Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

La classe politica che abbiamo

Mia madre mi raccontava spesso che nel dopoguerra il primo sindaco eletto, comunista, quando venne il momento della prima cerimonia ufficiale si accorse di non avere un vestito adatto. Gli abitanti della frazione dov’era nato fecero una colletta e incaricarono un mio zio di portarglieli. Il sindaco li rifiutò, allora lo zio lo prese a insulti, dicendogli che non apprezzava il gesto e che quei soldi non aveva alcuna intenzione di portarli indietro (mi immagino una discussione piuttosto animata…). Alla fine il sindaco accettò i soldi e si comprò il vestito.

Altri tempi. Migliori o peggiori? Ai posteri l’ardua credenza…

Alcune settimane fa Scalfari scrisse in un articolo che il PCI era un partito governato da intellettuali che vivevano come gli operai. E’ vero. Se non vivi come quelli che vuoi rappresentare, che ne sai dei loro problemi?

Un anno, da assessore mi feci un culo quadrato per abbassare le tariffe di alcuni servizi scolastici (mensa, trasporti…). Mi aspettavo un plauso dai miei colleghi, invece a nessuno gliene fregò niente. Allora li osservai attentamente uno a uno: il figlio di papà, quello pieno di soldi, quello che i figli non sapeva neanche cosa fossero: non gliene poteva fregare di meno.

Oggi per il congresso provinciale del PD di una piccola città della padania, ti arriva a casa, per posta, la propaganda elettorale dei candidati!

No dico, ma ci rendiamo conto? Depliant con le foto dei candidati e dei figli, notizie sulla famiglia, sugli incarichi ricoperti, sulle proposte per la gestione del partito.

Mi è venuto da pensare: io non sarei più in grado di essere eletto nemmeno in consiglio comunale. Io che non mi sono mai fatto campagna elettorale per me stesso medesimo, ma per il partito o la coalizione, oggi non potrei candidarmi da nessuna parte.

Già, perché per candidarsi occorre aprire i ipoint elettorali, stampare i manifesti con il faccione e (almeno) una frase deficiente, stampare i cosiddetti “santini“, organizzare cene, incontri. Chi va più casa per casa a raccogliere gli insulti della gente e a rispondergli per le rime, che forse non prendi il voto, ma almeno hai stabilito un dialogo.

Ma per carità…

E allora guardate chi sta nei consigli comunali: dipendenti pubblici, dirigenti, professionisti, figli di papà. Tutti della stessa matrice, sia da una parte che dall’altra. Nessun operaio, contadino, cassintegrato, coccodè. Vi immaginate un operaio che dice al suo datore di lavoro (magari artigiano): oggi sto a casa dal lavoro perché c’è il consiglio comunale e se finisce dopo la mezzanotte sto a casa anche domani. Si prende un calcio nel culo ancora prima che abbia finito la frase.

Nella mia provincia prima hanno incriminato i sindacalisti della UIL perché rilasciavano carte false per il rinnovo dei permessi di soggiorno.

Poi è toccato allo SPI-CGIL, che compilava false deleghe per le trattenute sindacali.

Poi è toccato al direttore della direzione provinciale del lavoro e al segretario provinciale CISL che avvisavano le aziende degli imminenti controlli, in cambio di bustarelle.

Ora è toccato al segretario provinciale PD, da poco dimessosi, che quando era dirigente FIOM aveva un conto cointestato con il dirigente CISL (quello sopra) del sindacato, dal quale pare prelevassero bellamente soldi per i fatti loro.

Ovviamente per tutti vale la presunzione di innocenza, ma viene voglia di dire loro:

ma annatevene tutti quanti affanculo!


15 giugno 2010 Posted by | Politica, Storie ordinarie | , | 32 commenti