Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Tecnicamente…

In questi giorni è riemerso improvviso e robusto il ricordo di mia madre.

Non tanto della mamma tenera e affettuosa dell’infanzia. No, i ricordi che affiorano sono quelli dei suoi ultimi mesi di vita.

Ogni volta che entro nella casa dei miei genitori per svuotarla è come se ricevessi una pugnalata dritta al cuore. Raccatto svogliatamente alcune cose ed esco, poco persuaso di doverle gettare.

Ogni volta che esco sul balcone rivolgo lo sguardo a quello vicino, ricordandomi quando spuntavano fuori i miei genitori e la piccolina (allora sì piccolina) correva incontro alla ringhiera per salutarli.

Ogni volta che guardo la piccola sedia di ferro, un po’ arrugginita, in un angolo dello stesso balcone, mi sembra di vedervi mia madre seduta di spalle, china su un libro o un giornale.

E quando cucino per me e la piccolina ripenso a quando facevo da mangiare anche per lei e a quanto ancora desidererei farlo.

E poi la rivedo nel suo camminare lento e strascicato, nei suoi ragionamenti sempre più confusi, nel suo aspetto sempre più deperito.

E poi la rivedo nei suoi – e nei miei – momenti di rabbia, in quelli di rassegnazione, in quelli di richiesta d’aiuto; nella sua accettazione della casa di riposo e dei suoi ritmi di vita.

E in tutti questi momenti io mi ritrovo egoista, disattento, inconsapevole dei suoi bisogni e delle sue debolezze.

Lo so che tecnicamente sto ancora nella fase di elaborazione del lutto.

Lo so che tecnicamente sto nella fase dei sensi di colpa.

Lo so che tecnicamente sto nella fase di bisogno di condivisione del dolore.

Lo so che tecnicamente sto nella fase di rescissione del legame e di accantonamento dei ricordi.

So benissimo tutte queste cose, però tecnicamente io mi sento comunque un po’ stronzo.

28 Maggio 2010 Posted by | Ricordi, Storie ordinarie, Un po' di me | , | 38 commenti