Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Storia dell’ebreo errante. Parte prima: la dispersione e l’esilio

A distanza di pochi giorni dall’ennesimo spot israeliano sull’efficienza delle sue forze armate, vorrei iniziare a parlare di questo libro, che ho iniziato a leggere un paio di settimane fa.

Riccardo Calimani è forse uno dei maggiori storici italiani dell’ebraismo e nel 2002 ha scritto questa Storia dell’ebreo errante – Dalla distruzione del tempio di Gerusalemme al novecento.

Per quale recondito motivo un’Aquila ormai cinquantenne, all’avvio della tanto agognata estate, decida di ingrugnirsi su un testo – per me abbastanza ostico – di oltre 500 pagine, rimane un mistero. Escludendo un attacco di masochismo, credo di avere l’esigenza di capire, essendo abbastanza ignorantello in materia.

Ebreo – spiega Calimani – è una parola che nella bibbia è legata alla radice ‘avar, che significa passare: ebreo è colui che passa, che erra, che va da un paese a un altro.

Israele è il nome dato a Giacobbe dall’angelo del Signore, dopo una lotta che li aveva visti l’uno contro l’altro. Israelita significa dunque essere membro del popolo che ha tenuto testa nientepopodimenoche a Dio.

Giudeo è un termine che risale all’epoca del ritorno dall’esilio babilonese. I giudei erano coloro che erano rimasti fedeli a Dio, mentre chi era rimasto in palestina non aveva resistito altrettanto tenacemente.

Il mito dell’ebreo errante nasce da un episodio della vita di Gesù che, nella salita verso il calvario, si ferma un momento per bere e, secondo la leggenda, un ebreo gli dice: “Vattene da qui!” e Gesù risponde (e già me lo vedo, tutto sudato e anche un po’ incazzato, a fulminare con lo sguardo questo qui): “Io me ne vado, ma tu dovrai aspettarmi, finché non tornerò”.

Gli anni che segnano il destino di Israele sono quelli dell’inizio della dominazione romana in Giudea: termina la monarchia, Gerusalemme viene conquistata e inizia un rapporto conflittuale di questa terra, sempre pronta all’insurrezione, con Roma. Nell’ambito di una generale instabilità della regione, Antonio colloca sul trono di Giudea il re Erode, crudele e violento.

Il vangelo secondo Matteo colloca poco prima della sua morte la nascita di Gesù di Nazareth, l’uomo in cui molti videro il messia atteso da Israele, il re che doveva liberare i giudei dagli oppressori, instaurando il regno di Dio sulla terra.

Fino al 66 d.C. Roma governa la Giudea amministrando la giustizia secondo la legge giudaica, riservandosi il potere di ratifica. Il procuratore romano più celebre è Ponzio Pilato, che governa la Giudea dal 26 al 36 e viene coinvolto nelle vicende di Gesù. In seguito i rapporti tra romani ed ebrei peggiorano, con l’aggiunta di una guerra civile tra gli stessi ebrei nazionalisti e quelli moderati.

Nel 67 Roma riconquista l’intera parte settentrionale del paese e pochi giorni prima della pasqua del 70 Tito inizia l’assedio di Gerusalemme, che è durissimo. Alla fine la città viene rasa al suolo e Roma inasprisce il suo dominio sulla regione: pare che addirittura chi la visitava stentasse a credere che vi sorgesse una città così famosa.

L’ultima grande rivolta divampa nel 132 e Roma la soffoca mandando quattro legioni. Nell’area del tempio viene eretta una statua a Giove e ai giudei viene proibito di entrare in città (proprio come adesso fanno gli israeliani con i musulmani e i cristiani, insomma). Da allora, al posto di Giudea, si parla sempre di Palestina.

La sconfitta del 70 chiude un ciclo storico e l’ebraismo si arricchisce di una caratteristica nuova: l’esilio. Si rompe il rapporto che univa gli ebrei alla loro terra, un rapporto stretto dai toni mistici e tanto tenace da provocare un incredibile ritorno diciannove secoli dopo.

In realtà la dispersione degli ebrei era in atto già da tempo, ma la perdita di Gerusalemme sconvolge la vita delle comunità lontane, alle quali viene a mancare non solo un riferimento politico, ma anche il sinedrio, elemento centrale della loro vita religiosa, con la sospensione del culto sacrificale.

La repressione romana, come sempre accade in questi casi, favorisce lo sviluppo dei movimenti politici più radicali. Speranze e tensioni messianiche furono sempre presenti nella società giudaica negli anni del dominio romano, ma – scrive Calimani – occorre distinguere fra la speranza messianica e la fede nel messia. La prima è desiderio di pefezione morale, libertà politica, gioia terrena per Israele; la fede nel messia aggiunge a questo la perfezione morale per l’umanità.

