota niente di anormale.

Mah…

Un altro giorno della stessa settimana.

Aquila sta cenando con la piccolina, il televisore a basso volume trasmette le immagini di un cartone animato.

A un certo punto la piccolina chiede: “Papà, quando hai tempo puoi chiedere alla mamma se tornate insieme?

2 luglio 2010 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Storie ordinarie, Un po' di me | , | 20 commenti