Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Un sogno e un dialogo

Stamattina mi sono ricordato di avere fatto un sogno stanotte.

Ovviamente, tutte le volte che mi ricordo un sogno poi per tutto il giorno cerco di capirne il significato.

A una delle entrate del mio paese arriva una strada provinciale, in leggera discesa, poi c’è una rotonda e dalla parte opposta inizia la via centrale. Decenni fa, la piazza ai lati della rotonda ospitava la stazione degli autobus (le “corriere”) e parallelamente alla provinciale correva una rotaia. Alla rotonda arrivano anche le due circonvallazioni che una volta rappresentavano i confini dell’abitato e oggi sono ormai diventate strade urbane. Io abito dalla parte opposta rispetto a questo quadretto.

Allora, io ho sognato che uscivo di casa in auto, con la piccolina, percorrevo una delle due circonvallazioni e, arrivato in prossimità di questa rotonda, lei mi chiedeva di andare in centro a comprare qualcosa (non è una novità). Allora io giravo a destra e imboccavo la via centrale, ma non trovavo parcheggio, per cui proseguivo, facevo il giro dell’isolato e tornavo al punto di partenza, cioè all’imbocco della via.

Mentre mi avvicinavo notavo un sacco di gente che prima non c’era e giunto in prossimità della rotonda mi accorgevo che, in quei pochi minuti che avevo impiegato a fare il giro dell’isolato, un treno enorme, tipo frecciarossa, era uscito da chissà dove (forse dai vecchi binari vicini alla provinciale) e si era infilato nella via distruggendo tutto quello che aveva incontrato, prima di fermarsi incastrato tra i palazzi e i negozi.

Ricordo bene che il treno era veramente enorme, rosso e bianco, proprio come quello della foto e quando ho visto la devastazione che aveva provocato, ho pensato: “Cavolo! C’è veramente mancato poco. Se trovavo parcheggio ora chissà come sarei ridotto…”

DIALOGO SERALE

“Papà, se le parolacce non si possono dire, perché le hanno inventate?”

“Ehm, vedi… una parola diventa una parolaccia se la usi nel modo sbagliato. Per esempio, cesso è un modo diverso per chiamare il bagno. Merda è un modo diverso per chiamare la cacca. Se tu dici a una persona che è un cesso o una merda, allora diventano parolacce.”

“E vaffanculo?”

“Quella è una cosa diversa. Comunque adesso mangia e… ora dove vai?”

“Al cesso a fare la merda.”

(E meno male che non c’ha aggiunto un vaffanculo!)

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11 giugno 2010 Posted by | sogni, Un po' di me | | 8 commenti