Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Qui non viene mai nessuno…

Nella vita t’insegnano a non sbilanciarti, a farti i fatti tuoi.

A volte lo impari anche sulla tua pelle: farsi i fatti propri è una comoda via d’uscita.

Ma, si sa, la mamma non ha sempre ragione.

A volte si sente un impulso quasi primordiale a dare fiducia a qualcuno. Magari prima lo si guarda, lo si osserva un po’ da distante, si ascolta la sua storia, si partecipa e ci si fa coinvolgere.

E si finisce per offrire un aiuto, per quello che si può fare. Un aiuto disinteressato, senza chiedere nulla in cambio.

Razionalmente, non si capisce neanche bene il perché.

Forse è un bisogno innato di dare fiducia, e anche di chiederla, perché no.

Un’offerta di aiuto può essere accettata o rifiutata. Anche ignorata, dribblata o scansata, ma ci rimango un po’ male.

E allora per me la cosa finisce lì.

Ma non è indifferenza.

Qui non viene mai nessuno a trascinarmi via…

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22 maggio 2010 - Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | ,

10 commenti »

  1. Il brutto è quando veniamo noi ignorati, dribblati e scansati dopo aver offerto (e magari dato) aiuto.

    Eppure, succede.

    Commento di Ifigenia | 22 maggio 2010 | Rispondi

  2. Pensare di essere capaci di dare aiuto non è mai del tutto disinteressato.. Inconsciamente , o anche consciamente, c’è il desiderio appagante di essere “qualcuno”.. per qualcun altro.
    Non è indifferenza? Non lo so..

    Commento di dani | 22 maggio 2010 | Rispondi

  3. Vero! Ma che c’è di male a desiderare di essere importante per qualcuno?
    Ed è più che naturale rimanerci male se si scopre che non si è riusciti ad esserlo, che magari le tue parole valgono come carta straccia.
    Forse bisognerebbe sopportare i difetti reciproci, ma è questo il punto. Non sempre ci si riesce!

    Commento di a77 | 22 maggio 2010 | Rispondi

  4. Io posso ammettere che i tempi di “risposta” di chi offre aiuto e di chi potrebbe accettarlo non siano gli stessi.
    Può darsi che chi lo offre abbia alle spalle una sorta di “elaborazione” del problema: forse ha osservato la persona, la sua storia, i pro e i contro, eccetera e alla fine ha deciso di offrire il proprio aiuto.
    Chi lo potrebbe ricevere, può darsi che rimanga spiazzato. Può darsi che pensi: “E questo qui che vuole? Chi gli ha chiesto qualcosa? Perché fa questo?”
    Insomma, deve elaborare pure lui, deve prendere tempo, ma poi una risposta la deve dare: SI grazie o NO grazie.
    Ecco, io non riesco a insistere più di tanto. In tutte le cose, parto sempre dal presupposto che quando mi sono spiegato bene e sono sicuro che l’altro ha capito (perché ha dato segnali inequivocabili di avere capito), non c’è bisogno di cincischiare tanto.
    Il rischio di essere “qualcuno” per qualcun altro?
    Fa parte dei pro e contro. Può darsi che non ci sia niente di male.
    P.S.: a77, ma il resto del codice fiscale qual è?

    Commento di aquilanonvedente | 22 maggio 2010 | Rispondi

  5. boh! non lo ricordo :mrgreen:

    Commento di a77 | 22 maggio 2010 | Rispondi

  6. ti capisco bene..mi sono sempre offerta con fiducia ma spesso ne ho ricevuto sofferenza…
    ora cerco solo di capire se tra me e l’altra persona c’è corrispondenza altrimenti mi stò per i fatti miei

    Commento di aurora267 | 22 maggio 2010 | Rispondi

  7. Quella sugli uomini è una semina particolare, non segue il ritmo delle stagioni. Crea aspettative e i loro ritardi generano delusioni. Ma citando Gide il seme non muore. Per questo è la pazienza la vera virtù. Grazie dell’ospitalità.
    NM

    Commento di Nowhereman | 22 maggio 2010 | Rispondi

  8. Essere “qualcuno” per qualcun altro.. io non intendevo affatto vederlo come un rischio e nemmeno come qualcosa di negativo. Tutt’altro..
    Penso che sia importante distinguire una persona capace di dare aiuto a chiunque perchè fa parte della suo carattere ed è pronta a darsi e aiutare “chiunque” abbia bisogno di aiuto.
    In questo caso invece mi sembra che ci sia una premessa “A volte si sente un impulso quasi primordiale a dare fiducia a qualcuno”.
    Beh io credo che in questo caso ci sia già una specie di scelta, di selezione,voler dare anche per avere.. ed intenevo appunto non disinteressato in questo senso.
    Sicuramente i tempi sono sicuramente diversi.. e poi chi lo sa.. se la persona è in difficoltà può anche essere che non sia riuscita a comprender l’offerta di aiuto.. e se invece è chiaro il segnale di cui parli potrebbe anche aver rifiutato per motivi suoi, no?
    Per essere sicuri bisogna insistere un pò..

    Commento di dani | 22 maggio 2010 | Rispondi

  9. cercavo di capire a che ora hai scritto questo post per capire se magari t’avevo “ispirato” io .. perchè ti assicuro che non ti avevo letto prima di postare..
    In ogni caso, come potrai immaginare è questione su cui sto meditando molto ultimamente.. Di sicuro non sopporto le persone che insistono, dunque non sono abituata a farlo io, piuttosto, quando sono convinta di dover fare qualcosa per qualcuno, passo direttamente all’azione o al limite comunico la cosa. In genere però lascio capire ( o m’illuso di riuscire a farlo..) che CI SONO e se l’altro vuole parlare o ha bisogno di una mano non deve fare altro che dirlo.. Inutile dire che sto pensando di mettere tutto in discussione..

    Commento di 1,2,3stella | 22 maggio 2010 | Rispondi

  10. “Quella sugli uomini è una semina particolare, non segue il ritmo delle stagioni. Crea aspettative e i loro ritardi generano delusioni. Ma citando Gide il seme non muore. Per questo è la pazienza la vera virtù” .
    Concordo, concordo pienamente con @Nowhereman ! E con quanto, seguendo il suo consueto, inimitabile stile fatto di semplicità e lucidità, ha espresso @Aquila .
    Dal cui riflettere sul suo ineludibile desiderio di aiutare ( ove gli sia possibile ed il suo aiuto non dispiaccia ! ) ‘qualcuno in difficoltà’, mi sembra di individuare, più che il recondito desiderio di ‘sentirsi importante’, una “humana pìetas” dolente e sincera . Un pizzico di quella ‘solidarietà’ che, non ostante l’ egoismo cinico verso cui ‘cialtroni infestanti’ ci stanno spingendo, fà raffiorare un barlume di speranza, ci porta a pensare ad una ‘società’ meno barbara, più equa e vivibile .
    Nò, carissimo @Aquila non ti stancare mai . Un seme di solidarietà, per piccolo e modesto che sia, darà sempre buoni frutti, stagione propizia o avversa che venga, lo si riconosca oppur no ! In fondo, i nostri antenati contadini, senza porsi ‘inutili domande sul perchè’, intanto aravano la terra e buttavano il seme . Ed aspettavano fiduciosi, pur sapendo che i frutti degli alberi che fossero cresciuti, li avrebbero staccati dai rami i loro ‘nipoti’ ( Serit arbores agricola quorum fructos Nepoti sui colent ! ) .

    Commento di Bruno De Angelis | 17 giugno 2010 | Rispondi


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