L’unico gruppo che riesce in parte a sopravvivere alle rovine delle guerre contro i romani è quello dei farisei: vivevano in una meticolosa osservanza della legge, che andava discussa, analizzata, interpretata analiticamente e quindi a suo complemento si sviluppava una legge orale, frutto degli insegnamenti dei rabbini.

E veniamo a Gesù.

Il nome in italiano dovrebbe essere tradotto in Giosuè; in greco significa “Dio salva“. Cristo in greco significa “unto” (del Signore – da non confondere con gli unti che circolano oggi a Palazzo Grazioli).

Gesù partecipa attivamente alla vita culturale e spirituale ebraica; la Torah, la legge, era un riferimento quotidiano e non si presenta mai come un suo sovvertitore, ma vuole portarla anzi a compimento.

Il mescolamento tra fonti ebraiche e vangeli emerge nel discorso della montagna, con molteplici riferimenti talmudici, così come del resto alcune preghiere cristiane sono di stretta derivazione ebraica.

Dunque, la sconfitta del 70 d.C. annulla la comunità ebraico-cristiana più antica, quella di Gerusalemme e non ci sono più tracce scritte sulla sua primitiva chiesa ebraico-cristiana, cioè su coloro che, ebrei, credettero che Gesù fosse il messia di Israele. Sappiamo pochissimo di questi ebrei che subiscono il fascino della predicazione di Gesù, osservano la religione mosaica e contemporaneamente le pratiche cristiane.

Tracce di loro si trovano nel vangelo di Marco o negli Atti degli apostoli, ma sono le lettere di Paolo che aprono uno squarcio sulle origini della fede cristiana. La frattura esistente tra Paolo e la chiesa ebraico-cristiana – scrive Calimani – si intuisce quando Paolo afferma che “a lui venne affidato il vangelo della non-circoncisione attraverso una rivelazione diretta da Dio e senza mediazione umana”. Queste parole rivelano una polemica, neanche troppo nascosta, con l’altro vangelo, quello dei circoncisi.

Per gli ebrei cristiani la fede in Gesù era un elemento religioso all’interno della tradizione di Israele. Da un punto di vista ebraico, la morte di Gesù cancellava ogni possibile dubbio: non era il messia, perché il messia non muore. Gli ebrei cristiani, invece, erano convinti della sua resurrezione: Gesù sarebbe tornato per rafforzare il regno di Israele contro i romani.

Paolo trasforma Gesù da messia di Israele in salvatore dell’umanità e quindi entra in conflitto con gli ebrei cristiani.

Con la caduta del tempio prevale il vangelo degli incirconcisi e aumenta la presa di distanza nei confronti degli ebrei. Marco avvia uno schema interpretativo che rimuove la dimensione storica di Gesù e lo colloca come il salvatore del mondo. Matteo e Luca e più tardi Giovanni si muovono sulla stessa lunghezza d’onda.

Matteo esalta il Cristo pacifico, pacifista. L’ideologia cristiana sugli ebrei si arricchisce del gesto simbolico di Pilato che si lava le mani (usanza giudaica), come pubblica dissociazione dalla sua condanna, ma non si ferma qui: descrive addirittura la spontanea accettazione di questa responsabilità da parte degli ebrei (“Il sangue suo ricada su di noi e sui nostri figli“). Questa frase peserà per secoli sulle spalle degli ebrei.

Matteo, insomma, scagiona i romani e fa ricadere sugli ebrei la responsabilità dell’assassinio di Gesù.

Luca sostiene che i capi ebraici accusano Gesù di fomentare la ribellione tra il popolo e di svolgere un’attività rivoluzionaria: Pilato cede e per loro volere Gesù viene condannato a morte.

Più tardi, anche Giovanni mette in evidenza l’innocenza di Pilato e la colpa degli ebrei e il capovolgimento diviene totale: il governatore romano viene assolto e la crocifissione è voluta dagli ebrei. Siamo ormai nel 90 e il tentativo di conversione degli ebrei è fallito.

Paolo, il vero protagonista del distacco dagli ebrei, presenta la loro religione come intollerabile e opprimente.

Ma come si può superare il fatto che le scritture indicano negli ebrei il popolo eletto da Dio? Semplice: la chiesa sostiene che non più gli ebrei, ma i cristiani sono il vero Israele; che le scritture appartengono ai cristiani e non agli ebrei; che soltanto i primi possono interpretare le scritture.

Insomma, Gesù ebreo diventa esclusivamente cristiano e nel suo nome vengono involontariamente gettate le basi dell’antiebraismo.

Origene, teologo del III secolo, scrive: “Gli ebrei hanno inchiodato Gesù alla croce” e via di questo passo nei secoli successivi, passando per Sant’Agostino, che racconta ai catecumeni: “E’ giunta la fine del Signore. Lo arrestano gli ebrei, lo insultano gli ebrei, lo legano stretto gli ebrei; lo coronano di spine, lo sporcano con i loro sputi, lo flagellano, lo coprono di oltraggi, lo sospendono alla croce, trafiggono la sua carne con le lance”.

Ma siamo soltanto all’inizio della storia…

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9 giugno 2010 - Posted by | Guerra al terrore, Libri, Manate di erudizione, Politica | , ,

8 commenti »

  1. chiedo un’indennità. di sonno, per leggere il tuo post ho perso tempo preziosissimo di sonno…
    scherzi a parte.
    l’ho letto con estremo interesse.
    io, pur non essendo cattolica, non essendo “niente”… nel senso che non so spiegare cosa credo, cosa sono… leggo con estremo interesse la Bibbia. letta e riletta. sta qui sul mio comodino. la trovo molto interessante. credo sia una delle letture fondamentali. per credenti e non credenti. solo per cercare di conoscere la vita. il mondo.

    Commento di maria | 10 giugno 2010 | Rispondi

  2. @Maria, non ostanti le mie attenzioni a questo impagabile blogger ( cinquant’ anni ? Devo dire – leggendolo – “non invano trascorsi” ! ), mi fai arrivare sempre 2 ! Ma in futuro farò uno sforzo ‘per fregarti’ questa invidiabile posizione primiera .
    Caro @Aquila, ti ritrovo in penne agiografiche ? Ad onta della tua “non vedenza” ti sei imbarcato in una lettura fiume ?
    Ti capisco, ed apprezzo il tuo sforzo che ricorda l’ esortazione di Spinoza . Nò, non quello che inventò la ‘spina della corrente’ . Alludo a quel saggio che ci invitò – senza rifarsi ad apodittiche verità ! – al semplice “Actiones Hominum, non ridère, neque lugère, sed cognòscere” !
    Non è casuale il fatto che, mentre la cialtroneria infestante dei miserabili accattoni che ingrassano alla corte del ‘cavaliere ridens’ sta ricreando la ‘festa danzante’ sulla tolda del Titanic che sta già affondando negli abissi, capiti a noi, che pure non ci stanchiamo di combatterne l’ ipocrisia con concreti atti di lotta giornaliera, di cercare altri lidi dove si possa respirare un’ altra aria ! Forse per stanchezza, forse per nausea, retrocediamo nel Tempo e ci sentiamo trascinare da antiche vicende, pur esse intrise di sangue, ipocrisie, crudeltà, senso dirompente del potere ed altro ancora così simile a quanto oggi ci turba . Ma il tempo ha messo una patina di polvere su quei fatti, uno spessore, talvolta, di dolce oblio, un sentimento che risveglia in noi la Memoria e la Necessità di recuperare la nostra parte migliore e più nobile .
    E ci aiuta meglio a capire la realtà e il mondo che ci è stato dato da vivere . Se questo è anche il tuo sentimento, ti consiglio di leggere, e consiglio di leggere a @Maria( ma ‘senza alcuna indennità per ‘sonno perso’ a leggerlo ! ), il Libro “Il Maestro di Margherita” di M. Bulgakov . Emerge da quelle pagine, dove pure l’ Autore ci fa ridere fino a sganasciarci ( un po’ come fai tu ! ), una figura di Gesù indimenticabile, come non è stato mai descritto, nemmeno nei ‘Vangeli Apocrifi’ !
    Se invece l’ hai già letto, ti consiglio di rileggerlo ancora . Ne vale la pena !

    Commento di Bruno De Angelis | 10 giugno 2010 | Rispondi

  3. vabbè questa è la storia della religione, io affrontavo l’ebraismo da punto di vista delle donne e dell’intromissione nella vita familiare, sociale e intima 😉

    Commento di anto | 1 febbraio 2011 | Rispondi

  4. Beh, c’arriverà pure quello a parlare di questo, no?
    Ti farò sapere (fra sei-sette anni…) 🙂

    Commento di aquilanonvedente | 2 febbraio 2011 | Rispondi

  5. Aspetterò pazientemente :mrgreen:

    Commento di a77 | 2 febbraio 2011 | Rispondi

  6. […] israeliti, l’ho già ricordato, significa essere membro del popolo che ha tenuto testa a Dio: figuriamoci che effetto possono fare […]

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